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	<title>Moto Browniano &#187; social media</title>
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	<description>&#34;Le nostre idee migliori sono spesso quelle che collegano due mondi diversi&#34; - Marvin Minsky</description>
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		<title>Social by Social</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[THE LAB è l&#8217;innovativa struttura inglese &#8211; emanazione del NESTA -  dedicata alla riprogettazione radicale, collaborativa e distribuita di tutto ciò che è &#8220;pubblico servizio&#8221;;  ha da poco pubblicato Social by Social, una guida all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e dei social media per progetti destinati ad avere un impatto sociale.
Secondo gli autori, Social by Social [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nestalab.org.uk/about-the-lab/" target="_blank">THE LAB</a> è l&#8217;innovativa struttura inglese &#8211; emanazione del <a href="http://www.nesta.org.uk/" target="_blank">NESTA</a> -  dedicata alla riprogettazione radicale, collaborativa e distribuita di tutto ciò che è &#8220;pubblico servizio&#8221;;  ha da poco pubblicato <a href="http://www.socialbysocial.com/" target="_blank"><em>Social by Social</em></a>, una guida all&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e dei social media per progetti destinati ad avere un impatto sociale.</p>
<p>Secondo gli autori,<em> Social by Social :</em></p>
<blockquote><p><em>rende accessibili gli strumenti necessari per costruire una comunità, offrire servizi, sviluppare attività e sostenere progetti.</em></p>
<p><em>Vogliamo aiutare il settore pubblico e il terzo settore a evolvere, mostrando loro il potere di queste nuove tecnologie e come accedere ad esse. In questo contesto, speriamo di educare i finanziatori e i politici circa l&#8217;enorme cambio di mentalità e di aspettative necessarie per commissionare con successo queste tipologie di progetti, per dare agli innovatori maggior spazio per operare.</em></p></blockquote>
<p>Ricco di casi di studio e interviste, suggerimenti e consigli su come creare, gestire e &#8220;mantenere in salute&#8221; una <em>community</em>, questa guida dalla grafica accattivante è un vademecum prezioso per chi voglia imparare e approfondire l&#8217;uso sociale delle tecnologie.</p>
<p>La guida è liberamente <a href="http://www.socialbysocial.com/book/social-by-social" target="_blank">consultabile online</a>, <a href="http://www.socialbysocial.com/sites/www.socialbysocial.com/files/social_by_social_pdf_download_creative_commons.pdf" target="_blank">scaricabile in PDF</a> o <a href="http://www.socialbysocial.com/content/download" target="_blank">acquistabile in edizione cartacea</a>.</p>
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		<title>Il tecno-culturame</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 16:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<description><![CDATA[E se i social media fossero utilizzati in maniera proficua e intelligente solo da una minoranza, da un&#8217;élite  di lavoratori della conoscenza?
Commercianti, operai, impiegati,  usano i social media &#8211; quando li usano &#8211; in modo passivo, come una versione riveduta e non corretta della televisione? O al massimo &#8220;perdono tempo&#8221; tra applicazioncine sceme e cinguettii [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E se i social media fossero utilizzati in maniera proficua e intelligente solo da una minoranza, da un&#8217;élite  di lavoratori della conoscenza?</p>
<p><a href="http://www.wikinomics.com/blog/index.php/2009/09/14/cognitive-surplus-and-social-media/" target="_blank">Commercianti, operai, impiegati,  usano i social media &#8211; quando li usano &#8211; in modo passivo, come una versione riveduta e non corretta della televisione</a>? <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=6642&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=" target="_blank">O al massimo &#8220;perdono tempo&#8221; tra applicazioncine sceme</a> e cinguettii insignificanti?</p>
<p>Alla Rete si dedica con profitto solo un &#8220;tecno-<a href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/culturame.aspx?idD=1&amp;Query=culturame" target="_blank">culturame di oziosi mistificatori</a>&#8220;?</p>
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		<title>Creare un impatto sociale con le nuove tecnologie</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 06:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche della Rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Commissionato dal NESTA, l&#8217;agenzia per l&#8217;innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito &#8220;Social by Social &#8211; A practical guide to using new technologies to deliver social impact&#8221;, una &#8220;pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie&#8220;.
