Oggi dovevo rapidamente trovare la farmacia di turno qui a Formia. Che faccio? Ovviamente faccio una ricerca via Web. Provo prima con Google, che mi fa vedere la mappa con tutte le farmacie della città. Bello, ma quale è aperta oggi? Cerco poi tra gli altri risultati per scovare l’informazione che mi serve. Niente. Vado sul sito del comune di Formia. Nulla. Procedo per altri tre o quattro minuti dopodiché prendo la macchina e me la vado a cercare.
Ho la netta sensazione che, in realtà, quell’informazione non sia proprio presente online o sia così nascosta che risulta del tutto inutilizzabile.
Ho notato che molte altre città hanno questo tipo di informazione — importante — immediatamente disponibile, quindi devo dedurre che sia Formia, come al solito, piuttosto emarginata sul piano digitale.
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Vi sono due tipi fondamentali di trasmissione [culturale]: la trasmissione verticale, il cui modello più semplice è quello da genitori a figli, e la trasmissione orizzontale, in cui il rapporto di parentela o di età ha un’importanza limitata o nulla. [...] La trasmissione culturale verticale ha la tendenza a dare risultati molto simili, anche se non identici, alla trasmissione genetica: quindi è conservativa, e l’evoluzione è lenta[...].
La trasmissione orizzontale è molto simile alle epidemie di malattie infettive trasmesse per contagio diretto. Essa può anche essere rapidissima. [...] La trasmissione da uno ad uno, o da pochi a pochi, è la più comune ed è tipica delle malattie infettive, ma anche delle barzellette e dei pettegolezzi. [...] La trasmissione da uno a molti, chiamata anche “trasmissione da capi o insegnanti”, è anch’essa comune ed è quella in cui conta la posizione sociale del trasmettitore. [...] I media hanno grande potere per la loro funzione di trasmettere informazioni da uno a molti.
La trasmissione da uno a molti è quella che può generare cambiamenti di opinione, gusti, reazioni positive o negative più forti, rapide, violente [...]. Se il messaggio viene accettato, la trasmissione da uno a molti può essere la più rapida ed è spesso universale, totalitaria.[...] è utile considerare la trasmissione come la somma di due fasi distinte, comunicazione ed accettazione [...] Naturalmente non è necessario che comunicazione ed accettazione avvengano simultaneamente: le due fasi possono essere scaglionate nel tempo e spesso lo sono. Magari, prima che avvenga l’accettazione, occorre che la comunicazione sia ripetuta molte volte.
Anche la trasmissione orizzontale inversa, quella da molti ad uno, che si realizza quando i trasmettitori comunicano o appoggiano essenzialmente lo stesso messaggio, è molto importante, ma tende ad avere effetti opposti rispetto a quella da uno a molti. Si parla in questo caso di trasmissione concertata. Essa è, chiaramente, il meccanismo per cui siamo o siamo diventati conformisti, cioè il meccanismo che ci induce a comportarci come tutti gli altri.. [...] Questo modello è importante per esempio per capire il conformismo e anche la difficoltà di penetrazione di nuove idee in un gruppo omogeneo.
Luigi Luca Cavalli Sforza, L’Evoluzione della cultura, Codice Edizioni, 2008
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Volete intraprendere un viaggio lisergico all’interno dell’oceano informativo del Web? Siete preparati ad gestire stati di allucinazione infografica progressivi? Curiosi di vedere clusters colorati di keywords aggregarsi e scomporsi sotto i vostri occhi?
Allora non dovete far altro che attivare il motore Java e cliccare qui, sul sito della TouchGraph!
Meno enfaticamente quello proposto dalla TouchGraph è una navigazione visuale attraverso i risultati di ricerche condotte con Google (o all’interno di Amazon) che viene integrata da una serie di funzionalità in grado di fornire un’analisi quantitativa delle informazioni.
