La funzione d'onda del PageRank
06/08/2008

Un team di ricercatori internazionali tra cui fisici italiani dell’Università di Cagliari, della Sapienza di Roma e dell’ INFM ha proposto un’ardita analogia tra il PageRank e l’equazione di Schrödinger.

Il PageRank è il famoso algoritmo di analisi sviluppato dai creatori di Google per assegnare ad ogni pagina un indice di importanza (o se si vuole di autorevolezza) calcolato in base al numero ed alla “qualità” dei link in ingresso.

L’equazione di Schrödinger è uno dei maggiori successi della fisica, in particolare della meccanica quantistica. A partire dalla natura ondulatoria delle particelle, l’equazione è in grado di descrivere un sistema fisico e la sua evoluzione nel tempo grazie al calcolo della funzione d’onda ψ che lo caratterizza.

Esprimere il PageRank in termini di una funzione d’onda che obbedisce ad un’equazione simil-Schrödinger permette, secondo questo studio, di localizzare velocemente le pagine con un rank più alto senza utilizzare procedure iterative, chiarendo nel contempo il ruolo della topologia nella diffusione delle informazioni nelle reti complesse.

Questa analogia formale con la fisica quantistica mette inoltre a disposizione dello studio del PageRank una serie di frameworks teorici consoloditati come la teoria perturbativa.

La differenza di scala tra il mondo delle particelle sub-atomiche ed il Web è enorme ma i ricercatori sono convinti che il loro lavoro potrà portare benefici a tutto quel campo di ricerca che si collega al  PageRank e che comprende, per esempio, la propagazione della fiducia nei social network od una più efficiente classificazione delle pagine.

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MemoryRank
01/12/2007

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Un ricerca condotta da un team guidato da Thomas L. Griffiths dell’Università di Berkeley ha dimostrato come l’algoritmo PageRank di Google possa essere un buon sistema per effettuare misurazioni quantitative frequency-based in esperimenti sul funzionamento della memoria umana.

Il punto di partenza della ricerca è stata la considerazione che memoria umana e motori di ricerca sono entrambe due possibili soluzioni del problema dell’information retrieval: trovare un oggetto (documento nel web, parola o concetto nella mente) che corrisponda il più precisamente possibile ai criteri di ricerca forniti (interrogazione dell’utente o stimolo interno/esterno).

Gli esperimenti condotti durante la ricerca hanno rivelato come il PageRank risulta migliore rispetto ad altri sistemi di misurazione utilizzati in psicologia cognitiva o neuropsichiatria, riuscendo per esempio a predirre in maniera più precisa le parole associate dagli esseri umani ad ogni lettera dell’alfabeto.

La ragione di tale successo risiede forse nell’idea alla base del PageRank — l’importanza di qualcosa è direttamente proporzionale alla sua popolarità — che nella sua semplicità sembra cogliere uno schema di fondo nel comportamento dell’utente, codificato nel funzionamento dei suoi processi mnemonici e linguistici.

Come sottolineano gli autori queste ricerche aprono nuove possibilità riguardo la progettazione dei motori di ricerca, possibilità derivanti dalla sempre più evidente influenza che i processi cognitivi hanno nella creazione, organizzazione, memorizzazione e ritrovamento delle informazioni, sia all’interno della mente umana che in quella “mente collettiva” che è il Web.

Fonte: ScienceBlogs

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