Il libro è disponibile via print-on-demand ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Commissionato dal <a href="http://www.nesta.org.uk/" target="_blank">NESTA</a>, l&#8217;agenzia per l&#8217;innovazione britannica, e scritto da esperti del settore è uscito <em><a href="http://www.socialbysocial.com/" target="_blank">&#8220;Social by Social &#8211; A practical guide to using new technologies to deliver social impact&#8221;</a>, </em>una &#8220;<em>pratica guida per creare un impatto sociale con le nuove tecnologie</em>&#8220;.</p>
<p>Il libro <a href="http://www.socialbysocial.com/content/buy" target="_blank">è disponibile via </a><em><a href="http://www.socialbysocial.com/content/buy" target="_blank">print-on-demand</a> </em>ma i suoi contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons e sono <a href="http://www.socialbysocial.com/book/social-by-social" target="_blank">liberamente consultabili online</a>.</p>
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		<title>La governance delle comunità online</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 18:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Kublai]]></category>
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		<description><![CDATA[Un paio di giorni fa in un help-desk di Kublai con Reti Glocali si è parlato di ingegneria sociale, ovvero di come far nascere ed evolvere una comunità online; curiosamente nel pomeriggio mi ero letto un report proveniente dall&#8217;Australia, scritto da due studiosi della Queensland University of Technology, dal titolo Social Media: Tools for User-Generated [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di giorni fa in un help-desk di <a href="http://progettokublai.ning.com/" target="_blank">Kublai</a> con <a href="http://retiglocali.it/" target="_blank">Reti Glocali</a> si è parlato di ingegneria sociale, ovvero di come far nascere ed evolvere una comunità online; curiosamente nel pomeriggio mi ero letto un report proveniente dall&#8217;Australia, scritto da due studiosi della<em> Queensland University of Technology</em>, dal titolo<em> <a href="http://snurb.info/node/1074" target="_blank">Social Media:</a></em><a href="http://snurb.info/node/1074" target="_blank"> <em>Tools for User-Generated Content &#8211; Social Drivers behind Growing Consumer Participation in User-Led Content Generation </em></a>(primo di una trilogia dedicata ai social media).</p>
<p>E&#8217; stato istruttivo notare come la ricerca e le considerazioni fatte &#8220;sul campo&#8221; coincidessero, sintomo che ci si sta avvicinando alla definizione di un nucleo stabile di metodologie, funzionalità, buone pratiche nella progettazione e gestione delle reti sociali online (e non dimentichiamo il lavoro di <a href="http://ibridazioni.com/2009/06/17/mode-motivational-design-versione-15/" target="_blank">Giacoma-Casali, <em>Motivational Design &#8211; Una metodologia per il social network design</em> giunto proprio i questi giorni alla versione 1.5</a>).</p>
<p>Cerchiamo di sintetizzare qualche punto.</p>
<p>I social network sono un mezzo, non un obbiettivo. Devono servire a costruire una comunità che abbia visioni e obbiettivi comuni, da raggiungere attraverso il plusvalore apportato dalle interazioni, che come enzimi catalizzano e accelerano i processi creativi e realizzativi.</p>
<p>Gli amministratori e i <em>community manager</em> devono essere delle guide discrete ma attente che indirizzano la comunità verso l&#8217;auto-organizzazione; per far questo occorre avvalersi dei membri più attivi e autorevoli, che avranno responsabilità via via crescenti all&#8217; interno della comunità, come moderatori, come <em>tutor</em> per i novizi, come facilitatori, come portavoce e come suggeritori di innovazioni strutturali e funzionali all&#8217;interno della piattaforma.</p>
<p>La soglia di accesso deve essere il più bassa possibile &#8211; sistemi di autenticazione distribuita tipo <a href="http://developers.facebook.com/connect.php" target="_blank">Facebook Connect</a> e <a href="http://openid.net/" target="_blank">OpenID</a> sono una risorsa preziosa &#8211; e il nuovo membro deve essere subito accolto, guidato e invitato a interagire con il resto della comunità.</p>
