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	<title>Moto Browniano &#187; LinkedIn</title>
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	<description>&#34;Le nostre idee migliori sono spesso quelle che collegano due mondi diversi&#34; - Marvin Minsky</description>
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		<title>La Storia siamo noi. E ora possiamo dimostrarlo.</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Le critiche motivate e non superficiali alla Rete sono utili e necessarie perché ne favoriscono il passaggio dall&#8217;adolescenza all&#8217;età adulta.
Sul Sole 24 Ore Miguel Gotor, giovane storico dell&#8217;Università di Torino, è l&#8217;ultimo a intervenire nella discussione aperta da Gianni Riotta sui lati oscuri  di Internet.
Tanto per riprendere confidenza con questo povero blog, così trascurato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le critiche motivate e non superficiali alla Rete sono utili e necessarie perché ne favoriscono il passaggio dall&#8217;adolescenza all&#8217;età adulta.</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/futuro-media-storia-archivi-rete.shtml?uuid=45c8d7c2-0373-11df-ba6a-816ac37e5d54&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Sul Sole 24 Ore</a> <a href="http://miguelgotor.italianieuropei.it/" target="_blank">Miguel Gotor, giovane storico dell&#8217;Università di Torino</a>, è l&#8217;ultimo a intervenire nella <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/web-il_futuro_della_rete.shtml?uuid=8df245d6-fd7b-11de-8c90-4a248985d8b2" target="_blank">discussione aperta da Gianni Riotta</a> sui lati oscuri  di Internet.</p>
<p>Tanto per riprendere confidenza con questo povero blog, così trascurato e avvizzito, mi cimento nel tentativo di dare qualche risposta a Gotor, che espone alcuni timori legati al <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/futuro-media-storia-archivi-rete.shtml?uuid=45c8d7c2-0373-11df-ba6a-816ac37e5d54&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">&#8220;filo della Storia smarrito in Rete&#8221;</a>.</p>
<p>La prima questione riguarda proprio il titolo dell&#8217;intervento: esiste un filo della Storia? O la Storia è formata da una trama di fili intrecciati, una rete (appunto) strettamente interconnessa di eventi, luoghi, persone, idee?</p>
<p>In ogni caso la sua  narrazione e ancor più la sua interpretazione dovrebbe nascere dall&#8217;analisi sempre più raffinata e profonda dei legami e delle interazioni che si formano e si disfano nel tessuto delle società. E per questo è necessario avere a disposizione il maggior numero possibile di dati e informazioni.</p>
<p>La digitalizzazione di archivi e biblioteche e l&#8217;immissione del loro contenuti nello spazio aperto e accessibile della Rete sta creando nuove possibilità di analisi e di ricerca, attraverso prospettive insolite, permettendo di far emergere non solo legami e connessioni spesso sommerse tra gli eventi storici ma anche di rinnovare un passato mai così presente e &#8220;vivo&#8221; come oggi. Il timore, manifestato da Gotor, di selezione arbitraria dei materiali da digitalizzare mi sembra infondato e ancor più il pensiero che siano motivazioni come il risparmio, la superficialità e la pigrizia a spingere verso la conversione digitale delle fonti storiche. Anzi, è proprio la passione e la determinazione a voler preservare e rendere disponibili le informazioni al maggior numero possibile di studiosi e ricercatori la molla che spinge archivi e biblioteche, nonché associazioni e appassionati, a svolgere un lavoro lungo e delicato.</p>
<p>L&#8217;affermazione che oggi, nella bi-dimensione fisica/digitale sempre più interconnessa e interdipendente, si viva in un continuo presente fagocitato da se stesso potrebbe rappresentare un problema per un sociologo, forse per un filosofo ma certamente non per uno storico: perché il presente, il quotidiano, ogni atto e avvenimento, ogni pensiero e ogni idea, ogni causa e ogni effetto, mai come oggi hanno la possibilità di diventare memoria permanente, storia registrata momento per momento. Una manna per gli storici del futuro prossimo, che potranno osservare (avvalendosi di approcci innovativi alla Storia, per esempio attingendo alla teoria della complessità e alle neuroscienze)  la continua e incessante trasmutazione della storia, delle storie nella Storia.</p>
<p>Per questo trovo discutibile anche l&#8217;asserzione che:</p>
<blockquote><p><em>una documentalità evanescente e liquida che renderà in futuro più impalpabile la ricostruzione dei movimenti preparatori e delle decisioni che hanno portato alla definizione di alcune scelte esecutive in campo culturale o politico.</em></p></blockquote>
<p>Al contrario, i percorsi e le vie, anche tortuose e imprevedibili, che hanno portato a decisioni e scelte saranno sempre più ripercorribili con una sorta di <em>reverse engineering </em> storico, in grado di ricostruire il passato attraverso lo studio delle ramificazioni dell&#8217;albero delle scelte a partire dal germoglio del presente.</p>
<p>Allo stesso modo non credo che il problema dell&#8217;attendibilità dei dati su internet sia di ostacolo a una ricerca storica, non più di quanto sia stato fino a oggi il reperimento stesso di fonti e materiali: individuare l&#8217;origine degli errori, ripercorrere la storia di un&#8217;informazione, verificare un fatto risulta se non facile almeno possibile sfruttando i collegamenti tra i nodi e gli strumenti a disposizione di quel grafo globale che è il Web.</p>
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		<title>Le reti sociali tra on e offline</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 16:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[astra]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[percezione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[realtà aumentata]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Status, notifiche, segnalazioni di presenza sono ormai segnali abituali che accompagnano la nostra vita nello spazio sociale online.
