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	<title>Moto Browniano &#187; economia informazione in Rete</title>
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	<description>&#34;Le nostre idee migliori sono spesso quelle che collegano due mondi diversi&#34; - Marvin Minsky</description>
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		<title>KublaiCamp: energia sociale al servizio della creatività</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 20:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[
Energia sociale al servizio della creatività (grazie a Walter per l&#8217;ispirazione&#8230;). Questo, in sintesi, può essere il post-slogan che descrive l&#8217;atmosfera percepita ieri al KublaiCamp, l&#8217;evento che ha concluso il primo anno del (meta)progetto Kublai.
Per chi non lo sapesse Kublai può essere definito come un ambiente partecipativo della progettazione, una serra  in cui coltivare germogli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-819" title="kublaicamp" src="http://motobrowniano.files.wordpress.com/2009/01/kublaicamp.png" alt="kublaicamp" width="550" height="109" /></p>
<p>Energia sociale al servizio della creatività (grazie a <a href="http://www.facebook.com/home.php?#/profile.php?id=1262532297&amp;ref=ts" target="_blank">Walter</a> per l&#8217;ispirazione&#8230;). Questo, in sintesi, può essere il post-slogan che descrive l&#8217;atmosfera percepita ieri al <a href="http://barcamp.org/KublaiCamp" target="_blank">KublaiCamp</a>, l&#8217;evento che ha concluso il primo anno del (meta)progetto <a href="http://www.progettokublai.net/kublai-in-due-minuti/" target="_blank">Kublai</a>.</p>
<p>Per chi non lo sapesse <a href="http://www.progettokublai.net/kublai-in-due-minuti/" target="_blank">Kublai</a> può essere definito come un ambiente partecipativo della progettazione, una serra  in cui coltivare germogli di progetti creativi affinché possano poi crescere e svilupparsi nel territorio. E&#8217; un&#8217; iniziativa promossa dal <a href="http://www.dps.mef.gov.it/laboratoriosviluppo/ml.asp" target="_blank">Laboratorio per le politiche di sviluppo</a> del Ministero dello Sviluppo Economico e coordinata da <a href="http://www.cottica.net/" target="_blank">Alberto Cottica</a>, un <em>primus inter pares</em> che con grande passione e competenza interagisce con uno staff ed una comunità di persone brillanti ed entusiaste. <a href="http://www.slideshare.net/haiku66/kublai-nel-2009-presentation" target="_blank">Le parole chiave che identificano i valori del progetto sono trasparenza, condivisione, merito umiltà, duro lavoro, onestà intellettuale. E &#8220;qui non ci sono soldi&#8221; ma una discussione che non rappresenta un prezzo da pagare per accedere ad un premio ma è il premio stesso.</a></p>
<p>Concretamente, una persona che ha un&#8217; idea per un progetto si iscrive ad un <a href="http://progettokublai.ning.com/" target="_blank">social network creato appositamente</a>, costituisce un gruppo per raccontare il suo progetto e si sottopone al giudizio degli altri membri della comunità, raccogliendo pareri, critiche, suggerimenti e costruendo relazioni ed interazioni. Lo staff di Kublai si occupa del servizio di coaching cioè di supporto sincrono, tramite riunioni in Second Life ed asincrono, tramite interventi, commenti e valutazioni nel gruppo del progetto. Alla fine, su una sessantina di progetti presentati ne sono stati selezionati cinque tra i quali una giuria esterna ha scelto il vincitore.</p>
<p>La sfida &#8211; vinta, secondo me &#8211; è quella di stimolare la &#8220;progettazione dal basso&#8221; adottando un modello di sviluppo relazionale; fare leva sulle informazioni, le professionalità, le competenze che circolano in una rete sociale per innescare processi di collaborazione ed auto-organizzazione che aiutino a crescere le idee progettuali e facciano emergere quelle con maggior possibilità di concretizzarsi.</p>
<p>L&#8217;utilizzo del Web, di una piattaforma di <em>social networking</em> come <a href="http://www.ning.com/" target="_blank">Ning</a>, di <a href="http://secondlife.com/">Second Life</a> ed in generale di tecnologie facilitanti ed economiche come quelle digitali è centrale, permettendo a chiunque di presentare proposte, di sottoporle al giudizio di una platea eterogenea e per questo esigente ed in generale di interagire con una comunità distribuita.</p>
