Conversazioni per un'ipotesi. Per un giorno il Corso di Laurea in Scienze del Web ad Urbino.
13/10/2008

Forse l’università italiana ce la farà, malgrado tutto; sono stato ad Urbino nel fine settimana, in occasione del Festival dei blog-Conversazioni dal basso ed ho avuto modo di vedere un luogo di conoscenza attiva, coltivato dalla locale università, in cui l’energia vitale trasmessa dagli studenti e da un corpo docente carico di competenza, creatività ed umanità contamina ogni visitatore.

Per una delle manifestazioni in programma, l’AcaBarCamp, ho preparato una presentazione che, anche grazie al feedback dei lettori del mio blog, integra ed amplia il post sull’ipotesi di un Corso di Laurea in Scienze del Web.

Qui la versione inglese delle slides e qui, tra gli altri, il video del mio intervento (ripreso grazie ai ragazzi de “Il Cannocchiale“), che segnalo per pura vanità (d’accordo anche per comprendere meglio le slides)…

Un ringraziamento particolare a Giovanni e Fabio che mi hanno incoraggiato a fare questa presentazione.

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Sulla democrazia digitale
26/09/2008

Stefano Mizzella ha chiesto una definizione di “democrazia digitale” da postare nel gruppo omonimo in Facebook, creato in occasione del convegno che si terrà in programma il 10 ottobre a Milano, alla Bicocca e di cui ho già parlato qui.

Riporto anche qui le mie riflessioni. Da considerare che sono nate a notte fonda, quindi…

La democrazia digitale è l’idea in potenza di un potere distribuito tra gli individui. Un potere che ascolta e che conversa, un potere che decide non “in nome” o “per conto di” ma “grazie a”.

La democrazia digitale è il potere dei cittadini inesorabilmente connessi nella rete della società.

La democrazia digitale include, non esclude. La democrazia digitale è integrante. La democrazia digitale condivide.

La democrazia digitale non è diretta né indiretta, è attiva e collaborativa.

La democrazia digitale è una creatura bambina, promettente ma ancora in fasce.

La partecipazione, nella Rete, genera informazione, l’informazione genera conversazione ma la conversazione non genera ancora sufficiente azione. Le parole, le idee, le proposte sembrano intrappolate nell’arena digitale, senza riuscire ad uscirne, senza incidere abbastanza nella società analogica.
Per adesso.

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Ipotesi per un Corso di Laurea in Scienze del Web
26/08/2008

Ispirato dagli articoli di cui ho parlato in un post precedente ho voluto buttar lì una bozza di come potrebbe essere organizzato un Corso di Laurea in Scienze del Web.

Dando per scontato l’approccio multidisciplinare, quali sono le materie da inserire? Quali i percorsi formativi da predisporre? Quali sono le conoscenze e le competenze che uno studente uscito da questo corso di laurea dovrebbe possedere?

Andiamo per ordine. Ho immaginato una laurea triennale, ma sono tali e tante le discipline e gli argomenti da trattare ed approfondire che non si farebbe fatica ad estenderne la durata a cinque anni.

Ho provato a suddividere le Scienze del Web in due rami, come rappresentato nella figura.

Per entrare appena più nel dettaglio:

Sono molte le combinazioni possibili; queste sono solo alcune. Ed è chiaro che i vari percorsi possono intersecarsi, sovrapporsi, sfumare l’uno nell’altro.

Un laureato in Scienze del Web dovrebbe possedere la capacità di

  • muoversi tra le diverse dimensioni della Rete, individuando comportamenti emergenti, analizzando le relazioni ed i collegamenti tra i diversi attori che animano il palcoscenico del Web – persone, database, agenti software, organizzazioni, tutti immersi nel flusso turbolento di dati ed informazioni
  • essere in grado di scoprire i trend che nascono nella Rete, le opportunità create da ubiquità, mobilità, nuovi media e dalla crescente quantità di dati disponibili on-line
  • progettare e sviluppare strumenti ed applicazioni sempre più adattati alla natura peculiare del Web
  • definire e sviluppare teorie,modelli, metodologie, metriche che aiutino a formulare sistematicamente i principi di una “disciplina del Web”
  • studiare e comprendere le nuove interazioni sociali ed i nuovi modelli economici e politici che avvengono con la mediazione del Web
  • identificare e preservare gli invarianti essenziali del Web

Di seguito – dopo il break – un possibile piano di studi, in cui il primo anno è comune. Mi sono limitato ad individuare possibili materie d’insegnamento solo per Data Web, Web Analitico, Architettura del Web, Web Sociale. Volutamente per alcuni insegnamenti mi sono tenuto nel vago, non avendo sufficienti competenze per individuare aree specifiche di interesse all’interno di alcune discipline.

Spero che questo post stimoli, come si dice, una proficua ed interessante discussione. O anche no…

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Genesi assistita di un blog dipartimentale
22/06/2008

Questo post chiama a raccolta Bonaria, Annarita, Giovanni, Fabio, Gian e gli amici di Sci(Bzaar)net, Luca, Alberto, Stefano, Matteo, Walter, Massimo, Roldano e tutti gli altri lettori di questo blog.

Il mio amico Stefano insegna alla facoltà di Ingegneria di RomaTre. Istigato dal sottoscritto, sta pensando di proporre ai colleghi l’apertura di un blog dipartimentale.

