
Su Programmazione.it la mia recensione di Semantic Web – Modellare e Condividere per Innovare (Pearson Education Italia, 2008), primo libro italiano sull’argomento scritto da un team di esperti del CEFRIEL.
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La sensazione che ho provato leggendo “Web 2.0. Internet è cambiato. E voi? I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare nuove sfide” (a cura di Vito Di Bari, Edizioni Il Sole 24 Ore, 2007) è stata quella di trovarmi di fronte un feed RSS cartaceo. Non è un’affermazione con connotazioni negative. E’ solo che ormai la mia percezione delle cose nella realtà fisica viene influenzata dalle mie esperienze online. E comunque visto l’argomento e la struttura del libro non escludo sia un effetto voluto.
Un libro è un collage, realizzato da quarantasei esperti nazionali ed internazionali, ricco di pensieri, analisi, case studies, considerazioni (anche critiche) sullo stato dell’arte del Web attuale e sulle possibili evoluzioni della Rete nel prossimo futuro. Ottimo per chi, nativo analogico o immigrato digitale appena sbarcato nell’Altro Continente, vuole conoscere quel grande esperimento sociale (e tecnologico) di massa che è il Web 2.0. Un rapporto ricco di spunti interessanti per i cittadini proattivi (professionisti, manager, imprenditori, investitori, esperti di comunicazione e di media) del reame digitale.
Tra le tante possibili definizioni di questa fase della vita di Internet, Di Bari nella sua lunga introduzione ne sceglie una sintetica ma particolarmente efficace:
[il Web 2.0 è] un insieme di relazioni indirizzate e organizzate tra loro mediante strumenti (tecnologici) [...] disponibili a tutti e legati tra loro.
Tra i molti contributi interessanti — che compensano ampiamente qualche intervento banale o confusionario (come quello, persino irritante, dell’ex vj di MTV Andrea Pezzi) — ne indico solo qualcuno.
Il divertente ed istruttivo intervento di Stefano Quintarelli sui blog, che, come si legge in una nota finale:
[...] è stato scritto mimando nell’esposizione dei contenuti l’esposizione cronologica di un blog: leggendo i suoi capoversi dalla fine all’inizio si passa dal contenuto più puntuale alle considerazioni più generali.
L’articolo di Luca Rosati su folksonomie e tagging, quello di Antonio Dini su Second Life e l’ “antropologia del Learning 2.0″ che Michael Wesch illustra prendendo spunto dalla citaziione di Kevin Kelly:
Ogni volta che creiamo un link tra parole, di fatto insegniamo un’idea.
Menzione d’onore per il mini saggio di Alberto Abruzzese sulla condivisone. Cosa significa “condivisione”? Significa:
[...] avere in comune. Come dire, fare società o comunità? Sì e no: con condivisione diciamo qualcosa di più intimo, qualcosa che riguarda le modalità specifiche, profonde, con cui si costruiscono comunità e società. [...] Cè di mezzo il dia-logare. Allora c’è di mezzo la comunicazione? Per forza. La condivisione è un sinonimo di comunicazione.
Di Bari si riserva il capitolo finale, in cui getta uno sguardo al web del 2015 e 2020: il primo caratterizzato da una coda ancor più “lunga” di quella di Anderson, la longer tail, che coinvolgerà i miliardi di persone che non hanno l’inglese come lingua madre. Intercettare le innumerevoli nicchie che accolgono lingue, culture e stilemi diversi da quelli oggi dominanti rappresenterà l’obbiettivo strategico del futuro prossimo del web. Più in là, una realtà fatta di uomini e spimes sempre più connessi ed interconnessi genererà un coda ancor più lunga, una longest tail.
Una notazione finale: strano che in questa raccolta manchi un contributo dedicato al semantic web.