<p>L&#8217;invito è stato quello di &#8220;produrre progetti che abbiano impatto sul proprio territorio e ne aiutino lo sviluppo&#8221; ma io penso che si possa tranquillamente utilizzare per &#8220;territorio&#8221; un&#8217;accezione che prescinda dal significato geografico e si avvicini al concetto di &#8220;spazio di interazione&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.cottica.net/" target="_blank">Alberto</a> ha parlato di <a href="http://www.progettokublai.net/kublai-in-due-minuti/" target="_blank">Kublai</a> come uno strumento di apprendimento, come un progetto di ricerca su nuove teorie dell&#8217;organizzazione e della progettazione condivisa : per esempio sarebbe interessante dare una cornice teorica al fenomeno della valutazione implicita (od emergente) &#8211; tramite il grado di partecipazione degli utenti ad ogni gruppo di progetto &#8211; dei progetti da parte della comunità. Un altro elemento che merita una riflessione più approfondita è scoprire come in un ecosistema del genere vengono individuate con facilità competenze e professionalità, spesso di tipo &#8220;laterale&#8221; cioè non strettamente legate al lavoro che queste persone svolgono nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Per la cronaca, il <a href="http://www.progettokublai.net/awards/" target="_blank">progetto vincitore</a> è stato <a href="http://progettokublai.ning.com/group/criticalcity" target="_blank">CriticalCity</a>, un esperimento sociale che sotto le vesti di un gioco online vuole promuovere il concetto di &#8220;agopuntura urbana&#8221;, vale a dire di un insieme di micro-interventi sul territorio proposti e realizzati dai cittadini-giocatori.</p>
<p>Un&#8217;ultima notazione per lo staff di Kublai che ha organizzato un camp &#8211; ospitato nelle suggestive e funzionali <a href="http://www.officinefarneto.it/" target="_blank">Officine Farneto</a> di Roma &#8211; in modo impeccabile: direi che si meritano un premio quale miglior progetto (già realizzato)!</p>
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		<title>Cultura convergente: appunti per una recensione 3/3</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 11:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni "a mano libera"]]></category>
		<category><![CDATA[cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[commons-based peer production]]></category>
		<category><![CDATA[cultura convergente]]></category>
		<category><![CDATA[economia informazione in Rete]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia),  è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la fan culture che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia),<span>  </span>è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la <em>fan culture</em> che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito alternativo della creatività, privato ed amatoriale. Filmini, <em>fan club</em>, nastri registrati non hanno mai costituito una minaccia per le <em>corporation</em>. Ma una volta che, grazie alle nuove tecnologie audiovisive a basso costo (videocamere, editing digitale, software grafici) e ad internet,<span>  </span>produzione e distribuzione delle opere amatoriali sono diventate processi alla portata di tutti la situazione è cambiata.</p>
<p class="MsoNormal">La <em>fan culture</em>, le <em>community, </em>i <em>social network </em><span> </span>sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura <em>mainstream</em> ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.</p>
<p class="MsoNormal">La creazione delle <em>fan fiction</em>, spesso di ottima qualità, ha prodotto reazioni di vario genere da parte delle <em>major</em>: il caso di studio del rapporto tribolato tra la LucasFilm ed i fan della serie che realizzano<span>  </span><em>spin-off</em> di vario genere della saga di Guerre Stellari mostra come sia difficile trovare un equilibrio tra:</p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->concorrenza commerciale ed appropriazione amatoriale</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->logica del profitto ed economia dello scambio</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->pirateria e rielaborazione creativa</li>
</ul>
<p><span id="more-96"></span>Le<em> corporation</em> devono scegliere se attuare strategie “protezionistiche” o promuovere politiche collaborative coinvolgendo i fan nella filiera produttiva dell’intrattenimento. Anche perché è già visibile un circolo (virtuoso?) in cui i materiali dei media <em>mainstream</em> vengono rielaborati dalla produzione amatoriale che a sua volta diventa fonte di ispirazione (o di riappropriazione) per gli stessi media <em>mainstream.</em></p>
<p class="MsoNormal">L’utilizzo di universi cinematografici o letterari, come quello di Henry Potter, da parte dei bambine e dei ragazzi può essere una delle strade può essere una delle strade per combattere il <em>medianalfabetismo</em>, la possibilità cioè di consumare passivamente ma non di esercitare la propria creatività ed il proprio diritto di espressione. La creazione di contenuti che si basino su questi mondi alternativi può aiutare i ragazzi a migliorare la propria capacità di scrittura, la propria capacità di interagire con gli altri, ad esercitare i proprio spirito critico, a trovare un modo autonomo di comunicare ed esorcizzare paure ed insicurezze.</p>
