L'identità tra le nuvole: l'era del cloud computing
29/05/2009

magritte-decalcomanie
René Magritte, Decalcomania, 1966

Nell’agosto scorso si è tenuta una tavola rotonda organizzata dall’Aspen Institute Communications and Society Program durante la quale 28 leader ed esperti di ICT, finanza e politiche pubbliche hanno riflettuto su identità, modelli di business, governance e sicurezza digitale nell’era del cloud computing.

Ne è seguito un denso e interessante resoconto, scaricabile gratuitamente, curato J.D.Lasica.

Per cloud computing si intende quell’insieme di risorse – applicazioni, piattaforme, storage e servizi – distribuite attraverso Internet grazie a una serie di infrastrutture collegate – data center, server virtuali, hosting distribuito, wireless network.

Come impatterà  questa migrazione dei dati nella “nuvola” nella nostra vita, nell’economia e in generale nella sfera pubblica?

Possono essere sintetizzati alcune considerazioni e trend emergenti:

  • Si è avuto un passaggio dall’era dell’anonimato e dell’immaginazione dell’Internet degli albori a quella attuale, dell’identità, dell’autenticità e della trasparenza
  • Si va verso una gestione completa e supportata da agenti automatici della propria identità sul Web; i dati che comporranno la nostra identità online avranno granularità molto fine, per permetterci di comporre le identità minime necessarie per ogni attività sul web (account, transizioni ecc.) e di non dover divulgare più dati di quelli necessari in un dato contesto. Questo sistema di gestione dell’identità sarà quindi user-centric, scalabile e customizzabile.
  • Ogni identità dovrà fluire in un open identity network in cui i dati saranno sicuri e protetti, perché identità, sicurezza e privacy sono valori interconnessi.
  • Nell’economia digitale i soldi non sono l’unica valuta; il valore assume le forme della reputazione, dell’attenzione, delle relazioni.
  • La “nuvola” trasformerà il business: più possibilità di personalizzazione e di specializzazione, ulteriore riduzione delle barriere all’entrata, la fine delle economie di scala, più facilità di accesso a mercati confinanti, maggiore trasparenza informativa, maggiore complessità organizzativa (gestibile non più attraverso gerarchie ma tramite strutture p2p reticolari), modifica del ciclo di vita dei prodotti, spostamento dal “marketing pull” al “customer pull“.
  • I prodotti diventano processi.

Molti altre questioni vengone affrontate durante la discussione e, nell’ultima parte, viene redatto un memo all’indirizzo del futuro presidente degli Stati Uniti (non era ancora stato eletto Obama) con una serie di suggerrimenti e raccomandazioni su come governare questa trasformazione.

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Testate e contenuti
27/05/2009

Durante il momento più interessante dello scorso WordCamp – un po’ deludente per la verità – si è discusso della crisi del giornalismo in un face to face tra blogstar, Luca Conti e Gaspar Torriero e giornalisti, Marcello Foa e Anna Masera.

Anna, giornalista de “La Stampa” e responsabile del sito del quotidiano torinese oltre che esperta della Rete e dei suoi linguaggi, ha detto che molti giovani, giornalisti freelance e/o blogger, che emergono per la qualità dei loro contenuti, dovrebbero essere assunti dalle grandi testate.

E se invece fossero i loro contenuti a essere richiesti e acquistati dagli operatori professionali dell’informazione?

Come si dice…ah sì, stay tuned

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data.gov, la trasparenza pubblica passa attraverso le macchine
25/05/2009

Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti significa, nell’era digitale, mettere in Rete, a disposizione dei cittadini, documenti, atti e dati. Ma non basta pubblicare dei file pdf; occorre rendere disponibili i dati in formati machine readable – come XML e CSV – in modo che possano essere processati e analizzati da chiunque attraverso il maggior numero possibile di piattaforme, software, tools.

Come ha scritto l’huffingtonpost, la trasparenza è la chiave per sconfiggere l’apatia.

E’ quello che, sotto la spinta di Obama, ha iniziato a fare il Governo degli Stati Uniti aprendo il sito data.gov.

Attraverso il sito è possibile avere i dati sia in forma grezza, pronti per essere elaborati, sia attraverso dei tool prestabiliti che ne forniscono una prima rielaborazione, presentandoli sotto forma di grafici, diagrammi e mappe. Inoltre agli utenti è data la possibilità di valutare e votare la qualità dei dati messi a disposizione.

