14/07/2009

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Twittiran e l'hackeraggio di massa
17/06/2009

In Rete circolano appelli che incitano gli utenti di Twitter a cambiare la localizzazione e l’orario di riferimento per aiutare gli internauti iraniani impegnati nelle proteste post-elezioni: il concetto alla base sarebbe che aumentare a dismisura gli utenti localizzati a Tehran e con fuso orario settato sull’ora ufficiale iraniana potrebbe confondere le forze di sicurezza, impedendo loro di capire chi twitta veramente dalla capitale persiana.

Alcuni però sono scettici, come Evgeny Morozov, esperto degli impatti di Internet sulla politica, in special modo negli stati autoritari. Secondo Morozov le autorità iraniane dispongono già di un database con i nomi dei blogger e degli utenti di Twitter, per cui non avrebbero bisogno di tracciare le conversazioni in questi giorni per risalire agli utenti-manifestanti; inoltre l’effetto collaterale di questa iniziativa sarebbe quella di “inquinare” le fonti, rendendo difficile stabilire quali siano quelle autentiche. Inoltre lo studioso di origine bielorussa  pensa che il ruolo di Twitter nella crisi sia stato sovrastimato in Occidente.

Anche altre fonti ritengono che la protesta venga organizzata utilizzando strumenti come gli SMS e il caro, vecchio ma potente passaparola. La comunità digitale in Iran non è così folta da garantire una diffusione capillare delle informazioni via Twitter – che peraltro non supporta neanche il farsi – o altri social media; inoltre è concentrata nelle grandi città mentre nelle zone rurali il digital divide è estremamente accentuato. Sembra che siano soprattutto i mass media occidentali, privi di corrispondenti in loco, a enfatizzare il contributo di Twitter nella crisi iraniana.

Comunque, nel dubbio, un giovanissimo funzionario del Dipartimento di Stato americano ha invitato con successo i responsabili di Twitter di posporre a beneficio degli internauti iraniani la prevista manutenzione che avrebbe bloccato per qualche ora il servizio.

Resta il fatto che migliaia di cittadini della Rete in tutto il mondo non solo usano i social media per essere informati in tempo reale ma stanno diventando sempre più parte attiva nelle varie crisi mondiali, amplificando messaggi, fornendo supporto tecnico e ora anche tentando di aiutare con un hackeraggio di massa i loro concittadini che hanno la sfortuna di abitare, nel mondo fisico, in regimi non democratici.

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L'errore di Damasio?
15/04/2009

Antonio Damasio, famoso neuroscienziato autore di una trilogia molto apprezzata sulla relazione tra mente, cervello e corpo, sta per pubblicare su PNAS una ricerca in cui viene evidenziato come assimilare informazioni che abbiano a che fare con questioni etiche richieda un tempo minimo di elaborazione da parte del cervello, valutabile in 6/8 secondi.

Da questo presupposto, fin dal titolo della fonte originale, “Tweet this: Rapid-fire media may confuse your moral compass” si è fatta un’arbitraria associazione con i digital media, in particolare con i servizi di microblogging come Twitter o addirittura con i social network come Facebook, imputando loro una certa “cecità morale”.

Nella fonte originale Manuel Castells, commentando i risultati della ricerca, dice:

he was less concerned about online social spaces, some of which can provide opportunities for reflection, than about “fast-moving television or virtual games.”[...]. In a media culture in which violence and suffering becomes an endless show, be it in fiction or in infotainment, indifference to the vision of human suffering gradually sets in

Lo stesso Damasio punta il dito contro i mass media, non citando i social media.

Vi è stata una forzatura nell’interpretazione della ricerca che dalla fonte primaria si è diffusa ed amplificata attraverso le fonti secondarie; qui in Italia si possono citare il blog di De Biase e soprattutto un articolo del Corriere della Sera online che interpreta in modo del tutto originale i risultati di Damasio.

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Buddypress, il Wordpress sociale
13/02/2009

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Approfitto dell’uscita, in queste ore, della prima release candidate di BuddyPress per parlarvi di questa piattaforma per il social networking che sto testando da qualche giorno.

