THE LAB è l’innovativa struttura inglese – emanazione del NESTA - dedicata alla riprogettazione radicale, collaborativa e distribuita di tutto ciò che è “pubblico servizio”; ha da poco pubblicato Social by Social, una guida all’utilizzo delle nuove tecnologie e dei social media per progetti destinati ad avere un impatto sociale.
Secondo gli autori, Social by Social :
rende accessibili gli strumenti necessari per costruire una comunità, offrire servizi, sviluppare attività e sostenere progetti.
Vogliamo aiutare il settore pubblico e il terzo settore a evolvere, mostrando loro il potere di queste nuove tecnologie e come accedere ad esse. In questo contesto, speriamo di educare i finanziatori e i politici circa l’enorme cambio di mentalità e di aspettative necessarie per commissionare con successo queste tipologie di progetti, per dare agli innovatori maggior spazio per operare.
Ricco di casi di studio e interviste, suggerimenti e consigli su come creare, gestire e “mantenere in salute” una community, questa guida dalla grafica accattivante è un vademecum prezioso per chi voglia imparare e approfondire l’uso sociale delle tecnologie.
La guida è liberamente consultabile online, scaricabile in PDF o acquistabile in edizione cartacea.
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Commissionato dal NESTA, l’agenzia per l’innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito “Social by Social – A practical guide to using new technologies to deliver social impact”, una “pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie“.
Il libro è disponibile via print-on-demand ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons e sono liberamente consultabili online.
Categoria Segnalazioni | Tags: collaborazione, dinamiche della Rete, LinkedIn, nesta, social media, social network, Web 2.0 | Nessun commento »
Un paio di giorni fa in un help-desk di Kublai con Reti Glocali si è parlato di ingegneria sociale, ovvero di come far nascere ed evolvere una comunità online; curiosamente nel pomeriggio mi ero letto un report proveniente dall’Australia, scritto da due studiosi della Queensland University of Technology, dal titolo Social Media: Tools for User-Generated Content – Social Drivers behind Growing Consumer Participation in User-Led Content Generation (primo di una trilogia dedicata ai social media).
E’ stato istruttivo notare come la ricerca e le considerazioni fatte “sul campo” coincidessero, sintomo che ci si sta avvicinando alla definizione di un nucleo stabile di metodologie, funzionalità, buone pratiche nella progettazione e gestione delle reti sociali online (e non dimentichiamo il lavoro di Giacoma-Casali, Motivational Design – Una metodologia per il social network design giunto proprio i questi giorni alla versione 1.5).
Cerchiamo di sintetizzare qualche punto.
I social network sono un mezzo, non un obbiettivo. Devono servire a costruire una comunità che abbia visioni e obbiettivi comuni, da raggiungere attraverso il plusvalore apportato dalle interazioni, che come enzimi catalizzano e accelerano i processi creativi e realizzativi.
Gli amministratori e i community manager devono essere delle guide discrete ma attente che indirizzano la comunità verso l’auto-organizzazione; per far questo occorre avvalersi dei membri più attivi e autorevoli, che avranno responsabilità via via crescenti all’ interno della comunità, come moderatori, come tutor per i novizi, come facilitatori, come portavoce e come suggeritori di innovazioni strutturali e funzionali all’interno della piattaforma.
La soglia di accesso deve essere il più bassa possibile – sistemi di autenticazione distribuita tipo Facebook Connect e OpenID sono una risorsa preziosa – e il nuovo membro deve essere subito accolto, guidato e invitato a interagire con il resto della comunità.
La fase di apprendimento avviene, soprattutto per i meno esperti della vita online, a piccoli passi: prima amicizie, qualche commento sul wall, qualche foto link condiviso. Non aver fretta che l’utente dia subito contributi significativi.
Una regola fondamentale è l’assunzione di equipotenzialità di tutti i membri; questo non significa che tutti sono uguali, ma che tutti hanno le stesse possibilità di divenire membri autorevoli all’interno delle comunità, per le competenze e per le capacità che saranno riusciti a esplicitare.
E’ importante che gli utenti sappiano di avere il massimo controllo sui loro dati e sui loro contenuti; massima trasparenza, rispetto della privacy, termini di servizio chiari e immediata comunicazione di ogni variazione nelle “regole del gioco” sono elementi fondamentali per instaurare un clima di fiducia all’interno della rete sociale.
L’emersione dei contenuti, delle idee e degli individui più interessanti è un’operazione che coinvolge tutta la community, coadiuvata da sistemi di feedback impliciti, come il numero di commenti o il numero di visite a un dato profilo o espliciti come il rating. In generale la capacità di auto-organizzazione e auto-gestione di una comunità è chiamata da Howard Rheingold social accounting ed è resa possibile da tutta una serie di strumenti che permettano di creare, valutare e rendere persistente nel tempo la reputazione di ogni utente e la validità di ogni contenuto.
Creare un forte senso di appartenenza alla comunità rende meno critico il naturale evolversi della comunità stessa, che manterrà una sua unitarietà anche con il crescere dei membri e della complessità strutturale.
