Post distribuzione
17/10/2008

L’arena di contaminazioni culturali e di sperimentazioni sul virtuale ibrid@menti si è spostata sul nuovo sito, dove il tema chiave, “l’università del futuro” continuerà ad essere esplorato dalla comunità degli  “ibro-blogger”. Anch’io ieri mi sono iscritto e mi sono soffermato a riflettere su un problema che sempre più spesso mi trovo davanti.

Negli ultimi tempi ho deciso di collaborare a progetti e siti – di citizen journalism come AgoraVox o comunità come ibrid@menti – che raccolgono contributi degli utenti. Posto che l’ideale sarebbe creare ogni volta contenuti originali resta il fatto che spesso, per motivi di tempo o di scarsa vena creativa, si preferisce condividere in un contesto più ampio un post scritto per il proprio blog. A questo punto ci si deve loggare nel sito prescelto per la diffusione del proprio contenuto, copiare ed incollare il proprio post, adeguarlo alla formattazione e più in generale alle regole del sito stesso, sottoporlo per l’accettazione e quindi, forse, vederlo pubblicato. Un processo piuttosto tedioso.

Esiste una comunità di ricercatori e scienziati, Research Blogging, che raccoglie post in cui vengono condivise e commentate ricerche già pubblicate su riviste scientifiche. Si tratta di una sorta di peer review a posteriori. Il meccanismo è piuttosto semplice: ogni utente scrive un post sul proprio blog, aggiunge uno snippet o widget (comunque un frammento di codice) per segnalare che quel post è dedicato alla recensione di un articolo pubblicato ed un software che monitora i blog degli utenti registrati provvederà a “pescarlo” e ad inserirlo automaticamente – e con  la giusta formattazione – nel blog aggregatore.

Mi sembra un’ottima soluzione per l’utente attivo: semplice, veloce ed efficace. Ed ogni post potrebbe contenere snippet multipli, magari evidenziati con icone, che distribuiscono il contenuto in più siti-aggregatori in maniera mirata. E’ come appendere il post a palloncini riempiti di elio, che li porteranno a salire verso (blog)sfere sempre più ampie o, comunque, ad atterrare in luoghi – contesti – anche molto differenti da quello iniziale.

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Ipotesi per un Corso di Laurea in Scienze del Web
26/08/2008

Ispirato dagli articoli di cui ho parlato in un post precedente ho voluto buttar lì una bozza di come potrebbe essere organizzato un Corso di Laurea in Scienze del Web.

Dando per scontato l’approccio multidisciplinare, quali sono le materie da inserire? Quali i percorsi formativi da predisporre? Quali sono le conoscenze e le competenze che uno studente uscito da questo corso di laurea dovrebbe possedere?

Andiamo per ordine. Ho immaginato una laurea triennale, ma sono tali e tante le discipline e gli argomenti da trattare ed approfondire che non si farebbe fatica ad estenderne la durata a cinque anni.

Ho provato a suddividere le Scienze del Web in due rami, come rappresentato nella figura.

Per entrare appena più nel dettaglio:

Sono molte le combinazioni possibili; queste sono solo alcune. Ed è chiaro che i vari percorsi possono intersecarsi, sovrapporsi, sfumare l’uno nell’altro.

Un laureato in Scienze del Web dovrebbe possedere la capacità di

  • muoversi tra le diverse dimensioni della Rete, individuando comportamenti emergenti, analizzando le relazioni ed i collegamenti tra i diversi attori che animano il palcoscenico del Web – persone, database, agenti software, organizzazioni, tutti immersi nel flusso turbolento di dati ed informazioni
  • essere in grado di scoprire i trend che nascono nella Rete, le opportunità create da ubiquità, mobilità, nuovi media e dalla crescente quantità di dati disponibili on-line
  • progettare e sviluppare strumenti ed applicazioni sempre più adattati alla natura peculiare del Web
  • definire e sviluppare teorie,modelli, metodologie, metriche che aiutino a formulare sistematicamente i principi di una “disciplina del Web”
  • studiare e comprendere le nuove interazioni sociali ed i nuovi modelli economici e politici che avvengono con la mediazione del Web
  • identificare e preservare gli invarianti essenziali del Web

Di seguito – dopo il break – un possibile piano di studi, in cui il primo anno è comune. Mi sono limitato ad individuare possibili materie d’insegnamento solo per Data Web, Web Analitico, Architettura del Web, Web Sociale. Volutamente per alcuni insegnamenti mi sono tenuto nel vago, non avendo sufficienti competenze per individuare aree specifiche di interesse all’interno di alcune discipline.