BuddyPress è un giovane progetto open source che si propone di sviluppare un pacchetto software gratuito da utilizzare per creare social networks; esso si basa sulla famosa piattaforma di blogging Wordpress, o meglio, sulla sua versione multiutente Wordpress MU già utilizzata come base da Wordpress.com oltre che da molti giornali online, dal New York Times a Le Monde, da università come Harvard e da grandi compagnie come Yahoo!

BuddyPress è costituito sostanzialmente da un set di plugin – scritti in PHP – per Wordpress MU che, aggiungendo tutta una serie di funzionalità specifiche, trasforma il network di blog in una vera piattaforma di social networking (qui una demo online).

Ogni plugin è indipendente: si può quindi scegliere di caricarne un determinato sotto-insieme.

Esiste un core-plugin che permette di integrare i differenti plugin tra di loro e di apportare le necessarie modifiche all’interfaccia Wordpress MU. Le caratteristiche di modularità ed apertura ne fanno una piattaforma dalle grandi potenzialità.

E’ già attiva una comunità di sviluppatori che presumibilmente si allargherà di pari passo con la popolarità della piattaforma stessa.

Le funzionalità già implementate sono quelle classiche di una piattaforma per il social networking: creazione di profili utente, messaggistica interna, amicizie, gruppi con forum di discussione integrato (basato su bbpress), wire – l’equivalente del “wall” di Facebook, flusso di attività; in più dai progetti originali viene ereditata la possibilità per ogni utente di creare il proprio blog , indipendente ma nello stesso tempo integrato nella comunità online (ogni nuovo post viene segnalato nel social network).

Esiste un sistema di notifiche via email (personalizzabili dall’utente) che invia informazioni sulle attività del social network di interesse per l’utente. Per tenersi aggiornati sul flusso informativo è possibile anche utilizzare i feed RSS.

Di facile installazione BuddyPress colpisce per la sua stabilità (io ho testato la beta 2), la sua leggerezza e per l’ottima disposizione delle informazioni. La homepage può essere facilmente “montata” dall’amministratore della piattaforma attivando e disponendo tutta una serie di widget. La grafica, già molto pulita e rilassante nel template base, è modificabile tramite i fogli di stile associati ad ogni modulo. Efficace la gestione del social network attraverso un apposito menu nella sezione di back-office, per il resto simile a quella di ogni blog Wordpress.

Certo, le funzionalità sono per il momento limitate ed esistono alcune imperfezioni ma credo che “Buddy” abbia buone potenzialità, soprattutto se attrarrà una massa critica di utenti e di sviluppatori in grado di richiedere ed implementare nuove funzioni, come le già progettate integrazioni con Facebook Connect, OpenSocial ed OpenID, la presenza dello status utente, l’album fotografica e via dicendo.

Trovo che BuddyPress sia una buona alternativa a soluzione SaaS come KickApps e TamTamy, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi associati ad ogni scelta: un pacchetto software da installare su un proprio host (o server virtuale o dedicato) permette di avere il massimo controllo, sia sui dati che sull’applicazione e consente una personalizzazione spinta. D’altro canto occorre preoccuparsi di questioni come la scelta dell’ambiente su cui installarlo, la larghezza di banda, il backup.

update: arturo mi suggerisce giustamente di citare il sito italiano dedicato a BuddyPress.

ps sto scrivendo una panoramica più completa che metterò online tra qualche giorno; nel frattempo per chi fosse interessato lascio il link per un piccolo documento che ho scritto su KickApps, piattaforma web-based “white label” per la costruzione e gestione di social network.

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Testamento biologico di Federico Bo
08/02/2009

Formia, 8 febbraio 2009

Io sottoscritto Federico Bo, nato a Formia il 21 gennaio 1967, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.

Qualora fossi affetto:
da una malattia allo stadio terminale,
da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,
da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,
non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.

Nelle predette ipotesi:
qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;
qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;
qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.

Sempre nelle predette ipotesi:
Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.

Detto inoltre le seguenti disposizioni:
non richiedo alcuna assistenza religiosa;
il mio corpo può essere donato per trapianti;
il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.

Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.
E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.

