Il giardino zen della lettura
29/08/2009

zen garden by euart

zen garden by euart

Durante una conversazione su Friendfeed su Wired nel quale è intervenuto anche il direttore Riccardo Luna mi sono chiesto: cosa differenzia l’esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell’epoca di Internet?

La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che frammenta e miscela i contenuti: schegge informative competono per la nostra attenzione, i percorsi non sono lineari, i flussi di parole, immagini, suoni si trasformano in turbini infrangendosi nei nostri “click”.

Il momento della lettura ci riporta in un universo meno complicato e veloce, più newtoniano che quantistico. Dall’ iperestesia di Times Square alla quiete di un giardino zen. Un momento di ricomposizione tra informazione e riflessione. Un momento in cui a un’informazione possa seguire una riflessione e non un’altra informazione.

Quindi da una rivista come Wired non voglio una replica nella forma e nella sostanza della navigazione in Rete, costruita anche attraverso una grafica che schiavizza i contenuti; quel che vorrei è che aumentasse il numero pagine “dense” , quelle degli approfondimenti, delle inchieste, delle storie disegnate, anzi affrescate, con i colori delle parole e le sfumature delle frasi.

Dai giornali, dai magazine ma anche dai libri voglio qualcosa che riempia i vuoti e il senso di incompletezza che i frammenti del discorso tumultuoso della Rete mi lasciano addosso.

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L’identificatore unico cancella la privacy nei social network
27/08/2009

Uno studio del Politecnico di Worcester ha evidenziato come le informazioni e i contenuti che gli utenti depositano nei social network non solo vengono tracciati in forma aggregata da terze parti a scopi commerciali ma potrebbero essere facilmente ricondotti a ogni singolo utente grazie all’identificatore unico assegnato a ogni membro della community.

Dice il prof. Craig Wills, uno degli autori della ricerca:

When you sign up with a social networking site, you are assigned a unique identifier. This is a string of numbers or characters that points to your profile. We found that when social networking sites pass information to tracking sites about your activities, they often include this unique identifier. So now a tracking site not only has a profile of your Web browsing activities, it can link that profile to the personal information you post on the social networking site. Now your browsing profile is not just of somebody, it is of you.

Anche se non si può provare che tale possibilità sia realmente utilizzata, gli autori della ricerca consigliano ai gestori dei social network di rendere invisibile tale identificatore unico, in modo da evitare ogni possibile tentazione.

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Il fallimento del multitasking?
25/08/2009

Multitasking by Ange Ecarlate

Multitasking by Ange Ecarlate

Più si è multitasking più la nostra attenzione viene catturata da stimoli irrilevanti? O in altre parole, il nostro “controllo cognitivo” si abbassa all’aumentare del nostro “allenamento” alle attività in parallelo?

Anche se paradossale, queste conclusioni potrebbero essere desunte da una ricerca condotta alla Stanford University pubblicata su PNAS.

Rispetto a un gruppo di controllo “light”, un gruppo di “heavy” multimedia multi-taskers - capaci di leggere, guardare la TV, navigare in Internet, rispondere alle email, ascoltare musica nello stesso tempo – ha manifestato più difficoltà nel passaggio da un task all’altro e meno capacità di filtrare e bloccare le informazioni irrilevanti.

Questa ricerca comunque, anche a giudizio del suo autore Eyal Ophir, dimostra semplicemente che il media multitasking è associato a un diverso approccio all’elaborazione delle informazioni: alcuni effetti negativi, come una maggiore propensione alla distrazione, sono probabilmente compensati da benefici, che ulteriori studi potrebbero mettere in evidenza.

Interessante anche un commento letto nel blog fonte di questa notizia: il gruppo “heavy” manifesta deficit d’attenzione perché è multitasking o è multitasking perché i suoi membri soffrono di deficit d’attenzione?

[via Not Exactly Rocket Science]

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Dinamica dei sistemi complessi – Un testo
25/08/2009

Diversi lettori del blog sono interessati ai sistemi complessi, quindi segnalo questo testo, Dynamics of Complex Systems di Yaneer Bar-Yam, fisico e fondatore del New England Complex Systems Institute.

Il testo, liberamente scaricabile in PDF, si concentra sull’analisi di reti neurali, sintesi proteica, vita e civiltà umana viste sotto l’ottica dei sistemi complessi.

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Una teoria dell’evoluzione tecnologica
23/08/2009

Technology_by_xenQtron

Rieccoci.

Si può definire un processo evolutivo per la tecnologia affine a quello biologico?

W. Brian Arthur del Santa Fe Institute pensa che l’evoluzione della tecnologia – quella che Kevin Kelly definisce “l’evoluzione dell’evoluzione” – avvenga in maniera differente rispetto al modello classico darwiniano.

Se in quest’ultimo prevale un cambiamento incrementale dovuto a variazione e selezione, nell’avanzamento della tecnologia si ha quello che Arthur chiama “evoluzione combinatoria” cioè un modello “assemblativo”: le nuove tecnologie sono costruite dalla combinazione di tecnologie esistenti, e a loro volta diventeranno potenziali componenti per le future tecnologie.

Questo processo spiega la nascita di nuove “specie tecnologiche”, ossia di innovazioni radicali mentre il miglioramento di tecnologie esistenti procede secondo un percorso di affinamento che ricorda maggiormente l’evoluzione classica darwiniana.

Per fare un esempio, la macchina fotografica ha subito un’evoluzione lenta e incrementale per più di un secolo ma solo l’assemblaggio di tecnologie elettroniche e informatiche come processori, software e CCD ha permesso una speciazione, la nascita delle fotocamere digitali.

Sembra che la tecnologia sia autopoietica, in grado cioè di autoevolversi a partire dall’esistente, per ora con l’aiuto di “agenti esterni” come gli esseri umani. Ma  le macchine di autoreplicanti di Von Neumann sembrano sempre più vicine

Del resto lo stesso Arthur ha creato una simulazione al computer, utilizzando algoritmi genetici (ovviamente…), in cui a partire da una solo tipo di elemento circuitale, una porta NAND, si sono creati circuiti più complessi a 8 vie, alla base dei calcolatori più semplici.

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