Futurity, notizie dalle università americane
29/09/2009

futurity

Un consorzio di università americane, capitanate dalla Duke University, dalla Stanford University e dall’Università di Rochester ha creato Futurity.org, magazine online dedicato alle ricerche che si svolgono nelle più prestigiose università del Canada e degli Stati Uniti.

Gli articoli sono suggeriti dalle stesse università, quindi vagliate e selezionate da un editor.

Quattro le sezioni, dedicate rispettivamente a Terra e Ambiente”, “Medicina e Salute”, “Scienza e Progettazione” e “Società e Cultura”.

Buona idea, a quando un’iniziativa analoga a livello europeo?

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Il sindacato dei blogger?
13/11/2007

Link: Unions and blogs – Mike Dunford su The Questionable Authority

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Una vita negata. La seconda.
30/10/2007

Per seguire lezioni e seminari dell’ unAcademy (Accademia non Convenzionale della Cultura Digitale) avevo deciso finalmente di entrare in Second Life. Scopro però che non ne ho i requisiti (tecnici). Malgrado il mio laptop sia nuovo (Dell Inspiron 1720, Intel(R) Core(TM) 2 Duo CPU, 1.80 GHz, 1 GB Ram, 32 bit) la mia scheda grafica (Mobile Intel(R) 965 Express Chipset Family) non è supportata dal software di SL. Le uniche schede grafiche supportate con certezza da SL sono le ATI Radeon (modello 8500 o superiore) e le nVidia Geforce (Geforce 2 o superiore).

Uhmmm, quindi sono vittima di una specie di digital divide d’élite…Egon Compton ha avuto proprio una vita breve…

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Wikipedia e il buon samaritano
18/10/2007

Una ricerca (Department of Computer Science, Dartmouth College) sulla qualità dei contributi in Wikipedia fornisce una conferma ed un risultato inatteso.

La qualità dei contributi degli utenti registrati cresce all’aumentare dei contributi stessi; questo era prevedibile, visto che chi si registra si suppone abbia interesse ad impegnarsi nella community dei wikipediani e/o ad accrescere la propria reputazione all’interno della comunità.

Il risultato meno ovvio è che la qualità dei contributi degli utenti anonimi ha un andamento opposto : il “buon samaritano”, colui che fornisce solo uno o pochi contributi in forma anonima, ha una qualità di contribuzione pari o superiore ai wikipediani più “prolifici”. Con l’aumentare dei contributi l’utente anonimo tende a fornire invece contenuti sempre più scadenti.

La spiegazione di questo andamento potrebbe essere che il “buon samaritano” è o un esperto in un particolare campo non interessato alla “fama” in seno alla comunità di Wikipedia o un lettore che rileva errori od omissioni in una voce e decide di effettuare una correzione al volo, una tantum. Chi fornisce molti contributi in forma anonima può essere un sabotatore della comunità oppure individui che vogliono partecipare attivamente al progetto Wikipedia ma si rendono conto della scarsa qualità dei loro contenuti.

Almeno due però sono, a mio avviso, i punti deboli della ricerca: l’utilizzo di un metodo quantitativo (tasso di conservazione dei contributi, pari alla percentuale dei caratteri originali di ogni contributore sul totale dei caratteri nella versione corrente della voce) per valutare la qualità dei contributi e l’associazione di uno stesso indirizzo IP sempre ad un unico utente anonimo. La ricerca si concentra inoltre su dati del 2005 circoscritti ad utenti delle versioni tedesche e francesi.

Per validare questi risultati occorrerebbe utilizzare una metodologia più rigorosa ed allargare l’indagine alla versione inglese; ritengo comunque interessante effettuare ricerche che evidenzino eventuali differenze – di origine sociale e/o culturale — nei contenuti, nelle strategie di amministrazione e nelle dinamiche interne delle varie versioni linguistiche dell’enciclopedia collaborativa.

[via EurekAlert!]

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Ancora un blog di Federico?
10/10/2007

Sì, perché? Non vi sta bene?

A parte gli scherzi, prometto che sarà l’ultimo.

Dedicato al cinema 2.0 ecco a voi: filmoidi nella Rete !

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Commenti in salita
09/10/2007

In un commento ad un post di Luca Chittaro ho riflettuto su come commentare un post sia ormai diventata una corsa ad ostacoli. Captcha numerici, algebrici, letterali, pittorici,criptici. Registrazioni obbligatorie. Login. Moderazioni non esplicitate. Malfunzionamenti vari. Peccato. Come si diceva, spesso tra i commenti, ancorché snobbati dagli stessi autori dei blog, si celano tesori.

