Era dei petabyte: fine della teorie?
11/07/2008

La discussione su Edge vista da Wordle

La capacità di memorizzare e processare enormi quantità di dati da parte di “nuvole” di computer renderà obsoleta le necessità di formulare ipotesi e teorie? La forza bruta del DISC (Data Intensive Scalable Computation) potrà individuare nell’oceano di dati a disposizione pattern e correlazioni così significative da consentire previsioni attendibili sul mondo senza dover ricorrere a sofisticate modellizzazioni?

Chris “coda lunga” Anderson ha lanciato questa provocazione dalle pagine digitali di The Edge nelle scorse settimane.

Alla scala dei Petabyte, sostiene Anderson, la gestione e l’utilizzo dell’informazione richiede un approccio diverso. Potendo visualizzare miliardi di dati nella loro totalità, è possibile “vedere” matematicamente i dati prima e solo dopo assegnarli un contesto.

Per secoli gli scienziati hanno applicato il metodo scientifico: costruzione del modello su date ipotesi, verifica sperimentale del modello tramite raccolta di dati, conferma o confutazione di quel modello.
Dati senza modelli sono considerati solo rumore ed eventuali correlazioni tra i dati stessi sono solo coincidenze senza un modello entro il quale inserirle.

Fino ad adesso, aggiunge Anderson.

Con una tale quantità di dati l’approccio classico alla scienza – ipotesi, modello, test – potrebbe essere diventato obsoleto.

Possiamo inserire i dati in un cluster di computer e lasciare che algoritmi statistici scoprano pattern e schemi immediatamente utilizzabili senza che la scienza ne spieghi l’origine o li inserisca in un contesto teorico.

Anderson fa notare che questo nuovo approccio è tipico di Google: per esempio Google non ha avuto bisogno di conoscere a fondo il mondo e le convenzioni della pubblicità né di sviluppare sofisticati modelli economici e statistici per ottenere grandi successi. Sono bastati un po’ di matematica applicata, ottimi strumenti analitici ed un’enorme quantità di dati a disposizione.

Il direttore di Wired conclude così:

La recente disponibilità di grandi quantità di dati unita a strumenti statistici per setacciare questi numeri, offre un’intera nuova strada per comprendere il mondo. La correlazione rimpiazza la causalità,e la scienza può ora avanzare anche senza modelli coerenti, teorie unificate o spiegazioni meccanicistiche

Numerosi scienziati, filosofi ed addetti ai lavori hanno replicato mettendo in evidenza come il ragionamento di Anderson appaia confuso e le sue ipotesi piuttosto deboli.

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ResearchGate, scientific network
06/06/2008

Avevo segnalato nell’ottobre scorso – e ne avevo accennato a Sci(bzaar)net – l’imminente nascita di una piattaforma web 2.0 per scienziati e ricercatori.

La prima versione di ResearchGate è ora online.

Lo scopo di questo progetto, creato da giovani dottorandi inglesi e tedeschi, è creare un ambiente in cui gli scienziati possano interagire, scambiare conoscenze e collaborare in uno spirito multidisciplinare.

Alcuni modalità di partecipazione sono suggerite da questi punti:

  • presentare i propri progetti di ricerca
  • allargare la propria rete di contatti
  • scambiare conoscenze e capacità
  • iniziare collaborazioni
  • discutere su limiti e potenzialità delle proprie ricerche attraverso un feedback con altri scienziati

ResearchGate ha un programma di partnership con varie organizzazioni ed istituti di ricerca internazionali.

update: vedo che ne viene fatta pubblicità su Facebook. Buona mossa.

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Collaborazione fisica
26/05/2008

Ma c’è qualcos’altro, al di là delle probabili rivelazioni in grado di sconvolgere la conoscenza, che impressiona qui al Cern. Si sono fatte tesi di sociologia e di antropologia per capire come può funzionare tanto bene: “Qui lavora gente di culture diverse, senza avere una struttura coercitiva – dice Paolo Giubellino -. E si cerca, quindi, ogni volta il consenso”. “C’è competizione, ma in assoluta trasparenza e totale condivisione dei dati – dice Guido Tonelli -. È qualcosa che in una struttura privata non esiste”. Uscendo dal Cern, dopo questa sbornia di eccitazione per il futuro in arrivo, c’è solo da chiedersi: perché non esiste un Cern per la cura del cancro o dell’aids?


Fabrizio Ravelli, Nella Macchina del Tempo.All’origine dell’universo, Repubblica.it

Già, perché? Forse perché il Cern, finanziato dagli Stati, è al di fuori delle logiche economiche e di profitto?

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Sci(bzaar)net: flusso di coscienza collettivo sulla scienza
19/05/2008

[foto di cat-o'-nine-tails]

Comincio col dire che una giornata così ricca di stimoli culturali e di calore umano non la vivevo da diversi anni.

L’incontro che si è svolto sabato scorso a Milano presso l’ispirante sede della Scuola Politecnica di Design è stata una delle rare occasioni in cui si può essere meno pessimisti sul futuro del nostro Paese.

