Wikipedia e il buon samaritano
18/10/2007

Una ricerca (Department of Computer Science, Dartmouth College) sulla qualità dei contributi in Wikipedia fornisce una conferma ed un risultato inatteso.

La qualità dei contributi degli utenti registrati cresce all’aumentare dei contributi stessi; questo era prevedibile, visto che chi si registra si suppone abbia interesse ad impegnarsi nella community dei wikipediani e/o ad accrescere la propria reputazione all’interno della comunità.

Il risultato meno ovvio è che la qualità dei contributi degli utenti anonimi ha un andamento opposto : il “buon samaritano”, colui che fornisce solo uno o pochi contributi in forma anonima, ha una qualità di contribuzione pari o superiore ai wikipediani più “prolifici”. Con l’aumentare dei contributi l’utente anonimo tende a fornire invece contenuti sempre più scadenti.

La spiegazione di questo andamento potrebbe essere che il “buon samaritano” è o un esperto in un particolare campo non interessato alla “fama” in seno alla comunità di Wikipedia o un lettore che rileva errori od omissioni in una voce e decide di effettuare una correzione al volo, una tantum. Chi fornisce molti contributi in forma anonima può essere un sabotatore della comunità oppure individui che vogliono partecipare attivamente al progetto Wikipedia ma si rendono conto della scarsa qualità dei loro contenuti.

Almeno due però sono, a mio avviso, i punti deboli della ricerca: l’utilizzo di un metodo quantitativo (tasso di conservazione dei contributi, pari alla percentuale dei caratteri originali di ogni contributore sul totale dei caratteri nella versione corrente della voce) per valutare la qualità dei contributi e l’associazione di uno stesso indirizzo IP sempre ad un unico utente anonimo. La ricerca si concentra inoltre su dati del 2005 circoscritti ad utenti delle versioni tedesche e francesi.

Per validare questi risultati occorrerebbe utilizzare una metodologia più rigorosa ed allargare l’indagine alla versione inglese; ritengo comunque interessante effettuare ricerche che evidenzino eventuali differenze – di origine sociale e/o culturale — nei contenuti, nelle strategie di amministrazione e nelle dinamiche interne delle varie versioni linguistiche dell’enciclopedia collaborativa.

[via EurekAlert!]

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Commenti in salita
09/10/2007

In un commento ad un post di Luca Chittaro ho riflettuto su come commentare un post sia ormai diventata una corsa ad ostacoli. Captcha numerici, algebrici, letterali, pittorici,criptici. Registrazioni obbligatorie. Login. Moderazioni non esplicitate. Malfunzionamenti vari. Peccato. Come si diceva, spesso tra i commenti, ancorché snobbati dagli stessi autori dei blog, si celano tesori.

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Birmania
27/09/2007

Se volete sostenere la lotta pacifica del popolo e dei monaci birmani contro la dittatura militare seguite queste istruzioni dal blog Minding the Planet di Nova Spivack.

E’ un nuovo tipo di protesta online che usa i blog per diffondere un appello globale.

Sostanzialmente si tratta di ricopiare il post sul proprio blog. Un numero speciale permetterà di monitorare la diffusione del meme nella blogosfera.

Io ho aderito con il mio blog Struttura Fine.

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Non privarmi della privacy
25/09/2007

A destra avete notato il logo che ho creato per sostenere l’appello lanciato da Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto.

Logo rozzo – non sono un grafico – ma penso che l’appello per impedire passi indietro sulla privacy sia importante e da non sottovalutare.

In pochissimi giorni l’appello è stato firmato da più di 5.000 persone malgrado il tardivo interesse dei media tradizionali ed il sostanziale silenzio degli opinion makers della blogosfera.

Peccato, perché questa mobilitazione nata nel Web ha prodotto risultati positivi in tempo reale, rendendo evidenti le potenzialità della democrazia digitale molto più che gli isterismi alla Grillo.

update: se qualcuno vuole scaricare il logo lo può fare qui

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Il giardinetto infestato
03/09/2007

Ma Facebook non doveva essere la versione “adulta” di MySpace?

Il nostro giardinetto recintato preferito è sempre più infestato da una miriade di applicazioncine, virali o meno, rilanciate e rimpallate tra un utente e l’altro. La maggior parte sono fastidiose e fanno solo perdere tempo.

Altro punto: d’accordo il social network, ma iscriversi a decine di gruppi che non verranno mai frequentati che senso ha? Non sarebbe meglio focalizzarsi su due o tre aree di interesse e partecipare attivamente alla vita del gruppo corrispondente?

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Dalla teoria alla pratica
02/09/2007

Vorrei proporre al festival cinematografico – una piccola organizzazione con una dozzina di persone tra organizzatori, collaboratori e volontari + un discreto numero di partner esterni – con cui ho collaborato negli anni scorsi un upgrade 2.0.

Proporrò l’utilizzo di strumenti, servizi ed approcci Web 2.0 sia per l’organizzazione interna che per la comunicazione esterna.

Alcune idee:

  • Adozione di strumenti Groupware (calendario condiviso, ToDoList, Document Management, wiki/blog interno, feed RSS)
  • Adozione di strumenti di messaging (integrazione di IM già adottati, microblogging tipo Twitter/Jaiku)
  • Ristrutturazione del sito Web 2.0 style (layout, Ajax, microformati)
  • Apertura blog multiautore (temi ed argomenti correlati alla natura e al “target” del festival)
  • Apertura tumblelog (news, associato al blog)
  • Apertura wiki (da definire la tipologia)
  • Apertura di punti di presenza nell’ecosistema digitale: Facebook, MySpace, Technorati

E visto che si parla di Web 2.0 chiedo ai visitatori del blog opinioni, suggerimenti, critiche a questo abbozzo di progetto.

Grazie.

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La ricchezza di Benkler
14/08/2007

Bozza di recensione del libro di Yochai Benkler, La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà, Università Bocconi Editore, 2007. Una parte significativa del libro è liberamente scaricabile qui.

Una recensione più articolata probabilmente la farò per Programmazione.it.

Un libro corposo, ma non complesso, quello di Benkler, professore di Diritto alla Yale Law School ed esperto degli approcci common-based alla gestione delle risorse nelle comunicazioni e nei sistemi informativi.

Un testo destinato a divenire un punto di riferimento per i sostenitori della svolta “sociale” della Rete, una sorta di No logo di inizio millennio, più autorevole e meno superficiale del libro della Klein.

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