<p>La fase di apprendimento avviene, soprattutto per i meno esperti della vita online, a piccoli passi: prima amicizie, qualche commento sul wall, qualche foto link condiviso. Non aver fretta che l&#8217;utente dia subito contributi significativi.</p>
<p>Una regola fondamentale è l&#8217;assunzione di equipotenzialità di tutti i membri; questo non significa che tutti sono uguali, ma che tutti hanno le stesse possibilità di divenire membri autorevoli all&#8217;interno delle comunità, per le competenze e per le capacità che saranno riusciti a esplicitare.</p>
<p>E&#8217; importante che gli utenti sappiano di avere il massimo controllo sui loro dati e sui loro contenuti; massima trasparenza, rispetto della privacy, termini di servizio chiari e immediata comunicazione di ogni variazione nelle &#8220;regole del gioco&#8221; sono elementi fondamentali per instaurare un clima di fiducia all&#8217;interno della rete sociale.</p>
<p>L&#8217;emersione dei contenuti, delle idee e degli individui più interessanti è un&#8217;operazione che coinvolge tutta la <em>community</em>, coadiuvata da sistemi di feedback impliciti, come il numero di commenti o il numero di visite a un dato profilo o espliciti come il <em>rating</em>. In generale la capacità di auto-organizzazione e auto-gestione di una comunità è chiamata da <a href="http://www.rheingold.com/" target="_blank">Howard Rheingold</a> <em>social accounting</em> ed è resa possibile da tutta una serie di strumenti che permettano di creare, valutare e rendere persistente nel tempo la reputazione di ogni utente e la validità di ogni contenuto.</p>
<p>Creare un forte senso di appartenenza alla comunità rende meno critico il naturale evolversi della comunità stessa, che manterrà una sua unitarietà anche con il crescere dei membri e della complessità strutturale.</p>
<p>L&#8217;apertura della piattaforma al resto della Rete garantisce un interscambio fecondo, permettendo che i contenuti più significativi e i loro autori acquisiscano visibilità e &#8220;pubblicità&#8221; anche al di fuori della rete sociale: queste e altre gratificazioni sono incentivi importanti che stimolano la partecipazione e la generazione di contributi originali.</p>
<p>E&#8217; importante non solo monitorare ma anche analizzare con metodologie e strumenti appropriati le dinamiche della rete sociale; i manager di Kublai, per esempio, grazie al lavoro di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Social_network_analysis" target="_blank">social network analysis</a></em> di Ruggero Rossi sponsorizzato da <a href="http://www.cottica.net/" target="_blank">Alberto Cottica</a>, sono riusciti a ricavare informazioni utili per la <em>governance</em> della comunità.</p>
<p>update: <a href="http://im.digitalhymn.com/" target="_blank">Davide Casali</a> mi fa giustamente notare un altro aspetto importante che avevo trascurato: la necessità per gli amministratori  di partecipare attivamente alla vita della community, per conoscerne dall&#8217;interno tutte le dinamiche  e per comprenderne lo<em> zeitgeist</em> nonchè per far sì che, come dimostrato anche dall&#8217;analisi di Ruggero, vengano mantenute le caratteristiche di piccolo mondo della rete sociale (gli amministratori, in generale, mantengono i legami con i membri periferici della comunità).</p>
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		<title>Twittiran e l&#039;hackeraggio di massa</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 20:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Rete circolano appelli che incitano gli utenti di Twitter a cambiare la localizzazione e l&#8217;orario di riferimento per aiutare gli internauti iraniani impegnati nelle proteste post-elezioni: il concetto alla base sarebbe che aumentare a dismisura gli utenti localizzati a Tehran e con fuso orario settato sull&#8217;ora ufficiale iraniana potrebbe confondere le forze di sicurezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Rete circolano appelli che incitano gli utenti di <a href="http://twitter.com/" target="_blank">Twitter</a> a cambiare la localizzazione e l&#8217;orario di riferimento per aiutare gli internauti iraniani impegnati nelle proteste post-elezioni: il concetto alla base sarebbe che aumentare a dismisura gli utenti localizzati a Tehran e con fuso orario settato sull&#8217;ora ufficiale iraniana potrebbe confondere le forze di sicurezza,<a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5g8uOj0mVS44KwWAknmJvkqL7W_Mg" target="_blank"> impedendo loro di capire chi twitta veramente dalla capitale persiana</a>.</p>