E se trasferissimo queste funzionalità nel contesto della nostra  esistenza &#8220;fisica&#8221;quotidiana?
Un gruppo di ricercatori europei sta sperimentando un sistema chiamato ASTRA, che tramite sensori e smart objects, creano attorno ad ogni individuo una sorta di aura informativa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Status, notifiche, segnalazioni di presenza sono ormai segnali abituali che accompagnano la nostra vita nello spazio sociale online.</p>
<p>E se trasferissimo queste funzionalità nel contesto della nostra  esistenza &#8220;fisica&#8221;quotidiana?</p>
<p>Un gruppo di ricercatori europei sta sperimentando un sistema chiamato <a href="http://www.astra-project.net/" target="_blank">ASTRA,</a> che tramite sensori e <a href="http://wp.nmc.org/horizon2009/chapters/smart-objects/" target="_blank"><em>smart objects</em></a>, creano attorno ad ogni individuo una sorta di aura informativa in grado di inviare e ricevere messaggi e aggiornamenti in  modo automatico dalla sua rete sociale.</p>
<p>Per esempio, entrando in ufficio un sensore rivela la nostra presenza, aggiornando il nostro status su Facebook  (&#8221;Sono in ufficio&#8221;), rendendoci disponibili per chiamate e chat di lavoro e visualizzando attraverso i colori di un&#8217;opera astratta il carico di lavoro previsto per la giornata.</p>
<p>Al rientro a casa, lo status è aggiornato, vengono abilitati i contatti con i nostri famigliari e delle piantine artificiali ci indicano con il loro movimento se qualcuno dei nostri amici è già rientrato in casa (vedi video).</p>
<p>Il modello è definito <em>focus-nimbus</em>: il primo termine definisce il tipo e la quantità di informazioni che si scelgono di ricevere, il secondo tipo e dettaglio di informazioni che si vogliono condividere con gli altri. La privacy è garantita da questo sistema di regole, che definisce il livello di apertura della finestra affacciata sulla nostra esistenza.</p>
<p>Questo sistema di &#8220;<a href="Pervasive awareness" target="_blank">percezione pervasiva</a>&#8221; è un&#8217;altra delle tante sperimentazioni in atto di realtà aumentata, sperimentazioni che producono però, dopo anni, risultati ancora <a href="http://www.experientia.com/it/blog/la-partenza-vacillante-della-realta-aumentata/" target="_blank">acerbi</a> e <a href="http://www.experientia.com/it/blog/la-realta-aumentata-e-presuntuosa/" target="_blank">incerti</a>, malgrado l&#8217;entusiasmo che accompagna ogni <a href="http://artimes.rouli.net/" target="_blank">nuovo annuncio</a> di progetti o applicazioni.</p>
<p>[via <a href="http://cacm.acm.org/news/50542-social-networking-meets-ambient-intelligence/fulltext" target="_blank">acm.org</a>]</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9D78-Z2xo5M&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x234900&#038;color2=0x4e9e00"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9D78-Z2xo5M&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x234900&#038;color2=0x4e9e00" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Non è Cocoon ma&#8230;navigare in Rete mantiene giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[navigazione in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>

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		<description><![CDATA[
Albertazzi e e la Spaak potrebbero abbandonare il Brain Traning di Nintendo e fare ogni giorno qualche ricerca su Internet: il risultato sarebbe comunque allenare il cervello e stimolare le aree cerebrali che controllano il ragionamento complesso e la capacità di decisione.