Questo è proprio il genere di dati che sarebbe interessante sottoporre a W|A

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Angeli-ciceroni per viaggiatori
19/05/2009

AxV

Appena ho sentito parlare di Angeli per Viaggiatori mi sono detto: “Ah, questa sì che è una buona idea!”, una messa in pratica di quella socializzazione “di ritorno”, dalla Rete verso l’offline quotidiano e verso il territorio, di cui avevo accennato.

Nato da un idea di Stefano Consiglio, docente di Organizzazione Aziendale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli e cresciuto nell’incubatrice di Kublai, Angeli per Viaggiatori ha appena aperto i cancelli del proprio empireo digitale.

Cosa siano esattamente questi angeli-ciceroni ci viene spiegato nel loro blog:

Quando si visita una città è bello essere guidati da persone del posto. Si ha la sensazione di visitare i luoghi “meno turistici” e “più veri”, di partecipare alla vita di tutti i giorni della città e di farne parte almeno per qualche giorno, da viaggiatori e non da turisti.

Angeli per viaggiatori è il servizio che consente alle persone che intendono visitare una città di trovare un amico disposto a fornire suggerimenti, indicazioni e consigli per migliorare il proprio viaggio e per accompagnarti alla scoperta delle bellezze del luogo.

Angeli per viaggiatori è una community dove gli angeli illustrano i luoghi che meritano di essere visitati, i ristoranti dove vale la pena mangiare, i musei da non perdere, le passeggiate che bisogna assolutamente fare, le fregature ed i posti da evitare. [...]

Angeli per viaggiatori è una community in cui il viaggiatore potrà scegliere tra diversi angeli; ci saranno quelli appassionati di arte, quelli esperti di archeologia, quelli amanti del lusso e delle comodità, quelli in grado di dare suggerimenti a chi viaggia con bimbi al seguito, quelli appassionati di movida.

Ci si può iscrivere alla community sia in veste di Viaggiatore che di Angelo; quest’ultimo in grado di dare informazioni, consigli, dritte prima della partenza e perché no, disposto “ad offrirti un caffè al tuo arrivo in città o una cena o disposto a portarti con lui ad una festa tra amici”.

Un sistema di rating e uno di recommendation permette di valutare gli angeli e di scegliere quelli con interessi affini a quelli del viaggiatore.

Per ora il servizio parte da Napoli, ma la speranza è quella di estendersi rapidamente in altre città e luoghi turistici.

Che dire ancora? In bocca al lupo, Angeli!

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W|A, CyC e gli scettici
16/05/2009

Mi meraviglia l’atteggiamento tra lo scettico e il sarcastico che alcuni esperti e appassionati conoscitori del mondo della Rete come Zambardino e Guido Vetere hanno manifestato verso il progetto Wolfram |Alpha.

Io lo trovo un esperimento di grande interesse, che potrà portare, in caso di successo, ad aggiungere un’altra colonna portante alla Rete, dopo Google e Wikipedia.

Se Google aiuta a ritrovare informazioni e Wikipedia a crearle attraverso l’intervento umano, W|A elabora in maniera algoritmica la conoscenza, almeno quella conoscenza che è già presente in Rete e nei database del progetto sotto forma di dati grezzi e interpretabili dai software (per esempio nei formati CSV, XML, RDF, FOAF ecc.).

Molti lo associano a CyC, “l’enciclopedia che diventa persona”, il progetto di IA che tenta di far emergere l’intelligenza inserendo in un enorme database milioni di regole e dati sul nostro mondo.

Ma W|A non è un progetto di intelligenza artificiale, è più vicino ad un sistema esperto “generalista” e distribuito, che elabora e (ri)assembla piccoli tasselli sparsi di conoscenza e li ripropone in una nuova forma – utilizzando anche tabelle, grafici, diagrammi – più facilmente interpretabile e utilizzabile in maniera più diretta dall’utente.

Così come le calcolatrici elettroniche ci hanno fatto risparmiare tempo, consentendoci di concentrarci sulle soluzioni dei problemi e non sui calcoli, W|A potrebbe, se manterrà le promesse, aiutarci a elaborare i dati grezzi presenti in Rete, trasformandoli in elementi interpretanti della realtà nei suoi vari domini.

In questo stadio iniziale è ovvio che il progetto dia il suo meglio nel dominio delle scienze dure o comunque in quei domini in cui esistono dati che possono esser forniti in pasto agli algoritmi; ma pensate già cosa si potrebbe fare, per esempio, in tema di trasparenza dell’amministrazione pubblica (grazie a David Osimo per l’ispirazione) se si potessero elaborare con W|A i dati ufficiali (ammesso che fossero disponibili in formati open e non in pdf e doc…).