<p>Alcuni però sono scettici, <a href="http://neteffect.foreignpolicy.com/posts/2009/06/16/more_on_twitter_and_protests_in_tehran" target="_blank">come Evgeny Morozov</a>, esperto degli impatti di Internet sulla politica, in special modo negli stati autoritari. <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/discussion/2009/06/17/DI2009061702232.html" target="_blank">Secondo Morozov</a> le autorità iraniane dispongono già di un database con i nomi dei blogger e degli utenti di <a href="http://twitter.com/">Twitter</a>, per cui non avrebbero bisogno di tracciare le conversazioni in questi giorni per risalire agli utenti-manifestanti; inoltre l&#8217;effetto collaterale di questa iniziativa sarebbe quella di &#8220;inquinare&#8221; le fonti, rendendo difficile stabilire quali siano quelle autentiche. Inoltre lo studioso di origine bielorussa  pensa che il ruolo di Twitter nella crisi sia stato sovrastimato in Occidente.</p>
<p><a href="http://www.businessweek.com/technology/content/jun2009/tc20090617_803990.htm?chan=top+news_top+news+index+-+temp_news+%2B+analysis" target="_blank">Anche altre fonti</a> ritengono che la protesta venga organizzata utilizzando strumenti come gli SMS e il caro, vecchio ma potente passaparola. La comunità digitale in Iran non è così folta da garantire una diffusione capillare delle informazioni via <a href="http://twitter.com/">Twitter</a> &#8211; che peraltro non supporta neanche il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_persiana">farsi</a> &#8211; o altri <em>social media</em>; inoltre è concentrata nelle grandi città mentre nelle zone rurali il <em>digital divide</em> è estremamente accentuato. Sembra che siano soprattutto i <em>mass media</em> occidentali, privi di corrispondenti <em>in loco</em>, a enfatizzare il contributo di <a href="http://twitter.com/" target="_blank">Twitter</a> nella crisi iraniana.</p>
<p>Comunque, nel dubbio, <a href="http://www.mtv.com/news/articles/1614177/20090617/story.jhtml" target="_blank">un giovanissimo funzionario del Dipartimento di Stato</a> americano ha invitato con successo i responsabili di <a href="http://twitter.com/">Twitter</a> di posporre a beneficio degli internauti iraniani la prevista manutenzione che avrebbe bloccato per qualche ora il servizio.</p>
<p>Resta il fatto che migliaia di cittadini della Rete in tutto il mondo non solo <a href="http://www.techcrunch.com/2009/06/17/is-twitter-the-cnn-of-the-new-media-generation/">usano i social media per essere informati in tempo reale</a> ma stanno diventando sempre più parte attiva nelle varie crisi mondiali, amplificando messaggi, <a href="http://mfcailloux.blogspot.com/2009/06/how-to-to-setup-proxy-for-iran-citizens.html" target="_blank">fornendo supporto tecnico</a> e ora anche tentando di aiutare con un hackeraggio di massa i loro concittadini che hanno la sfortuna di abitare, nel mondo fisico, in regimi non democratici.</p>
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		<title>Gli stakanovisti dei social media</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/05/06/gli-stakanovisti-dei-social-media/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 17:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attention economy]]></category>
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		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo studio dei social media e delle loro dinamiche è un&#8217;attività, per ovvi motivi, recente e le conclusioni a cui giungono le ricerche possono apparire contraddittorie.
