Il numero di Dunbar sopravvive nei social network?
28/02/2009

Molti di voi conoscono il numero di Dunbar, ovvero la grandezza massima che può assumere la rete sociale di ogni individuo; questo numero, pari a circa 150, risulta una sorta di costante che resiste ai cambiamenti sociali e culturali che hanno portato l’uomo dai villaggi neolitici alle megalopoli. Sembra che il costo cognitivo associato al mantenimento di questo insieme di relazioni stabili abbia quindi un limite superiore.

La domanda che sorge è ovvia: questo numero rimane invariato anche in un’epoca di social network online?

L’Economist ha chiesto a Cameron Marlow, resident sociologist di Facebook, di verificare quest’ipotesi. Il risultato è che, all’interno del social network, sia pure in presenza di un ampio range di variabilità, ogni utente ha una media di 120 amici, e le donne hanno qualche amicizia in più degli uomini. Sembra dunque ancora confermata la validità del numero di Dunbar.

E’ stato anche rilevato che esiste un core, un nocciolo duro di amici, con i quali si scambiano più spesso commenti ed informazioni: questo nucleo è di circa 7 amici per gli uomini e 10 per le donne, nel caso di un utente medio. Da notare che anche chi ha molti più amici, nell’ordine di 500, possiede un sottoinsieme di “amiconi” non molto più grande, ovvero circa 20, sempre maggiore nei casi di utenti di sesso femminile.

In un commento all’articolo, Jake Young, giovane neuroscienziato, ipotizza che nel caso delle reti online il costo cognitivo associato al mantenimento delle relazioni sia dovuto non tanto alla difficoltà di comunicare con qualcuno – costo quasi azzerato in Internet – quanto dallo sforzo mnemonico di ricordare ogni volta con chi si sta parlando, che lavoro svolge, perché lo conosciamo, quali informazioni ci siamo scambiati nel passato ecc.

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Lo status sociale sotto l'occhio di quubie
26/02/2009

quublogo

Lo sapevate che scrivere sul vostro status di Facebook qualcosa del tipo “Federico va a mangiare una pizza da Santillo o’Animale: chi mi accompagna?” è diverso che scrivere “Federico rapisce i propri pensieri per tingerli di blu”?

Il primo è un esempio di micropresence, in cui date informazioni sulla vostra localizzazione fisica e che, in teoria, dovrebbe essere soggetto a regole di privacy più rigide. Il secondo è un semplice microblogging, una momentanea cristallizzazione di vostri pensieri più o meno psichedelici o, più banalmente e prosaicamente, un web-sms broadcast.

La distinzione l’ho trovata tra le pagine di quub, un nuovo servizio che consente di avere una “centrale unica” per aggiornare gli status in diversi altri servizi e social network quali Twitter, LinkedIn, Plaxo, Facebook ed altri.

Il valore aggiunto, oltre alla praticità, dovrebbe essere quubie, un’intelligenza artificiale in grado di aiutarci a mantenere aggiornato lo status. Francamente come funzioni ancora non l’ho capito: immagino che semplicemente memorizzi gli status ricorrenti, o frazioni di questo; ogni status è infatti diviso in tre parti che approssimativamente corrispondono a “Dove”, “Cosa” e “Cos’altro”.

Il servizio nasce da un progetto di ricerca, Nomatics*IM, dell’Università di Irvine in California e precisamente del LUCI (Laboratory for Ubiquitous Computing and Interaction); si tratta di un sistema che cerca di automatizzare la micropresence utilizzando sistemi di IM integrati con i sensori (driver Wi-fi, GPS ecc.). Praticamente una sorta di Google Latitude

Tornando a quub, vi sono anche funzionalità social, come la possibilità di aggiungere contatti con cui interagire e di cui seguire l’evoluzione dei rispettivi “stati”.

Onestamente non so quanto possa essere utile un servizio del genere; prima di tutto non è detto che ciò che scrivo nello status di Facebook vada bene anche per LinkedIn, per esempio. In secondo luogo la sincronizzazione avviene in un solo senso: se aggiorno lo status su Facebook ciò non avviene su quub e quindi sugli altri servizi.

Attualmente quub è in beta privata: se vi va di provarlo ho una decina di inviti a disposizione.

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Il "dietro le quinte" di Facebook
21/02/2009

Volete sapere il “dietro le quinte” di Facebook?

La società di Zuckerberg ha creato un nuovo, essenziale aggregatore dei blog – e delle “Note” – dei suoi dipendenti.

