Blockchain

Choon, lo streaming musicale con blockchain che mette al centro gli artisti

Con questo post iniziamo il viaggio di esplorazione di progetti e startup che attraverso la blockchain (ma non solo, come vedremo) si propongono di rivoluzionare l’industria musicale e discografica.

Al di là dei proclami entusiastici a volte eccessivi queste piattaforme e i loro ecosistemi puntano su alcuni obbiettivi chiari:

– disintermediazione

– pagamenti trasparenti e (quasi) real-time per gli artisti

– contatto stretto tra artista e fan

Choon, Crypto & Tunes

Il primo progetto di cui ci occupiamo è Choon, un servizio di streaming musicale che permetterà il pagamento diretto e veloce tramite token e smart contracts implementati sulla rete Ethereum.

Choon (che in slang indica una canzone particolarmente gradita) vede tra i suoi fondatori nomi importanti dell’industria musicale, dell’imprenditoria innovativa e del settore IT e delle criptovalute.

Gareth Emery, CEO, è un famoso DJ e produttore mentre Scott Sartin (CFO) è un affermato manager musicale; Bjorn Niclas (CMO) è un imprenditore seriale che opera da vent’anni nel mondo della musica elettronica. Matt Hall (CTO) è un ingegnere informatico che ha lavorato per Google e Microsoft e ha co-fondato, insieme a un altro ingegnere co-fondatore, John Watkinson, Cryptopunks, una piattaforma blockchain in cui acquistare e scambiare “figurine digitali”. Per chi conosce i CryptoKitties, questi ne sono i precursori. L’ampio advisory board della startup è altrettanto prestigioso e apparentemente garantisce affidabilità e professionalità.

È importante, per valutare la bontà e la serietà di un progetto, conoscere il curriculum e le esperienze delle persone che lo hanno ideato e che lo portano avanti. Questo vale in generale, ma nel mondo effervescente e movimentato delle criptovalute e delle blockchain è cruciale: come in tutti i settori nati da poco ci si può imbattere in progetti opachi se non addirittura in truffe, specie se vi è una raccolta fondi tramite ICO (Initial Coin Offering): con questa modalità una startup si autofinanzia con la vendita al pubblico di token. In teoria al consolidarsi e al crescere dell’azienda questi token dovrebbero aumentare di valore, ma come in tutti gli investimenti occorre prestare molta attenzione ai progetti su cui si investe del denaro.

Torniamo a Choon e dal suo “white paper” (il documento di progetto ufficiale) cerchiamo di capire il suo funzionamento. Di base sarà un servizio di streaming tipo Spotify in cui gli artisti potranno inserire in catalogo le loro opere, di cui dovranno possedere il 100% dei diritti. Questo requisito fa parte del processo di eliminazione degli intermediari.

La criptomoneta ufficiale di Choon si chiamerà “Note”: deriverà da Ethereum e sarà la valuta (convertibile in ethereum e quindi in valute correnti come il dollaro) con cui si effettueranno i pagamenti sulla piattaforma. I notes saranno creati a priori con una quantità stabilita di due miliardi.

Le “notes”

Durante i primi anni si avrà un meccanismo chiamato “streaming as mining”: il 50% dei notes verranno gradualmente distribuiti agli artisti (375.000 al giorno nei primi 5 anni) in proporzione al numero di streaming delle loro canzoni.

Cerchiamo di capire quel che dovrebbe accadere. In principio, gli artisti che “scommettono” sulla piattaforma non saranno moltissimi, guadagneranno molti notes ma questi avranno un valore molto basso. Se la piattaforma avrà successo il loro valore aumenterà, premiando chi ci aveva creduto fin dall’inizo. Successivamente, con il successo della piattaforma, ci saranno sempre più artisti; anche il numero degli utenti aumenterà e così i numeri dello streaming. Questo — oltre all’aumento di valore dei notes — dovrebbe compensare il fatto che i notes distribuiti per numero di streaming diminuirà (stessi 375.000 notes divisi tra molti più artisti).

C’è un altro fattore da considerare. Choon si impegna a distribuire l’80% dei profitti esterni della piattaforma (es. abbonamenti e pubblicità) agli stessi artisti, sempre sotto forma di notes.

Dopo i primi 5 anni il numero di notes immessi quotidianamente diminuirà gradualmente fino a esaurimento (cioè fino a 1 miliardo di token distribuiti) e la piattaforma si auto-sosterrà, riversando il valore nei notes (facendoli aumentare di valore).