Competenze multidisciplinari che si incontrano, intelligenze che con passione e determinazione osservano ed analizzano la realtà, condividendo esperienze, suggerendo cammini da percorrere.

Un resoconto che coglie in pieno lo spirito di quel momento è quello di Bonaria, una serie di foto e di video che hanno catturato l’atmosfera dell’incontro sono quelle che si possono trovare qui e qui.

Nel ringraziare ancora Gian per l’invito – invidiandolo anche un po’ per la sua energia e la sua voglia di sperimentare – mi permetto di proporre un’ulteriore fase in cui avvenga una “distillazione” che dai vapori di idee condensi uno o due progetti concreti da proporre e sostenere in Rete ma non solo.

Se tutti i partecipanti proponessero la bozza di un progetto – una pagina, non di più – in un secondo incontro o attraverso il Web se ne potrebbero adottare un paio da sviluppare in uno spirito collaborativo ed interdisciplinare. Andrea Gaggioli, per esempio, ha cominciato col proporre una piattaforma 2.0 per aiutare i ricercatori a trovare le risorse economiche per realizzare i propri progetti.

Per ultimo pubblico di seguito le slides del mio intervento, una piccola ricerca sull’utilizzo di strumenti del web 2.0 nelle università italiane. Come ho detto nella mia introduzione trovo che questa “fotografia” possa costituire un buon indicatore della propensione all’innovazione ed alla sperimentazione nelle università italiane.

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sci(bzaar)net
23/04/2008

Il 17 maggio, presso la Scuola Politecnica di Design di Milano, si svolgerà Sci(bzaar)net.

A metà strada tra un barcamp ed un Pecha Kucha Sci(bzaar)net, nelle parole del creatore ed organizzatore dell’incontro Gianandrea Giacoma:

riunisce alcuni soggetti di diversa competenza ed esperienza che popolano la rete, per riflettere concretamente sull’impatto di internet sulla divulgazione scientifica, sulla ricerca e il mondo accademico.

Gianandrea è stato così gentile da invitarmi a fare una presentazione. Il tema del mio intervento sarà l’utilizzo delle filosofie e degli strumenti del Web 2.0 all’interno dell’università.

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Il misterioso Big Bang dei fratelli Bogdanov
17/02/2008

bogdanov.jpg

Curiosa e bizzarra la storia dei gemelli Bogdanov e della loro teoria sulla Singolarità Iniziale, il Punto Zero da cui ha preso origine l’Universo. Star della televisione francese fin dagli anni ’80, i Bogdanov si sono specializzati in programmi di divulgazione scientifica e di fantascienza – un incrocio tra Superquark e Voyager – forti di una loro (presunta) formazione matematica. Negli anni ’90 hanno ripreso gli studi universitari all’Università della Borgogna per conseguire il dottorato di ricerca (in matematica Grichka ed in fisica Igor), attribuito loro in maniera piuttosto irrituale rispettivamente nel 1999 e nel 2002.

La pubblicazione dei loro lavori sull’origine dell’Universo su prestigiose riviste come Annals of Physics e Classical and Quantum Gravity ha creato nel mondo scientifico una querelle che ha avuto ampio spazio nei media internazionali, molto meno qui in Italia. Peccato, perché la storia di questo Bogdanov Affaire – i cui dettagli possono essere letti nella nutrita voce della versione inglese di Wikipedia — è davvero interessante ed assomiglia ad una sorta di giallo scientifico pieno di misteri e di colpi di scena.

Sostanzialmente i lavori dei fratelli Bogdanov sono accusati di essere nel migliore dei casi incomprensibili, inconsistenti e pseudoscientifici, nel peggiore di essere stati scritti da ciarlatani. Addirittura è stata paventata la possibilità che si tratti di un hoax, cioè di falsi tesi a dimostrare l’inaffidabilità del sistema di peer reviewing alla base delle pubblicazioni scientifiche.

Nel libro Prima del Big Bang. L’origine dell’universo (Longanesi, 2008), pubblicato nel 2004 in Francia ed ora pubblicato in Italia i fratelli Bogdanov raccontano la loro versione della storia, intrecciando la cronistoria della vicenda con opinioni favorevoli e contrarie di fisici e matematici e citando – con sospetta insistenza – corrispondenze e colloqui con un gran numero di scienziati di grande levatura. Una ricostruzione nebulosa ed a tratti reticente che non aggiunge molto rispetto a quanto si può leggere in Wikipedia.

Più interessante la parte dedicata alla teoria stessa, che, seppur sostanzialmente incomprensibile per un lettore medio, contiene elementi in grado di attrarre ed affascinare.

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Opinioni, non dogmi
16/01/2008

Meglio lettere che encicliche.

update: per chi volesse firmare la petizione online a sostegno dei “cattivi maestri laici” l‘indirizzo è questo

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L'altra Sylvie
24/11/2007

Le regard enchanté de Sylvie, ses courses folles, ses cris joyeux, donnaient autrefois tant de charme aux lieux que je viens de parcourir!
Gérard de Nerval, Sylvie

Sylvie Coyaud è la voce, ironica, competente e transmediale, che ci parla di scienza e di ricerca scientifica da oltre vent’anni. Un compito arduo, in un paese come il nostro. Ma Sylvie lo assolve egregiamente, raccontandoci con leggerezza e passione storie e storiacce del mondo della scienza, volando come la sua amata Drosophila tra buchi neri e molecole, tra particelle e fossili, tra organismi monocellulari ed analizzatori multispettrali. Senza mai dimenticare che la scienza è fatta da donne e uomini che attraverso le loro ricerche scoprono e rivelano anche una parte di se stessi, nel bene e nel male.