Tre, per il momento, i canali: Engineering, Platform & Life.

Un’altra, piccola apertura verso il mondo…

[via WebProNews]

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Asemantics e la Global Social Platform
17/02/2009

Vagando tra i paper del workshop W3C dedicato al futuro dei social network ho scoperto Asemantics, una interessante società con sede in Italia, Olanda e Regno Unito che si dedica allo sviluppo di applicazioni basate sul “web of data”.
Dal loro sito:

Our core expertise today is in metadata engineering. We use the Resource Description Framework (RDF) but, we do not
limit ourself to this approach only. Of course, a software system cannot live on metadata only. We dedicate a large part of our work to system integration, Web engineering, databases and specialized storages and complete chain of XML processing. We prefer the Open Source approach.

Negli ultimi tempi vi è stata un’accelerazione per ciò che riguarda la possibilità di condividere dati tra diverse piattaforme, avvicinando la possibilità di un social network distribuito (e aperto, possibilmente…):  e’ di pochi giorni fa, per esempio, la notizia che Facebook ha – stranamente – aderito al progetto OpenID.

Attualmente un  gruppo di lavoro di Asemantics sta sviluppando – qui il paper – in collaborazione con una compagnia italiana di telecomunicazioni (quale?) una Global Social Platform, cioè un livello intermedio, un’interfaccia che colleghi ogni utente con ogni social network. L’utente è contraddistinto da un URL unico (il suo OpenID) nel quale sono depositati tutti i suoi dati. Nella GSP sono presenti degli “adattatori” (adapters), scritti mediante apposite Java API, che si occupano di mappare i dati utente con il modello di dati di una determinata piattaforma, utilizzando sistemi come OpenID, OAuth, Facebook API, OpenSocial etc, in maniera del tutto trasparente per l’utente.

gsp

dal paper Towards an OpenID-based solution to the Social Network Interoperability problem

Nella GSP vi sono anche dei “convertitori” (converters) che si occupano del flusso inverso, dal social network  all’utente: essi definiscono regole ed azioni per convertire i dati rappresentati dal modello interno della piattaforma in formati come FOAF, XFN, JSON ecc.

Un filtro si occuperà di far passare solo le informazioni che l’utente desidera trasmettere al social network (nella figura riportata mi lascia perplesso la presenza del filtro nei dati uscenti il social network, anziché in quelli entranti).

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Wikipedia e l'ignoranza delle folle
14/02/2009

E’ paradossale ed ironico che la comunità che governa Wikipedia rifiuta di riconoscere la validità dei contenuti autopubblicati come i blog. Persino ReadWriteWeb è nella sua lista nera! E pensare che  Wikipedia è formata da contenuti autopubblicati…

La “saggezza delle folle” qualche volta toppa come dimostra anche la discussione che si sta sviluppando e che potete seguire sulla stessa Wikipedia.

Questo mi ha fatto tornare in mente un episodio. Mi ricordo che tempo fa ho tentato di inserire la voce riguardante mio fratello Fabio, avendo visto che erano citati e raccolti numerosi critici cinematografici italiani (sia famosi che no) nella sezione “Cinema” dell’enciclopedia. Mio fratello è stato per quasi vent’anni critico de Il Messaggero, autore di saggi e monografie, selezionatore per il festival di Venezia ecc. Ma la sua voce è stata cancellata, perchè “non enciclopedica” – per essere precisi “Enciclopedicità del tutto opinabile, toni altisonanti non supportati da fonti”, malgrado le fonti, le persone ed i link da me suggeriti per perorare la causa. Alle mie richieste di spiegazioni ho sbattuto contro una sorta di muro di gomma, composto anche da individui sgarbati nonché ignoranti sull’argomento sul quale erano tenuti a decidere. La cosa buffa è che mio fratello è anche citato in Wikipedia, nella voce su Lars Von Triers

Ora, comprendo la necessità dei controlli ed anche delle cancellazioni per mantenere alto lo standard di qualità di uno strumento che anch’io consulto spesso ma le politiche di decisione e di consultazione interna dei wikipediani mi hanno lasciato perplesso.

Un’altra considerazione è che mio fratello ha prodotto gran parte dei suoi contenuti professionali, come i pezzi scritti per i giornali o le trasmissioni radiofoniche per la Rai, in un’era pre-web e non sono quindi presenti in Rete: questo significa che tutti coloro che per ragioni anagrafiche hanno poche traccie sul Web, malgrado tutto quello che hanno realizzato, siano destinati al disconoscimento ed in definitiva ad un ostracismo generazionale?