Già un anno fa una ricerca dell&#8217;UCLA aveva dimostrato, con la risonanza magnetica funzionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2009/10/091019134707.htm"><img class="alignnone size-full wp-image-1493" title="brains" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2009/10/brains.jpg" alt="brains" width="300" height="269" /></a></p>
<p><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/10/07/vecchie-storie-2/" target="_blank">Albertazzi e e la Spaak potrebbero abbandonare il<em> Brain Traning</em> di Nintendo</a> e fare ogni giorno qualche ricerca su Internet: il risultato sarebbe comunque allenare il cervello e stimolare le aree cerebrali che controllano il ragionamento complesso e la capacità di decisione.</p>
<p><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/10/081014111043.htm" target="_blank">Già un anno fa una ricerca dell&#8217;UCLA aveva dimostrato</a>, con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_magnetica_funzionale" target="_blank">risonanza magnetica funzionale</a> (fMRI), che fare ricerche  stimolava negli anziani <em>web-addicted</em> parti del cervello diverse rispetto, per esempio, alla lettura di un libro.</p>
<p><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2009/10/091019134707.htm" target="_blank">Gli stessi ricercatori hanno ora dimostrato</a> che queste modificazioni appaiono fin dalla prima settimana di navigazione su Internet e confermano che l&#8217;uso del Web è una semplice forma di esercizio mentale che migliora i processi cognitivi negli anziani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cosmonauta e il crowdfunding</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/10/20/il-cosmonauta-e-il-crowdfunding/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cinema collaborativo]]></category>
		<category><![CDATA[creative commons]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[el cosmonauta]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>

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		<description><![CDATA[
The Cosmonaut in 5 steps from Riot Cinema on Vimeo.
Volete conoscere la storia sconosciuta del primo e unico cosmonauta russo arrivato sulla Luna nel 1975?
Non avete che da contribuire al finanziamento del film di fantascienza &#8220;El Cosmonauta&#8220;.
Il progetto del collettivo spagnolo Riot Cinema ha adottato la filosofia del crowdfunding per raccogliere parte dei soldi necessari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="400" height="225"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4652176&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4652176&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/4652176">The Cosmonaut in 5 steps</a> from <a href="http://vimeo.com/riotcinema">Riot Cinema</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Volete conoscere la storia sconosciuta del primo e unico cosmonauta russo arrivato sulla Luna nel 1975?</p>
<p>Non avete che da contribuire al finanziamento del film di fantascienza &#8220;<a href="http://www.thecosmonaut.org/" target="_blank"><em>El Cosmonauta</em></a>&#8220;.</p>
<p>Il progetto del collettivo spagnolo <a href="http://www.riotcinema.com/" target="_blank">Riot Cinema</a> ha adottato la filosofia del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdfunding" target="_blank"><em>crowdfunding</em></a> per raccogliere parte dei soldi necessari alla realizzazione dell&#8217;opera: basta donare almeno 2 euro o acquistare i <em>gadget</em> proposti per diventare micro-produttori del film, con tanto di citazione nei titoli di coda. Con mille euro si diventa investitori e si partecipa alla suddivisione degli eventuali utili.</p>
<p>Il film sarà interamente distribuito su Internet sotto licenza<em> Creative Commons</em>, quindi con piena libertà di copiare, modificare, remixare e con il solo obbligo di citare gli autori del contenuto originale.</p>
<p><a href="http://www.thecosmonaut.org/apoyos/" target="_blank">Veri ex cosmonauti russi, dirigenti NASA, guru del free software come Richard Stallman nonché laboratori, università e ambasciate</a> appoggiano questo progetto che<a href="http://elcosmonauta.es/cronologia/" target="_blank"> in meno di un anno</a> è riuscito a raccogliere più di 300.000 euro.</p>
<p>Auguriamo al cosmonauta maggior fortuna degli <a href="http://aswarmofangels.com/" target="_blank">sciami di angeli arenati</a>&#8230;</p>
<p>[via <a href="http://www.openp2pdesign.org/blog/">Massimo Menichinelli</a>]</p>
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		<title>Futurity, notizie dalle università americane</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[futurity]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un consorzio di università americane, capitanate dalla Duke University, dalla Stanford University e dall&#8217;Università di Rochester ha creato Futurity.org, magazine online dedicato alle ricerche che si svolgono nelle più prestigiose università del Canada e degli Stati Uniti.
