Wi-fi Hospital
29/01/2008

Sarebbe carino avere anche negli ospedali hot spots wi-fi Lo so, sono al limite dell’utopia. Ma per i pazienti e per chi li assiste sarebbe un modo di mantenere i contatti con l’esterno. Per chi è ricoverato può essere motivo di ulteriore depressione interrompere di colpo i contatti con il mondo digitale, non avere la possibilità di comunicare con i propri amici online, non poter leggere il proprio flusso di feed RSS, al limite non essere in grado di lavorare non avendo accesso alla Rete.

Possono esserci problemi di sicurezza e di interferenze con gli apparati elettromedicali ma un’attenta progettazione dovrebbe eliminare ogni pericolo. Esistono sperimentazioni per sistemi wi-fi integrati con la rete locale delle strutture ospedaliere (per esempio in Spagna e al San Raffaele di Milano) ma questi sono installazioni riservate al personale sanitario. Sembra invece che negli Stati Uniti vi siano diversi ospedali e studi medici che offrono la possibilità di connettersi gratuitamente ad Internet tramite free wi-fi hotspots.

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PEaCE
23/01/2008

marine2md.jpg

Image produced with FoodWeb3D, written by R.J. Williams and provided by the Pacific Ecoinformatics and Computational Ecology Lab (www.foodwebs.org, Yoon et al. 2004)

Ho scoperto l’esistenza del PEaCE Lab (Pacific Ecoinformatics and Computational Ecology Lab) da un post di Sylvie. Si tratta di un istituto di ricerca non-profit fondato a Berkley nel 2004 che si propone di studiare struttura, funzioni e dinamiche delle reti eco/biologiche di organismi, le loro interazioni interne e quelle con l’ambiente esterno. L’approccio metodologico è multidisciplinare ed orientato all’utilizzo di tecnologie informatiche per raccogliere ed analizzare dati sui sistemi ecologici.

Più precisamente:

l’ecoinformatica si riferisce alle tecnologie ed alle pratiche per raccogliere, analizzare, visualizzare, archiviare, recuperare e gestire conoscenze ed informazioni ecologiche

l’ecologia computazionale riguarda tutte quelle ricerche focalizzate su una descrizione quantitativa e sull’analisi dei sistemi ecologici, ricerche che si avvalgono di dati empirici, di modelli matematici e statistici e di tecnologie informatiche

Tra i progetti attualmente aperti due sono particolarmente interessanti:

  • il progetto di ricerca Spire si propone di indagare su come le tecnologie del semantic web (e quindi linguaggi di markup come RDF e OWL) possano essere utilizzate per supportare la scienza in generale e l’ecoinformatica in particolare. L’obbiettivo è quello di creare un framework — ontologie, protocolli, agenti e strumenti — in grado di agevolare e migliorare la ricerca e l’integrazione dei dati e delle informazioni tra i documenti sparsi nel web facendo emergere nuove conoscenze attraverso l’utilizzo, per esempio, di tecniche inferenziali. Direi che in parte il progetto si ricollega a quanto ho scritto nel post della soffitta digitale.
  • Il progetto WoW (Webs on the Web) vuole sviluppare una base di conoscenza web based in grado di descrivere ed analizzare le catene alimentari (o meglio le reti alimentari) dei sistemi ecologici fornendo anche uno strumento per la visualizzazione 3D della rete di relazioni che si viene a creare in un ecosistema (vedi figura).

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Insegnare nel 2008
22/01/2008

Un ottimo articolo di Annarita Ruberto pubblicato su Scuola e Didattica sul Web 2.0 e sull’uso della Rete in campo educativo e didattico.

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Opinioni, non dogmi
16/01/2008

Meglio lettere che encicliche.

update: per chi volesse firmare la petizione online a sostegno dei “cattivi maestri laici” l‘indirizzo è questo

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Intelligenza digitale
15/01/2008

Esiste l’“intelligenza digitale”? La capacità di padroneggiare il multitasking, di gestire efficacemente il flusso informativo, di trarre vantaggio dal reticolo di connessioni, di riassemblare l’esistente per creare il sorprendente?