Categoria Recensioni "a mano libera" | Tags: alberto abruzzese, andrea pezzi, antonio dini, elearning, folkonomy, kevin kelly, longer tail, michael wesch, second life, semantic web, stefano quintarelli, tagging, vito di bari, Web 2.0 | Nessun commento »
E’ sempre un piacere scoprire in Rete piccoli bijoux in grado di arricchire il nostro bagaglio di conoscenze. E a proposito di conoscenze suggerisco la lettura di questo agile ebook dal titolo “Knowledge Technologies”. Scritto da N.R. Milton, esperto di tecniche di gestione della conoscenza e di AI, pubblicato da Polimetrica il testo affronta, utilizzando la formula “domanda/risposta”, il tema delle tecnologie della conoscenza, cioè di tutte quelle tecniche e quegli strumenti computer-based in grado di fornire un sempre più ricco ed efficace utilizzo dell’Information Technology.
Queste tecnologie hanno un ampio utilizzo ma possono essere citati alcuni campi di applicazione principali come:
- Identificare quale conoscenza sia importante per un’organizzazione.
- Decidere quale conoscenza debba essere acquisita per trovare una soluzione appropriata per un problema reale.
- Raccogliere ed integrare conoscenze in modo da consentire un loro facile accesso, una loro semplice navigazione, comprensione, mantenimento e riutilizzo.
- Inserire la conoscenza in un sistema computerizzato in modo da fornire significativi e duraturi benefici ad un’organizzazione.
Incentrato sull’uso di queste tecnologie all’interno di organizzazioni, aziende e mondo scientifico il testo si concentra su:
Ogni paragrafo è aperto da una serie di utili keywords; esempi e brevi case studies aiutano a comprendere meglio nozioni ed applicazioni a casi concreti delle tecnologie e degli strumenti citati. Viene infatti dato risalto all’aspetto pratico più che a quello strettamente teorico e quindi molte pagine vengono dedicate a spiegare sinteticamente aree e metodologie di utilizzo, obiettivi raggiungibili ed anche possibili controindicazioni nell’adozione dei vari sistemi.
Una piccola ma aggiornata bibliografia conclude ogni capitolo.
Il libro è gratuito, rilasciato sotto licenza Creative Commons ed è “aperto”: i lettori sono invitati a inviare domande e suggerimenti all’editore per contribuire alle nuove edizioni del libro stesso.
[via arXiv]
Categoria Recensioni "a mano libera" | Tags: conoscenza, knowledge based engineering, knowledge based systems, knowledge technologies, knowledge webs, N.R. Milton, ontologie, polimetrica, semantic web, sistemi esperti | Nessun commento »
Da dove partire per costruire il proprio social network? Mi è capitato di riflettere su questo tema in seguito ad un contatto che ho avuto durante le mie ricerche per trovare progetti web 2.0 based a cui collaborare.
All’estero, soprattutto negli States ed in Australia sono già presenti specialisti – online community strategist, social networking designer, community manager – in grado di seguire tutte le fasi della progettazione e della successiva gestione di una piattaforma di social networking. In Italia, ovviamente, siamo solo agli inizi ma anche qui cominciano ad essere richieste queste figure professionali, in grado di abbracciare competenze multidisciplinari che vanno dall’informatica alla sociologia, dalla teoria della complessità alla psicologia, dall’economia all’antropologia alla teoria delle reti. Qualcosa di più di un software architect. Un ingegnere informatico con interessi multidisciplinari, ecco quello che ci vuole!
Va bene, al di là dell’autopromozione cerchiamo di stabilire qualche sintetica “linea guida per la creazione di un fantastico social network”.
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Categoria Pensieri | Tags: community manager, semantic web, sistemi complessi, social network, UML | Nessun commento »

Il progetto Calais, patrocinato dalla Reuters e realizzato dalla ClearForest, si propone di fornire una base di sviluppo semplice e versatile per costruire applicazioni in grado di aggiungere ai contenuti del Web un livello di metadati semantici.
Più precisamente:
The Calais initiative seeks to help make all the worlds content more accessible, interoperable and valuable via the automated generation of rich semantic metadata, the incorporation of user defined metadata, the transportation of those metadata resources throughout the content ecosystem and the extension of it’s capabilities by user-contributed components.