Mentre scrivevo questo post ho scoperto che l’altra voce che avevo inserito, quella del Festival Internazione di Cortometraggi e nuove Immagini Arcipelago di Roma (il primo ad occuparsi in Italia di cortometraggi e di nuove immagini, giunto alla diciassettesima edizione), è stata cancellata: qui la spiegazione. Questo è l’elenco dei festival cinematografici italiani presenti su Wikipedia. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Qui, più che sciatteria ed ignoranza, è una specie di mobbing nei miei confronti.

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Buddypress, il Wordpress sociale
13/02/2009

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Approfitto dell’uscita, in queste ore, della prima release candidate di BuddyPress per parlarvi di questa piattaforma per il social networking che sto testando da qualche giorno.

BuddyPress è un giovane progetto open source che si propone di sviluppare un pacchetto software gratuito da utilizzare per creare social networks; esso si basa sulla famosa piattaforma di blogging Wordpress, o meglio, sulla sua versione multiutente Wordpress MU già utilizzata come base da Wordpress.com oltre che da molti giornali online, dal New York Times a Le Monde, da università come Harvard e da grandi compagnie come Yahoo!

BuddyPress è costituito sostanzialmente da un set di plugin – scritti in PHP – per Wordpress MU che, aggiungendo tutta una serie di funzionalità specifiche, trasforma il network di blog in una vera piattaforma di social networking (qui una demo online).

Ogni plugin è indipendente: si può quindi scegliere di caricarne un determinato sotto-insieme.

Esiste un core-plugin che permette di integrare i differenti plugin tra di loro e di apportare le necessarie modifiche all’interfaccia Wordpress MU. Le caratteristiche di modularità ed apertura ne fanno una piattaforma dalle grandi potenzialità.

E’ già attiva una comunità di sviluppatori che presumibilmente si allargherà di pari passo con la popolarità della piattaforma stessa.

Le funzionalità già implementate sono quelle classiche di una piattaforma per il social networking: creazione di profili utente, messaggistica interna, amicizie, gruppi con forum di discussione integrato (basato su bbpress), wire – l’equivalente del “wall” di Facebook, flusso di attività; in più dai progetti originali viene ereditata la possibilità per ogni utente di creare il proprio blog , indipendente ma nello stesso tempo integrato nella comunità online (ogni nuovo post viene segnalato nel social network).

Esiste un sistema di notifiche via email (personalizzabili dall’utente) che invia informazioni sulle attività del social network di interesse per l’utente. Per tenersi aggiornati sul flusso informativo è possibile anche utilizzare i feed RSS.

Di facile installazione BuddyPress colpisce per la sua stabilità (io ho testato la beta 2), la sua leggerezza e per l’ottima disposizione delle informazioni. La homepage può essere facilmente “montata” dall’amministratore della piattaforma attivando e disponendo tutta una serie di widget. La grafica, già molto pulita e rilassante nel template base, è modificabile tramite i fogli di stile associati ad ogni modulo. Efficace la gestione del social network attraverso un apposito menu nella sezione di back-office, per il resto simile a quella di ogni blog Wordpress.

Certo, le funzionalità sono per il momento limitate ed esistono alcune imperfezioni ma credo che “Buddy” abbia buone potenzialità, soprattutto se attrarrà una massa critica di utenti e di sviluppatori in grado di richiedere ed implementare nuove funzioni, come le già progettate integrazioni con Facebook Connect, OpenSocial ed OpenID, la presenza dello status utente, l’album fotografica e via dicendo.

Trovo che BuddyPress sia una buona alternativa a soluzione SaaS come KickApps e TamTamy, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi associati ad ogni scelta: un pacchetto software da installare su un proprio host (o server virtuale o dedicato) permette di avere il massimo controllo, sia sui dati che sull’applicazione e consente una personalizzazione spinta. D’altro canto occorre preoccuparsi di questioni come la scelta dell’ambiente su cui installarlo, la larghezza di banda, il backup.

update: arturo mi suggerisce giustamente di citare il sito italiano dedicato a BuddyPress.

ps sto scrivendo una panoramica più completa che metterò online tra qualche giorno; nel frattempo per chi fosse interessato lascio il link per un piccolo documento che ho scritto su KickApps, piattaforma web-based “white label” per la costruzione e gestione di social network.

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D'Ottavi's Xpand3d Lecture
10/02/2009

Stasera a Milano Alberto (D’Ottavi) proporrà una Expanded Lecture, ovvero una lezione pubblica di presentazione del nuovo corso su “Distributed Social Media” che terrà nell’ambito del master in Digital Environment Design al NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano).

