Un billet intéressant
17/11/2008

Leggo spesso i post – pardon, i billets – di un blog multiautore francese, Internet Actu. Sostenuto da diverse aziende, organizzazioni e centri di ricerca è uno dei maggiori siti francofoni che si occupa di tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Gli articoli affrontano argomenti interessanti, sono ricchi di link ed assumono spesso l’aspetto di reportage ipertestuali dedicati a temi specifici.

Io leggo agevolmente il francese ma qualche volta sono in difficoltà con parole del gergo informatico o con i termini inglesi legati alla Rete o alle tecnologie in genere che, come sempre capita con i cugini d’oltralpe, tendono ad essere tradotti nella lingua di Zola e Balzac. “Blog” ha resistito stoicamente ma per esempio un post diventa un billet, un’applicazione outil, l’email courrier électronique

Il modo più rapido che ho trovato per tradurre un termine particolare – i dizionari online non sono particolarmente utili – è ricercarlo nella Wikipedia francese ed, eventualmente, trovare la voce italiana corrispondente.

Tornando ai contenuti, segnalo un post originale, Finalement, documentez-moi !, dedicato al fenomeno del self tracking. Esistono ormai decine di servizi ed applicazioni online che permettono di monitorare, in maniera un po’ ossessivo-compulsiva, ogni aspetto della nostra vita, dal ciclo mestruale alle relazioni sessuali, dall’andamento delle nostre malattie alle emozioni, dagli esercizi fisici a quello che stiamo mangiando. E sono già attivi o stanno per diventarlo meta-servizi – Daytum, LifeMetric, Me-trics o Mycrocosm – in grado di raccogliere in un unico spazio tutti questi dati, per analizzarli e condividerli.

Hubert Guillaud, autore dell’articolo, sottolinea che mentre il lifecasting, la pubblicazione continua del nostro status, di quello che stiamo facendo, è finalizzato alla “valorizzazione del se”, il lifelogging, ovvero la registrazione delle proprie attività, pare indirizzato verso un’ottica di “costruzione del se”; un tentativo di scoprire, attraverso i dati raccolti, aspetti del nostra esistenza e del nostro divenire attraverso una metodologia apparentemente più “oggettiva”.

Ma, riflette, Guillard

si può separare la conoscenza del se dalla sua interpretazione? Ancora una volta la valanga di dati su noi stessi che siamo in grado di raccogliere rischia di creare ancora più incomprensioni su quello che siamo realmente. Interpretando l’uomo attraverso miriadi di dati, l’uomo ne risulterà cambiato?

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3 Commenti su “Un billet intéressant”

  1. 1 Hubert Guillaud ha detto alle 21:59 del 17 novembre 2008:

    Grazie mille Federico per la traduzione.

  2. 2 Federico Bo ha detto alle 22:59 del 17 novembre 2008:

    Pas de quoi, Hubert. J’espere que ma traduction soit accetable…mon francais est un peu rouillé.

  3. 3 Stefano ha detto alle 14:17 del 19 novembre 2008:

    Ecco una cosa di fronte alla quale mi vengono le vertiggini.
    Non sono ancora pronto per questo… ;-)

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