Recensioni

Generazione app-dipendenti? O app-attivi?

Photo by Thomas Leuthard via flickr - CC BY 2.0
Photo by Thomas Leuthard via flickr – CC BY 2.0

Identità, Intimità, Immaginazione: la triade che delinea il percorso di formazione di ogni generazione. Nell’era delle app come è cambiato questo tragitto? Viene rigidamente recintato e facilitato – troppo facilitato – dalla tecnologia e dai canali della Rete oppure la capacità di esplorare se stessi e gli altri viene stimolata dalle mille opportunità a portata di click e di touch?

Howard Gardner e Katie Davis, autori di “Generazione App. La testa dei giovani e il nuovo mondo digitale“, Feltrinelli Editore, dopo aver sondato, intervistato, studiato centinaia di ragazzi (essenzialmente americani) e di adulti (insegnanti, psicologi ecc.) in una ricerca appassionata ma metodica temono che le nuove generazioni possano subire una sorta di ingabbiamento da parte di software e tecnologie che consentono apparentemente infinite possibilità ma che, in qualche modo, rendono difficile esser o ragionare fuori dagli schemi (o dai programmi scritti da altri) in quella super-app che è la vita.

Identità più superficiali e narcisiste, meno significative, costruite ad arte per adeguarsi all’esposizione pubblica continua che gli obblighi “social” rendono inevitabile; intimità costruite in ambienti on e offline controllati dove il rischio e l’incertezza – necessari alla crescita emozionale dell’individuo – tendono ad essere ridotti al minimo; l’immaginazione costretta a seguire sentieri già tracciati da altri, limitata da una serie di “tools” (come quelli per l’editing video, per fare un esempio) che solo apparentemente garantiscono libertà assoluta. Ragazzi schiavi di abitudini “codificate” sempre più sotto forma di app, che impediscono loro di andare oltre le informazioni e le istruzioni fornite.

E’ davvero così fosco il futuro della next-generation? Il paradiso dei comportamentisti e l’inferno dei cognitivisti?

In realtà gli autori, anche se manifestano queste preoccupazioni, sanno che ogni rivoluzione tecnologica (e culturale) porta a mutamenti nei percorsi di crescita non necessariamente negativi, solo diversi.

Molte ricerche per esempio indicano che i giovani non utilizzano la comunicazione online per sostituire l’interazione faccia a faccia ma a supporto di questa, anche come stimolo per vincere timidezze e senso di solitudine.

[themify_quote]La qualità delle nostre relazioni nell’epoca delle app dipende dalla finalità per cui usiamo le app stesse: per bypassare il disagio del rapportarci agli altri o come punti di partenza per costruire interazioni solide e significative.[/themify_quote]

In pratica ogni membro della “generazione breve” – o le “generazioni brevi”, definite dal rapido susseguirsi di tecnologie e media digitali: la “generazione sms”, generazione web 2.0″, “generazione Facebook” – può essere identificato e classificato in prima approssimazione dal “portfolio” di app che ha sul proprio smartphone. Ma è l’utilizzo di tali app che ne definisce il possibile percorso futuro: un giovane “app-attivo“, in grado di andare oltre i confini delineati dai codici “programmati” (magari generando lui stesso nuovi codici, ovvero inventando nuovi strumenti o nuovi utilizzi) o “app-dipendente“, che non si allontana dal percorso tracciato, senza prendere rischi, senza esporsi, seguendo la massa. Ma questo è qualcosa di già sentito…

Una delle caratteristiche peculiari dell’era della Rete è il fatto che, per la prima volta nella storia, i giovani, gli adolescenti e forse persino i bambini ne sanno di più degli adulti. In pratica, manca loro – in questo campo che sta diventando talmente pervasivo da inglobare tutto il quotidiano – una guida da seguire e/o contro cui ribellarsi. Il loro è un percorso di auto-formazione, di trasmissione orizzontale di conoscenze che va a sostituire in tutto o in parte quello verticale in passato fornito da genitori e insegnanti. Visto che del “pacchetto digitale” per loro fortuna fanno parte canali di comunicazione e spazi di condivisione senza limiti di tempo né di spazio la costruzione della loro identità personale, sociale, culturale passa – come e più di prima -attraverso le relazioni e le sperimentazioni. Vero è che, per non rimanere confinati in strutture costruite da altri, occorrerebbe fornire ai ragazzi, fin da bambini, gli strumenti per “programmare” il loro mondo futuro altrimenti sarebbe come insegnar loro a leggere ma non a scrivere: poter imparare, poter conoscere la visione del mondo degli altri ma non poter dare un proprio contributo originale.Ma non parlo solo di insegnar loro a scrivere codice, ma stimolarli ad essere curiosi, a smontare e rimontare cose e idee, a interagire con gli altri e, perché no, a lasciarli rischiare un po’. Cose valide sempre, in realtà.

Tornando al libro, anche l’analisi di opere artistiche – visuali e testuali – prodotti dai ragazzi negli ultimi vent’anni porta a risultati discordanti. Mentre le opere di arte visiva sembrano diventare con il tempo meno convenzionali, i lavori di scrittura creativa hanno compiuto il percorso inverso. Volendo esser pessimisti dietro l’apparente evoluzione delle opere visuali, potrebbe – secondo Gardner e Davis – nascondersi un accurato riciclaggio piuttosto che genuina innovazione: forme di remix e mash-up,  manifestazioni di quel “lock-in” paventato da Jaron Lanier.

Molti focus group hanno comunque evidenziato gli aspetti positivi sulla creatività offerti dalle nuove tecnologie: abbassamento del livello richiesto per intraprendere attività creative, maggior raffinatezza di ciò che può esser creato, più ampia varietà di offerte creative.

Il libro offre molti spunti interessanti e fornisce, più che certezze, argomenti di discussione. Per i genitori può rappresentare uno stimolo a entrare nella realtà digitale che circonda e pervade i loro figli, aiutarli a interpretare i loro comportamenti e le loro abitudini “tecnologiche”. Può anche diventare uno strumento di comparazione tra l’utilizzo che fanno delle tecnologie, delle app, della Rete i giovani americani e quelli italiani.

Per chi voglia approfondire e avere altri punti di vista sul rapporto tra il digitale e le nuove generazioni consiglio l’ultimo libro di danah boyd, “It’ complicated. The Social Lives of Networked Teens” (in inglese), qui scaricabile gratuitamente in pdf. In Italia Giovanni Boccia Artieri spesso affronta il tema del rapporto genitori/figli/tecnologie: proprio domani, giovedì 29 maggio, modera a Ravenna un dibattito dal titolo:
LA GENERAZIONE MILLENNIALS E LA SFIDA DIGITALE: Dove e come gli adolescenti percorrono la Rete.

update: un interessante infografica sui millenials e il loro utilizzo delle tecnologie e dei social media. via brandwatch.com

 

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