La lettura, dal titolo “Crossing digital borders. Dai media partecipativi alle performance collaborative” avrà luogo alle 18.00 alla NABA, Via C. Darwin, 20 Aula 5 (Edificio Smeraldo).

Davvero un peccato, per me, non poterci essere.

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Testamento biologico di Federico Bo
08/02/2009

Formia, 8 febbraio 2009

Io sottoscritto Federico Bo, nato a Formia il 21 gennaio 1967, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.

Qualora fossi affetto:
da una malattia allo stadio terminale,
da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,
da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,
non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.

Nelle predette ipotesi:
qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;
qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;
qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.

Sempre nelle predette ipotesi:
Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.

Detto inoltre le seguenti disposizioni:
non richiedo alcuna assistenza religiosa;
il mio corpo può essere donato per trapianti;
il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.

Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.
E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.

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Il futuro dei social network secondo il W3C
07/02/2009

Il workshop organizzato dal W3C (World Wide Web Consortium) e dedicato al futuro dei social network che si è tenuto a fine gennaio a Barcellona (ne ha parlato anche esperimento tre) rappresenta un buon punto di partenza per cercare di capire problematiche, opportunità e tendenze nel sempre più importante mondo delle reti sociali online.

Oltre 72 papers rappresentano il punto di vista sull’argomento di esperti, ricercatori, industrie delle TLC e dei servizi.

I temi trattati sono stati:

  • la ricerca di architetture meno centralizzate e più distribuite per i social network
  • data portability
  • modelli di business
  • l’incremento delle informazioni contestuali associate ad ogni utente
  • problemi di privacy; il Web of trust
  • la tendenza degli attuali social network ad escludere le persone con handicap e disabilità

Le decisioni prese al termine dei lavori riguardano la creazione di W3C Incubator Group in grado di mappare le tecnologie di interoperabilità esistenti (sviluppate anche al di fuori del W3C )per permettere una loro integrazione attraverso l’implementazione di un’architettura decentralizzata open source.

Inoltre si è deciso di creare delle best practices sulla privacy (sia per gli utenti che per i fornitori dei servizi), di sviluppare un protocollo per i micropagamenti e approfondire lo studio sull’integrazione dei sensori e dei contesti utente all’interno del Web.

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Facebook e l'esercizio dello spirito critico
05/02/2009

Come evitare di far degradare in modo rapido e definitivo l’ecosistema Facebook? Come evitare che “moneta cattiva scacci moneta buona”?

Semplice, basta esercitare quel minimo di senso critico necessario in ogni aspetto della nostra vita ed in particolare durante le nostre permanenze nella Rete.

Neofita, utente occasionale o abituale, scafati navigatori vengono irrimediabilmente attratti dalle applicazioni di Facebook. Alcune – poche – utili, altre inutili ma divertenti, altre ancora “furbette” o semplicemente fastidiose ed irritanti.

Molte applicazioni sono specchi per le allodole – tipo MyCalendar, per esempio – che portano gli utenti verso siti che vendono suonerie, promettono incontri intriganti, offrono servizi più o meno costosi. Il guaio è che spingono l’utente ad invitare altri contatti, diffondendosi in maniera virale (ed in questo caso l’aggettivo è interpretabile in senso stretto.)

Altre volte, semplicemente, qualcuno crea gruppi per iniziare una catena di S.Antonio oppure battere il record del gruppo più numeroso, così, tanto per ammazzare la noia.

Io qui faccio riferimento al gruppo Statistiche di Facebook: scopri chi ti visita! ma i consigli sono di carattere generale

  1. Facebook non consente di attingere dati sul traffico, in particolare su quello da/verso ogni singolo utente.
  2. Il gruppo è solo in lingua italiana, non contiene informazioni puntuali e l’ufficio  è indicato come quello “Statistiche” di Facebook con sede  a Mountain View (sede di Google…)
  3. Viene richiesto di far aderire altri amici (cinque quando l’ho visitato l’altro giorno, adesso siamo a dieci/venti)
  4. Non è possibile lasciare commenti (per evitare che qualcuno ne lasci qualcuno tipo questo…)
  5. E’ presente della pubblicità “amatoriale”
  6. Dare un’occhiata al profilo dell’amministratore non guasta. Se non è disponibile, peggio ancora.

Ad oggi il gruppo conta più di mezzo milione di iscritti…

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