Feed incompresi
06/06/2009

feed rss

Perché tweet sì e feed no? Ne parla Marco Formento, io solo commento, di lì e di qui.

Alcuni fattori, secondo me, hanno penalizzato i feed RSS, di per se uno strumento formidabile e ancora oggi sottostimato:

  • la mancanza di uno standard unico
  • il fatto che il feed stesso fosse, soprattutto all’inizio, non immediatamente individuabile nelle pagine dei siti, perché nascosto o relegato in zone marginali delle pagine
  • l’inutile complicazione nell’abbonamento a un feed (clicco, poi devo scegliere con quale servizio, poi la categoria di appartenenza ecc.)
  • soprattutto la povertà dell’impaginazione fornita da tutti gli aggregatori, che rendevano “povera” e difficoltosa l’esperienza di lettura.
    Ho sempre utilizzato i feed RSS ma solo dopo la scoperta di Feedly l’esplorazione e la lettura sono diventati un piacere e non un dovere.

Per il resto, i tweet sono conversazioni continue che si inseriscono naturalmente nel quotidiano mentre i feed richiedono la cattura di frazioni dedicate di tempo e di attenzione.

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Sarete giudicati per quello che costruirete, non per quello che distruggerete
20/01/2009

E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.

Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.

Visualizzare e condividere l’entusiasta  flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.

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Se non lo dice Twitter, significa che l'aereo non è caduto?
16/01/2009

Riporto un mio commento ad un post di Roldano in cui, provocatoriamente (o no?), si interroga sulla “fine del giornalismo”.

Il giornalismo non è solo registrazione dei fatti: al limite quello è il lavoro delle agenzie di stampa. Il giornalismo è – dovrebbe essere – anche approfondimento, indagine, inchiesta ovvero l’analisi della realtà. I giornalisti dovrebbero essere gli “storici del presente”. Ed i giornali – che siano cartacei o digitali – non sono solo cronaca, ma anche terza pagina, editoriali, reportage.

Che vi sia una trasformazione è indubbio ma io preferisco avere la possibilità di accedere sia a fonti presentatemi in maniera automatica da un aggregatore (costruito secondo le mie preferenze) che da notizie filtrate da una redazione (o equivalente), cioè da persone che hanno sensibilità, interessi e conoscenze ed anche opinioni differenti dalla mia. Altrimenti mi rinchiudo da solo nel mio walled garden.

Inoltre, anche volendo affermare che il microblogging possa sostituire le agenzie di stampa bisogna considerare il digital divide: la copertura dell’incidente aereo è stata così accurata perché è accaduto nel “core” della civiltà tecnodigitale; ma quando gli incidenti capitano in zone sperdute del mondo, non connesse? Se non lo dice Twitter, significa che l’aereo non è caduto?

update riporto un esempio di ottimo giornalismo che è contemporaneamente “sulla notizia” e di approfondimento: un articolo sugli incidenti aerei causati da stormi di uccelli, da Scientific American

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E' arrivato l'autunno. Lo dice Google.
22/09/2008

Un amico in questi giorni è particolarmente depresso. L’ho saputo da Facebook. Qualche giorno fa mi sono ricordato di un compleanno. Me lo ha ricordato Skype. Il padre di un mio conoscente è morto. L’ho appreso dal blog del figlio. Ho scoperto di avere un cugino in Brasile. Me lo ha detto Geni.

Oggi mi sono accorto che è arrivato l’autunno. Ho visto il logo di Google.

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Un articolo, un voto
19/06/2008

Ma quando in un post od in un articolo di un giornale online è presente un sistema di valutazione (tipo stellette su Il Sole 24Ore) si vota l’articolo stesso (chiarezza, stile, tema scelto) o la notizia riportata?

Immagino che la risposta corretta sia la prima ma non sono sicuro che tutti concordino.

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Una storia matematica della Rete
30/11/2007

Immagine di Storia matematica della rete

Un libro come Storia matematica della Rete. Dagli antichi codici all’era di Internet (di Fabrizio Luccio e Linda Pagli, Bollati Boringhieri, 2007) non poteva non incuriosirmi. Un titolo intrigante per un ingegnere informatico interessato al Web. Purtroppo il contenuto del libro tradisce in parte le attese.

La prima parte è dedicata ai fondamenti matematici alla base delle telecomunicazioni e delle reti di computer: dai codici alla statistica, dagli algoritmi alla crittografia, dalla legge di potenza ai numeri primi. La seconda tocca temi più specificatamente attinenti alle reti e a Internet quali la circolazione delle informazioni, i motori di ricerca, i grafi, il calcolo distribuito.

