Come corollario del post sul motore di ricerca Hakia segnalo questo post che chiarisce in maniera semplice ed efficace le differenze tra tecnologie semantiche (come quella utilizzate da Hakia) ed il Web semantico, tra il Web 2.0 ed il Web 3.0 prossimo venturo, tra dati ed iperdati.
Riporto solo una parte del post di Nova Spivack (traduzione mia):
Qual’è la differenza tra “Dati sul Web (Data on the Web)” e l’idea di un “Web di dati (The Data Web)”?
La miglior risposta a questa domanda l’ha data Dean Allemang al recente Semantic Web SIG svoltosi a Palo Alto. Dean dice, “Certamente ci sono dati nel Web, ma attualmente non esiste un Web di dati.” La differenza è che nel paradigma del Web Semantico, ogni dato può essere collegato ad una altro dato in un altro posto, questo è un web (ndt ragnatela) di dati, non solo dati nel Web.
Io chiamo questo concetto riguardo i dati interconnessi “Iperdato (Hyperdata)”, che rappresenta per i dati ciò che l’ipertesto è per il testo.
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Hakia è un motore di ricerca meaning based, basato su una teoria linguistica del significato del linguaggio naturale chiamata Ontological Semantics (Ontosem). Le ricerche possono essere effettuate nel modo tradizionale oppure tramite la formulazione di semplici domande, come ad esempio: “La vita intelligente è giunta sulla Terra dallo spazio?”
Che cos’è l’Ontological Semantics?
Si tratta di una teoria che fa parte di quelle discipline note sotto il nome di semantiche linguistiche. In quest’approccio, detto rappresentazionale, l’obbiettivo è lo studio del significato di frasi e testi così come essi sono intuitivamente compresi dagli esseri umani. L’emulazione dei metodi naturali del processo di comprensione avviene attraverso la costruzione di un robusto framework teorico. La risorsa centrale è rappresentata dalla costruzione di un’ontologia che fornisca le chiavi per estrarre e rappresentare il significato da testi in linguaggio naturale.
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A destra avete notato il logo che ho creato per sostenere l’appello lanciato da Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto.
Logo rozzo – non sono un grafico – ma penso che l’appello per impedire passi indietro sulla privacy sia importante e da non sottovalutare.
In pochissimi giorni l’appello è stato firmato da più di 5.000 persone malgrado il tardivo interesse dei media tradizionali ed il sostanziale silenzio degli opinion makers della blogosfera.
Peccato, perché questa mobilitazione nata nel Web ha prodotto risultati positivi in tempo reale, rendendo evidenti le potenzialità della democrazia digitale molto più che gli isterismi alla Grillo.
update: se qualcuno vuole scaricare il logo lo può fare qui
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Geniale il viral marketing che promuove la raccolta di successi di Bob Dylan in uscita il primo ottobre.Io sono stato “contagiato” in Facebook grazie a Bonaria ma si può andare direttamente sul sito dedicato all’album per far sfogliare al menestrello del rock il vostro messaggio personale ed inviarlo ai vostri amici. Se volete potete anche inserire il video nel vostro blog
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Deliziosamente futile questo servizio, Listphile, che consente di creare, condividere e votare/commentare liste di oggetti.
Ripensandoci… con la possibilità di georeferenziazione, con il tagging e con l’approccio collaborativo forse si potrebbe trovare qualche utilizzo intelligente per queste liste dinamiche che, tra l’altro, possono essere incapsulate in un blog e siti.
Qui un esempio che può fornire spunti interessanti.
Voi che ne dite?
[via MicroContent Musings]
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Da un lato passione, professionalità, entusiasmo per il proprio lavoro di insegnante. Dall’altro i nuovi strumenti di comunicazione del Web. Aprite la porticina che separa questi elementi e si creerà una miscela pericolosa. Pericolosa per chi crede che per la scuola italiana non ci sia più speranza e per chi pensa che gli insegnanti siano solo gli zombie pavidi ed ignavi immortalati dai video di YouTube. Miscela esplosiva per i tecnoscettici di professione e per i “luddumanisti” senza curiosità che si trovano a dover fare i conti con le potenzialità stavolta espresse delle tecnologie informatiche. Addirittura sconvolgente leggere i commenti degli alunni delle medie che interagiscono e comunicano con la loro insegnante manifestano la loro curiosità e la loro voglia di apprendere. Più istruttivo di cento tutorial, più convincente di cento post “teorici”.
I blog didattici di Annarita, fisico ed insegnante di scuola media, sono solo un frammento di una realtà nascosta, fatta di individui attenti, brillanti, consapevoli del loro ruolo di maestri del sapere, che non esitano a sperimentare nuove vie per una didattica diversa, orizzontale, condivisa e condivisibile, partecipata e partecipe. Un’educazione all’informazione, alla conversazione, al metodo. Un’educazione alla cultura della conoscenza.
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La parola latina textum letteralmente significa “la ragnatela”, “the web”.
Florian Cramer da un intervento presentato alla conferenza New Network Theory di Amsterdam, giugno 2007. Qui la raccolta dei papers e degli abstracts della conferenza (pdf, 23 Mb).
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E’ la prima volta che consultando Wikipedia incontro una pagina del genere. Sembrano le vecchie schermate della televisione “La trasmissione è temporaneamente sospesa per motivi tecnici” .Però, che strana sensazione. Ormai Wikipedia la si dà per scontata…
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A proposito di Attention Data.
A Bill of Rights for Users of the Social Web.
[via Particls.Blog]
Il tema del controllo dei dati personali e dei contenuti generati dagli utenti è indicato da Read/WriteWeb come uno dei topic da tener d’occhio nel prossimo futuro.
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Riporto qui un commento che ho lasciato in un post del bel blog The Geek Librarian di Bonaria Biancu
- Sarebbe ora che a chi acquistasse un libro – soprattutto testi universitari, da consultazione, saggistica – venisse fornita anche la versione elettronica. Questo per poter facilmente consultare, fare ricerche, selezionare citazioni ecc. dai libri della propria biblioteca. L’indice dei libri dovrebbe essere affiancato da una tag cloud.
- E’ auspicabile che lo sviluppo dei dispositivi portatili per la lettura (scrittura) dei formati elettronici prosegua più velocemente. Leggere lunghi testi attraverso i video a bassa risoluzione dei nostri computer è faticoso e stancante. L’Iliad, per esempio, è un primo passo ma siamo ancora indietro su questo versante. Pensiamo al livello di sviluppo software/hardware della musica o della fotografia digitale.
- I dispositivi mobili non soppianteranno ancora per diversi anni i libri tradizionali, soprattutto quelli di narrativa. Il piacere di sfogliare un libro è ineguagliabile. Ma i dispositivi serviranno soprattutto per articoli, testi tecnici, da consultazione, per la collezione di pdf e doc raccolta durante la navigazione in Rete, per appuntare direttamente in digitale note e considerazioni che rimangano collegate al testo in lettura. E per poter leggere i testi Creative Commons che nel dominio digitale trovano il loro ambiente ideale.
update: sull’argomento un articolo di oggi del New York Times.
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