Evoluzioni Progetti

C’è uno spettro che si aggira nel crowdfunding, è lo spettro delle ICO

I bitcoin e le altre valute digitali suscitano sentimenti contrapposti: c’è chi le osteggia come un virus che sta intossicando i mercati valutari e chi le considera il futuro dei pagamenti e della finanza.

In un mio post di qualche mese fa avevo cercato di spiegare come non fossero tanto i bitcoin a essere “rivoluzionari” ma la tecnologia alla loro base: la blockchain.

Riassumendo, una blockchain è un registro (o libro mastro) distribuito tra tutti gli utenti nel quale vengono memorizzate tutte le transazioni che avvengono tra gli utenti stessi; le transazioni possono essere di vario tipo, non solo monetarie, e le caratteristiche principali di questa tecnologia sono la trasparenza, la non modificabilità e la sicurezza oltre all’assenza di un ente esterno che certifichi le transazioni.

Avevo anche accennato al fatto che il settore del crowdfunding (dell’equity crowdfunding in particolare), come molti altri, sta sperimentando le blockchain per creare nuove tipologie di piattaforme. Alcuni esempi citati sono Waves, piattaforma di scambio nata per facilitare la creazione di progetti open source e il loro finanziamento in crowdfunding tramite monete virtuali e ICONOMI, piattaforma per la gestione di fondi “aperta”, che ha raccolto con la sua ICO più di 10 milioni di dollari nei mesi scorsi.

È proprio sulle ICO che vorrei soffermarmi, prendendo spunto da un post pubblicato su techcrunch.com.

Una ICO (Initial Coin Offerings) è una forma di autofinanziamento — una sorta di Offerta Pubblica di Acquisto — che alcune startup del settore criptovalute e simili stanno adoperando per raccogliere fondi; possiamo vederla anche come una forma di equity crowdfunding, in cui gli investitori acquistano token, o gettoni, in cambio di soldi (spesso bitcoin, che possono essere sempre convertiti in valute reali come i dollari).

I token sono in numero limitato e/o acquistabili in un dato periodo di tempo. In pratica chi acquista token scommette sulla riuscita del progetto e sul conseguente aumento di valore, nonché convertibilità, dei gettoni posseduti.

In questo modo nel 2016 sono stati raccolti più di 200 milioni di dollari e per quest’anno sono già previste numerose ICO: qui un elenco sempre aggiornato.

Da un punto di vista legale questo sistema di autofinanziamento rimane in un limbo. Non possono essere considerate donazioni perché l’acquisto dei token implica una partecipazione attiva nella società ma non sono comunque paragonabili a delle azioni. Non esistono, per assenza di regolamentazione, diritti e obblighi definiti per i partecipanti a queste transazioni. Esistono però termini e condizioni redatti dai proponenti e accettati dai donatori; inoltre ogni opportunità di investimento legata a un business reale è soggetta alle leggi vigenti.

Il problema è che in diversi casi le ICO ricordano il famigerato schema Ponzi; a questo si aggiungono problemi tecnici come quello che ha coinvolto The DAO, un’organizzazione assimilabile a un fondo di capital venture che aveva raccolto 150 milioni di dollari in ICO, perdendone una gran parte a causa di un hack, provocando un enorme scalpore nella comunità Ethereum.

Eppure, come si può verificare dall’elenco delle prossime ICO in programma, questo sistema ha ancora molti estimatori anche se alcuni notano come questo fundraising si basi più su delle speranze che su delle aspettative concrete.

Il futuro di questo tipo di autofinanziamento è incerto. Alcuni ne prevedono il rapido declino, altri suggeriscono best practices per i possibili investitori che consentano loro di valutare con cura ogni ICO. Alcune startup puntano su sistemi che rendano le ICO più trasparenti e correttamente valutabili: ICOrating offre studi e valutazione dei progetti per i potenziali investitori, OpenLedger sta sviluppando una serie di ecosistemi sinergici e piattaforme per consentire alle start-up di mettere a punto — anche attraverso una checklist — strategie, promuovere ed eseguire campagne di crowdfunding con cripto-token. Infine Adel permetterà a queste startup di affinare la loro offerta mettendola al vaglio di una community che offrirà anche servizi di consulenza legale, finanziaria, commerciale e tecnica

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