Riunite in grappoli , le informazioni e le relazioni tra di esse vengono visualizzate attraverso un uso mirato di colori, forme e dimensioni che dovrebbero permettere di scoprire, tral’altro, patterns nascosti tra i dati. Gli oggetti grafici che identificano le informazioni possono essere spostasti sullo schermo, creando così un ricomposizione delle relazioni tra gli oggetti stessi.
E’ uno strumento ipnotizzante, mi ricorda Tetris ma quel che è peggio è che penso che abbia lo stesso livello di utilità…
[via Luca Chittaro/nòva 100]
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La sensazione che ho provato leggendo “Web 2.0. Internet è cambiato. E voi? I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare nuove sfide” (a cura di Vito Di Bari, Edizioni Il Sole 24 Ore, 2007) è stata quella di trovarmi di fronte un feed RSS cartaceo. Non è un’affermazione con connotazioni negative. E’ solo che ormai la mia percezione delle cose nella realtà fisica viene influenzata dalle mie esperienze online. E comunque visto l’argomento e la struttura del libro non escludo sia un effetto voluto.
Un libro è un collage, realizzato da quarantasei esperti nazionali ed internazionali, ricco di pensieri, analisi, case studies, considerazioni (anche critiche) sullo stato dell’arte del Web attuale e sulle possibili evoluzioni della Rete nel prossimo futuro. Ottimo per chi, nativo analogico o immigrato digitale appena sbarcato nell’Altro Continente, vuole conoscere quel grande esperimento sociale (e tecnologico) di massa che è il Web 2.0. Un rapporto ricco di spunti interessanti per i cittadini proattivi (professionisti, manager, imprenditori, investitori, esperti di comunicazione e di media) del reame digitale.
Tra le tante possibili definizioni di questa fase della vita di Internet, Di Bari nella sua lunga introduzione ne sceglie una sintetica ma particolarmente efficace:
[il Web 2.0 è] un insieme di relazioni indirizzate e organizzate tra loro mediante strumenti (tecnologici) [...] disponibili a tutti e legati tra loro.
Tra i molti contributi interessanti — che compensano ampiamente qualche intervento banale o confusionario (come quello, persino irritante, dell’ex vj di MTV Andrea Pezzi) — ne indico solo qualcuno.
Il divertente ed istruttivo intervento di Stefano Quintarelli sui blog, che, come si legge in una nota finale:
[...] è stato scritto mimando nell’esposizione dei contenuti l’esposizione cronologica di un blog: leggendo i suoi capoversi dalla fine all’inizio si passa dal contenuto più puntuale alle considerazioni più generali.
L’articolo di Luca Rosati su folksonomie e tagging, quello di Antonio Dini su Second Life e l’ “antropologia del Learning 2.0″ che Michael Wesch illustra prendendo spunto dalla citaziione di Kevin Kelly:
Ogni volta che creiamo un link tra parole, di fatto insegniamo un’idea.
Menzione d’onore per il mini saggio di Alberto Abruzzese sulla condivisone. Cosa significa “condivisione”? Significa:
[...] avere in comune. Come dire, fare società o comunità? Sì e no: con condivisione diciamo qualcosa di più intimo, qualcosa che riguarda le modalità specifiche, profonde, con cui si costruiscono comunità e società. [...] Cè di mezzo il dia-logare. Allora c’è di mezzo la comunicazione? Per forza. La condivisione è un sinonimo di comunicazione.
Di Bari si riserva il capitolo finale, in cui getta uno sguardo al web del 2015 e 2020: il primo caratterizzato da una coda ancor più “lunga” di quella di Anderson, la longer tail, che coinvolgerà i miliardi di persone che non hanno l’inglese come lingua madre. Intercettare le innumerevoli nicchie che accolgono lingue, culture e stilemi diversi da quelli oggi dominanti rappresenterà l’obbiettivo strategico del futuro prossimo del web. Più in là, una realtà fatta di uomini e spimes sempre più connessi ed interconnessi genererà un coda ancor più lunga, una longest tail.
Una notazione finale: strano che in questa raccolta manchi un contributo dedicato al semantic web.
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