<p class="MsoNormal">La <em>fan culture</em>, le <em>community, </em>i <em>social network </em><span> </span>sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura <em>mainstream</em> ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.</p>
<p class="MsoNormal">Mi piace l’idea del cittadino monitorante di Schudson: un cittadino impegnato più nel controllo dell’ambiente informazionale che nella raccolta di informazioni. Sembra passivo e distratto, ma è pronto ad attivarsi quando il suo radar coglie notizie, informazioni, temi critici che emergono dall’oceano informativo. Lévy (Jenkins lo cita continuamente…) lo descrive come un membro della comunità del sapere esperto in qualche settore, discretamente informato su altri, operante in un contesto di reciproca fiducia e di risorse condivise.</p>
<p class="MsoNormal">Dice Jenkins: “Quando saremo in grado di partecipare al processo democratico con lo stesso agio con cui partecipiamo ai regni immaginari eretti dalla cultura popolare?”</p>
<p class="MsoNormal">Uno dei pericoli della democrazia digitale è quello della frammentazione in comunità, in nicchie comunicative in cui avviene una esasperazione del consenso interno con conseguente estremizzazione <span> </span>delle opinioni. Il vaccino contro questo virus può essere il fatto che le comunità, in genere, sono entità culturali e non ideologiche. Inoltre la partecipazione di ogni individuo a molteplici <em>communities</em> dovrebbe permettere un rimescolamento ed una sovrapposizione in grado di<span>  </span>scongiurare la creazione di troppe “popolazioni isolate”.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Qualche mia considerazione finale:</strong></p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->Diverse sono le convergenze (non programmatiche direi…) in atto: quella dei “piani alti” tra produzione, marketing, distribuzione, sponsor, quella <em>grassroots </em>tra spettatore ed autore, quella tecnologica tra i diversi dispositivi (computer, palmari, smartphone, <em>consolle</em>, video/audio/lettori, ecc), quella tra i diversi tipi di contenuti (testo, video, suono), quella tra i diversi mondi dell’intrattenimento (cinema, tv, musica, videogiochi). Tutte queste convergenze, queste “miscellanee”, questi ibridi sono esperimenti in divenire. Siamo nella fase di apprendistato, in una transizione di fase: fenomeni da osservare ma anche da analizzare con molta attenzione e spirito critico.</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->La tendenza è verso una maggiore complessità delle opere audiovisive: la <em>transmedialità</em>, le strutture narrative aperte e a più livelli costringono ad un’attenzione e ad una maggiore capacità di interpretazione e “lettura” del contenuto. Necessità di nuovi criteri di valutazione estetica (ma penso che alcuni criteri “classici” debbano sempre essere presi in considerazione).</li>
</ul>
<ul>
<li><span>Se nel contesto del Web e della produzione di contenuti generata dagli utenti uniamo Pareto (solo il 20% &#8211;molto meno in realtà &#8212; degli utenti è attivo)e Sturgeon (<em>“Il 90% di qualsiasi cosa è spazzatura”</em>) non rimane né<span>  </span>molta quantità né molta qualità. Ma la produzione di contenuti è da considerarsi anche una forma di apprendimento per superare il <em>medianalfabetismo</em> <span> </span>e per affinare la capacità di giudizio e di critica dello spett-autore. Del resto Moretti di aver visto moltissimi brutti film e di aver imparato tanto da loro…E per la quantità, beh l&#8217;obbiettivo prioritario è l&#8217;abbattimento del <em>digital divide</em> culturale, generazionale, geografico e &#8220;inerziale&#8221; oltre che tecnologico.<br />
</span></li>
</ul>
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		<title>Cultura convergente: appunti per una recensione 2/3</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2007/10/24/cultura-convergente-appunti-per-una-recensione-23/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 09:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Il secondo capitolo è incentrato su due modificazioni, due evoluzioni contemporanee (stile preda-predatore…):

·         l’ utente/consumatore attivo, il prosumer, che entra nelle dinamiche di prodotti audiovisivi (e loro derivati) come serie televisive, reality, saghe cinematografiche, gare di talenti creando comunità attente, partecipi ma anche severe e volubili.



