Shirky…
15/04/2009

…e il suo “Uno per uno, tutti per tutti” (Codice Edizioni, 2009) mi ha deluso. Una raccolta di use cases, tra cui gli sfruttatissimi esempi di Wikipedia e di Linux, con poche analisi piuttosto superficiali e scontate.

Mi segno solo la scala della partecipazione: condivisione, collaborazione, produzione collaborativa, azione collettiva. Ogni gradino aggiunge valore  e complessità all’interazione sociale. Molto buona la traduzione di Federico Fasce.

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Sarete giudicati per quello che costruirete, non per quello che distruggerete
20/01/2009

E’ stato molto emozionante ascoltare Obama e guardare i milioni di cittadini americani assiepati davanti al Campidoglio: “così tanta speranza in una sola inquadratura”, nelle parole di Steven Spielberg.

Ed è stato molto interessante seguire l’evento attraverso il mash-up tra CNN e Facebook: si potevano commentare le immagini e scambiarsi impressioni con i propri amici attraverso lo status di Fb, interagendo in una pagina speciale in cui si potevano leggere pensieri e sensazioni di tutti gli utenti di Fb.

Visualizzare e condividere l’entusiasta  flusso di coscienza – pardon, il flusso dello status – dei cittadini della Rete, dei cittadini degli Stati Uniti, dei cittadini del mondo rincuora e rinfranca.

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romecamp tra tecnologia, ambiente e società
19/11/2008

Venerdì sarò al romecamp dove riproporrò la presentazione sull’ipotesi di un corso di laurea in Scienze del Web. Non amo ripetermi ma in questo caso farò un’eccezione, visto che considero l’argomento un pretesto per conversare su presente e futuro della Rete (e dell’università italiana).

Tra i tanti interventi previsti mi piacerebbe poter seguire quelli di Stefano Bellanda, “Intercultura e socialnetwork. Un ponte web 2.0 tra ricerca universitaria e territorio – L’esempio di Trickster

Se sempre più si deve parlare di intelligenza collettiva, allora l’Università è di fronte a un problema importante: l’esigenza di essere (o addirittura entrare) in rete con altri contesti spesso innovativi di produzione di conoscenza, preservando però la serietà dell’approccio, delle competenze e della formazione.

di Antonio Pavolini, La coda lunga delle opinioni in rete

Questa breve presentazione è solo lo spunto per censire, insieme al popolo dei BarCampers, i mille vincoli, più insidiosi proprio perchè ancora non bene individuati, che impediscono a blogger, citizen journalist e frequentatori di social network di essere intellettualmente onesti.

di Fabio Giglietto, La vita italiana ai siti di social network: uno studio comparativo fra Facebook e Badoo

Durante il BarCamp di Roma presenterò gli ultimi risultati di uno studio comparativo fra l’uso di Facebook e Badoo in Italia con specifico riferimento alle diverse pratiche, in termini di gestione del capitale sociale e percezione della distinzione pubblico/privato, degli utenti di questi due siti.

di Salvatore Larosa ed altri colleghi del SocialMediaForum, Casi italiani di successo nei social media, di Davide Bennato, Come prevedere eventi futuri: dai sondaggi di opinione ai mercati predittivi , di Luca Mascaro, Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi e di Alberto Cottica sul progetto Kublai.


Ma considerando che

Il romecamp si occupa di idee che rendano migliore il futuro delle nostre società: un futuro plasmato da tecnologie che cambiano l’ambiente in cui viviamo.
[...]
Il romecamp ha l’ambizione di creare nuove narrazioni sui percorsi che possiamo intraprendere. Strade che abbandonano il modello dell’aumento infinito dei consumi e si indirizzano verso la sostenibilità, la qualità della vita, l’intelligenza, la sensibilità, le relazioni di collaborazione con le altre persone.

ognuno potrà trovare argomenti stimolanti e che stuzzicano il proprio interesse.
La lista, non ancora definitiva, degli interventi è qui.

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Design motivazionale dei social network
07/11/2008

Dopo Elementi teorici per la progettazione dei Social Networkdi cui avevo parlato in questo post - Gianandrea Giacoma e Davide Casali proseguono nel loro studio sulle componenti psicologiche e sociali che definiscono ed animano una rete sociale online.