I vantaggi

Quali sono i vantaggi per gli artisti nell’architettura proposta da Choon?

In primo luogo i ricavi saranno versati nel portafoglio digitale quotidianamente secondo un report pubblico che indicherà il numero totale di streaming e dei notes distribuiti. Di solito i pagamenti delle piattaforme avvengono dopo mesi.

Un altro vantaggio deriverà dall’utilizzo degli smart contracts, che permetterà di effettuare ulteriori redistribuzioni automatiche dei ricavi in maniera proporzionale al contributo portato all’opera: musicisti, vocalist, tecnici del suono, arrangiatori potranno avere parte degli utili con lo stesso meccanismo veloce e trasparente utilizzato dall’artista detentore dei diritti.

Choon ha immaginato diverse forme di contratti digitali; con un crowdfunding evoluto si potranno remunerare i donatori/investitori che hanno permesso la realizzazione di un album o si potranno riscuotere diritti in automatico dall’utilizzo di parti di un proprio brano in un remix.

Vi sono anche altre possibilità di guadagno “diretto” per gli artisti: per esempio grazie alle caratteristiche della blockchain, potranno essere create edizioni digitali limitate e collezionabili (“digibles”). Gli utenti potranno anche pagare direttamente in notes concerti privati, merchandising e via dicendo,

Gli stessi utenti e fan potranno beneficiare degli smart contract: in occasione di attività promozionali potranno essere pagati per ascoltare una canzone oppure avranno la possibilità di avere il 5% dei ricavi di una playlist da loro creata (se gli autori del brano hanno optato per questa modalità di redistribuzione). Con lo sviluppo e l’evoluzione della piattaforma e dell’ecosistema altre funzionalità legate ai contratti digitali potranno essere implementate.

Un elemento importante da sottolineare è che gli utenti che pagheranno l’abbonamento lo faranno in dollari, euro o altre valute tradizionali, almeno nei primi anni. La conversione in notes avverrà in maniera automatica e questo è un vantaggio visto che attualmente il processo di acquisto e cambio di criptovalute non è immediato.

Abbiamo scritto che la metà dei token totali (2 miliardi di notes) saranno messi distribuiti nel tempo agli artisti con il meccanismo dello “Streaming as mining”. E il restante miliardo di notes? 500.000 notes proprio in questi giorni (luglio 2018) saranno venduti al pubblico con una ICO. Questo finanziamento servirà per lo sviluppo, per l’infrastruttura tecnologica, per il marketing e le altre spese di amministrazione e gestione. I rimanenti saranno distribuiti tra i fondatori, i collaboratori, gli advisors e usati come incentivi per gli early adopters.

È proprio l’acquisizione della massa critica di utenti, necessaria per attivare l’”effetto rete”, l’obbiettivo più importante non solo per Choon ma per ogni piattaforma o applicazione. Il piano strategico prevede quindi nei primi una particolare attenzione, anche economica, al coinvolgimento di artisti in grado a loro volta di attrarre utenti, soprattutto grazie a un rapporto diretto e “alla pari”.

Criticità

Vi sono alcune fonti di perplessità nelle informazioni ricavabili dal white paper; non vi sono indicazioni su dove fisicamente risiederanno i file audio (scansionati con Gracenote, software leader nel campo del music recognition e nel monitoraggio dei diritti d’autore): su un cloud di aziende come Amazon o Microsoft (sarebbe contro la filosofia della decentralizzazione tipica delle blockchain) o su una rete peer to peer distribuita, come IPFS o Filechain? Inoltre, sempre nel documento, viene citato un “registro di proprietà” dei notes off-chain, cioè al di fuori della blockchain, di cui non è chiara l’utilità e che sembra contrastare con l’infrastruttura principale “a blocchi”. Anche il fatto che esista un ufficio registrato alle Cayman non sembra adattarsi alla filosofia di trasparenza propugnata ma nelle FAQ c’è una spiegazione che tira in ballo la legislazione favorevole alle blockchain dello stato caraibico.

Il meccanismo proposto da Choon è comunque interessante e da monitorare, anche se non si discosta molto da altre proposte che vedremo o che vengono da piattaforme del settore entertainment: la trasformazione del “prodotto musicale”, in particolare canzoni, in asset digitali attraverso la “tokenizzazione”.

Originariamente pubblicato su Musplan

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. Required fields are marked *