Samepoint: monitorare le conversazioni nei social media
29/01/2009

samepoint

Forte questo servizio, Samepoint, che permette di monitorare le conversazioni nei social media. Inserendo parole chiave – come il proprio nome, tanto per dire… – si attiva una ricerca i cui risultati vengono suddivisi per categorie/servizi come “social mentions“, “discussion points“, “bookmarks“, “microblogs“, “networks“, “wikis“, “reviews“, “video“, “images” ed altre ancora. Ogni risultato è accompagnato, tra l’altro, dall’icona del servizio da cui è stato estratto e dalle parole “positive/negative” associate (in inglese).

E’ possibile abbonarsi ad un feed RSS  ed installare un plugin di ricerca per Firefox.

I risultati delle ricerche sono, in media, soddisfacenti: ottimi per alcuni servizi, meno buoni per altri.

[via 2.0 TaskForceItaly]

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Progettare interfacce per l'interazione sociale
28/01/2009

Come progettare le interfacce per l’interazione sociale nel Web? Christian Crumlish ed Erin Malone ci stanno scrivendo un libro, Designing Social Interfaces. Nel frattempo hanno aperto un wiki per raccogliere e condividere le linee guida (o i pattern, come li chiamano loro) con cui intendono popolare il libro. Aperto ai feedback ed ai contributi dei visitatori, questo wiki contiene già  diverse preziose informazioni e utili suggerimenti.

[via Putting people first]

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KublaiCamp: energia sociale al servizio della creatività
25/01/2009

kublaicamp

Energia sociale al servizio della creatività (grazie a Walter per l’ispirazione…). Questo, in sintesi, può essere il post-slogan che descrive l’atmosfera percepita ieri al KublaiCamp, l’evento che ha concluso il primo anno del (meta)progetto Kublai.

Per chi non lo sapesse Kublai può essere definito come un ambiente partecipativo della progettazione, una serra  in cui coltivare germogli di progetti creativi affinché possano poi crescere e svilupparsi nel territorio. E’ un’ iniziativa promossa dal Laboratorio per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico e coordinata da Alberto Cottica, un primus inter pares che con grande passione e competenza interagisce con uno staff ed una comunità di persone brillanti ed entusiaste. Le parole chiave che identificano i valori del progetto sono trasparenza, condivisione, merito umiltà, duro lavoro, onestà intellettuale. E “qui non ci sono soldi” ma una discussione che non rappresenta un prezzo da pagare per accedere ad un premio ma è il premio stesso.

Concretamente, una persona che ha un’ idea per un progetto si iscrive ad un social network creato appositamente, costituisce un gruppo per raccontare il suo progetto e si sottopone al giudizio degli altri membri della comunità, raccogliendo pareri, critiche, suggerimenti e costruendo relazioni ed interazioni. Lo staff di Kublai si occupa del servizio di coaching cioè di supporto sincrono, tramite riunioni in Second Life ed asincrono, tramite interventi, commenti e valutazioni nel gruppo del progetto. Alla fine, su una sessantina di progetti presentati ne sono stati selezionati cinque tra i quali una giuria esterna ha scelto il vincitore.

La sfida – vinta, secondo me – è quella di stimolare la “progettazione dal basso” adottando un modello di sviluppo relazionale; fare leva sulle informazioni, le professionalità, le competenze che circolano in una rete sociale per innescare processi di collaborazione ed auto-organizzazione che aiutino a crescere le idee progettuali e facciano emergere quelle con maggior possibilità di concretizzarsi.

L’utilizzo del Web, di una piattaforma di social networking come Ning, di Second Life ed in generale di tecnologie facilitanti ed economiche come quelle digitali è centrale, permettendo a chiunque di presentare proposte, di sottoporle al giudizio di una platea eterogenea e per questo esigente ed in generale di interagire con una comunità distribuita.