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Se non lo dice Twitter, significa che l'aereo non è caduto?
16/01/2009

Riporto un mio commento ad un post di Roldano in cui, provocatoriamente (o no?), si interroga sulla “fine del giornalismo”.

Il giornalismo non è solo registrazione dei fatti: al limite quello è il lavoro delle agenzie di stampa. Il giornalismo è – dovrebbe essere – anche approfondimento, indagine, inchiesta ovvero l’analisi della realtà. I giornalisti dovrebbero essere gli “storici del presente”. Ed i giornali – che siano cartacei o digitali – non sono solo cronaca, ma anche terza pagina, editoriali, reportage.

Che vi sia una trasformazione è indubbio ma io preferisco avere la possibilità di accedere sia a fonti presentatemi in maniera automatica da un aggregatore (costruito secondo le mie preferenze) che da notizie filtrate da una redazione (o equivalente), cioè da persone che hanno sensibilità, interessi e conoscenze ed anche opinioni differenti dalla mia. Altrimenti mi rinchiudo da solo nel mio walled garden.

Inoltre, anche volendo affermare che il microblogging possa sostituire le agenzie di stampa bisogna considerare il digital divide: la copertura dell’incidente aereo è stata così accurata perché è accaduto nel “core” della civiltà tecnodigitale; ma quando gli incidenti capitano in zone sperdute del mondo, non connesse? Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?

update riporto un esempio di ottimo giornalismo che è contemporaneamente “sulla notizia” e di approfondimento: un articolo sugli incidenti aerei causati da stormi di uccelli, da Scientific American

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Vuoi conoscere l'età media dei tuoi amici su Facebook? Ma vuoi proprio? Allora…
05/01/2009

Per testare Zembly (ne ho parlato qui) ho creato un’applicazioncina scema per Facebook che calcola l’età media della propria rete sociale. Per quanto semplice sia l’applicazione, ho dovuto documentarmi sul sito dedicato da Facebook agli sviluppatori, dando un’occhiata alle versioni “personalizzate” di HTML (FBML), Javascript (FBJS), SQL (FQL), nonché ripassarmi le nozioni di base sui web services. La cosa più interessante è stata sbattere la testa contro le limitazioni imposte “lato server” da Facebook limitazioni che consentono di sfruttare solo in minima parte le potenzialità dei dati a disposizione. Il che, dal punto di vista di Facebook, ha una sua logica.

Un giudizio su Zembly? In effetti permette di implementare più velocemente le applicazioni, automatizzando o comunque agevolando alcuni passaggi. Il rovescio della medaglia è che in questo modo alcune fasi sono inserite in una “scatola nera” che comunque, volenti o nolenti si è costretti ad analizzare in dettaglio quando il codice non risponde come si desidera. Cioè sempre, almeno quando non si è ancora esperti del sistema…

Bisognerebbe ora mettere alla prova la piattaforma su altri tipi di applicazioni, per esempio basate su OpenSocial.

Dimenticavo, se vi va di provarla l’applicazione è qui. Fatemi sapere se si comporta bene…

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Appunti su Facebook
23/12/2008

E se il web 2.0 non fosse un’ “era” nella storia della Rete ma solo un prodromo? Quello che sta accadendo con i social network mi sta facendo riflettere. Prendiamo Facebook. Il suo successo anche tra coloro che non frequentavano abitualmente il Web è indubbio. Persone che non avevano mai aperto un blog, che non mettevano online foto e video, che non condividevano link, che non utilizzavano chat o servizi tipo Twitter, che non frequentavano communities improvvisamente diventano assidui utilizzatori di questi strumenti nella loro versione integrata in Facebook.

Quali sono le cause di questo innamoramento collettivo per questo social network in particolare? Probabilmente un impatto iniziale addolcito dal contatto con persone conosciute, la sensazione di essere in un ambiente “protetto”, l’apparente semplicità d’uso – che nasconde una rozza gestione delle informazioni come rilevato da Zambardino, gli stimoli continui ad essere “attivi” (anche solo per rispondere a quiz e test), la tendenza a riprodurre luoghi, situazioni, dinamiche della vita sociale offline . Gli utenti interagiscono tra di loro in Facebook e nella realtà analogica, anche grazie a Facebook. Non si avverte stacco tra la vita e le esperienze quotidiane “là fuori” e quella che avviene tra i quattro lati degli schermi. Cosa piuttosto scontata tra i nativi digitali, assai meno per chi aveva un rapporto saltuario o meccanico con la Rete, o per chi non la frequentava affatto.