Una struttura disomogenea caratterizza il libro che può essere visto più come una raccolta di articoli che come un saggio unitario. Più interessanti i cenni storici e le citazioni che le spiegazioni tecniche, a dispetto del fatto che i due autori siano entrambi docenti di Informatica all’Università di Pisa. Non mancano parti piacevoli, come il capitolo dedicato alla circolazione delle notizie, le connessioni e la rete ma nel complesso il libro sembra essere un’occasione mancata per sviluppare un discorso unitario — una sintesi come quella fornita affrontando gli aspetti sociali della Rete da Manuel Castells nel suo Galassia Internet (Feltrinelli, 2004) — sulle origini storiche dei fondamenti matematici e tecnici di Internet.

Un piccolo cadeaux la mini-appendice con citazioni letterarie incentrate sui vari significati della parola “rete”.

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Stalkk.ed
10/11/2007

stalkkedlogo.png

Il blog di Enrico Bertini, Stalkk.ed, è in assoluto uno dei migliori nel e sull’universo digitale.

Competenza, chiarezza espositiva, argomenti interessanti e non banali, ricchezza di link rendono ogni post un piccolo tesoro informativo.

Sono un po’ invidioso…

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Creare una tag cloud
14/10/2007

Trovo che la tag cloud sia una delle invenzioni più riuscite del Web 2.0 per la sua efficacia comunicativa e per costruire nuovi sistemi di catalogazione delle informazioni, più liquidi, meno strutturati. Così come piace a David Weinberger…

Cercavo un servizio online che mi consentisse di creare al volo “nuvolette di etichette” a partire da un testo o da una serie di parole.

Ho trovato questi due tools: TagCrowd (essenziale) e Tag Cloud Generator (con più possibilità di personalizzazione)

update nov. 2008: impossibile ora non citare Wordle, un servizio di grande successo che permette di creare bellissime nuvole…

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Lettura digitale
06/09/2007

Riporto qui un commento che ho lasciato in un post del bel blog The Geek Librarian di Bonaria Biancu

  • Sarebbe ora che a chi acquistasse un libro – soprattutto testi universitari, da consultazione, saggistica – venisse fornita anche la versione elettronica. Questo per poter facilmente consultare, fare ricerche, selezionare citazioni ecc. dai libri della propria biblioteca. L’indice dei libri dovrebbe essere affiancato da una tag cloud.
  • E’ auspicabile che lo sviluppo dei dispositivi portatili per la lettura (scrittura) dei formati elettronici prosegua più velocemente. Leggere lunghi testi attraverso i video a bassa risoluzione dei nostri computer è faticoso e stancante. L’Iliad, per esempio, è un primo passo ma siamo ancora indietro su questo versante. Pensiamo al livello di sviluppo software/hardware della musica o della fotografia digitale.
  • I dispositivi mobili non soppianteranno ancora per diversi anni i libri tradizionali, soprattutto quelli di narrativa. Il piacere di sfogliare un libro è ineguagliabile. Ma i dispositivi serviranno soprattutto per articoli, testi tecnici, da consultazione, per la collezione di pdf e doc raccolta durante la navigazione in Rete, per appuntare direttamente in digitale note e considerazioni che rimangano collegate al testo in lettura. E per poter leggere i testi Creative Commons che nel dominio digitale trovano il loro ambiente ideale.

update: sull’argomento un articolo di oggi del New York Times.

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Il mondo come informazione
05/09/2007

Guardare l’informazione come l’elemento fondante dell’intero universo è un punto di vista che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede nella comunità scientifica.

La Teoria dell’Informazione, formalizzata per la prima volta alla fine degli anni ’40 da Claude Shannon, ha via via ampliato il suo originale ambito di valenza – le telecomunicazioni – per abbracciare altri settori quali la fisica, la biologia e la genetica, l’informatica. E’ per esempio possibile considerare la termodinamica come un sottoinsieme delle teoria dell’informazione. Del resto è nota da tempo l’entropia di un sistema – calcolabile con la celebre formula di Boltzmann S=k log W – misura il grado della nostra mancanza di informazioni sul sistema stesso: maggiore è l’entropia, maggiore è la nostra ignoranza. La Teoria dell’Informazione è uno strumento potente perché l’informazione è “fisica”, non è un concetto astratto. E’ misurabile e manipolabile come la massa e l’energia.

In questo paper Carlos Gershenson, giovane ricercatore messicano dell’Università di Bruxelles, propone un’ipotesi di organizzazione epistemologica del concetto di informazione che permetta di costruire un framework sufficientemente solido da permettere la descrizione del mondo come “informazione che si evolve”. Un obbiettivo impegnativo non c’è che dire! In realtà Gershenson con questo lavoro – ispirato soprattutto dal lavoro sui sistemi complessi di Stuart Kauffman – vuole semplicemente stimolare un dibattito nella comunità scientifica.

Vediamo quali sono i punti chiave delle sue argomentazioni che si mantengono in un formalismo piuttosto sfumato (se mi si passa l’espressione…)

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