L’apertura della piattaforma al resto della Rete garantisce un interscambio fecondo, permettendo che i contenuti più significativi e i loro autori acquisiscano visibilità e “pubblicità” anche al di fuori della rete sociale: queste e altre gratificazioni sono incentivi importanti che stimolano la partecipazione e la generazione di contributi originali.
E’ importante non solo monitorare ma anche analizzare con metodologie e strumenti appropriati le dinamiche della rete sociale; i manager di Kublai, per esempio, grazie al lavoro di social network analysis di Ruggero Rossi sponsorizzato da Alberto Cottica, sono riusciti a ricavare informazioni utili per la governance della comunità.
update: Davide Casali mi fa giustamente notare un altro aspetto importante che avevo trascurato: la necessità per gli amministratori di partecipare attivamente alla vita della community, per conoscerne dall’interno tutte le dinamiche e per comprenderne lo zeitgeist nonchè per far sì che, come dimostrato anche dall’analisi di Ruggero, vengano mantenute le caratteristiche di piccolo mondo della rete sociale (gli amministratori, in generale, mantengono i legami con i membri periferici della comunità).
Categoria Discussioni, Ricerche | Tags: Kublai, LinkedIn, motivational design, social media, social network, social network analysis | 1 Commento »
In Rete circolano appelli che incitano gli utenti di Twitter a cambiare la localizzazione e l’orario di riferimento per aiutare gli internauti iraniani impegnati nelle proteste post-elezioni: il concetto alla base sarebbe che aumentare a dismisura gli utenti localizzati a Tehran e con fuso orario settato sull’ora ufficiale iraniana potrebbe confondere le forze di sicurezza, impedendo loro di capire chi twitta veramente dalla capitale persiana.
Alcuni però sono scettici, come Evgeny Morozov, esperto degli impatti di Internet sulla politica, in special modo negli stati autoritari. Secondo Morozov le autorità iraniane dispongono già di un database con i nomi dei blogger e degli utenti di Twitter, per cui non avrebbero bisogno di tracciare le conversazioni in questi giorni per risalire agli utenti-manifestanti; inoltre l’effetto collaterale di questa iniziativa sarebbe quella di “inquinare” le fonti, rendendo difficile stabilire quali siano quelle autentiche. Inoltre lo studioso di origine bielorussa pensa che il ruolo di Twitter nella crisi sia stato sovrastimato in Occidente.
Anche altre fonti ritengono che la protesta venga organizzata utilizzando strumenti come gli SMS e il caro, vecchio ma potente passaparola. La comunità digitale in Iran non è così folta da garantire una diffusione capillare delle informazioni via Twitter – che peraltro non supporta neanche il farsi – o altri social media; inoltre è concentrata nelle grandi città mentre nelle zone rurali il digital divide è estremamente accentuato. Sembra che siano soprattutto i mass media occidentali, privi di corrispondenti in loco, a enfatizzare il contributo di Twitter nella crisi iraniana.
Comunque, nel dubbio, un giovanissimo funzionario del Dipartimento di Stato americano ha invitato con successo i responsabili di Twitter di posporre a beneficio degli internauti iraniani la prevista manutenzione che avrebbe bloccato per qualche ora il servizio.
Resta il fatto che migliaia di cittadini della Rete in tutto il mondo non solo usano i social media per essere informati in tempo reale ma stanno diventando sempre più parte attiva nelle varie crisi mondiali, amplificando messaggi, fornendo supporto tecnico e ora anche tentando di aiutare con un hackeraggio di massa i loro concittadini che hanno la sfortuna di abitare, nel mondo fisico, in regimi non democratici.
Categoria Contributi | Tags: crisi, gmt, internet, iran, iranelection, LinkedIn, location, social media, twitter | 2 Commenti »
Lo studio dei social media e delle loro dinamiche è un’attività, per ovvi motivi, recente e le conclusioni a cui giungono le ricerche possono apparire contraddittorie.
Tra i numerosi ed interessanti paper del Social Computing Lab, sezione degli HPLabs, due evidenziano conclusioni in apparente contrasto.
Molti studi dimostrano che, nei siti di content sharing come YouTube, Flickr o Digg, la produzione di contenuti online segue la famigerata legge di potenza: un ristretto numero di utenti – che rappresenta il vitale nocciolo duro di queste comunità – genera la stragrande maggioranza dei contenuti stessi.
Una ricerca condotta dal direttore delSocial Computing Lab, Bernardo A. Huberman, dimostra innanzitutto che la perdita di interesse da parte degli altri membri della comunità per i contenuti di un particolare utente è strettamente correlata alla decisione di questi smettere di produrne.
Si può quindi ipotizzare, e dimostrare, che i membri più attivi, quasi devoti, che producono contenuti a ritmo continuo per lunghi periodi di tempo vengono motivati e ripagati da un’attenzione sempre maggiore; si innesca un circolo virtuoso (feedback loops of attention), in cui più un utente contribuisce, più aumenta la sua popolarità (il numero di suoi fan), più riceve attenzione, più produce.
Non è da escludere che, per ottenere questo risultato, gli stakanovisti della peer production imparino non solo a migliorare la qualità dei loro contenuti ma ad adattarli al gusto prevalente della comunità o, meglio, di una determinata nicchia.