Sylvie oltre che giornalista — ha curato, tra l’altro Il Ciclotrone su Radio Popolare e le Oche di Lorenz su Radio3 ed ha collaborato con numerose testate, da L’Unità al Sole 24Ore fino all’attuale rubrica su D-la Repubblica delle Donne, inserto de la Repubblica — è anche traduttrice e scrittrice. Il suo ultimo libro è Lucciole e Stelle (La Chiocciola editore), cinquanta racconti su ricerche serie e meno serie.

Da assiduo lettore del suo blog, Oca Sapiens, online da poco più di un anno, ho chiesto a Sylvie un bilancio della sua attività come blogger ed una riflessione sulle differenze e sull’efficacia comunicativa dei blog (e del Web in generale) rispetto agli altri media (carta stampata, libri, radio, tv), in particolare per quel che riguarda la comunicazione e la divulgazione scientifica.

E’ stata così gentile da rispondermi, quindi le “lascio la parola”

Ho cominciato a parlare di scienza a Radio Popolare, venti anni fa, a microfono aperto nel senso che le telefonate arrivavano direttamente a chi era in studio, senza filtro. A lungo, gli ascoltatori chiamavano se non avevo un ospite in onda o dopo la puntata, mai per discutere con gli scienziati. Quando Richard Lewontin ha detto che sarebbe venuto, ho fatto una specie di ricatto il giorno prima: “E il mio mito, se non
chiamate penserà che non lo ascolta nessuno, mi sentirò un verme”. Da lì è partita una conversazione che è andata avanti fino al 2001. Avevamo un’ora, un lusso mai ritrovato in altre radio o nelle rare volte che sono stata in tv. Men che meno nei 18 anni a scrivere per i giornali, la comunicazione più top-down che ci sia.

Sul blog sono libera, anche da formati, una voce in più nel coro che dice la sua dal basso in alto. Forse lo leggono in pochi, non importa, so da un pezzo che “la scienza non tira”. Comunque è un posto privilegiato dove esercitare un po’ lo spirito critico e tenere il diario delle letture che magari aiutano a distinguere la ricerca decente da quella indecente.

La cosa che manca, mi sembra, nel comunicare la scienza, un’attività su scala mondiale e industriale che ccresce in ogni direzione, è proprio lo spirito critico. Un blog individuale fa poco o niente, e spero che si formi qui una comunità come i scienceblogs, così smetto di farne uno. Però parlando con quelli di Seed che hanno federato quella settantina di blogs, ho capito che valorizzano quelli più polemici e urlanti. Invece gli stessi bloggers preferiscono quelli calmi, (auto)ironici e riflessivi, lo si vede a ogni voto per il “Molly”, e anche a me suscitano più curiosità, più fiducia. Ci vedo la solita divisione tra fast-food e buona cucina, o merce e cultura se vuoi. I mass media devono strepitare e smuovere le emozioni del cliente e vale tuttora il vecchio detto americano: “nessun editore è mai fallito per aver sottovalutato l’intelligenza dei lettori”. Ma oltre alle emozioni, per farsi capire il lavoro intellettuale, non solo scientifico, ha bisogno calma, (auto)ironia e riflessione.

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Facebook per ricercatori
08/10/2007

researchGateLogo

Un gruppo di scienziati di Harvard in collaborazione con altri colleghi di diverse università internazionali sta sviluppando un progetto per creare una piattaforma di social networking tipo Facebook calibrata sulle esigenze del mondo della scienza e della ricerca.

L’obbiettivo è quello di utilizzare strumenti e filosofie del Web 2.0 per facilitare la comunicazione tra i ricercatori ed aumentare l’efficacia della ricerca stessa.

La piattaforma dovrebbe partire tra sei settimane. Nel frattempo è online una pagina/questionario tramite la quale tutti gli interessati possono rispondere ad alcune domande. Il sondaggio serve ai membri del team di sviluppo per ottenere informazioni su quali siano i servizi e le funzionalità auspicate dai possibili utilizzatori.

Può essere richiesto un beta account scrivendo a questo indirizzo email specificando nome, campo di ricerca, università.

[via Science Blog]

Trovo estremamente interessante (anche tardivo direi) questo genere di progetto. Delle affinità tra il mondo della scienza e quello del Web 2.0 ne ho già parlato. Speriamo che questo incontro ravvicinato favorisca ancor di più il fluire delle informazioni e delle conoscenza in ambito scientifico. Un’altra speranza è che la piattaforma sia all’insegna dell’open access: la scritta “All rights reserved” sulla pagina iniziale non mi sembra di buon auspicio.

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