Testate e contenuti
27/05/2009

Durante il momento più interessante dello scorso WordCamp – un po’ deludente per la verità – si è discusso della crisi del giornalismo in un face to face tra blogstar, Luca Conti e Gaspar Torriero e giornalisti, Marcello Foa e Anna Masera.

Anna, giornalista de “La Stampa” e responsabile del sito del quotidiano torinese oltre che esperta della Rete e dei suoi linguaggi, ha detto che molti giovani, giornalisti freelance e/o blogger, che emergono per la qualità dei loro contenuti, dovrebbero essere assunti dalle grandi testate.

E se invece fossero i loro contenuti a essere richiesti e acquistati dagli operatori professionali dell’informazione?

Come si dice…ah sì, stay tuned

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W|A, CyC e gli scettici
16/05/2009

Mi meraviglia l’atteggiamento tra lo scettico e il sarcastico che alcuni esperti e appassionati conoscitori del mondo della Rete come Zambardino e Guido Vetere hanno manifestato verso il progetto Wolfram |Alpha.

Io lo trovo un esperimento di grande interesse, che potrà portare, in caso di successo, ad aggiungere un’altra colonna portante alla Rete, dopo Google e Wikipedia.

Se Google aiuta a ritrovare informazioni e Wikipedia a crearle attraverso l’intervento umano, W|A elabora in maniera algoritmica la conoscenza, almeno quella conoscenza che è già presente in Rete e nei database del progetto sotto forma di dati grezzi e interpretabili dai software (per esempio nei formati CSV, XML, RDF, FOAF ecc.).

Molti lo associano a CyC, “l’enciclopedia che diventa persona”, il progetto di IA che tenta di far emergere l’intelligenza inserendo in un enorme database milioni di regole e dati sul nostro mondo.

Ma W|A non è un progetto di intelligenza artificiale, è più vicino ad un sistema esperto “generalista” e distribuito, che elabora e (ri)assembla piccoli tasselli sparsi di conoscenza e li ripropone in una nuova forma – utilizzando anche tabelle, grafici, diagrammi – più facilmente interpretabile e utilizzabile in maniera più diretta dall’utente.

Così come le calcolatrici elettroniche ci hanno fatto risparmiare tempo, consentendoci di concentrarci sulle soluzioni dei problemi e non sui calcoli, W|A potrebbe, se manterrà le promesse, aiutarci a elaborare i dati grezzi presenti in Rete, trasformandoli in elementi interpretanti della realtà nei suoi vari domini.

In questo stadio iniziale è ovvio che il progetto dia il suo meglio nel dominio delle scienze dure o comunque in quei domini in cui esistono dati che possono esser forniti in pasto agli algoritmi; ma pensate già cosa si potrebbe fare, per esempio, in tema di trasparenza dell’amministrazione pubblica (grazie a David Osimo per l’ispirazione) se si potessero elaborare con W|A i dati ufficiali (ammesso che fossero disponibili in formati open e non in pdf e doc…).

Spesso ci entusiasmiamo per qualche gadget di Rete che dura lo spazio di qualche cinguettio e sottostimiamo progetti che provano, e sottolineo provano, a portarci qualche passo più in là.

update: in un commento sottolineavo come il famoso (famigerato?) libro di Wolfram, “A New Kind of Science” non fosse stato tradotto in italiano; è però disponibile gratuitamente online l’originale inglese. Avendo un ebook reader…

update II: si continua a non capire (o a non voler capire) cosa sia W|A e cosa potrà essere. Mah…

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Socializzare nel e con il territorio
14/05/2009

A dispetto dell’opinione prevalente, un social network online, soprattutto se centrato sul territorio, permette di aumentare il grado di socializzazione offline.

E anche l’interazione con il territorio stesso.

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Le illusioni perdute
04/05/2009

Che anche nel magico e amichevole mondo del social web, delle relazioni sociali e professionali online, dei contatti reticolari, dei legami deboli (troppo deboli?) della collaborazione e dell’interazione ci siano comportamenti quanto meno discutibili?

Per esempio, se indirizzo ad un’azienda peraltro molto “2.0″  un mio cliente che automaticamente diventa un possibile cliente per tale azienda, non sarebbe carino ricevere un’email di ringraziamento del tipo “Grazie Fede per averci segnalato”? Una richiesta di amicizia Facebook? Una twitterata?

O questa è una mia ennesima illusione?

Per carità, nulla di drammatico e nulla di nuovo sotto il sole, anche quello pixellato. Semplicemente dispiace.

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I limiti dell'interpretazione dei contenuti online
07/04/2009

Ottimo l’articolo/post di Stefano Mizzella sul life sharing.

Aggiungo un paio di considerazioni.

Il “collasso dei contesti”, dovuto alla frammentazione e alla destrutturazione dei propri contenuti online, e il “pubblico invisibile”, la moltiplicazione e la diversificazione dei possibili lettori/utilizzatori degli stessi, producono effetti che andrebbero interpretati con strumenti tipici della semiotica interpretativadi Eco.