·  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Il secondo capitolo è incentrato su due modificazioni, due evoluzioni contemporanee (stile preda-predatore…):</p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->l’ utente/consumatore attivo, il<em> prosumer</em>, che entra nelle dinamiche di prodotti audiovisivi (e loro derivati) come serie televisive, reality, saghe cinematografiche, gare di talenti creando comunità attente, partecipi ma anche severe e volubili.</li>
</ul>
<p class="MsoListParagraphCxSpMiddle" style="margin-left:37.5pt;text-indent:-18pt;"><!--[if !supportLists]--></p>
<ul>
<li><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span>i <em>brand</em><span>  </span>si trasformano in <em><span> </span>lovemarks</em>, entità commerciali che basano la loro strategia sulla continua interazione tra cliente e marchio attraverso molteplici punti di contatto, cross-piattaforma e cross-mediali. L’attenzione è rivolta verso i <em>prosumers</em>, il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto" target="_blank">paretiano</a> 20% di consumatori attivi che inseguono il prodotto attraverso tutte le sue incarnazioni multimediali: il <em>prosumer </em>viene coccolato, adulato, affascinato, sedotto anche per la sua capacità di traino – attraverso il passaparola, il gossip, le chiacchere davanti alla macchinetta del caffè “virtuale” e non &#8212; verso il restante 80% di consumatori. Strategia delicata, quella della seduzione: se dopo la seduzione il <em>prosumer</em> si sente abbandonato, tradito o trascurato scatta la “sindrome del fidanzato deluso”.</li>
</ul>
<p><span id="more-94"></span>Quest’evoluzione richiede metriche più “espressive”: dall’<em>audience</em> e lo <em>share</em> all’”espressione”, che individua l’attenzione verso programmi e contenuti pubblicitari, tempo di consumo, livello di fedeltà degli spettatori e affinità con programmi e sponsor. Questo porta la necessità di una convergenza (lato produzione/distribuzione/marketing) tra fornitori di contenuti e sponsor lungo l’intera filiera dell’intrattenimento causa, tra l’altro, della nascita dei grandi conglomerati multimediali.</p>
<p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="margin-left:37.5pt;">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">I programmi, siano essi serial, reality, concorsi, acquisiscono una “profondità” ed una struttura multilivello necessaria per attirare sia gli spettatori fedeli ed attenti, sia quelli occasionali e “passivi”. Possibilità di una lettura complessa ed intricata per i primi, facile e superficiale per i secondi.</p>
<p class="MsoNormal">Nota: anche Jenkins fa rilevare come anche in conseguenza di queste evoluzioni dell’ecosistema multimediale si passi sempre più da una serializzazione “discreta” (dei telefilm) ad una “serializzazione continua” in cui gli episodi non sono più autonomi ma capitoli di un <em>unicum</em> narrativo.</p>
<p class="MsoNormal">Ancora una nota: inquietante la descrizione del progetto ideato dal Dipartimento della Difesa americana <span> </span><em>America’s Army </em>, <em>brand</em> generale di cultura popolare adatto a tutti i tipi di <em>media</em> utilizzato per diffondere un sentimento militarista tra le nuove generazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Il precedente capitolo la teoria. Il terzo capitolo è la pratica.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrix" target="_blank">Matrix</a> (la trilogia, non il programma di Mentana&#8230;) viene considerato un esempio di:</p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->intrattenimento transmediale: film, corti, videogiochi, fumetti sono tutti punti di accesso al <em>franchise</em> complessivo</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->attrattore ed attivatore culturale: l’universo creato dal <em>mashup</em> di idee dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Wachowski" target="_blank">fratelli Wachowski </a>e dei loro talentuosi collaboratori multietnici è a sua volta un <em>mashup </em>di diverse culture, religioni, mitologie, archetipi. La struttura narrativa complessa, aperta, non sequenziale, che viaggia parallela su più piattaforme è un esempio di ipernarrazione trans mediale.