L’invito è stato quello di “produrre progetti che abbiano impatto sul proprio territorio e ne aiutino lo sviluppo” ma io penso che si possa tranquillamente utilizzare per “territorio” un’accezione che prescinda dal significato geografico e si avvicini al concetto di “spazio di interazione”.

Alberto ha parlato di Kublai come uno strumento di apprendimento, come un progetto di ricerca su nuove teorie dell’organizzazione e della progettazione condivisa : per esempio sarebbe interessante dare una cornice teorica al fenomeno della valutazione implicita (od emergente) – tramite il grado di partecipazione degli utenti ad ogni gruppo di progetto – dei progetti da parte della comunità. Un altro elemento che merita una riflessione più approfondita è scoprire come in un ecosistema del genere vengono individuate con facilità competenze e professionalità, spesso di tipo “laterale” cioè non strettamente legate al lavoro che queste persone svolgono nella vita di tutti i giorni.

Per la cronaca, il progetto vincitore è stato CriticalCity, un esperimento sociale che sotto le vesti di un gioco online vuole promuovere il concetto di “agopuntura urbana”, vale a dire di un insieme di micro-interventi sul territorio proposti e realizzati dai cittadini-giocatori.

Un’ultima notazione per lo staff di Kublai che ha organizzato un camp – ospitato nelle suggestive e funzionali Officine Farneto di Roma – in modo impeccabile: direi che si meritano un premio quale miglior progetto (già realizzato)!

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Sarete giudicati per quello che costruirete, non per quello che distruggerete
20/01/2009

E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.

Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.

Visualizzare e condividere l’entusiasta  flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.

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Assolutamente
20/01/2009

Per non parlare dell’uso smodato di tv, Internet e videogiochi: tutti e tre elementi assolutamente dannosi per i bambini e gli adolescenti

Paola Vinciguerra, psicologa, presidente dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) – via Corriere della Sera

la Facebookmania ha contagiato in particolare la fascia tra i 30 e i 40 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine

Paola Vinciguerra- via Hue

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Se non lo dice Twitter, significa che l'aereo non è caduto?
16/01/2009

Riporto un mio commento ad un post di Roldano in cui, provocatoriamente (o no?), si interroga sulla “fine del giornalismo”.

Il giornalismo non è solo registrazione dei fatti: al limite quello è il lavoro delle agenzie di stampa. Il giornalismo è – dovrebbe essere – anche approfondimento, indagine, inchiesta ovvero l’analisi della realtà. I giornalisti dovrebbero essere gli “storici del presente”. Ed i giornali – che siano cartacei o digitali – non sono solo cronaca, ma anche terza pagina, editoriali, reportage.

Che vi sia una trasformazione è indubbio ma io preferisco avere la possibilità di accedere sia a fonti presentatemi in maniera automatica da un aggregatore (costruito secondo le mie preferenze) che da notizie filtrate da una redazione (o equivalente), cioè da persone che hanno sensibilità, interessi e conoscenze ed anche opinioni differenti dalla mia. Altrimenti mi rinchiudo da solo nel mio walled garden.

Inoltre, anche volendo affermare che il microblogging possa sostituire le agenzie di stampa bisogna considerare il digital divide: la copertura dell’incidente aereo è stata così accurata perché è accaduto nel “core” della civiltà tecnodigitale; ma quando gli incidenti capitano in zone sperdute del mondo, non connesse? Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?

update riporto un esempio di ottimo giornalismo che è contemporaneamente “sulla notizia” e di approfondimento: un articolo sugli incidenti aerei causati da stormi di uccelli, da Scientific American

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Dante e Beatrice are now friends
13/01/2009

Beatrice in sul sinistro fianco
vidi rivolta e riguardar nel sole

Ma se Dante avesse avuto il suo account su Facebook sarebbe riuscito almeno a chattare con Beatrice? O ne avrebbe silenziosamente seguito lo status, scrutato gli items, ammirato le foto? E Petrarca con Laura? Leopardi con Silvia?