Il nuovo lavoro, dal titolo Design motivazionale – Usabilità sociale e Group Centered Design, si focalizza in particolare sul mondo aziendale, sottolineando ancora una volta l’attenzione non sull’utente ma sulla persona. Dicono gli autori nell’introduzione:

L’utente torna ad essere “persona”, quindi considerata anche sul livello psicologico, motivazionale e comportamentale, senza scissione fra mondo fisico e mondo digitale: la persona è una, con differenti livelli in rapporto al contesto che si va ad osservare.
Si tiene quindi conto di comportamenti non solo online e delle dinamiche che sottendono i suoi comportamenti, producendoli e incanalandoli.
Uno dei punti fondamentali, che riprenderemo durante il documento, è l’alleanza con la persone e non solo con l’utente e il professionista che utilizza un sistema a social network.
Abbiamo chiamato questa metodologia il Design Motivazionale.

In ogni social network, in ogni sistema che abbia un livello minimo di funzionalità in grado di favorire l’interazione interpersonale, vi sono un insieme base di Motivazioni Relazionali, di forze di natura istintuale e psicologica che spingono l’utente a partecipare attivamente alla vita della comunità. Competizione, desiderio di eccellere, curiosità, senso di appartenenza ad un gruppo sono elementi che non possono essere ignorati nella progettazione o nell’analisi di una rete sociale online, sia essa aziendale o rivolta a tutto il Web.

“Capire le modalità espressive delle Motivazioni Relazionali permette di approcciare meglio i progetti”, sostengono gli autori, dedicando al Design Motivazionale un’attenta analisi, derivante anche dalle loro esperienze “sul campo”, nell’arena delle realtà aziendali.

Il Design Motivazionale è una combinazione di progettazione centrata sull’utente, di usabilità sociale e di dinamiche motivazionali sempre sotto il vincolo dei flussi circadiani e dei bisogni funzionali, cioè dei motivi pratici che spingono gli utenti ad utilizzare i social network. Stimolare la reale partecipazione e la collaborazione all’interno del mondo aziendale è una sfida che può essere vinta attraverso la graduale unione delle due anime che convivono in un individuo in questo contesto, quella della persona e quella del professionista.

L’ultima parte del lavoro fornisce una preziosa guida per la fase che precede la progettazione vera e propria, quella dell’analisi, che permette di “ottenere tutti gli elementi necessari per fornire alla progettazione un panorama chiaro di quali siano le forze in gioco e a cosa si debba prestare particolare cura”. Cosa e come analizzare, su quali punti focalizzare l’attenzione, quali documenti produrre: queste sono le informazioni che Gianandrea e Davide forniscono ai lettori interessati.

Una raccomandazione in particolare gli autori tengono a dare; visto che una rete sociale è un sistema complesso

il metodo migliore per progettare sistemi [...] è quello di effettuare una implementazione graduale: piccoli cambiamenti per gradi, progettando, implementando e rilasciando singole funzionalità atomiche, per poi osservare le trasformazioni che queste modifiche causano nelle persone e sull’utilizzo dello strumento.

Un testo, questo, di grande aiuto per chi debba progettare ex novo o ridisegnare una piattaforma di social networking a cui, forse, è necessaria un’ulteriore fase di editing per limare qualche imperfezione ed alcuni passaggi oscuri: alle volte la volontà di utilizzare definizioni formali appesantisce la lettura, rendendo più difficile la comprensione di alcuni concetti.

Ma, ricordiamo, quest’opera nasce in un’ottica collaborativa e di work in progress: chi volesse contribuire con suggerimenti, proposte, critiche potra farlo tra breve in un apposito wiki.

Approfitto di questo post per segnalare un paper affine, A cognitive perspective on social informatics”, scritto da Keiichi Nakata dell’Università di Reading (UK). In questo lavoro viene proposto di sviluppare un campo di studi che si dedichi all’human–community interaction. Nella tradizionale HCI (Human-Computer Interaction) il focus è rivolto all’interazione tra essere umano e sistema informatico; nella nuova disciplina il sistema è rappresentato dalla comunità, visto come un insieme di sistemi complessi.

Dice Nakata:

Favorire la partecipazione, o incrementare la cooperazione, è una direzione [da prendere].
Questo include ricerche sui social network ed i loro elementi tecno-sociali come fiducia, facilità
di partecipazione ed usabilità [...]. [Tutto ciò] per consentire agli individui di creare un miglior
modello mentale delle comunità e delle interazioni con esse.

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La rivoluzione (partecipativa) d'ottobre
22/09/2008

Per una volta segnalo anch’io alcuni eventi che si svolgeranno nei primi giorni di ottobre ed ai quali – incredibilmente – parteciperò: beh, almeno due su tre…

Il comun denominatore che lega questi incontri è la figura dell’utente attivo della Rete, colui che attraverso i suoi contenuti contribuisce a ridefinire il concetto di democrazia partecipativa ed a costruire una società – non solo digitale si spera – che conversa, e non urla, con se stessa.