Il testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo. [...] chi produce il testo (emittente) dovrà effettuare una serie di supposizioni riguardo le modalità e le conoscenze dei possibili lettori.

Questa assunzione nel mondo degli UGC è spesso disattesa sia perché le supposizioni non vengono fatte, sia perché il pubblico dei propri lettori può risultare estremamente eterogeneo, sia infine perché la decontestualizzazione rende assai difficile la sorte interpretativa di un contenuto online.

I contenuti del web sono necessariamente “testi aperti”, spesso a dispetto delle intenzioni dell’autore.

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Un terremoto prevedibile?
06/04/2009

Prevedere i terremoti non è ancora possibile. Ci sono molte linee di ricerca, una delle quali è la rilevazione della concentrazione di radon che il ricercatore tecnico dell’INFN Gioacchino Giuliani persegue (non è il solo, si legga qui per esempio.).

Ma ci andrei molto, ma molto cauto su questo tipo di previsioni. Nel mondo ci sono centinaia di scienziati, ricercatori e gente comune (per non parlare di sensitivi)  che sostiene di avere un metodo per prevedere terremoti. Ogni giorno è previsto un terremoto da qualche parte: 99 volte su cento non si verifica e la cosa cade nell’oblio. L’unica previsione azzeccata fa scalpore, ma non è affatto detto che sia dovuta alla bontà del metodo utilizzato.

Perché una teoria scientifica sia valida deve essere verificata da altri scienziati e fornire previsioni attendibili: sempre (o quasi), non una sola volta.

Ho letto che Giuliani asserisce che il suo metodo prevede un evento da 6 a 24 ore prima: ma le sue segnalazioni si sono susseguite per mesi, senza dare mai una data precisa.

A l’Aquila erano settimane che persisteva uno sciame sismico e forse anch’io sarei stato buon profeta nel prevedere un prossimo terremoto…

Non dico che il metodo Giuliani non possa avere qualche fondamento scientifico – anche se il parlare di legami con gli allineamenti con la Luna (può essere) e Venere (molto meno) mi lascia perplesso – ma occorre sempre molta cautela da parte di tutti nei giudizi, come sempre in Italia condizionati dall’emotività del momento.

update: Marco Cattaneo argomenta meglio di me…

update II: un contributo da Scientific American

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Post-libertà
01/04/2009

La voce dei blogger è voce di liberta online ed offline.

Una volta che si è scoperto il piacere di esprimere le proprie opinioni e di conversare liberamente con gli altri è difficile tornare in una dimensione oppressiva e censoria, una volta spento il computer.

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Serra senza Rete
13/03/2009

Lemure

photo by steve harris

A Michele Serra non piace la Rete. Questo mi dispiace, perché sono quasi sempre d’accordo con lui, sia che legga le sue “amache”, i suoi articoli o le risposte alle lettere dei lettori sul Venerdì di Repubblica.

Quello che ancor più mi dispiace è che i suoi sono pre-giudizi. Non credo frequenti molto la Rete, non ha un blog – a differenza ormai di molti suoi colleghi – e suppongo che gran parte delle sue conoscenze derivino dalle informazioni divulgate da giornali e televisioni.

Serra cade nello stesso errore che spesso, a ragione, imputa ad altri: quello di essere superficiali, di lasciarsi andare a valutazioni su argomenti che non conoscono, di dare per buona una visione della realtà creata dai mass-media , di essere nostalgici e senza curiosità intellettuale.

Altro non posso fare che consigliargli di provare a visitare questo reame digitale, bizzarro e caciarone, ma ricco di individui interessanti, di energia creativa e di propensione al futuro. Conversare con gli abitanti, passeggiare – vabbè, navigare… – tra sentieri e strade lastricate di link, esplorare i luoghi “turistici” e le periferie in cui abbondano nicchie più che casermoni. Farsi una sua opinione, buona o cattiva, ma plasmata dalla sua esperienza, non da una percezione di riflesso.

E, se proprio vi è ripulsa nel metter le dita sul mouse, almeno leggere i tanti libri scritti da autori italiani e stranieri sul Web sulle ricchezze (e miserie) della Rete. Sarà un po’ come consultare una guida Lonely Planet del Madagascar senza aver la possibilità di guardare negli occhi un vero lemure, ma meglio di niente…

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Buddypress, il Wordpress sociale
13/02/2009

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Approfitto dell’uscita, in queste ore, della prima release candidate di BuddyPress per parlarvi di questa piattaforma per il social networking che sto testando da qualche giorno.

BuddyPress è un giovane progetto open source che si propone di sviluppare un pacchetto software gratuito da utilizzare per creare social networks; esso si basa sulla famosa piattaforma di blogging Wordpress, o meglio, sulla sua versione multiutente Wordpress MU già utilizzata come base da Wordpress.com oltre che da molti giornali online, dal New York Times a Le Monde, da università come Harvard e da grandi compagnie come Yahoo!

BuddyPress è costituito sostanzialmente da un set di plugin – scritti in PHP – per Wordpress MU che, aggiungendo tutta una serie di funzionalità specifiche, trasforma il network di blog in una vera piattaforma di social networking (qui una demo online).