Gli articoli sono suggeriti dalle stesse università, quindi vagliate e selezionate da un editor.
Quattro le sezioni, dedicate rispettivamente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://futurity.org/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1468" title="futurity" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2009/09/futurity-300x57.png" alt="futurity" width="300" height="57" /></a></p>
<p>Un consorzio di università americane, capitanate dalla Duke University, dalla Stanford University e dall&#8217;Università di Rochester ha creato <a href="http://futurity.org/">Futurity.org</a>, magazine online dedicato alle ricerche che si svolgono nelle più prestigiose università del Canada e degli Stati Uniti.</p>
<p>Gli articoli sono suggeriti dalle stesse università, quindi vagliate e selezionate da un editor.</p>
<p>Quattro le sezioni, dedicate rispettivamente a <em>&#8220;<a href="http://futurity.org/category/earth-environment/">Terra e Ambiente&#8221;</a>, <a href="http://futurity.org/category/health-medicine/" target="_blank">&#8220;Medicina e Salute&#8221;</a>, <a href="http://futurity.org/category/science-design/" target="_blank">&#8220;Scienza e Progettazione&#8221; </a></em>e <em><a href="http://futurity.org/category/society-culture/" target="_blank">&#8220;Società e Cultura&#8221;</a>.</em></p>
<p>Buona idea, a quando un&#8217;iniziativa analoga a livello europeo?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Social by Social</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/09/20/social-by-social/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[nesta]]></category>
		<category><![CDATA[opensocial]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[the lab]]></category>

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		<description><![CDATA[THE LAB è l&#8217;innovativa struttura inglese &#8211; emanazione del NESTA -  dedicata alla riprogettazione radicale, collaborativa e distribuita di tutto ciò che è &#8220;pubblico servizio&#8221;;  ha da poco pubblicato Social by Social, una guida all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e dei social media per progetti destinati ad avere un impatto sociale.
Secondo gli autori, Social by Social [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nestalab.org.uk/about-the-lab/" target="_blank">THE LAB</a> è l&#8217;innovativa struttura inglese &#8211; emanazione del <a href="http://www.nesta.org.uk/" target="_blank">NESTA</a> -  dedicata alla riprogettazione radicale, collaborativa e distribuita di tutto ciò che è &#8220;pubblico servizio&#8221;;  ha da poco pubblicato <a href="http://www.socialbysocial.com/" target="_blank"><em>Social by Social</em></a>, una guida all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e dei social media per progetti destinati ad avere un impatto sociale.</p>
<p>Secondo gli autori,<em> Social by Social :</em></p>
<blockquote><p><em>rende accessibili gli strumenti necessari per costruire una comunità, offrire servizi, sviluppare attività e sostenere progetti.</em></p>
<p><em>Vogliamo aiutare il settore pubblico e il terzo settore a evolvere, mostrando loro il potere di queste nuove tecnologie e come accedere ad esse. In questo contesto, speriamo di educare i finanziatori e i politici circa l&#8217;enorme cambio di mentalità e di aspettative necessarie per commissionare con successo queste tipologie di progetti, per dare agli innovatori maggior spazio per operare.</em></p></blockquote>
<p>Ricco di casi di studio e interviste, suggerimenti e consigli su come creare, gestire e &#8220;mantenere in salute&#8221; una <em>community</em>, questa guida dalla grafica accattivante è un vademecum prezioso per chi voglia imparare e approfondire l&#8217;uso sociale delle tecnologie.</p>
<p>La guida è liberamente <a href="http://www.socialbysocial.com/book/social-by-social" target="_blank">consultabile online</a>, <a href="http://www.socialbysocial.com/sites/www.socialbysocial.com/files/social_by_social_pdf_download_creative_commons.pdf" target="_blank">scaricabile in PDF</a> o <a href="http://www.socialbysocial.com/content/download" target="_blank">acquistabile in edizione cartacea</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il giardino zen della lettura</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/08/29/il-giardino-zen-della-lettura/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 16:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante una conversazione su Friendfeed su Wired nel quale è intervenuto anche il direttore Riccardo Luna mi sono chiesto: cosa differenzia l&#8217;esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell&#8217;epoca di Internet?
