Stalkk.ed
10/11/2007

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Il blog di Enrico Bertini, Stalkk.ed, è in assoluto uno dei migliori nel e sull’universo digitale.

Competenza, chiarezza espositiva, argomenti interessanti e non banali, ricchezza di link rendono ogni post un piccolo tesoro informativo.

Sono un po’ invidioso…

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Cultura convergente: appunti per una recensione 2/3
24/10/2007

Il secondo capitolo è incentrato su due modificazioni, due evoluzioni contemporanee (stile preda-predatore…):

  • · l’ utente/consumatore attivo, il prosumer, che entra nelle dinamiche di prodotti audiovisivi (e loro derivati) come serie televisive, reality, saghe cinematografiche, gare di talenti creando comunità attente, partecipi ma anche severe e volubili.

  • · i brand si trasformano in lovemarks, entità commerciali che basano la loro strategia sulla continua interazione tra cliente e marchio attraverso molteplici punti di contatto, cross-piattaforma e cross-mediali. L’attenzione è rivolta verso i prosumers, il paretiano 20% di consumatori attivi che inseguono il prodotto attraverso tutte le sue incarnazioni multimediali: il prosumer viene coccolato, adulato, affascinato, sedotto anche per la sua capacità di traino – attraverso il passaparola, il gossip, le chiacchere davanti alla macchinetta del caffè “virtuale” e non — verso il restante 80% di consumatori. Strategia delicata, quella della seduzione: se dopo la seduzione il prosumer si sente abbandonato, tradito o trascurato scatta la “sindrome del fidanzato deluso”.

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Cultura convergente: appunti per una recensione 1/3
19/10/2007

Un nuovo tipo di recensione: la recensione seriale. Leggo, prendo appunti, li condivido.

Henry Jenkins è direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Cultura convergente (Apogeo, 2007), secondo la prefazione del collettivo Wu Ming è un saggio in cui “ogni oscurità concettuale si fa cristallina”. La cultura popolare/di massa che deborda dal flusso principale riversandosi nei nuovi media. Cultura convergente come l’intricato dedalo del delta di un grande fiume. Il grande fiume dei media tradizionali incontra e si fonde con il mare informativo della Rete. Wu Ming si concentra sull’Italia e sul dibattito distorto, provinciale, pregiudiziale e moralistico che accompagna la lenta evoluzione tecnologica e sociale della nostra cultura.

Di cosa ci parlerà Jenkins? Di convergenza mediatica, di cultura partecipativa, di intelligenza collettiva. Intendiamoci: un medium può essere considerato sia come uno strumento per la comunicazione sia un sistema culturale che si forma intorno a tale strumento. Gli strumenti cambiano, si evolvono, il medium rimane ma si adatta. Oggi gli strumenti divergono (si moltiplicano in una parossistica fase evolutiva. Ne rimarrà solo uno? Scatola nera onnicomprensiva?) i contenuti convergono spinti dall’alto, dalle corporation e dal basso, dai prosumers.

Ho capito che Jenkins utilizzerà come laboratorio di analisi (esperimenti, apprendistato “alla Lévy” per esplorare le nuove strutture economiche, sociali e politiche del futuro) alcuni “casi mediatici” molto legati alla cultura popolare americana ed anglosassone.

Si inizia con Survivor. Con Survivor?? Avete presente? La versione americana de L’isola dei famosi. Con una cruciale differenza: il programma USA è interamente registrato prima della messa in onda. Quindi fin dall’inizio tutto è già accaduto . Fin dalla prima serie è scoppiato il fenomeno dello spoiling, il tentativo cioè, da parte della comunità di fans del programma, di cercare di scoprire il vincitore prima dell’ultima puntata. Questa comunità passa il suo tempo (?) ad indagare, cercando indizi e prove, setacciando la Rete ed ogni fotogramma delle puntate trasmesse, interagendo tramite le communities virtuali attraverso complesse modalità. Per Jenkins “intelligenza collettiva al lavoro”. Io rimango assai perplesso, pensando come da noi i reality siano l’emblema di una televisione men che mediocre. Jenkins dice che gli americani non partecipano ai dibattiti politici perché sono “cose da esperti”: raffronto quest’affermazione con la grande partecipazione al referendum sul welfare e alle primarie del PD e questo mi fa rivalutare il mio Paese…

Comunque dal primo capitolo emergono due considerazioni:

  • · il “paradigma dell’esperto” (conoscenza specifica elargita dall’alto) sembra perdere efficacia in una’architettura reticolare, in un contesto di overload informativo e in uno “spazio delle soluzioni” multidisciplinare.
  • · Le comunità di conoscenze sono oggi temporanee, flessibili, a carattere volontario e “tattiche”: ci si unisce a loro per un determinato scopo esaurito il quale ci si sposta verso un’altra community. E’ la norma la multi-appartenenza, sia per la natura tattica delle affiliazioni che per l’enorme bacino di competenze e conoscenze che è necessario sondare (e filtrare) per ottenere risposte alle più svariate domande.

continua

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Wikipedia e il buon samaritano
18/10/2007

Una ricerca (Department of Computer Science, Dartmouth College) sulla qualità dei contributi in Wikipedia fornisce una conferma ed un risultato inatteso.

La qualità dei contributi degli utenti registrati cresce all’aumentare dei contributi stessi; questo era prevedibile, visto che chi si registra si suppone abbia interesse ad impegnarsi nella community dei wikipediani e/o ad accrescere la propria reputazione all’interno della comunità.