Ogni plugin è indipendente: si può quindi scegliere di caricarne un determinato sotto-insieme.

Esiste un core-plugin che permette di integrare i differenti plugin tra di loro e di apportare le necessarie modifiche all’interfaccia Wordpress MU. Le caratteristiche di modularità ed apertura ne fanno una piattaforma dalle grandi potenzialità.

E’ già attiva una comunità di sviluppatori che presumibilmente si allargherà di pari passo con la popolarità della piattaforma stessa.

Le funzionalità già implementate sono quelle classiche di una piattaforma per il social networking: creazione di profili utente, messaggistica interna, amicizie, gruppi con forum di discussione integrato (basato su bbpress), wire – l’equivalente del “wall” di Facebook, flusso di attività; in più dai progetti originali viene ereditata la possibilità per ogni utente di creare il proprio blog , indipendente ma nello stesso tempo integrato nella comunità online (ogni nuovo post viene segnalato nel social network).

Esiste un sistema di notifiche via email (personalizzabili dall’utente) che invia informazioni sulle attività del social network di interesse per l’utente. Per tenersi aggiornati sul flusso informativo è possibile anche utilizzare i feed RSS.

Di facile installazione BuddyPress colpisce per la sua stabilità (io ho testato la beta 2), la sua leggerezza e per l’ottima disposizione delle informazioni. La homepage può essere facilmente “montata” dall’amministratore della piattaforma attivando e disponendo tutta una serie di widget. La grafica, già molto pulita e rilassante nel template base, è modificabile tramite i fogli di stile associati ad ogni modulo. Efficace la gestione del social network attraverso un apposito menu nella sezione di back-office, per il resto simile a quella di ogni blog Wordpress.

Certo, le funzionalità sono per il momento limitate ed esistono alcune imperfezioni ma credo che “Buddy” abbia buone potenzialità, soprattutto se attrarrà una massa critica di utenti e di sviluppatori in grado di richiedere ed implementare nuove funzioni, come le già progettate integrazioni con Facebook Connect, OpenSocial ed OpenID, la presenza dello status utente, l’album fotografica e via dicendo.

Trovo che BuddyPress sia una buona alternativa a soluzione SaaS come KickApps e TamTamy, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi associati ad ogni scelta: un pacchetto software da installare su un proprio host (o server virtuale o dedicato) permette di avere il massimo controllo, sia sui dati che sull’applicazione e consente una personalizzazione spinta. D’altro canto occorre preoccuparsi di questioni come la scelta dell’ambiente su cui installarlo, la larghezza di banda, il backup.

update: arturo mi suggerisce giustamente di citare il sito italiano dedicato a BuddyPress.

ps sto scrivendo una panoramica più completa che metterò online tra qualche giorno; nel frattempo per chi fosse interessato lascio il link per un piccolo documento che ho scritto su KickApps, piattaforma web-based “white label” per la costruzione e gestione di social network.

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Facebook e l'esercizio dello spirito critico
05/02/2009

Come evitare di far degradare in modo rapido e definitivo l’ecosistema Facebook? Come evitare che “moneta cattiva scacci moneta buona”?

Semplice, basta esercitare quel minimo di senso critico necessario in ogni aspetto della nostra vita ed in particolare durante le nostre permanenze nella Rete.

Neofita, utente occasionale o abituale, scafati navigatori vengono irrimediabilmente attratti dalle applicazioni di Facebook. Alcune – poche – utili, altre inutili ma divertenti, altre ancora “furbette” o semplicemente fastidiose ed irritanti.

Molte applicazioni sono specchi per le allodole – tipo MyCalendar, per esempio – che portano gli utenti verso siti che vendono suonerie, promettono incontri intriganti, offrono servizi più o meno costosi. Il guaio è che spingono l’utente ad invitare altri contatti, diffondendosi in maniera virale (ed in questo caso l’aggettivo è interpretabile in senso stretto.)

Altre volte, semplicemente, qualcuno crea gruppi per iniziare una catena di S.Antonio oppure battere il record del gruppo più numeroso, così, tanto per ammazzare la noia.

Io qui faccio riferimento al gruppo Statistiche di Facebook: scopri chi ti visita! ma i consigli sono di carattere generale

  1. Facebook non consente di attingere dati sul traffico, in particolare su quello da/verso ogni singolo utente.
  2. Il gruppo è solo in lingua italiana, non contiene informazioni puntuali e l’ufficio  è indicato come quello “Statistiche” di Facebook con sede  a Mountain View (sede di Google…)
  3. Viene richiesto di far aderire altri amici (cinque quando l’ho visitato l’altro giorno, adesso siamo a dieci/venti)
  4. Non è possibile lasciare commenti (per evitare che qualcuno ne lasci qualcuno tipo questo…)
  5. E’ presente della pubblicità “amatoriale”
  6. Dare un’occhiata al profilo dell’amministratore non guasta. Se non è disponibile, peggio ancora.

Ad oggi il gruppo conta più di mezzo milione di iscritti…

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