Il giardino zen della lettura
29/08/2009

zen garden by euart

zen garden by euart

Durante una conversazione su Friendfeed su Wired nel quale è intervenuto anche il direttore Riccardo Luna mi sono chiesto: cosa differenzia l’esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell’epoca di Internet?

La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che frammenta e miscela i contenuti: schegge informative competono per la nostra attenzione, i percorsi non sono lineari, i flussi di parole, immagini, suoni si trasformano in turbini infrangendosi nei nostri “click”.

Il momento della lettura ci riporta in un universo meno complicato e veloce, più newtoniano che quantistico. Dall’ iperestesia di Times Square alla quiete di un giardino zen. Un momento di ricomposizione tra informazione e riflessione. Un momento in cui a un’informazione possa seguire una riflessione e non un’altra informazione.

Quindi da una rivista come Wired non voglio una replica nella forma e nella sostanza della navigazione in Rete, costruita anche attraverso una grafica che schiavizza i contenuti; quel che vorrei è che aumentasse il numero pagine “dense” , quelle degli approfondimenti, delle inchieste, delle storie disegnate, anzi affrescate, con i colori delle parole e le sfumature delle frasi.

Dai giornali, dai magazine ma anche dai libri voglio qualcosa che riempia i vuoti e il senso di incompletezza che i frammenti del discorso tumultuoso della Rete mi lasciano addosso.

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4 Commenti su “Il giardino zen della lettura”

  1. 1 Matteo Brunati ha detto alle 11:38 del 30 agosto 2009:

    ciao Federico,
    direi che hai colpito nel segno: è la stessa cosa che penso io. Si dovrebbe esplicitare nell’approfondimento tutta la filiera dei passaggi che in Rete sono frammentati ed in tanti luoghi diversi.

    Sia perchè pochi in effetti possono aver avuto il tempo di seguire tutti gli stimoli, sia perchè non è detto che tutti quelli davvero importanti siano stati visti. Il lavoro di filtro di qualità e di esplicitazione del flusso, senza la velocità del flusso medesimo.

    Qualcosa che completi ed arricchisca quindi, il tumulto della Rete .)

  2. 2 Federico Bo ha detto alle 15:24 del 30 agosto 2009:

    Non mi meraviglia che la pensiamo allo stesso modo… ;)

  3. 3 Gian ha detto alle 08:25 del 4 settembre 2009:

    Ciao Federico e Matteo, ma lo sapete che da mesi una buona parte di chi conosco che lavora intorno a internet (+ o – geek) mi dicono che non riescono a leggerlo WIRED?!
    C’è chi dice che “noi” (la parte viva e attiva della rete italiana) non sia il target della rivista …. sarà forse per questo che cercano di far vivere ad un lettore più generico certe sensazioni visive e ogni tanto rasentano un taglio alla Focus?
    Ma la massa è veramente interessata a leggere di questi temi e con quello stile?
    Non dovrebbe essere uno zoccolo duro e produrre il passa parola il mondo geek o esserne solo l’oggetto da mettere in vetrina patinata?
    Sicuramente sfidante trovare la forma e contenuti giusti per WIRED in Italia ….

  4. 4 Federico Bo ha detto alle 10:11 del 4 settembre 2009:

    Ciao Gian.

    Credo sia proprio una questione di stile ( e di linguaggio) perché diversi contenuti sono interessanti: vanno a scovare storie e persone nelle nicchie o, più semplicemente, in zone inesplorate ma vive della società di inizio millennio.

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