Sarebbe tutto chiaro se un’altra ricerca compiuta dallo stesso autore analizzando le dinamiche associate a 10 milioni di video di YouTube non rivelasse che più spesso un individuo carica contenuti meno probabilità avrà di replicare risultati favorevoli di audience ottenuti in passato.
Una spiegazione piuttosto ovvia deriva dall’attenuarsi dell’”effetto novità” ma coniugare i risultati delle due ricerche è più arduo.
Posso avanzare l’ipotesi che all’aumentare dei contributi sarà sì sempre più difficile replicare grandi exploits sul singolo contenuto ma si riuscirà comunque ad acquisire una certa popolarità basata sulla qualità media dei contenuti prodotti.
Categoria Ricerche | Tags: attention economy, LinkedIn, peer production, social media | 2 Commenti »
Antonio Damasio, famoso neuroscienziato autore di una trilogia molto apprezzata sulla relazione tra mente, cervello e corpo, sta per pubblicare su PNAS una ricerca in cui viene evidenziato come assimilare informazioni che abbiano a che fare con questioni etiche richieda un tempo minimo di elaborazione da parte del cervello, valutabile in 6/8 secondi.
Da questo presupposto, fin dal titolo della fonte originale, “Tweet this: Rapid-fire media may confuse your moral compass” si è fatta un’arbitraria associazione con i digital media, in particolare con i servizi di microblogging come Twitter o addirittura con i social network come Facebook, imputando loro una certa “cecità morale”.
Nella fonte originale Manuel Castells, commentando i risultati della ricerca, dice:
he was less concerned about online social spaces, some of which can provide opportunities for reflection, than about “fast-moving television or virtual games.”[...]. In a media culture in which violence and suffering becomes an endless show, be it in fiction or in infotainment, indifference to the vision of human suffering gradually sets in
Lo stesso Damasio punta il dito contro i mass media, non citando i social media.
Vi è stata una forzatura nell’interpretazione della ricerca che dalla fonte primaria si è diffusa ed amplificata attraverso le fonti secondarie; qui in Italia si possono citare il blog di De Biase e soprattutto un articolo del Corriere della Sera online che interpreta in modo del tutto originale i risultati di Damasio.
Categoria Contributi | Tags: antonio damasio, mass media, neuroscienze, ricerca, social media, twitter | 2 Commenti »
Stasera a Milano Alberto (D’Ottavi) proporrà una Expanded Lecture, ovvero una lezione pubblica di presentazione del nuovo corso su “Distributed Social Media” che terrà nell’ambito del master in Digital Environment Design al NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano).
La lettura, dal titolo “Crossing digital borders. Dai media partecipativi alle performance collaborative” avrà luogo alle 18.00 alla NABA, Via C. Darwin, 20 Aula 5 (Edificio Smeraldo).
Davvero un peccato, per me, non poterci essere.
Categoria Segnalazioni | Tags: alberto d'ottavi, collaborazione, NABA, social media | Nessun commento »

Forte questo servizio, Samepoint, che permette di monitorare le conversazioni nei social media. Inserendo parole chiave – come il proprio nome, tanto per dire… – si attiva una ricerca i cui risultati vengono suddivisi per categorie/servizi come “social mentions“, “discussion points“, “bookmarks“, “microblogs“, “networks“, “wikis“, “reviews“, “video“, “images” ed altre ancora. Ogni risultato è accompagnato, tra l’altro, dall’icona del servizio da cui è stato estratto e dalle parole “positive/negative” associate (in inglese).
E’ possibile abbonarsi ad un feed RSS ed installare un plugin di ricerca per Firefox.
I risultati delle ricerche sono, in media, soddisfacenti: ottimi per alcuni servizi, meno buoni per altri.
[via 2.0 TaskForceItaly]
Categoria Segnalazioni | Tags: conversazioni, LinkedIn, motori di ricerca, samepoint, social media | Nessun commento »
La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia), è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la fan culture che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito alternativo della creatività, privato ed amatoriale. Filmini, fan club, nastri registrati non hanno mai costituito una minaccia per le corporation. Ma una volta che, grazie alle nuove tecnologie audiovisive a basso costo (videocamere, editing digitale, software grafici) e ad internet, produzione e distribuzione delle opere amatoriali sono diventate processi alla portata di tutti la situazione è cambiata.
La fan culture, le community, i social network sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura mainstream ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.
La creazione delle fan fiction, spesso di ottima qualità, ha prodotto reazioni di vario genere da parte delle major: il caso di studio del rapporto tribolato tra la LucasFilm ed i fan della serie che realizzano spin-off di vario genere della saga di Guerre Stellari mostra come sia difficile trovare un equilibrio tra:
- · concorrenza commerciale ed appropriazione amatoriale
- · logica del profitto ed economia dello scambio
- · pirateria e rielaborazione creativa
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Categoria Recensioni "a mano libera" | Tags: cinema 2.0, commons-based peer production, cultura convergente, economia informazione in Rete, fan culture, media, partecipazione, social media | Nessun commento »
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