Credo che le funzionalità più interessanti, da un un punto di vista sociologico (e psicologico) siano

  • lo status, che permette di “appiccicare” una nuvola che, come nei fumetti, rende visibili frammenti della propria esistenza e del proprio flusso di coscienza. Frammenti che, finalmente, possono essere sottoposti in “real time” al giudizio, si spera benevolo e complice, degli “altri”.
  • il Wall, dazibao ego-centrico, vetrina intermittente dei nostri dialoghi minimi.
  • il News Feed, il reality show più seguito (e senza la Ventura…).
  • i gruppi, con cui cerchiamo alleati per le nostre passioni, le nostre idiosincrasie, le nostre speranze.
  • i Commenti, su tutto, su tutti. Mi commentano, dunque sono.

Tutti strumenti, questi e gli altri, che già esistevano ma che uniti in un unico ambiente si rafforzano a vicenda facendo emergere un seducente socio-sistema.

Sembra che Facebook sia la prima applicazione dopo l’email che incida in maniera profonda ed immediata nella vita di tutti i giorni di persone di ogni genere. Perché? Perché è un servizio generalista, che in qualche modo può essere associato al corrispondente modello televisivo. Non è un social network professionale o di nicchia, non è rivolto ad una particolare categoria sociale o ad una determinata fascia generazionale, non occorre produrre video o foto o contenuti particolari. C’è un po’ di tutto, niente in particolare.

C’è un’altra considerazione da fare. Causa ed effetto collaterale insieme, la massa critica di gente “qualunque” che lo popola trasforma Facebook in una intrigante ed insidiosa macchina del tempo. Ritrovare vecchi amici, antichi amori, amanti e colleghi di un era passata induce al confronto tra il nostro percorso di vita e quello degli altri. Qualche volta specchiandoci in loro ci collochiamo nella schiera dei vincenti, altre volte in quella dei perdenti.

Chi abbia vissuto la surreale esperienza di chattare contemporaneamente con il primo amore e con il grande amore – e magari con l’attuale amore – non può non aver provato una sensazione di sdoppiamento: le porte scorrevoli delle alternative che si riaprono, nuove linee di mondo si materializzano, presenti paralleli in cui le scelte fatte sembrano non più così definitive.

Un ultima nota. Sembra che, in un certo senso, stia ritornando l’epoca dei portali. La differenza è che adesso ognuno ha il suo, magazine multimediale in tempo reale redatto in collaborazione con i propri lettori-autori, pieno di articoli più o meno interessanti, di terze pagine, di gossip, di ultim’ora (o minuto…), di speciali, di brevi, di editoriali, di segnalazioni, di rubriche. E’ probabile che questo portale-lifestream personale fagociti tutti i servizi e le applicazioni che sono ora sparsi, dai blog alle email, dai sistemi di IM a quelli di microblogging, dai calendari condivisi al social bookmarking, ai servizi di condivisione di foto e video, alle personal web-tv. Via desktop, laptop, netbook, smart-phone la nostra home digitale sarà il nostro definitivo punto di accesso e di uscita dalla Rete nonché la nostra sintesi digitale.

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Fenomenologia minima di Facebook
15/12/2008

Il numero e la varietà dei “Gruppi” di Facebook richiederebbe una piccola indagine sociologica, se non antropologica. Limitandoci all’Italia, le migliaia di gruppi  forniscono alcune indicazioni interessanti sull’attuale stato – emotivo, se non altro – della società italiana.O perlomeno di coloro che hanno donato il proprio profilo – e la propria anima – a Facebook.

Qui mi limito ad evidenziare la faccia goliardica ed ironica del libro senza trama scritto dal milione e passa di nostri connazionali e corrèi.

I Love Italy

appena posso scappo da questo paese di merda..

Espatriamo?

