Tè e ricerche
12/01/2009

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Secondo uno studio citato dal Timesonline un paio di ricerche su Google producono circa 15 g di anidride carbonica, pari alla quantità di CO2 necessaria per farsi una tazza di tè. Altri studi parlano di quantità oscillanti tra 1 e 10 g di CO2 per ricerca. Visto che Google non diffonde dati sul consumo energetico dei suoi data farm queste sono solo stime.

L’azienda di Mountain View è in prima linea nel green computing ma la necessità di avere risultati il più velocemente possibile obbliga molti server ad elaborare contemporaneamente la stessa ricerca: praticamente le macchine gareggiano tra di loro per offrire per prime i risultati richiesti.

Anche visitare un sito ha un costo in termini di emissioni di CO2: varia da 0,002 g per secondo per un sito “leggero” a 0,2 g per sec. per un sito con contenuti multimediali.

update: come non detto…

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Seguendo il vento, seguendo il sole
03/12/2007

L’ infrastruttura informatica globale, computer, server, router consuma energia elettrica. Per ridurre questo consumo e le conseguenti emissioni di gas serra dovute all’impiego di combustibili fossili le industrie produttrici di apparecchiature per l’information technology stanno gradualmente convertendosi a strategie, filosofie e tecnologie che privilegino modelli di produzione e prodotti eco-sostenibili e a basso consumo.

C’è ora chi propone di collocare le cyber-infrastrutture, i grandi server, i mega sistemi di storage nei luoghi di produzione delle energie rinnovabili (solare, eolica ma anche mini-idroelettrica, geotermica) collegando via fibra ottica questi siti alla global information grid, cioè Internet. Trasportare dati, quindi, non energia elettrica.

Questa strategia permetterebbe di ridurre i costi legati alla costruzione dei sistemi di trasmissione dell’energia elettrica necessari per collegare le zone di produzione di energie rinnovabili alla rete elettrica; vista l’alta efficienza raggiunta delle tecnologie di load balancing dei server — utilizzate per minimizzare i danni nei casi di guasti o malfunzionamenti — potrebbe essere superato l’inconveniente legato alla variabilità nella produzione di energia elettrica provocato dalle mutevoli condizioni atmosferiche e dal ciclo giorno-notte.

C’è anche chi si spinge a proporre siti come quelli sub-artici, che consentirebbero di risolvere in maniera ottimale il problema del raffreddamento delle server-farm.

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