Il risultato meno ovvio è che la qualità dei contributi degli utenti anonimi ha un andamento opposto : il “buon samaritano”, colui che fornisce solo uno o pochi contributi in forma anonima, ha una qualità di contribuzione pari o superiore ai wikipediani più “prolifici”. Con l’aumentare dei contributi l’utente anonimo tende a fornire invece contenuti sempre più scadenti.

La spiegazione di questo andamento potrebbe essere che il “buon samaritano” è o un esperto in un particolare campo non interessato alla “fama” in seno alla comunità di Wikipedia o un lettore che rileva errori od omissioni in una voce e decide di effettuare una correzione al volo, una tantum. Chi fornisce molti contributi in forma anonima può essere un sabotatore della comunità oppure individui che vogliono partecipare attivamente al progetto Wikipedia ma si rendono conto della scarsa qualità dei loro contenuti.

Almeno due però sono, a mio avviso, i punti deboli della ricerca: l’utilizzo di un metodo quantitativo (tasso di conservazione dei contributi, pari alla percentuale dei caratteri originali di ogni contributore sul totale dei caratteri nella versione corrente della voce) per valutare la qualità dei contributi e l’associazione di uno stesso indirizzo IP sempre ad un unico utente anonimo. La ricerca si concentra inoltre su dati del 2005 circoscritti ad utenti delle versioni tedesche e francesi.

Per validare questi risultati occorrerebbe utilizzare una metodologia più rigorosa ed allargare l’indagine alla versione inglese; ritengo comunque interessante effettuare ricerche che evidenzino eventuali differenze – di origine sociale e/o culturale — nei contenuti, nelle strategie di amministrazione e nelle dinamiche interne delle varie versioni linguistiche dell’enciclopedia collaborativa.

[via EurekAlert!]

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Facebook per ricercatori
08/10/2007

researchGateLogo

Un gruppo di scienziati di Harvard in collaborazione con altri colleghi di diverse università internazionali sta sviluppando un progetto per creare una piattaforma di social networking tipo Facebook calibrata sulle esigenze del mondo della scienza e della ricerca.

L’obbiettivo è quello di utilizzare strumenti e filosofie del Web 2.0 per facilitare la comunicazione tra i ricercatori ed aumentare l’efficacia della ricerca stessa.

La piattaforma dovrebbe partire tra sei settimane. Nel frattempo è online una pagina/questionario tramite la quale tutti gli interessati possono rispondere ad alcune domande. Il sondaggio serve ai membri del team di sviluppo per ottenere informazioni su quali siano i servizi e le funzionalità auspicate dai possibili utilizzatori.

Può essere richiesto un beta account scrivendo a questo indirizzo email specificando nome, campo di ricerca, università.

[via Science Blog]

Trovo estremamente interessante (anche tardivo direi) questo genere di progetto. Delle affinità tra il mondo della scienza e quello del Web 2.0 ne ho già parlato. Speriamo che questo incontro ravvicinato favorisca ancor di più il fluire delle informazioni e delle conoscenza in ambito scientifico. Un’altra speranza è che la piattaforma sia all’insegna dell’open access: la scritta “All rights reserved” sulla pagina iniziale non mi sembra di buon auspicio.

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Liste condivise. O anche no…
19/09/2007

Deliziosamente futile questo servizio, Listphile, che consente di creare, condividere e votare/commentare liste di oggetti.

Ripensandoci… con la possibilità di georeferenziazione, con il tagging e con l’approccio collaborativo forse si potrebbe trovare qualche utilizzo intelligente per queste liste dinamiche che, tra l’altro, possono essere incapsulate in un blog e siti.

Qui un esempio che può fornire spunti interessanti.

Voi che ne dite?

[via MicroContent Musings]

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Cinema 2.0
10/09/2007

Su Cinema Invisibile un mio articolo sul cinema 2.0 (il caricamento della pagina è un po’ lento).

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Dalla teoria alla pratica
02/09/2007

Vorrei proporre al festival cinematografico – una piccola organizzazione con una dozzina di persone tra organizzatori, collaboratori e volontari + un discreto numero di partner esterni – con cui ho collaborato negli anni scorsi un upgrade 2.0.

Proporrò l’utilizzo di strumenti, servizi ed approcci Web 2.0 sia per l’organizzazione interna che per la comunicazione esterna.

Alcune idee:

  • Adozione di strumenti Groupware (calendario condiviso, ToDoList, Document Management, wiki/blog interno, feed RSS)
  • Adozione di strumenti di messaging (integrazione di IM già adottati, microblogging tipo Twitter/Jaiku)
  • Ristrutturazione del sito Web 2.0 style (layout, Ajax, microformati)
  • Apertura blog multiautore (temi ed argomenti correlati alla natura e al “target” del festival)
  • Apertura tumblelog (news, associato al blog)
  • Apertura wiki (da definire la tipologia)
  • Apertura di punti di presenza nell’ecosistema digitale: Facebook, MySpace, Technorati

E visto che si parla di Web 2.0 chiedo ai visitatori del blog opinioni, suggerimenti, critiche a questo abbozzo di progetto.

Grazie.

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La ricchezza di Benkler
14/08/2007

Bozza di recensione del libro di Yochai Benkler, La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà, Università Bocconi Editore, 2007. Una parte significativa del libro è liberamente scaricabile qui.

Una recensione più articolata probabilmente la farò per Programmazione.it.

Un libro corposo, ma non complesso, quello di Benkler, professore di Diritto alla Yale Law School ed esperto degli approcci common-based alla gestione delle risorse nelle comunicazioni e nei sistemi informativi.

Un testo destinato a divenire un punto di riferimento per i sostenitori della svolta “sociale” della Rete, una sorta di No logo di inizio millennio, più autorevole e meno superficiale del libro della Klein.

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