Recensioni

“Platform revolution”: l’effetto rete che sta cambiando l’economia

Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso

Più di 10 anni fa Yochai Benkler nel suo famoso libro “La ricchezza della Rete” sottolineava l’importanza di Internet come “piattaforma di relazione umane” e affermava come nell’economia dell’informazione in rete

“le condizioni materiali della produzione sono cambiate, evolvendo secondo forme che aumentano l’importanza relativa della condivisione e dello scambio collettivo”.

Figlia di queste previsioni la sharing economy sta radicalmente cambiando modelli economici consolidati da più di un secolo.

Ma sappiamo che la definizione “sharing economy”, economia della condivisione, non coglie nel suo insieme tutte le caratteristiche e le peculiarità di questa nuova economia; ne sono testimonianza i tanti nomi alternativi che possono essere usati per “circoscriverla”: gig economy, on demand economy, collaborative economy e altri ancora.

Qual è davvero l’elemento comune di questa rivoluzione economica? La piattaforma, intesa come infrastruttura che, grazie all’effetto rete, permette di creare valore attraverso lo scambio informativo e l’interazione/coordinamento tra fornitori e consumatori (di servizi e di beni).

Marshall W. Van Alstyne e Geoffrey G. Parker, esperti di business management e ricercatori all’ MIT Initiative on the Digital Economy, insieme con Sangeet Paul Choudary, imprenditore specializzato in “platform business models”, nel loro libro “Platform Revolution. How Networked Markets Are Transforming the Economy — and How to Make Them Work for You” (W. W. Norton & Company, 2016) spiegano, raccontano (attraverso esperienze personali e tantissimi casi di studio), consigliano come affrontare il cambiamento inarrestabile prodotto dal “modello piattaforma”.

Uber, AirBnB, Facebook ma anche Amazon, Alibaba, Netflix, Apple e Google sono gli esempi più noti di una tendenza che va sempre più consolidandosi: la decadenza del modello lineare e “chiuso” di creazione del valore (“pipeline”) a favore di un’impostazione che il valore lo ricava da risorse esterne, non possedute direttamente, messe a disposizione da e a una comunità attiva e coinvolta formata da utenti produttori/consumatori che possono anche scambiarsi di ruolo (pensiamo agli ospiti e affittuari di AirBnB o agli autisti e passeggeri di eBay).

Le piattaforme sono un luogo di re-intermediazione, che con strumenti, algoritmi e regole permettono a domanda e offerta di incontrarsi in maniera rapida ed efficiente. L’effetto rete è alimentato dalla facilità di entrata e di uso delle piattaforme (quelle ben progettate…) da parte degli utenti che fin da subito contribuiscono alla creazione di valore.

I siti di crowdfunding sono un esempio lampante di queste caratteristiche: consentono ai creatori delle campagne di intercettare, in una vasta community, utenti attratti dalle loro idee, favoriscono la condivisione e il finanziamento attraverso diversi sistemi e modalità di pagamento, vedono – in questo “two-sided market” — progettisti e donatori/investitori scambiarsi spesso di ruolo.

Questo modello permette una crescita molto rapida, a patto che la piattaforma sia costruita con criterio attorno ad un “core” di funzionalità principali e che gli effetti negativi che pur esistono in strutture a rete siano mitigati da una “quality curation” in grado di mantenere elevata la percentuale di interazioni positive. Non necessariamente, infatti, il mero numero di iscritti riflette il valore monetario di una piattaforma.

Gli autori affrontano con estrema competenza e chiarezza temi chiave quali la progettazione e gestione di una piattaforma, i vantaggi competitivi rispetto ai vecchi modelli di business, i problemi legati alla regolamentazione (interna ed esterna), le metriche da adottare.

Particolarmente interessanti sono i passaggi legati al dilemma dell’uovo e della gallina (da dove partire per attirare la massa critica di utenti? Dai produttori/fornitori o dagli utilizzatori?) e alla questione cruciale della monetizzazione; a tal proposito scrivono

Una piattaforma ben gestita può creare valore in quattro modi: accesso alla creazione di valore, accesso al mercato, accesso agli strumenti e “curation”. La monetizzazione può essere ottenuta catturando una porzione del surplus del valore creato. (traduzione mia)

Non vengono sottovalutati neanche gli aspetti negativi della rivoluzione economica mediata dalle piattaforme: questa è una “distruzione creativa”, un decisivo momento di rottura con il passato che solleva molte questioni; l’eccessivo potere e guadagno che i giganti della platform economy sono in grado di acquisire, la mancanza di tutele per gli utenti lato offerta e l’erosione della privacy sono solo alcuni degli argomenti trattati per analizzare il “lato oscuro” del mondo delle piattaforme.

Raramente mi è capitato di leggere un saggio così interessante e istruttivo che quasi a ogni pagina (o schermata…) impone riletture e riflessioni. Come ex fondatore di una startup che proprio nel “modello piattaforma” aveva il suo punto di riferimento ho ritrovato situazioni e problematiche vissute in prima persona, ho ricordato gli errori commessi ma anche le corrette intuizioni che avevamo avuto.

Immagine tratta dal sito del libro “Platform Revolution”

Concludendo, “Platform Revolution” è, come ha scritto Andrew McAfee (capo-ricercatore del MIT Initiative on the Digital Economy e coautore di The Second Machine Age),

un libro da leggere o almeno da tenere lontano dalle mani dei tuoi competitors, presenti e futuri.

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