La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1397" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/euart/282104427/"><img class="size-medium wp-image-1397" title="zen garden by euart" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2009/08/zen-garden-by-euart-300x225.jpg" alt="zen garden by euart" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">zen garden by euart</p></div>
<p>Durante <a href="http://friendfeed.com/fede67/9b37fbec/wired-mi-delude-ogni-numero-di-piu" target="_blank">una conversazione su Friendfeed</a> su <a href="http://www.wired.it/default.aspx" target="_blank">Wired</a> nel quale è intervenuto anche il direttore <a href="http://riccardoluna.tumblr.com/" target="_blank">Riccardo Luna</a> mi sono chiesto: cosa differenzia l&#8217;esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell&#8217;epoca di Internet?</p>
<p>La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che frammenta e miscela i contenuti: schegge informative competono per la nostra attenzione, i percorsi non sono lineari, i flussi di parole, immagini, suoni si trasformano in turbini infrangendosi nei nostri &#8220;click&#8221;.</p>
<p>Il momento della lettura ci riporta in un universo meno complicato e veloce, più newtoniano che quantistico. Dall&#8217; iperestesia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Times_Square_%28New_York%29" target="_blank">Times Square</a> alla quiete di un giardino zen. Un momento di ricomposizione tra informazione e riflessione. <span style="text-decoration: underline;">Un momento in cui a un&#8217;informazione possa seguire una riflessione e non un&#8217;altra informazione.</span></p>
<p>Quindi da una rivista come Wired non voglio una replica nella forma e nella sostanza della navigazione in Rete, costruita anche attraverso una grafica che schiavizza i contenuti; quel che vorrei è che aumentasse il numero pagine &#8220;dense&#8221; , quelle degli approfondimenti, delle inchieste, delle storie disegnate, anzi affrescate, con i colori delle parole e le sfumature delle frasi.</p>
<p>Dai giornali, dai magazine ma anche dai libri voglio qualcosa che riempia i vuoti e il senso di incompletezza che i frammenti del discorso tumultuoso della Rete mi lasciano addosso.</p>
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		<title>Il fallimento del multitasking?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 09:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[controllo cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[distrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Più si è multitasking più la nostra attenzione viene catturata da stimoli irrilevanti? O in altre parole, il nostro &#8220;controllo cognitivo&#8221; si abbassa all&#8217;aumentare del nostro &#8220;allenamento&#8221; alle attività in parallelo?
Anche se paradossale, queste conclusioni potrebbero essere desunte da una ricerca condotta alla Stanford University pubblicata su PNAS.
Rispetto a un gruppo di controllo &#8220;light&#8221;, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1364" class="wp-caption alignnone" style="width: 241px"><a href="http://ange-ecarlate.deviantart.com/art/64-Multitasking-46433478"><img class="size-medium wp-image-1364" title="Multitasking by Ange Ecarlate" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2009/08/64__Multitasking_by_Ange_Ecarlate-231x300.jpg" alt="Multitasking by Ange Ecarlate" width="231" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Multitasking by Ange Ecarlate</p></div>
<p>Più si è <em>multitasking</em> più la nostra attenzione viene catturata da stimoli irrilevanti? O in altre parole, il nostro &#8220;controllo cognitivo&#8221; si abbassa all&#8217;aumentare del nostro &#8220;allenamento&#8221; alle attività in parallelo?</p>
<p>Anche se paradossale, queste conclusioni potrebbero essere desunte da una ricerca condotta alla Stanford University <a href="http://www.pnas.org/content/early/2009/08/21/0903620106.abstract?sid=726e1591-79ca-40a5-820f-27f2c53242cf" target="_blank">pubblicata su PNAS</a>.</p>
<p>Rispetto a un gruppo di controllo <em>&#8220;light&#8221;, </em>un gruppo di<em> &#8220;heavy&#8221; multimedia multi-taskers </em>- capaci di leggere, guardare la TV, navigare in Internet, rispondere alle email, ascoltare musica nello stesso tempo &#8211; ha manifestato più difficoltà nel passaggio da un task all&#8217;altro e meno capacità di filtrare e bloccare le informazioni irrilevanti.</p>
<p>Questa ricerca comunque, anche a giudizio del suo autore Eyal Ophir, dimostra semplicemente che il<em> media multitasking </em>è associato a un diverso approccio all&#8217;elaborazione delle informazioni: alcuni effetti negativi, come una maggiore propensione alla distrazione, sono probabilmente compensati da benefici, che ulteriori studi potrebbero mettere in evidenza.</p>
<p>Interessante anche un commento letto nel blog fonte di questa notizia: il gruppo <em>&#8220;heavy&#8221;</em> manifesta deficit d&#8217;attenzione perché è multitasking o è multitasking perché i suoi membri soffrono di deficit d&#8217;attenzione?</p>
<p>[via <a href="http://scienceblogs.com/notrocketscience/2009/08/information_overload_heavy_multimedia_users_are_more_easily.php?utm_source=selectfeed&amp;utm_medium=rss" target="_blank">Not Exactly Rocket Science</a>]</p>
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		<title>Creare un impatto sociale con le nuove tecnologie</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 06:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche della Rete]]></category>
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		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Commissionato dal NESTA, l&#8217;agenzia per l&#8217;innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito &#8220;Social by Social &#8211; A practical guide to using new technologies to deliver social impact&#8221;, una &#8220;pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie&#8220;.