Please Europe invade Italy

Modi di essere

per quelli che quando si presentano non ascoltano il nome degli altri..

Cinica stronza e ne vado fiera!

Quelli che la mattina vogliono 10 min di religioso silenzio dopo la sveglia

Campagne sociali

fermate federico moccia!!!

STOP alla LAUREA HONORIS CAUSA per VIP,PRESENTATORI..MA PER FAVOREE!!!!!

aiutiamo le ninfomani update

In effetti…

Perchè rifare il letto se stanotte lo riuso???

Gigi D’Alessio fans club

SE BECCO GIGI D’ALESSIO PE’ STRADA LO CREPO!

Aboliamo Gigi D’Alessio da questo mondo

AIUTIAMO GIGI D’ALESSIO A CAPIRE CHE NON E’ UN CANTANTE
Impediamo a GIGI D’ALESSIO di riprodursi!
Gigi D’Alessio è la causa del surriscaldamento globale

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Analisi di un sistema: Trenitalia + utente
28/11/2008

Senza rubare il mestiere a Luca Chittaro, esperto di interazione uomo-macchina ed autore di un blog molto interessante su Nòva100, vorrei provare ad analizzare una situazione nella quale mi sono trovato ieri, di ritorno da Milano su un Eurostar.

Partiamo dal considerare il sistema oggetto d’analisi come formato da tre sub-sistemi: il sistema informatico di Trenitalia per la gestione delle prenotazione (SIT), il sistema “personale delle ferrovie” (SPF), il sistema “utente” (SU).

Task 1) Quindici minuti prima della partenza del treno mio fratello si accorge di aver cancellato dal suo telefonino l’sms di Trenitalia con il suo codice di prenotazione, senza il quale, come da regolamento, il passeggero può essere ritenuto non provvisto di biglietto. SU non affidabile.

L’acquisto l’avevo fatto via Internet, accedendo all’area riservata con il codice della mia Carta Viaggio e pagando con carta di credito.

Task 2) Ci rivolgiamo una prima volta all’assistenza clienti che ci dice di avvertire il capotreno perché, probabilmente, dal nominativo di chi ha effettuato la prenotazione si può risalire al PNR. SPF non aggiornato.

Task 3) Il capotreno ci dice in modo sbrigativo – e sgarbato – che si può salire solo con il PNR, non è più possibile risalire ad alcuna informazione con il nominativo dell’acquirente. Alla richiesta di una procedura alternativa la risposta è: “d o v e t e  c o m p r a r e  i l  b i g l i e t t o !!”. SPF con interfaccia utente mal progettata, con cattiva conoscenza dell’ STI.

Task 4) Torniamo velocemente all’area clienti, dove una gentile addetta prova a fare due/tre telefonate per avere maggiori informazioni. Nulla di rilevante, ci consiglia di parlare con il controllore a bordo del treno. SPF con interfaccia utente ben progettata, scarsa conoscenza dell’STI.

Task 5) Una volta a bordo ci rivolgiamo al controllore, una gentile ragazza che cerca di risalire al codice “per tentativi” e dopo ci chiede di provare a telefonare al call center di Trenitalia, 89 20 21. SPF flessibile, con interfaccia utente ben progettata, discreta conoscenza dell’STI.

Task 6) Un’operatrice molto in gamba capisce subito di poter risalire al PNR tramite il codice della mia carta viaggio, cosa che avevo cercato di suggerire agli interlocutori durante tutte le fasi precedenti. PROBLEMA RISOLTO. SPF con interfaccia utente ben progettata, ottima conoscenza dell’STI.

Ora, fermo restando che in questo caso l’utente era in torto, era forse possibile riuscire a risolvere il problema in meno passaggi.

Magari potrebbe essere utile creare un servizio che, tramite sms, permetta ad un utente registrato di Trenitalia di richiedere un messaggio con i dati delle ultime prenotazioni effettuate.

Per concludere, un avviso ai viaggiatori: se avete acquistato via Internet un biglietto di Trenitalia, è possibile risalire al PNR tramite call center, comunicando i dati della propria Carta Viaggio (il cui codice equivale allo username di accesso all’area riservata).

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