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Tè e ricerche
12/01/2009

by-chumsdock_flickr

image by chumsdock

Secondo uno studio citato dal Timesonline un paio di ricerche su Google producono circa 15 g di anidride carbonica, pari alla quantità di CO2 necessaria per farsi una tazza di tè. Altri studi parlano di quantità oscillanti tra 1 e 10 g di CO2 per ricerca. Visto che Google non diffonde dati sul consumo energetico dei suoi data farm queste sono solo stime.

L’azienda di Mountain View è in prima linea nel green computing ma la necessità di avere risultati il più velocemente possibile obbliga molti server ad elaborare contemporaneamente la stessa ricerca: praticamente le macchine gareggiano tra di loro per offrire per prime i risultati richiesti.

Anche visitare un sito ha un costo in termini di emissioni di CO2: varia da 0,002 g per secondo per un sito “leggero” a 0,2 g per sec. per un sito con contenuti multimediali.

update: come non detto…

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Web Science ed altre futili notizie dal Regno Unito…
06/01/2009

Comunque all’ Universita di Southampton, più precisamente nella Facoltà di Elettronica ed Informatica, è stata aperta una Scuola di Specializzazione in Scienze del Web (Centre for Doctoral Training in Web Science); d’accordo, non vale, visto che l’università è in prima linea nella diffusione di questa disciplina tramite Wendi Hall, che della Scuola sarà direttrice ma la notizia è comunque interessante. Ottanta studenti potranno partecipare a progetti di ricerca interdisciplinari, che comprendono Scienze della Salute, Giurisprudenza, Matematica, Economia, Psicologia, Sociologia e materie umanistiche.

Dice Wendi Hall:

The incredible support we obtained from industry when preparing the bid is evidence of the need industry has for people with the sort of interdisciplinary skills that we will be training our students to develop.

La cosa interessante è che la Scuola verrà finanziata con parte dei 250 milioni di sterline stanziate dal governo in un progetto dedicato allo sviluppo delle scienze e della tecnologia nel Regno Unito; con tale progetto nasceranno oltre quaranta scuole di specializzazione che si dedicheranno a ricerche interdisciplinari su tematiche chiave per il XXI secolo quali ambiente, energia, invecchiamento della popolazione, crimini informatici.

Per Dave Delpy, capo progetto:

people are the heart of our future strategy. We want to drive a modern economy and meet the challenges of tomorrow by investing in talented people and inspiring the next generation of scientists and engineers. [...] EPSRC Centres for Doctoral Training expand our existing training portfolio, focus on priority themes for the UK, emerging and multidisciplinary research, and greater collaboration with business.

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Vuoi conoscere l'età media dei tuoi amici su Facebook? Ma vuoi proprio? Allora…
05/01/2009

Per testare Zembly (ne ho parlato qui) ho creato un’applicazioncina scema per Facebook che calcola l’età media della propria rete sociale. Per quanto semplice sia l’applicazione, ho dovuto documentarmi sul sito dedicato da Facebook agli sviluppatori, dando un’occhiata alle versioni “personalizzate” di HTML (FBML), Javascript (FBJS), SQL (FQL), nonché ripassarmi le nozioni di base sui web services. La cosa più interessante è stata sbattere la testa contro le limitazioni imposte “lato server” da Facebook limitazioni che consentono di sfruttare solo in minima parte le potenzialità dei dati a disposizione. Il che, dal punto di vista di Facebook, ha una sua logica.

Un giudizio su Zembly? In effetti permette di implementare più velocemente le applicazioni, automatizzando o comunque agevolando alcuni passaggi. Il rovescio della medaglia è che in questo modo alcune fasi sono inserite in una “scatola nera” che comunque, volenti o nolenti si è costretti ad analizzare in dettaglio quando il codice non risponde come si desidera. Cioè sempre, almeno quando non si è ancora esperti del sistema…

Bisognerebbe ora mettere alla prova la piattaforma su altri tipi di applicazioni, per esempio basate su OpenSocial.

Dimenticavo, se vi va di provarla l’applicazione è qui. Fatemi sapere se si comporta bene…

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