Il progetto si compone di tre componenti principali:
- Il Calais Web Service, che si occupa di generare automaticamente metadati in formato RDF
- Una serie di semplici applicazioni che servono come punto di partenza per dimostrare le potenzialità di Calais e come stimolo agli sviluppatori per la creazione di nuove applicazioni. Il progetto Calais è infatti completamente gratuito e open. Basta registrarsi e richiedere una developer key per ottenere le API. Una sintetica ma utile documentazione consente di mettersi subito al lavoro per creare applicazioni e plugins per piattaforme di blogging e per CMS
- Un supporto attivo per gli sviluppatori tramite un forum.
Per quanto riguarda il semplice utente l’utilizzo delle applicazioni sviluppate a partire da Calais estremamente semplice: basterà inviare un testo (un articolo, un post, un paper, per ora solo in inglese) per vederselo restituito dopo pochi secondi “rivestito” di uno strato semantico. Cosa succeda esattamente “dietro le quinte” non è ancora chiarissimo. Nelle FAQ viene detto che:
Using natural language processing and machine learning techniques, the Calais web service looks inside your text and locates the entities (people, places, products, etc), facts (John Doe works for Acme Corp) and events (Jane Doe was appointed as a Board member of Acme Corp) in the text. Calais then processes the entities, facts and events extracted from the text and returns them to the caller in RDF format.
Un esempio dell’output ottenibile a partire da un semplice documento HTML dopo la trasformazione operata dal Calais Web Service è disponibile alla fine della documentazione.
Viene anche reso disponibile un viewer molto semplice in grado di visualizzare i metadati semantici di un file RDF , il Calais Document Viewer.
Il progetto, che certamente piacerà a Matteo, è sicuramente interessante. L’iniziativa della Reuters di mettere a disposizione di tutti la sua tecnologia semantica aziendale è una mossa in linea con le filosofie di apertura e condivisione che stanno contagiando sempre più il mondo dell’informazione e dell’IT e consentirà, se intorno a Calais si formerà una nutrita comunità di sviluppatori (magari attirati anche dai contests in programma), di nutrire il Web con un’abbondante iniezione di contenuti ricchi di “semanticità”.
via Smart Mobs
Categoria Segnalazioni | Tags: Calais, ClearForest, RDF, Reuters, semantic web | Nessun commento »
Dopo la lettura dell’articolo sul semantic web pubblicato sul numero di febbraio di Le Scienze ho iniziato una breve sessione “tematica” di navigazione sul web. Tra le altre cose mi sono imbattuto negli RDFizers. Nati all’interno del progetto SIMILE dell’MIT sono strumenti che consentono la traduzione in RDF di vari formati di dati: quelli che nascono già altamente strutturati come l’Exif delle foto digitali o il MIME dei messaggi email possono venire tradotti in maniera automatica mentre per altri è necessario l’intervento dell’utente.
Lo scopo degli RDFizers — molti dei quali creati da Stefano Mazzocchi — è quello di ampliare la base di risorse RDF nel web fino ad arrivare — insieme ad altre iniziative come quella dei microformati — a quella “massa critica” in grado di favorire lo sviluppo su vasta scala di applicazioni e progetti legati al web semantico.
Categoria Pensieri, Proposte | Tags: Exif, microformati, MIME, RDF, RDFizers, semantic web, simile | Nessun commento »

Image produced with FoodWeb3D, written by R.J. Williams and provided by the Pacific Ecoinformatics and Computational Ecology Lab (www.foodwebs.org, Yoon et al. 2004)
Ho scoperto l’esistenza del PEaCE Lab (Pacific Ecoinformatics and Computational Ecology Lab) da un post di Sylvie. Si tratta di un istituto di ricerca non-profit fondato a Berkley nel 2004 che si propone di studiare struttura, funzioni e dinamiche delle reti eco/biologiche di organismi, le loro interazioni interne e quelle con l’ambiente esterno. L’approccio metodologico è multidisciplinare ed orientato all’utilizzo di tecnologie informatiche per raccogliere ed analizzare dati sui sistemi ecologici.
