Ma ora che i dati personali e le informazioni “sensibili” vengono sempre più trasferiti dal proprio computer a servizi online “on the cloud” come faranno gli investigatori per risolvere i casi? Si dovrà chiedere l’accesso all’account al fornitore del servizio? Mandato di visualizzazione?
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Uno studio del Politecnico di Worcester ha evidenziato come le informazioni e i contenuti che gli utenti depositano nei social network non solo vengono tracciati in forma aggregata da terze parti a scopi commerciali ma potrebbero essere facilmente ricondotti a ogni singolo utente grazie all’identificatore unico assegnato a ogni membro della community.
Dice il prof. Craig Wills, uno degli autori della ricerca:
When you sign up with a social networking site, you are assigned a unique identifier. This is a string of numbers or characters that points to your profile. We found that when social networking sites pass information to tracking sites about your activities, they often include this unique identifier. So now a tracking site not only has a profile of your Web browsing activities, it can link that profile to the personal information you post on the social networking site. Now your browsing profile is not just of somebody, it is of you.
Anche se non si può provare che tale possibilità sia realmente utilizzata, gli autori della ricerca consigliano ai gestori dei social network di rendere invisibile tale identificatore unico, in modo da evitare ogni possibile tentazione.
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- René Magritte, Decalcomania, 1966
Nell’agosto scorso si è tenuta una tavola rotonda organizzata dall’Aspen Institute Communications and Society Program durante la quale 28 leader ed esperti di ICT, finanza e politiche pubbliche hanno riflettuto su identità, modelli di business, governance e sicurezza digitale nell’era del cloud computing.
Ne è seguito un denso e interessante resoconto, scaricabile gratuitamente, curato J.D.Lasica.
Per cloud computing si intende quell’insieme di risorse – applicazioni, piattaforme, storage e servizi – distribuite attraverso Internet grazie a una serie di infrastrutture collegate – data center, server virtuali, hosting distribuito, wireless network.
Come impatterà questa migrazione dei dati nella “nuvola” nella nostra vita, nell’economia e in generale nella sfera pubblica?
Possono essere sintetizzati alcune considerazioni e trend emergenti:
- Si è avuto un passaggio dall’era dell’anonimato e dell’immaginazione dell’Internet degli albori a quella attuale, dell’identità, dell’autenticità e della trasparenza
- Si va verso una gestione completa e supportata da agenti automatici della propria identità sul Web; i dati che comporranno la nostra identità online avranno granularità molto fine, per permetterci di comporre le identità minime necessarie per ogni attività sul web (account, transizioni ecc.) e di non dover divulgare più dati di quelli necessari in un dato contesto. Questo sistema di gestione dell’identità sarà quindi user-centric, scalabile e customizzabile.
- Ogni identità dovrà fluire in un open identity network in cui i dati saranno sicuri e protetti, perché identità, sicurezza e privacy sono valori interconnessi.
- Nell’economia digitale i soldi non sono l’unica valuta; il valore assume le forme della reputazione, dell’attenzione, delle relazioni.
- La “nuvola” trasformerà il business: più possibilità di personalizzazione e di specializzazione, ulteriore riduzione delle barriere all’entrata, la fine delle economie di scala, più facilità di accesso a mercati confinanti, maggiore trasparenza informativa, maggiore complessità organizzativa (gestibile non più attraverso gerarchie ma tramite strutture p2p reticolari), modifica del ciclo di vita dei prodotti, spostamento dal “marketing pull” al “customer pull“.
- I prodotti diventano processi.
Molti altre questioni vengone affrontate durante la discussione e, nell’ultima parte, viene redatto un memo all’indirizzo del futuro presidente degli Stati Uniti (non era ancora stato eletto Obama) con una serie di suggerrimenti e raccomandazioni su come governare questa trasformazione.
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