Spero che questo post stimoli, come si dice, una proficua ed interessante discussione. O anche no…

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Un wiki per la genesi assistita di un blog dipartimentale
28/06/2008

Va bene, visto che il progetto “blog dipartimentale” ha suscitato un certo interesse ho aperto un wiki dedicato.

L’indirizzo è questo: https://blogdipartimentale.pbwiki.com/

Per accedere occorre fare qui una richiesta all’amministratore. Indovinate chi è l’amministratore…

Il wiki vuole essere uno spazio in cui ciascuno si senta libero di scrivere ed organizzare le proprie idee ed i propri suggerimenti sul tema in questione. Ho abbozzato una struttura, ma la sua natura è fluida, quindi può essere modificata a piacimento.

Se riusciamo a creare ed organizzare contenuti a sufficienza potremo poi ricavarne un documento – un articolo, un vademecum – frutto di questo lavoro collaborativo. Da pubblicare online, sotto licenza Creative Commons, of course

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RDFizers
03/02/2008

Dopo la lettura dell’articolo sul semantic web pubblicato sul numero di febbraio di Le Scienze ho iniziato una breve sessione “tematica” di navigazione sul web. Tra le altre cose mi sono imbattuto negli RDFizers. Nati all’interno del progetto SIMILE dell’MIT sono strumenti che consentono la traduzione in RDF di vari formati di dati: quelli che nascono già altamente strutturati come l’Exif delle foto digitali o il MIME dei messaggi email possono venire tradotti in maniera automatica mentre per altri è necessario l’intervento dell’utente.

Lo scopo degli RDFizers — molti dei quali creati da Stefano Mazzocchi — è quello di ampliare la base di risorse RDF nel web fino ad arrivare — insieme ad altre iniziative come quella dei microformati — a quella “massa critica” in grado di favorire lo sviluppo su vasta scala di applicazioni e progetti legati al web semantico.

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Seguendo il vento, seguendo il sole
03/12/2007

L’ infrastruttura informatica globale, computer, server, router consuma energia elettrica. Per ridurre questo consumo e le conseguenti emissioni di gas serra dovute all’impiego di combustibili fossili le industrie produttrici di apparecchiature per l’information technology stanno gradualmente convertendosi a strategie, filosofie e tecnologie che privilegino modelli di produzione e prodotti eco-sostenibili e a basso consumo.

C’è ora chi propone di collocare le cyber-infrastrutture, i grandi server, i mega sistemi di storage nei luoghi di produzione delle energie rinnovabili (solare, eolica ma anche mini-idroelettrica, geotermica) collegando via fibra ottica questi siti alla global information grid, cioè Internet. Trasportare dati, quindi, non energia elettrica.

Questa strategia permetterebbe di ridurre i costi legati alla costruzione dei sistemi di trasmissione dell’energia elettrica necessari per collegare le zone di produzione di energie rinnovabili alla rete elettrica; vista l’alta efficienza raggiunta delle tecnologie di load balancing dei server — utilizzate per minimizzare i danni nei casi di guasti o malfunzionamenti — potrebbe essere superato l’inconveniente legato alla variabilità nella produzione di energia elettrica provocato dalle mutevoli condizioni atmosferiche e dal ciclo giorno-notte.

C’è anche chi si spinge a proporre siti come quelli sub-artici, che consentirebbero di risolvere in maniera ottimale il problema del raffreddamento delle server-farm.

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