  • A Roma, il 3 ottobre alle ore 11.00 presso il Nuovo Cinema Aquila ci sarà la presentazione di AgoraVox, versione italiana del sito francese di giornalismo partecipativo. La conferenza vedrà tre momenti: dopo la presentazione di AgoraVox Italia da parte di Carlo Revelli, il fondatore di AgoraVox, e Francesco Piccinini verranno illustrati, dal giornalista napoletano Arnaldo Capezzuto, i risultati dell’inchiesta partecipativa su camorra e rifiuti. Infine vi sarà un’edizione live di una puntata di La Gazzetta di Mafiopoli, una trasmissione radio sullo stile di Radio Aut del mitico Peppino Impastato. Durante l’incontro sono previsti gli interventi di altri giornalisti e scrittori che pagano ogni giorno la loro determinazione ed il loro impegno civile contro le organizzazioni criminali che infestano molti territori del nostro Paese.
  • Le Facoltà di Scienze della Formazione e di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano Bicocca organizzano il convegno “Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza”.
  • La sessione “evento”, prevista per la giornata di venerdì 10 ottobre (all’Università degli Studi Milano Bicocca), è dedicata ad approfondire le tematiche del rapporto tra democrazia, forme di partecipazione sociale, relazione e  formazione abilitate dalle nuove tecnologie della comunicazione. L’orizzontalità della comunicazione in rete è davvero un strumento di democrazia? In che senso è possibile trasformare le protesi comunicative del web – blog, social network, wiki – in un “luogo” di reale partecipazione alle decisioni? A queste ed altre domande sono chiamati a rispondere i relatori presenti alla tavola rotonda.

    Nel parterre de roi tra gli altri Derrick de Kerckhove, Massimo Mantellini, Antonio Sofi, Robin Good, Gianluca Nicoletti. Tra gli organizzatori Stefano Mizzella che tra le altre cose cura il blog ufficiale dell’evento. Un vero peccato – per me – non poterci essere.

  • Girl Geek Dinner (venerdì 10 Ottobre, ore 19) . Una serata all’insegna della tecnologia dove donne interessate ed accomunate dalla stessa passione si incontrano durante una cena per condividere, scambiare idee ed opinioni su Internet e i Nuovi Media.
  • Academic BarCamp (sabato 11 Ottobre, ore 10). Studiosi di Internet e blogger auto-organizzano una conferenza internazionale non-convenzionale per condividere con i colleghi e non solo i risultati delle loro ultime ricerche (con notevole faccia tosta mi sono intrufolato con una presentazione sul nostro divertissement intellettuale, il Corso di Laurea in Scienze del Web)
  • Blogger Olympic Games (sabato 11 e domenica 12 Ottobre). I “migliori blogger dei cinque continenti”, divisi in squadre, avranno la possibilità di confrontarsi in una serie di gare di abilità e destrezza appositamente pensate per loro.
  • Photo Contest “Living in a Wireless Campus” (domenica 12 Ottobre). Premiazione delle tre fotografie che meglio rappresentano la vita quotidiana dello studente nella città campus di Urbino.

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E' arrivato l'autunno. Lo dice Google.
22/09/2008

Un amico in questi giorni è particolarmente depresso. L’ho saputo da Facebook. Qualche giorno fa mi sono ricordato di un compleanno. Me lo ha ricordato Skype. Il padre di un mio conoscente è morto. L’ho appreso dal blog del figlio. Ho scoperto di avere un cugino in Brasile. Me lo ha detto Geni.

Oggi mi sono accorto che è arrivato l’autunno. Ho visto il logo di Google.

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La moderazione del web
27/05/2008

Come nascono ed evolvono nel tempo giudizi ed opinioni nel Web? Quali sono i meccanismi che guidano la formazione di valutazioni su prodotti come ad esempio libri e film all’interno delle comunità online? Un utente in cerca di informazioni può avere fiducia nell’opinione generale creatasi su quel prodotto?

Una ricerca condotta dagli HP Laboratories di Palo Alto giunge a conclusioni interessanti.

