Una teoria dell’evoluzione tecnologica
23/08/2009

Technology_by_xenQtron

Rieccoci.

Si può definire un processo evolutivo per la tecnologia affine a quello biologico?

W. Brian Arthur del Santa Fe Institute pensa che l’evoluzione della tecnologia – quella che Kevin Kelly definisce “l’evoluzione dell’evoluzione” – avvenga in maniera differente rispetto al modello classico darwiniano.

Se in quest’ultimo prevale un cambiamento incrementale dovuto a variazione e selezione, nell’avanzamento della tecnologia si ha quello che Arthur chiama “evoluzione combinatoria” cioè un modello “assemblativo”: le nuove tecnologie sono costruite dalla combinazione di tecnologie esistenti, e a loro volta diventeranno potenziali componenti per le future tecnologie.

Questo processo spiega la nascita di nuove “specie tecnologiche”, ossia di innovazioni radicali mentre il miglioramento di tecnologie esistenti procede secondo un percorso di affinamento che ricorda maggiormente l’evoluzione classica darwiniana.

Per fare un esempio, la macchina fotografica ha subito un’evoluzione lenta e incrementale per più di un secolo ma solo l’assemblaggio di tecnologie elettroniche e informatiche come processori, software e CCD ha permesso una speciazione, la nascita delle fotocamere digitali.

Sembra che la tecnologia sia autopoietica, in grado cioè di autoevolversi a partire dall’esistente, per ora con l’aiuto di “agenti esterni” come gli esseri umani. Ma  le macchine di autoreplicanti di Von Neumann sembrano sempre più vicine

Del resto lo stesso Arthur ha creato una simulazione al computer, utilizzando algoritmi genetici (ovviamente…), in cui a partire da una solo tipo di elemento circuitale, una porta NAND, si sono creati circuiti più complessi a 8 vie, alla base dei calcolatori più semplici.

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