L’idea che gli ho suggerito è quella di creare un canale informativo attraverso cui docenti, dottorandi, tesisti e studenti possano parlare delle loro attività, dei progetti di ricerca e delle tesi ma anche delle loro esperienze quotidiane all’interno dell’università.

La visione è quella di avere tanti blog dipartimentali – mi sembra la “granularità” giusta per un blog universitario – che possano funzionare da vetrina verso l’esterno e verso il mondo del lavoro.

Sarebbe bello che ogni azienda, ogni ufficio di selezione del personale o di R&S, ogni “cacciatore di talenti” avesse nel proprio aggregatore di feed RSS una sezione dedicata ai dipartimenti universitari, in modo da monitorare e tenersi aggiornato su tesi e tesisti, tanto per fare un esempio.

Stefano è una “matricola” del web 2.0. Mi piacerebbe che i lettori di questo blog gli dessero consigli e suggerimenti su come progettare, organizzare e mantenere un blog interessante, utile e “vivo”, considerando anche il contesto in cui il blog si inserirà.

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Ancora tante scuse
09/12/2007

Grazie a Mr. Toradol e a Mrs. Voltaren riesco a digitare senza assumere pose imbarazzanti.

Rinnovo le mie scuse al piùBlogCamp. Non è mia abitudine mancare agli appuntamenti. Mi sarebbe piaciuto molto conoscere altri blogger e fare una chiaccherata sul cinema 2.0.

Qui sotto la presentazione che avrei dovuto portare.

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L'altra Sylvie
24/11/2007

Le regard enchanté de Sylvie, ses courses folles, ses cris joyeux, donnaient autrefois tant de charme aux lieux que je viens de parcourir!
Gérard de Nerval, Sylvie

Sylvie Coyaud è la voce, ironica, competente e transmediale, che ci parla di scienza e di ricerca scientifica da oltre vent’anni. Un compito arduo, in un paese come il nostro. Ma Sylvie lo assolve egregiamente, raccontandoci con leggerezza e passione storie e storiacce del mondo della scienza, volando come la sua amata Drosophila tra buchi neri e molecole, tra particelle e fossili, tra organismi monocellulari ed analizzatori multispettrali. Senza mai dimenticare che la scienza è fatta da donne e uomini che attraverso le loro ricerche scoprono e rivelano anche una parte di se stessi, nel bene e nel male.

Sylvie oltre che giornalista — ha curato, tra l’altro Il Ciclotrone su Radio Popolare e le Oche di Lorenz su Radio3 ed ha collaborato con numerose testate, da L’Unità al Sole 24Ore fino all’attuale rubrica su D-la Repubblica delle Donne, inserto de la Repubblica — è anche traduttrice e scrittrice. Il suo ultimo libro è Lucciole e Stelle (La Chiocciola editore), cinquanta racconti su ricerche serie e meno serie.

Da assiduo lettore del suo blog, Oca Sapiens, online da poco più di un anno, ho chiesto a Sylvie un bilancio della sua attività come blogger ed una riflessione sulle differenze e sull’efficacia comunicativa dei blog (e del Web in generale) rispetto agli altri media (carta stampata, libri, radio, tv), in particolare per quel che riguarda la comunicazione e la divulgazione scientifica.

E’ stata così gentile da rispondermi, quindi le “lascio la parola”

Ho cominciato a parlare di scienza a Radio Popolare, venti anni fa, a microfono aperto nel senso che le telefonate arrivavano direttamente a chi era in studio, senza filtro. A lungo, gli ascoltatori chiamavano se non avevo un ospite in onda o dopo la puntata, mai per discutere con gli scienziati. Quando Richard Lewontin ha detto che sarebbe venuto, ho fatto una specie di ricatto il giorno prima: “E il mio mito, se non
chiamate penserà che non lo ascolta nessuno, mi sentirò un verme”. Da lì è partita una conversazione che è andata avanti fino al 2001. Avevamo un’ora, un lusso mai ritrovato in altre radio o nelle rare volte che sono stata in tv. Men che meno nei 18 anni a scrivere per i giornali, la comunicazione più top-down che ci sia.

Sul blog sono libera, anche da formati, una voce in più nel coro che dice la sua dal basso in alto. Forse lo leggono in pochi, non importa, so da un pezzo che “la scienza non tira”. Comunque è un posto privilegiato dove esercitare un po’ lo spirito critico e tenere il diario delle letture che magari aiutano a distinguere la ricerca decente da quella indecente.

La cosa che manca, mi sembra, nel comunicare la scienza, un’attività su scala mondiale e industriale che ccresce in ogni direzione, è proprio lo spirito critico. Un blog individuale fa poco o niente, e spero che si formi qui una comunità come i scienceblogs, così smetto di farne uno. Però parlando con quelli di Seed che hanno federato quella settantina di blogs, ho capito che valorizzano quelli più polemici e urlanti. Invece gli stessi bloggers preferiscono quelli calmi, (auto)ironici e riflessivi, lo si vede a ogni voto per il “Molly”, e anche a me suscitano più curiosità, più fiducia. Ci vedo la solita divisione tra fast-food e buona cucina, o merce e cultura se vuoi. I mass media devono strepitare e smuovere le emozioni del cliente e vale tuttora il vecchio detto americano: “nessun editore è mai fallito per aver sottovalutato l’intelligenza dei lettori”. Ma oltre alle emozioni, per farsi capire il lavoro intellettuale, non solo scientifico, ha bisogno calma, (auto)ironia e riflessione.

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