Digitare, “mashuppare”, forse sognare…

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Il baule nella soffitta digitale
05/01/2008

Archeologi che effettuano scoperte non scavando in lande desolate o esplorando relitti sommersi ma setacciando i depositi dei grandi musei. Paleontologi che riscoprono ossa preziose dimenticate da decenni negli scantinati delle università riclassificandole e rivalutandole. Medici e biologi che individuano nuove correlazioni tra malattie od utilizzi alternativi di farmaci già conosciuti analizzando ed incrociando dati di ricerche precedenti. Astronomi che ricontrollano vecchie lastre fotografiche individuando corpi celesti o fenomeni sfuggiti alle osservazioni originali.

La mole di dati, informazioni, reperti archiviati negli ultimi due secoli è andata crescendo con il ritmo esponenziale che contraddistingue l’era moderna. Questo ha consentito negli ultimi anni di organizzare studi e ricerche basandosi quasi esclusivamente sull’analisi e la comparazione di vecchie ricerche, reinterpretate e riconsiderate alla luce delle nuove informazioni e delle nuove tecniche nel frattempo acquisite.

Questa tendenza al riutilizzo ed alla rivisitazione non potrà che aumentare grazie alla digitalizzazione e all’immissione continua ed inarrestabile di dati vecchi e nuovi nella Rete.

La scannerizzazione della memoria storica, l’apertura dei database scientifici, il ricorso sempre più frequente alle pubblicazioni online open access fornirà un immenso patrimonio di informazioni sempre più strutturate — e quindi facilmente confrontabili ed analizzabili — da utilizzare e riutilizzare più volte e su più livelli.

Già ora passare al setaccio il Web costituisce una fase importante di ogni progetto di ricerca ma si può ipotizzare, per gli anni futuri, l’emergere di nuove figure non solo di scienziati e ricercatori ma anche di storici e di sociologi per i quali la ricerca sperimentale o “sul campo” consisterà esclusivamente nel setacciare il mare magnum dei dati e delle informazioni depositato in quel database globale che sta diventando il Web. L’utilizzo di raffinati motori di ricerca semantici, di interrogazioni in linguaggio naturale, di sofisticate tecniche di data mining e di information retrieval permetterà di evidenziare schemi emergenti tra dati già raccolti in luoghi e tempi diversi, di scoprire nuove relazioni tra cause ed effetti, di individuare legami inaspettati tra eventi storici o tra fenomeni sociali.

E’ ora di iniziare a scavare nei siti. Quelli nel reame digitale.

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Link selvaggio
03/01/2008

Computer: cretino ad alta velocità in dotazione, spesso, a cretini molto lenti.
Stefano Benni

Controllando la mia dashboard Wordpress(fonte di grande ispirazione in questi giorni…) ho notato diversi link in ingresso un po’ strani. Strani sia perché i blog di origine non rientravano nel mio target abituale di lettori (detto con molta auto-ironia, s’intende…) sia perché il link al mio blog non era evidente.

Ho scoperto dopo una rapidissima indagine che si trattava di una specie di giochetto di società, non particolarmente entusiasmante direi.

In un’immagine all’interno dei post (una figura di 0 ed 1 rappresentante due calici) è in effetti una “map” HTML in cui sono inseriti un centinaio di indirizzi web. Si può effettuare una verifica tramite il codice sorgente delle pagine o cliccando in diversi punti dell’immagine.

Il giochetto è stato realizzato sfruttando kwout, un servizio in realtà piuttosto interessante che nelle parole di maestroalberto:

è capace di catturare una schermata di una pagina web (o di una parte di essa) e di trasformarla in una sorta di mappa contenente anche i link attivi (prova sopra).

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