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	<title>Moto Browniano &#187; economia della conoscenza</title>
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	<description>&#34;Le nostre idee migliori sono spesso quelle che collegano due mondi diversi&#34; - Marvin Minsky</description>
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		<title>Economia della conoscenza: trasformazione o rivoluzione?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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Come può il capitalismo, che si basa sulla proprietà privata,  gestire l&#8217;avanzata impetuosa dell&#8217;economia e della società della conoscenza, che è un bene comune, non esclusivo, non competitivo e inesauribile?
A questa domanda fondamentale cerca di rispondere Enrico Grazzini, esperto in economia della comunicazione e dell&#8217;innovazione, nel suo &#8220;L&#8217;economia della conoscenza oltre il capitalismo &#8211; Crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1264" href="http://motobrowniano.wordpress.com/2009/07/01/economia-della-conoscenza-trasformazione-o-rivoluzione/economiaconoscenza_cover/"><img class="alignnone size-full wp-image-1264" title="economiaConoscenza_cover" src="http://motobrowniano.files.wordpress.com/2009/07/economiaconoscenza_cover.jpg" alt="economiaConoscenza_cover" width="180" height="270" /></a></p>
<p>Come può il capitalismo, che si basa sulla proprietà privata,  gestire l&#8217;avanzata impetuosa dell&#8217;economia e della società della conoscenza, che è un bene comune, non esclusivo, non competitivo e inesauribile?</p>
<p>A questa domanda fondamentale cerca di rispondere <a href="http://nuovo.enricograzzini.it/" target="_blank">Enrico Grazzini</a>, esperto in economia della comunicazione e dell&#8217;innovazione, nel suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788875781118/grazzini-enrico/economia-della-conoscenza" target="_blank"><em>&#8220;L&#8217;economia della conoscenza oltre il capitalismo &#8211; Crisi dei ceti medi e rivoluzione lunga&#8221;</em></a> (Codice Edizioni, 2009), sostenendo la tesi che il capitalismo, pur inefficiente e insufficiente nel contesto dell&#8217;economia immateriale della conoscenza e dell&#8217;intelligenza collettiva, riuscirà a adattarsi e che quindi non ci sarà una rivoluzione &#8212; al limite una <em>&#8220;rivoluzione lunga&#8221;</em> &#8212; ma una trasformazione graduale  verso un sistema diverso, dominato non dalla scarsità ma dall&#8217;abbondanza, non dalla competizione ma dalla collaborazione. Questo passaggio dovrebbe essere stimolato e guidato da una nuova classe sociale, quella dei lavoratori della conoscenza (<em>knowledge workers</em>, che Grazzini identifica con coloro che hanno ricevuto un&#8217;educazione formale di medio-alto livello), eterogenea e trasversale ma che controlla già il mezzo di produzione dominante di questa nuova era: la conoscenza, appunto.</p>
<p>L&#8217;esplosione dell&#8217;economia della conoscenza è dovuto, secondo Grazzini, ad un mix sorprendente tra la controcultura  e l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hacker_ethic" target="_blank">etica hacher</a> del &#8216;68, l&#8217;istruzione di massa voluta dalle famiglie e le politiche neo-liberiste.</p>
<p>La conoscenza, che viene cercata  e sfruttata per cercare vantaggio concorrenziale dal capitalismo, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Free_rider_problem" target="_blank"><em>free riding</em></a> per eccellenza, viene poi da esso ingabbiata per limitarne gli aspetti più &#8220;pericolosi&#8221;, come la sua tendenza a diffondersi liberamente e a favorire modelli produttivi alternativi, basati su una struttura reticolare  non gerarchica, meritocratica, collaborativa e trasparente.</p>
<p>La tecnologia oggi dominante, Internet, è &#8220;<em> il prodotto specifico dei lavoratori della conoscenza, e rappresenta la dimostrazione del loro potere tendenzialmente autonomo nel campo della comunicazione e della conoscenza.</em>&#8221; Il fatto che questa tecnologia non solo erediti lo spirito aperto e libertario dei suoi creatori ma abiliti i suoi utenti a creare e diffondere con facilità idee, informazioni e innovazioni la rende oggetto di tentativi più o meno espliciti di controllo, di ridimensionamento, di censura. Sono i<em> knowledge workers</em>, benché ancora divisi e privi di un&#8217;identità certa, coloro che dovrebbero &#8211; come già stanno iniziando a fare con i movimenti di opinione che nascono e si diffondono nella Rete &#8211; organizzarsi e mobilitarsi per ottenere dal potere politico una gestione democratica, trasparente e innovativa dei beni comuni, come la conoscenza e il suo messaggero, Internet.</p>
<p>Abbiamo detto che Grazzini sostiene una tesi, quella dell&#8217;evoluzione graduale dell&#8217;attuale capitalismo industriale e finanziario-speculativo verso un capitalismo &#8220;illuminato&#8221; che integri senza remore e vincoli l&#8217;economia della conoscenza; tale tesi viene però contraddetta ogni volta &#8211; e capita spesso &#8211; in cui si citano le differenze quasi inconciliabili tra le idee fondanti del capitalismo, come quella dell&#8217;utilitarismo egoistico, e la  &#8220;democrazia economica&#8221; che si base su valori etici progressivi, come sull&#8217;altruismo, sulla collaborazione, sullo scambio trasparente e sulla reciprocità.</p>
<p>Al di là di questa dicotomia, il libro è interessante  e puntuale, ricco di dati soprattutto nella parte dedicata all&#8217;analisi delle politiche dell&#8217;innovazione nei vari stati industriali; meno convincente e originale la seconda parte, quella che si occupa della Rete in cui i debiti, riconosciuti dall&#8217;autore, a testi come <a href="http://www.ibs.it/code/9788883500985/benkler-yochai/ricchezza-della-rete-la.html" target="_blank"><em>&#8220;La ricchezza della Rete&#8221; </em>di Benkler</a> e <a href="http://www.ibs.it/code/9788845314889/tapscott-don-williams-anthony/wikinomics-2-0-la-collaborazione.html" target="_blank"><em>&#8220;Wikinomics&#8221; </em>di Tapscott</a> sono evidenti.</p>
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