Blockchain

La strada della blockchain privata per l’industria audiovisiva parte dal Canada

Abbiamo visto nei precedenti post come le sperimentazioni della tecnologia blockchain nel settore entertainment sembrino passare solo attraverso Ethereum, la rete pubblica che per prima ha implementato gli smart contract.

Ma esiste anche un altro percorso, quello legato all’utilizzo di blockchain private, o “permissioned”. Anche gli scopi possono essere diversi. Forse all’inizio meno rivoluzionari ma più pragmatici, come quello di avere a disposizione uno strumento attraverso il quale semplificare drasticamente i processi legati alla produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi.

Groupe Média TFO (Canada) realizza contenuti multimediali legati soprattutto al settore culturale ed educativo.

Eric Minoli, vice presidente e CTO del gruppo, è partito da una considerazione: per produrre questi contenuti è necessario redigere un gran numero di contratti con diversi interlocutori e, successivamente, gestire diverse tipologie di pagamenti (con tempistiche e modalità differenti). Anche per la distribuzione il discorso non cambia, avendo a che fare con molteplici soggetti come piattaforme OTT (tipo Netflix), televisioni di tutto il mondo, fabbricanti di DVD ecc.

Ridurre la complessità di questi processi consente di ridurre tempi e costi, rendendoli più efficienti.

Dopo aver esplorato varie possibilità, TFO ha deciso di sperimentare una blockchain privata attraverso la collaborazione dell’azienda canadese Three Lefts, che ha sviluppato un sistema basato su blockchain per redigere contratti digitali, StonePaper.io. Più precisamente nel white paper (disponibile su ibc.org previa registrazione), scritto da Minoli insieme a Ulrich Dessouassi, si spiega che la scelta è caduta su Hyperledger Fabric.

Di questa DLT ne abbiamo già parlato in un post di qualche mese fa; si tratta della versione IBM del meta-progetto open source Hyperledger lanciato dalla Linux Foundation. Per ricapitolare brevemente: si crea un modello logico partendo da una rete di business e dagli asset che vengono scambiati al suo interno attraverso transazioni; questo modello viene implementato in una blockchain, sostanzialmente un ledger (libro mastro delle transazioni) distribuito e condiviso tra i partecipanti alla business network. Tra le funzionalità chiave vi sono la gestione delle identità, degli accessi e dei ruoli (che garantiscono privacy e confidenzialità), un meccanismo di consenso che permette di avere sempre transazioni valide nonché dati coerenti e sincronizzati, il processamento efficiente delle transazioni stesse grazie alla chaincode (equivalente agli smart contracts di Ethereum).

Il requisito fondamentale del progetto sviluppato da TFO è la semplicità di accesso e gestione, ottenuta attraverso un’interfaccia web (client) utilizzabile via browser.

Il progetto TFO si può dividere in due step successivi:

1. la creazione, grazie alla DLT, di uno sistema per la gestione dei contratti nella business network TFO. In questo primo step i token Rai di StonePaper sono usati come pseudo-valuta per facilitare le transazioni, la compravendita di contenuti audiovisivi, i pagamenti “tradizionali”. Questo primo step serve anche per invogliare e stimolare i partner a partecipare alla sperimentazione (oltre che essere un progetto con molte potenzialità anche in questa prima versione).

2. la successiva realizzazione di uno strumento evoluto per nuovi modelli di business, di finanziamento, di pagamenti e revenues sharing, di crowdfunding ecc., seguendo la tendenza già esaminata con altre iniziative come SingularDTV e MovieCoin. Qui entra in gioco la tokenizzazione che come ormai sappiamo è il processo di conversione dei diritti di un asset (intangibile nel caso di contenuti audiovisivi) in un token digitale. Più precisamente i diritti vengono suddivisi, “frammentati”, in un certo numero di token che permettono ai possessori di partecipare — in primo luogo — alla suddivisione dei profitti generati dall’asset in proporzione al numero di token posseduti. C’è da sottolineare che qui come in altri casi il token non rappresenti una quota di proprietà dell’asset ma del valore dell’asset stesso.

Gli smart contracts sono i custodi e gli esecutori automatici delle clausole che ne stabiliscono l’utilizzo.

La versatilità dei contratti intelligenti unita al controllo degli accessi ne permette, allo stesso tempo, la standardizzazione e la personalizzazione. È possibile creare clausole molto particolareggiate che gestiscano, per esempio, la vendita di singole puntate di una serie con vincoli territoriali e temporali per la visione. E queste clausole potranno essere modificate solo con un accordo tra le parti in causa e non unilateralmente.

Nella blockchain TFO si possono creare utenti “ospiti”, che possono solo visualizzare le informazioni che li riguardano: un attore assunto tramite un’agenzia può controllare i dettagli del contratto e i pagamenti di royalties.

C’è un punto importante da sottolineare. Utilizzare blockchain e smart contracts ha, potenzialmente, un altro grande vantaggio. Visto che contratti, informazioni e dati sono embeddati nei nodi dei partecipanti alla business network, qualora uno dei soggetti esca dal business (una società di produzione, un distributore), il meccanismo dei pagamenti e delle revenues sharing non si interromperebbe.

TFO sta attualmente sperimentando un prototipo con partner canadesi e francesi; l’infrastruttura blockchain, compreso il client, potrebbe essere successivamente commercializzata a beneficio di altri media groups.

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