Sharing overload
19/11/2009

Filtr it!, il patchwork-magazine condiviso nato da un’idea di Giuseppe Granieri e Sergio Maistrello, è un esperimento interessante, di cui seguo gli sviluppi e a cui contribuisco come “segnalatore”.

Ma una riflessione è necessaria: non è che per attenuare l’information overload scivoliamo nello sharing overload?

L’atto di condividere, oltre che vagamente ossessivo-compulsivo, è divertente grazie ai sempre più numerose iconcine dedicate e alle apposite estensioni del browser che “catturano” il contenuto e lo rilanciano ma ormai, quando navigo in Rete e voglio condividere un link, un articolo o un post mi trovo a dovere scegliere tra diverse possibili destinazioni della mia segnalazione: da Facebook al mio tumblr o a quello di To report, da FriendFeed a Twitter e ora a Filtr it! (senza contare le email utilizzate per raggiungere i meno web addicted…)

Diverse applicazioni permettono di inviare il contenuto da condividere simultaneamente a più destinazioni ma il problema persiste sia da un punto di vista funzionale che da un punto di vista cognitivo: ogni atto di condivisione diventa sempre più “pesante” perché occorre valutare coscienziosamente a quale “audience” la segnalazione può risultare utile.

Ogni lettura in Rete è ormai una palestra mentale non indifferente, che implica attenzione e analisi in vista della valutazione (”Mi piace?”), della condivisione ponderata, della conversazione (commenti).

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