Analizzando migliaia di votazioni e di critiche lasciate dagli utenti su Amazon e su IMDB i ricercatori hanno scoperto che non nascono fenomeni di polarizzazione – o estremizzazione – dei giudizi. Anzi, si innesca un meccanismo che tende ad attenuare i giudizi preesistenti, riconducendo l’opinione della comunità verso “un giusto mezzo”. Questo perché chi arriva nella comunità dopo che si è già formato un certo consenso tende a non lasciare un suo parere se questo coincide con l’opinione comune mentre aggiunge il suo giudizio se questo ne è in contrasto. E’ probabile, dicono gli autori della ricerca, che in un “gioco senza vincitori” come questo prevalga la gratificazione personale di cercare di spostare il giudizio fin lì maturato.

Questo risultato va in controtendenza rispetto ad altri studi sulle dinamiche di gruppo e sui siti online nei quali erano stati rilevati “effetti gregge” e fenomeni di polarizzazione delle opinioni.

Il suggerimento è quindi quello di valutare attentamente quello che, in generale, si intende come opinione pubblica online: le conclusioni che si possono trarre possono essere diverse a seconda del momento in cui si accede alle informazioni.

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Malastrada maestra
14/05/2008

Il cammino intrapreso dalla casa di produzione cinematografica malastrada.film non è né semplice né banale ma sicuramente coraggioso e stimolante:

Malastrada.film è una casa di produzione/diffusione di cinema di ricerca che ha scelto di fare delle produzioni dal basso, il metodo principale per la creazione di opere cinematografiche. Alla base di questa scelta c’è la volontà di voler sperimentare un sistema nuovo di produzione che permette di relazionarsi con i coproduttori nell’ottica di uno scambio intellettuale e umano reciproco. Per noi produrre dal basso significa bypassare l’industria televisiva quanto quella cinematografica, restare fuori dal controllo politico ed estetico delle multinazionali, delle loro immagini e delle loro storie.
[...]
C’è alla base del nostro lavoro la volontà e la pretesa di voler parlare e fare cinema lavorando alla costituzione di una rete che possa dibattere costantemente sulle opere e sugli autori. Consideriamo il cinema come uno strumento capace di incidere nei processi umani e nelle dinamiche culturali della società contemporanea. [...] Allontanarsi dalle cose date, dal visto e dal provato. [...] Di natura materiale, ma di altrettanta validità politica, vogliamo dimostrare che il sistema delle produzioni dal basso può funzionare anche al di fuori del concetto della produzione di tipo etico/sociale (a cui è vincolato il documentario in Italia), vogliamo credere che la produzione artistica di un film, non debba necessariamente coinvolgere una comunità di coproduttori “sensibili al tema” ma piuttosto un insieme di persone che credono e vogliono un tipo di visioni diverse, che riescano a riconoscere ancora nel cinema un veicolo fondamentale di luce, narrazioni, vissuti; dove l’autore possa essere semplicemente portatore/esploratore di sensazione ed immagini.

Dopo il fortunato ed incisivo 13 Variazioni su un tema barocco, Ballata ai petrolieri in Val di Noto” realizzato grazie al sostegno di 641 coproduttori, malastrada.film è impegnata nelle “proiezioni distribuite” di Même Pére Même Mére” , altra opera prodotta collettivamente incentrata su di un viaggio di scoperta nel Burkina Faso. Ancora con le loro parole:

Il nostro ultimo film, Même Pére Même Mére , sta marciando a un ritmo di cui siamo orgogliosi, nel suo “piccolo” sta aprendo strade e discussioni su cinema e linguaggio (artistico quanto economico) in tutta l’Italia. Da più d’un mese giriamo per festival, librerie, cine-circoli, università (ieri duecento persone a Catania!), e per diversi centri/nodi di diffusione, contiamo già un ventina di proiezioni sparse sul territorio nazionale e non solo. Arrivare a ciò vuol dire soprattutto far si che esista una linea che relazioni diversi spazi fisici, che noi riconosciamo come luoghi di cinema, di volta in volta riutilizzabili, legati tra loro da un filo, fatto da discorsi contigui, pur nelle differenti visioni. Questa esperienza è già in movimento e la cosa che più ci colpisce è che funziona alla grande!
Le proiezioni dei prossimi giorni si terranno tra Napoli e Roma. All’interno del nostro sito, nella sezione news, potete trovare tutti gli appuntamenti e i dettagli.

