Non è Cocoon ma…navigare in Rete mantiene giovani
21/10/2009

brains

Albertazzi e e la Spaak potrebbero abbandonare il Brain Traning di Nintendo e fare ogni giorno qualche ricerca su Internet: il risultato sarebbe comunque allenare il cervello e stimolare le aree cerebrali che controllano il ragionamento complesso e la capacità di decisione.

Già un anno fa una ricerca dell’UCLA aveva dimostrato, con la risonanza magnetica funzionale (fMRI), che fare ricerche  stimolava negli anziani web-addicted parti del cervello diverse rispetto, per esempio, alla lettura di un libro.

Gli stessi ricercatori hanno ora dimostrato che queste modificazioni appaiono fin dalla prima settimana di navigazione su Internet e confermano che l’uso del Web è una semplice forma di esercizio mentale che migliora i processi cognitivi negli anziani.

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Il giardino zen della lettura
29/08/2009

zen garden by euart

zen garden by euart

Durante una conversazione su Friendfeed su Wired nel quale è intervenuto anche il direttore Riccardo Luna mi sono chiesto: cosa differenzia l’esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell’epoca di Internet?

La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che frammenta e miscela i contenuti: schegge informative competono per la nostra attenzione, i percorsi non sono lineari, i flussi di parole, immagini, suoni si trasformano in turbini infrangendosi nei nostri “click”.

Il momento della lettura ci riporta in un universo meno complicato e veloce, più newtoniano che quantistico. Dall’ iperestesia di Times Square alla quiete di un giardino zen. Un momento di ricomposizione tra informazione e riflessione. Un momento in cui a un’informazione possa seguire una riflessione e non un’altra informazione.

Quindi da una rivista come Wired non voglio una replica nella forma e nella sostanza della navigazione in Rete, costruita anche attraverso una grafica che schiavizza i contenuti; quel che vorrei è che aumentasse il numero pagine “dense” , quelle degli approfondimenti, delle inchieste, delle storie disegnate, anzi affrescate, con i colori delle parole e le sfumature delle frasi.

Dai giornali, dai magazine ma anche dai libri voglio qualcosa che riempia i vuoti e il senso di incompletezza che i frammenti del discorso tumultuoso della Rete mi lasciano addosso.

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