Più precisamente:
l’ecoinformatica si riferisce alle tecnologie ed alle pratiche per raccogliere, analizzare, visualizzare, archiviare, recuperare e gestire conoscenze ed informazioni ecologiche
l’ecologia computazionale riguarda tutte quelle ricerche focalizzate su una descrizione quantitativa e sull’analisi dei sistemi ecologici, ricerche che si avvalgono di dati empirici, di modelli matematici e statistici e di tecnologie informatiche
Tra i progetti attualmente aperti due sono particolarmente interessanti:
- il progetto di ricerca Spire si propone di indagare su come le tecnologie del semantic web (e quindi linguaggi di markup come RDF e OWL) possano essere utilizzate per supportare la scienza in generale e l’ecoinformatica in particolare. L’obbiettivo è quello di creare un framework — ontologie, protocolli, agenti e strumenti — in grado di agevolare e migliorare la ricerca e l’integrazione dei dati e delle informazioni tra i documenti sparsi nel web facendo emergere nuove conoscenze attraverso l’utilizzo, per esempio, di tecniche inferenziali. Direi che in parte il progetto si ricollega a quanto ho scritto nel post della soffitta digitale.
- Il progetto WoW (Webs on the Web) vuole sviluppare una base di conoscenza web based in grado di descrivere ed analizzare le catene alimentari (o meglio le reti alimentari) dei sistemi ecologici fornendo anche uno strumento per la visualizzazione 3D della rete di relazioni che si viene a creare in un ecosistema (vedi figura).
Categoria Ricerche | Tags: ecoinformatica, ecologia computazionale, ecosistemi, infografica, OWL, PEaCE, RDF, reti alimentari, semantic web, Spire, WoW | Nessun commento »
Archeologi che effettuano scoperte non scavando in lande desolate o esplorando relitti sommersi ma setacciando i depositi dei grandi musei. Paleontologi che riscoprono ossa preziose dimenticate da decenni negli scantinati delle università riclassificandole e rivalutandole. Medici e biologi che individuano nuove correlazioni tra malattie od utilizzi alternativi di farmaci già conosciuti analizzando ed incrociando dati di ricerche precedenti. Astronomi che ricontrollano vecchie lastre fotografiche individuando corpi celesti o fenomeni sfuggiti alle osservazioni originali.
La mole di dati, informazioni, reperti archiviati negli ultimi due secoli è andata crescendo con il ritmo esponenziale che contraddistingue l’era moderna. Questo ha consentito negli ultimi anni di organizzare studi e ricerche basandosi quasi esclusivamente sull’analisi e la comparazione di vecchie ricerche, reinterpretate e riconsiderate alla luce delle nuove informazioni e delle nuove tecniche nel frattempo acquisite.
Questa tendenza al riutilizzo ed alla rivisitazione non potrà che aumentare grazie alla digitalizzazione e all’immissione continua ed inarrestabile di dati vecchi e nuovi nella Rete.
La scannerizzazione della memoria storica, l’apertura dei database scientifici, il ricorso sempre più frequente alle pubblicazioni online open access fornirà un immenso patrimonio di informazioni sempre più strutturate — e quindi facilmente confrontabili ed analizzabili — da utilizzare e riutilizzare più volte e su più livelli.
Già ora passare al setaccio il Web costituisce una fase importante di ogni progetto di ricerca ma si può ipotizzare, per gli anni futuri, l’emergere di nuove figure non solo di scienziati e ricercatori ma anche di storici e di sociologi per i quali la ricerca sperimentale o “sul campo” consisterà esclusivamente nel setacciare il mare magnum dei dati e delle informazioni depositato in quel database globale che sta diventando il Web. L’utilizzo di raffinati motori di ricerca semantici, di interrogazioni in linguaggio naturale, di sofisticate tecniche di data mining e di information retrieval permetterà di evidenziare schemi emergenti tra dati già raccolti in luoghi e tempi diversi, di scoprire nuove relazioni tra cause ed effetti, di individuare legami inaspettati tra eventi storici o tra fenomeni sociali.
E’ ora di iniziare a scavare nei siti. Quelli nel reame digitale.
Categoria Pensieri | Tags: data mining, digitalizzazione, information retrieval, open access, open data, semantic web | Nessun commento »
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