Sempre da malastrada.film vengo a conoscenza del progetto kino TV, un portale dedicato al cinema che:

intende promuovere soggetti estranei ai circuiti commerciali, dare accesso alla conoscenza di opere che non trovano spazio nella distribuzione standardizzata e creare una rete di associazioni, individui, università ed altre istituzioni che possano dar vita a un nuovo modello di condivisione del sapere. Archivio video ma anche flusso in diretta streaming sul web, Kino TV permette a ogni membro di programmare una trasmissione in diretta ed inserirla nel palinsesto…

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Cultura convergente: appunti per una recensione 3/3
29/10/2007

La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia), è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la fan culture che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito alternativo della creatività, privato ed amatoriale. Filmini, fan club, nastri registrati non hanno mai costituito una minaccia per le corporation. Ma una volta che, grazie alle nuove tecnologie audiovisive a basso costo (videocamere, editing digitale, software grafici) e ad internet, produzione e distribuzione delle opere amatoriali sono diventate processi alla portata di tutti la situazione è cambiata.

La fan culture, le community, i social network sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura mainstream ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.

La creazione delle fan fiction, spesso di ottima qualità, ha prodotto reazioni di vario genere da parte delle major: il caso di studio del rapporto tribolato tra la LucasFilm ed i fan della serie che realizzano spin-off di vario genere della saga di Guerre Stellari mostra come sia difficile trovare un equilibrio tra:

  • · concorrenza commerciale ed appropriazione amatoriale
  • · logica del profitto ed economia dello scambio
  • · pirateria e rielaborazione creativa

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Cultura convergente: appunti per una recensione 1/3
19/10/2007

Un nuovo tipo di recensione: la recensione seriale. Leggo, prendo appunti, li condivido.

Henry Jenkins è direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Cultura convergente (Apogeo, 2007), secondo la prefazione del collettivo Wu Ming è un saggio in cui “ogni oscurità concettuale si fa cristallina”. La cultura popolare/di massa che deborda dal flusso principale riversandosi nei nuovi media. Cultura convergente come l’intricato dedalo del delta di un grande fiume. Il grande fiume dei media tradizionali incontra e si fonde con il mare informativo della Rete. Wu Ming si concentra sull’Italia e sul dibattito distorto, provinciale, pregiudiziale e moralistico che accompagna la lenta evoluzione tecnologica e sociale della nostra cultura.

Di cosa ci parlerà Jenkins? Di convergenza mediatica, di cultura partecipativa, di intelligenza collettiva. Intendiamoci: un medium può essere considerato sia come uno strumento per la comunicazione sia un sistema culturale che si forma intorno a tale strumento. Gli strumenti cambiano, si evolvono, il medium rimane ma si adatta. Oggi gli strumenti divergono (si moltiplicano in una parossistica fase evolutiva. Ne rimarrà solo uno? Scatola nera onnicomprensiva?) i contenuti convergono spinti dall’alto, dalle corporation e dal basso, dai prosumers.

Ho capito che Jenkins utilizzerà come laboratorio di analisi (esperimenti, apprendistato “alla Lévy” per esplorare le nuove strutture economiche, sociali e politiche del futuro) alcuni “casi mediatici” molto legati alla cultura popolare americana ed anglosassone.

Si inizia con Survivor. Con Survivor?? Avete presente? La versione americana de L’isola dei famosi. Con una cruciale differenza: il programma USA è interamente registrato prima della messa in onda. Quindi fin dall’inizio tutto è già accaduto . Fin dalla prima serie è scoppiato il fenomeno dello spoiling, il tentativo cioè, da parte della comunità di fans del programma, di cercare di scoprire il vincitore prima dell’ultima puntata. Questa comunità passa il suo tempo (?) ad indagare, cercando indizi e prove, setacciando la Rete ed ogni fotogramma delle puntate trasmesse, interagendo tramite le communities virtuali attraverso complesse modalità. Per Jenkins “intelligenza collettiva al lavoro”. Io rimango assai perplesso, pensando come da noi i reality siano l’emblema di una televisione men che mediocre. Jenkins dice che gli americani non partecipano ai dibattiti politici perché sono “cose da esperti”: raffronto quest’affermazione con la grande partecipazione al referendum sul welfare e alle primarie del PD e questo mi fa rivalutare il mio Paese…

Comunque dal primo capitolo emergono due considerazioni:

  • · il “paradigma dell’esperto” (conoscenza specifica elargita dall’alto) sembra perdere efficacia in una’architettura reticolare, in un contesto di overload informativo e in uno “spazio delle soluzioni” multidisciplinare.
  • · Le comunità di conoscenze sono oggi temporanee, flessibili, a carattere volontario e “tattiche”: ci si unisce a loro per un determinato scopo esaurito il quale ci si sposta verso un’altra community. E’ la norma la multi-appartenenza, sia per la natura tattica delle affiliazioni che per l’enorme bacino di competenze e conoscenze che è necessario sondare (e filtrare) per ottenere risposte alle più svariate domande.

continua

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