</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]--><em>franchise</em> sinergico e co-creazione tra produzione, sponsor, videogame, editoria, merchandising</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->i veri oracoli sono i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Wachowski" target="_blank">fratelli Wachowski </a> e gli spettatori sono gli adepti invogliati a cercare risposte, da ricercare in tutta l’iper matrice del <span> </span><em>franchise.</em></li>
</ul>
<p class="MsoNormal">Nota: ricerca di nuovi criteri estetici per giudicare un’opera transmediale.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://motobrowniano.wordpress.com/2007/10/29/cultura-convergente-appunti-per-una-recensione-33/">continua </a></p>
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		<title>Cinema 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 10:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su Cinema Invisibile un mio articolo sul cinema 2.0 (il caricamento della pagina è un po&#8217; lento).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.cinema-invisibile.com/index.php" target="_blank">Cinema Invisibile</a> <a href="http://www.cinema-invisibile.com/index.php?method=section&amp;action=zoom&amp;id=41" target="_blank">un mio articolo sul cinema 2.0</a> (<strike>il caricamento della pagina è un po&#8217; lento</strike>).</p>
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		<title>La ricchezza di Benkler</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Aug 2007 16:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni "a mano libera"]]></category>
		<category><![CDATA[commons-based peer production]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[economia informazione in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[produzione orizzontale]]></category>

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		<description><![CDATA[ Bozza di recensione del libro di Yochai Benkler, La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà, Università Bocconi Editore, 2007. Una parte significativa del libro è liberamente scaricabile qui.
 Una recensione più articolata probabilmente la farò per Programmazione.it.
Un libro corposo, ma non complesso, quello di Benkler, professore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2"> Bozza di recensione del libro di Yochai Benkler, <a href="http://motobrowniano.wordpress.com/wp-admin/La%20produzione%20sociale%20trasforma%20il%20mercato%20e%20aumenta%20le%20libert%C3%A0" target="_blank"><em>La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà</em></a>, Università Bocconi Editore, 2007. Una parte significativa del libro è liberamente scaricabile <a href="http://omniacommunia.org/" target="_blank">qui</a>.</font></p>
<p><font size="2"> Una recensione più articolata probabilmente la farò per <a href="http://www.programmazione.it" target="_blank">Programmazione.it</a>.</font></p>
<p><font size="2">Un libro corposo, ma non complesso, quello di Benkler, professore di Diritto alla Yale Law School ed esperto degli approcci <em>common-based</em> alla gestione delle risorse nelle comunicazioni e nei sistemi informativi.</font></p>
<p><font size="2">Un testo destinato a divenire un punto di riferimento per i sostenitori della svolta &#8220;sociale&#8221; della Rete, una sorta di <em>No logo</em> di inizio millennio, più autorevole e meno superficiale del libro della Klein.</font></p>
<p><span id="more-1069"></span></p>
<p><font size="2">Alcuni punti chiave delle sue argomentazioni:</font></p>
<ul>
<li><font size="2">L&#8217;informazione, bene non rivale, favorisce da tempo modelli di produzione non proprietari, basati sulla condivisione e sullo scambio collettivo (educazione, arte, scienza)<br />