Spesso ci entusiasmiamo per qualche gadget di Rete che dura lo spazio di qualche cinguettio e sottostimiamo progetti che provano, e sottolineo provano, a portarci qualche passo più in là.

update: in un commento sottolineavo come il famoso (famigerato?) libro di Wolfram, “A New Kind of Science” non fosse stato tradotto in italiano; è però disponibile gratuitamente online l’originale inglese. Avendo un ebook reader…

update II: si continua a non capire (o a non voler capire) cosa sia W|A e cosa potrà essere. Mah…

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Wolfram|Alpha esiste
16/05/2009

wolf

Wolfram|Alpha è operativo. Ed è impressionante.

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Socializzare nel e con il territorio
14/05/2009

A dispetto dell’opinione prevalente, un social network online, soprattutto se centrato sul territorio, permette di aumentare il grado di socializzazione offline.

E anche l’interazione con il territorio stesso.

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L'esperienza e la parola a Milano
12/05/2009

Un messaggio broadcast: la prossima settimana sarò a Milano per l’ExperienceCamp e per il WordCamp.

Se sarete anche voi da quelle parti, interagiremo offline, una volta tanto…

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Gli stakanovisti dei social media
06/05/2009

Lo studio dei social media e delle loro dinamiche è un’attività, per ovvi motivi, recente e le conclusioni a cui giungono le ricerche possono apparire contraddittorie.

Tra i numerosi ed interessanti paper del  Social Computing Lab, sezione degli HPLabs, due evidenziano conclusioni in apparente contrasto.

Molti studi dimostrano che, nei siti di content sharing come YouTube, Flickr o Digg, la produzione di contenuti online segue la famigerata legge di potenza: un ristretto numero di utenti – che rappresenta il vitale nocciolo duro di queste comunità – genera la stragrande maggioranza dei contenuti stessi.

Una ricerca condotta dal direttore delSocial Computing Lab, Bernardo A. Huberman,  dimostra innanzitutto che la perdita di interesse da parte degli altri membri della comunità per i contenuti di un particolare utente è strettamente correlata alla decisione di questi smettere di produrne.

Si può quindi ipotizzare, e dimostrare, che i membri più attivi, quasi devoti, che producono contenuti a ritmo continuo per lunghi periodi di tempo vengono motivati e ripagati da un’attenzione sempre maggiore; si innesca un circolo virtuoso (feedback loops of attention), in cui più un utente contribuisce, più aumenta la sua popolarità (il numero di suoi fan), più riceve attenzione, più produce.

Non è da escludere che, per ottenere questo risultato, gli stakanovisti della peer production imparino non solo a migliorare la qualità dei loro contenuti ma ad adattarli al gusto prevalente della comunità o, meglio, di una determinata nicchia.

Sarebbe tutto chiaro se un’altra ricerca compiuta dallo stesso autore analizzando le dinamiche associate a 10 milioni di video di YouTube non rivelasse che più spesso un individuo carica contenuti meno probabilità avrà di replicare risultati favorevoli di audience ottenuti in passato.

Una spiegazione piuttosto ovvia deriva dall’attenuarsi dell’”effetto novità” ma coniugare i risultati delle due ricerche è più arduo.

Posso avanzare l’ipotesi che all’aumentare dei contributi sarà sì sempre più difficile replicare grandi exploits sul singolo contenuto ma si riuscirà comunque ad acquisire una certa popolarità basata sulla qualità media dei contenuti prodotti.

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Le illusioni perdute
04/05/2009

Che anche nel magico e amichevole mondo del social web, delle relazioni sociali e professionali online, dei contatti reticolari, dei legami deboli (troppo deboli?) della collaborazione e dell’interazione ci siano comportamenti quanto meno discutibili?

Per esempio, se indirizzo ad un’azienda peraltro molto “2.0″  un mio cliente che automaticamente diventa un possibile cliente per tale azienda, non sarebbe carino ricevere un’email di ringraziamento del tipo “Grazie Fede per averci segnalato”? Una richiesta di amicizia Facebook? Una twitterata?

O questa è una mia ennesima illusione?

Per carità, nulla di drammatico e nulla di nuovo sotto il sole, anche quello pixellato. Semplicemente dispiace.

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