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Facebook per ricercatori
08/10/2007

researchGateLogo

Un gruppo di scienziati di Harvard in collaborazione con altri colleghi di diverse università internazionali sta sviluppando un progetto per creare una piattaforma di social networking tipo Facebook calibrata sulle esigenze del mondo della scienza e della ricerca.

L’obbiettivo è quello di utilizzare strumenti e filosofie del Web 2.0 per facilitare la comunicazione tra i ricercatori ed aumentare l’efficacia della ricerca stessa.

La piattaforma dovrebbe partire tra sei settimane. Nel frattempo è online una pagina/questionario tramite la quale tutti gli interessati possono rispondere ad alcune domande. Il sondaggio serve ai membri del team di sviluppo per ottenere informazioni su quali siano i servizi e le funzionalità auspicate dai possibili utilizzatori.

Può essere richiesto un beta account scrivendo a questo indirizzo email specificando nome, campo di ricerca, università.

[via Science Blog]

Trovo estremamente interessante (anche tardivo direi) questo genere di progetto. Delle affinità tra il mondo della scienza e quello del Web 2.0 ne ho già parlato. Speriamo che questo incontro ravvicinato favorisca ancor di più il fluire delle informazioni e delle conoscenza in ambito scientifico. Un’altra speranza è che la piattaforma sia all’insegna dell’open access: la scritta “All rights reserved” sulla pagina iniziale non mi sembra di buon auspicio.

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Il progetto di Kumi
07/10/2007

Styled in Italy

Grazie a Charles Knight vengo a sapere del progetto di Kumi.

Kumi Matsuda è una ragazza giapponese che lavora in Italia dal 2001. Aiuta aziende italiane ad aumentare ed espandere il proprio business in Giappone e aziende giapponesi a trovare partners e collaborazioni in Italia. In questi anni, grazie al suo lavoro, ha raccolto quasi 5.000 indirizzi e 100.000 pagine web su designer, aziende e prodotti italiani.

Kumi ha avuto un idea semplice ma ricca di potenzialità: condividere ed espandere il suo archivio creando un ibrido tra un motore di ricerca verticale ed un wiki. Ne è nato un sito dedicato allo stile italiano, Styled IN ITALY.

Il sito ha una grafica monocromatica essenziale, elegante e funzionale. Il logo è stato creato da una giovane designer italiana, Ilaria Marelli.

Nella homepage è presente una tag cloud, un elenco di designer e due pulsanti per effettuare ricerche nel database o nel wiki. Possono essere aggiunti altri indirizzi web per arricchire l’archivio o essere create nuove pagine wiki. Questa funzionalità è rivolta principalmente a designer od architetti che vogliano inserire il proprio profilo.

Il wiki è realizzato utilizzando la piattaforma MediaWiki, la stessa di Wikipedia.

Il progetto è appena agli inizi ma sembra essere promettente; potrebbe essere una vetrina significativa per il made in Italy nel mondo grazie alla versione in lingua giapponese ed alla costruenda versione inglese.

In bocca al lupo, Kumi!

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Sono un hub?
01/10/2007

La ricerca effettuata da Logico (vedi commento al post Birmania) è interessante e suggerisce diverse riflessioni sulla diffusione dei memi all’interno della Rete.

Logico ha notato come le adesioni maggiori all’appello online provengano dall’Italia.

Aggiornando la ricerca sul tag 1081081081234 su Google alle 8.51 del primo ottobre i risultati sono:

  • Tutto il Web: 641
  • Pagine in italiano: 442
  • Pagine provenienti da Italia: 219

I memi in Rete viaggiano con modalità particolari, non prevedibili. Spesso dipende dal punto di partenza. Forse, anche se sembra incredibile, il mio blog – Struttura Fine – ha funzionato da “hub” più di quanto abbia fatto il blog di Nova Spivacks. Probabilmente perché il mio blog è inserito in un network (Kataweb). Potenza del “brand”?
Qualcuno può proporre spiegazioni alternative?

Naturalmente, al di là delle questioni tecniche, sono contento di aver contribuito a diffondere questo (piccolo) segno di solidarietà nei confronti dei monaci e del popolo birmano.

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Birmania
27/09/2007

Se volete sostenere la lotta pacifica del popolo e dei monaci birmani contro la dittatura militare seguite queste istruzioni dal blog Minding the Planet di Nova Spivack.

E’ un nuovo tipo di protesta online che usa i blog per diffondere un appello globale.

Sostanzialmente si tratta di ricopiare il post sul proprio blog. Un numero speciale permetterà di monitorare la diffusione del meme nella blogosfera.

Io ho aderito con il mio blog Struttura Fine.

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