</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">A fianco della produzione industriale di informazione che ha caratterizzato il XX secolo si affianca ora una produzione orizzontale, condivisa, non commerciale e non proprietaria dell&#8217;informazione (<em>commons-based peer production</em>) -&gt; era dell&#8217;informazione in Rete.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2"> Perché ora? Le materie prime dell&#8217;economia dell&#8217;informazione &#8211; informazione, conoscenza, cultura &#8211; erano beni pubblici anche nel secolo scorso ma ora</font>
<ul>
<li><font size="2">                 tecnologie (computer) a basso costo, accesso alla Rete</font></li>
<li><font size="2">l&#8217;architettura distribuita della Rete permette la modularizzazione ed agevola la condivisione</font></li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">L&#8217;economia dell&#8217;informazione in Rete favorisce l&#8217;autonomia e la libertà individuale, la partecipazione, un sistema politico più partecipativo, una cultura critica e la giustizia sociale. Rinsalda i legami preesistenti (famiglia, amici, colleghi) e crea nuovi legami basati su interessi comuni.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">L&#8217;e.i.R. è complementare, non sostitutiva dei media tradizionali; ne mitiga gli aspetti negativi, come il bacino di raccolta delle informazioni limitato, la concentrazione che consente il controllo dell&#8217;informazione, il livellamento verso il basso dei contenuti tipico delle produzioni generaliste.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">L&#8217;efficacia economica di politiche di protezione come brevetti e copyright è dubbia. Si guadagna anche appoggiandosi a modelli open.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">In atto una lotta nell&#8217;ambiente istituzionale e legislativo tra modelli proprietari (<em>enclosures</em>) e modelli non proprietari e non commerciali (<em>commons</em>). Esito incerto.</font></li>
</ul>
<p><font size="2">Per conto mio trovo che:</font></p>
<ul>
<li><font size="2">L&#8217;analisi sia rigorosa ed estremamente argomentata, incentrata sulle relazioni sociali nel dominio dell&#8217;economia. La sintesi sia debole, quasi assente. Ridondanza eccessiva, anche considerando lo stile di scrittura tecnica e scientifica anglosassone. </font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2"> La difficoltà sia quella di studiare un fenomeno emergente, che potrebbe evolvere in maniera imprevedibile nel giro di pochi anni. Illuminante è l&#8217;esempio della radio, proposto da Benkler, in cui si evidenzia come le scelte compiute agli inizi degli anni &#8216;20 abbiano decretato la vittoria del modello broadcast a scapito di altri modelli possibili. Altro esempio che mi viene in mente  è il fenomeno delle radio e delle televisioni libere in Italia negli anni &#8216;70: nate con grandi speranze, rivoluzionarie ed utopiche, hanno ben presto lasciato il passo ad un modello commerciale.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">Vengono analizzate anche le critiche al modello dell&#8217;economia dell&#8217;informazione in Rete, come l&#8217;obiezione di Babele (overload informativo). Alcune risposte a tali obiezioni sono esaurienti, altre risentono dell&#8217;ottimismo dell&#8217;autore.</font></li>
</ul>
<ul>
<li><font size="2">Mi piacciono molto alcuni concetti, come quello secondo cui la produzione individuale di contenuti &#8211; testi, video, musica &#8211; non genererà quasi mai capolavori ma renderà le persone più attente e più preparate nel giudicare le opere &#8220;professionali&#8221;, creando un pubblico meno passivo in grado di apprezzare anche qualcosa di diverso rispetto ad <em>hits</em> e <em>blockbusters</em>.</font></li>
</ul>
<p><font size="2">In definitiva un testo sicuramente molto interessante, piacevole da leggere,  da valutare con attenzione e spirito critico.</font></p>
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