Il libro è disponibile via print-on-demand ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commissionato dal <a href="http://www.nesta.org.uk/" target="_blank">NESTA</a>, l&#8217;agenzia per l&#8217;innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito <em><a href="http://www.socialbysocial.com/" target="_blank">&#8220;Social by Social &#8211; A practical guide to using new technologies to deliver social impact&#8221;</a>, </em>una &#8220;<em>pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie</em>&#8220;.</p>
<p>Il libro <a href="http://www.socialbysocial.com/content/buy" target="_blank">è disponibile via </a><em><a href="http://www.socialbysocial.com/content/buy" target="_blank">print-on-demand</a> </em>ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons e sono <a href="http://www.socialbysocial.com/book/social-by-social" target="_blank">liberamente consultabili online</a>.</p>
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		<title>Il tagging modellato</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/07/03/il-tagging-modellato/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 17:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[grafi]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[tagging]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Scienza 7 leggo di uno studio italo francese sul tagging che racconta di come i ricercatori abbiano messo a punto un modello che ricrea con sufficiente accuratezza le caratteristiche &#8211; già evidenziate in precedenti ricerche &#8211; di questo tipo di classificazione di contenuti, come per esempio la legge di Heaps, che similmente a quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2009/07/03/la-strategia-del-tag/" target="_blank">Scienza 7</a> leggo di uno studio italo francese sul <em>tagging</em> che racconta di come i ricercatori abbiano messo a punto un modello che ricrea con sufficiente accuratezza le caratteristiche &#8211; già evidenziate in precedenti ricerche &#8211; di questo tipo di classificazione di contenuti, come per esempio la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Heaps%27_law" target="_blank">legge di Heaps</a>, che similmente a quanto si verifica nei testi, mostra come all&#8217;aumentare del numero di tag diminuisce il tasso di introduzione di nuovi tag.</p>
<p>La ricerca è stata pubblicata su <a href="http://www.pnas.org/content/106/26/10511.abstract?sid=327c92a3-e593-4c51-ba0a-52ca25572247">PNAS ed è consultabile a pagamento</a>. Fortunatamente ne trovo <a href="http://hal.archives-ouvertes.fr/docs/00/38/02/86/PDF/cattuto_et_al_revised.pdf" target="_blank">una copia</a> su <a href="http://hal.archives-ouvertes.fr/" target="_blank">HAL</a>, <a href="http://www.ccsd.cnrs.fr/spip.php?rubrique6" target="_blank">un archivio<em> open access</em> francese gestito dal CNR francese</a>.</p>
<p>E&#8217; bene chiarire che nell&#8217; articolo &#8211; <a href="http://www.lswn.it/comunicati/stampa/2009/la_pubblicita_si_impara_su_delicious" target="_blank">tratto quasi integralmente dal comunicato stampa dell&#8217;Istituto Nazionale di Fisica della Materia</a> &#8211; l&#8217;utilizzo del termine <em>&#8220;post&#8221;</em>, non ha il significato consueto caro a noi blogger ma, come chiarito nel <em>paper</em>, definisce un set di tag utilizzati da un utente per definire un certo contenuto.</p>
<p>In definitiva viene dimostrato che &#8220;il processo di <em>social annotation </em>può essere visto come un&#8217;esplorazione collettiva ma non coordinata del sottostante spazio semantico (ndr: ovvero dell&#8217;insieme di significati che possono essere associati a un contenuto), rappresentato come un grafo, attraverso una serie di cammini casuali.&#8221;</p>
<p>Avere un modello che simuli adeguatamente il comportamento reale degli utenti è importante perché permetterà di creare sistemi migliori per combattere lo spam (che si allontana dai modelli individuati) e per catalogare grandi quantità di dati, di affinare i sistemi di ricerca e raccomandazione e di realizzare applicazioni innovative per i social network.</p>
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