Tra i numerosi ed interessanti  paper del  Social Computing Lab, sezione degli HPLabs, due evidenziano conclusioni in apparente contrasto.
Molti studi dimostrano che, nei siti di content sharing come YouTube, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio dei<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Social_media" target="_blank"> social media</a> </em>e delle loro dinamiche è un&#8217;attività, per ovvi motivi, recente e le conclusioni a cui giungono le ricerche possono apparire contraddittorie.</p>
<p><a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/results.html" target="_blank">Tra i numerosi ed interessanti </a><em><a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/results.html" target="_blank"> paper</a> </em>del  <a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/" target="_blank"><em>Social Computing Lab</em></a>, sezione degli <a href="http://www.hpl.hp.com/" target="_blank">HPLabs</a>, due evidenziano conclusioni in apparente contrasto.</p>
<p>Molti studi dimostrano che, nei siti di <em>content sharing</em> come <a href="http://http://www.youtube.com/" target="_blank">YouTube</a>, <a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a> o <a href="http://digg.com/" target="_blank">Digg</a>, la produzione di contenuti online segue la famigerata legge di potenza: un ristretto numero di utenti &#8211; che rappresenta il vitale nocciolo duro di queste comunità &#8211; genera la stragrande maggioranza dei contenuti stessi.</p>
<p><a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/papers/feedbacks/feedbacks.pdf" target="_blank">Una ricerca</a> condotta dal direttore del<em><a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/" target="_blank"><em>Social Computing Lab, </em></a></em><a class="udrline" href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/people/huberman/index.html">Bernardo A. Huberman</a>,  dimostra innanzitutto che la perdita di interesse da parte degli altri membri della comunità per i contenuti di un particolare utente è strettamente correlata alla decisione di questi smettere di produrne.</p>
<p>Si può quindi ipotizzare, e dimostrare, che i membri più attivi, quasi devoti, che producono contenuti a ritmo continuo per lunghi periodi di tempo vengono motivati e ripagati da un&#8217;attenzione sempre maggiore; si innesca un circolo virtuoso (<em>feedback loops of attention</em>), in cui più un utente contribuisce, più aumenta la sua popolarità (il numero di suoi fan), più riceve attenzione, più produce.</p>
<p>Non è da escludere che, per ottenere questo risultato, gli stakanovisti della <em>peer production</em> imparino non solo a migliorare la qualità dei loro contenuti ma ad adattarli al gusto prevalente della comunità o, meglio, di una determinata nicchia.</p>
<p>Sarebbe tutto chiaro se <a href="http://www.hpl.hp.com/research/scl/papers/persistence/persistence.pdf" target="_blank">un&#8217;altra ricerca</a> compiuta dallo stesso autore analizzando le dinamiche associate a 10 milioni di video di <a href="http://http//www.youtube.com/" target="_blank">YouTube</a> non rivelasse che più spesso un individuo carica contenuti meno probabilità avrà di replicare risultati favorevoli di audience ottenuti in passato.</p>
<p>Una spiegazione piuttosto ovvia deriva dall&#8217;attenuarsi dell&#8217;&#8221;effetto novità&#8221; ma coniugare i risultati delle due ricerche è più arduo.</p>
<p>Posso avanzare l&#8217;ipotesi che all&#8217;aumentare dei contributi sarà sì sempre più difficile replicare grandi <em>exploits</em> sul singolo contenuto ma si riuscirà comunque ad acquisire una certa popolarità basata sulla qualità media dei contenuti prodotti.</p>
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		<title>L&#039;errore di Damasio?</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/04/15/lerrore-di-damasio/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 07:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio damasio]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Damasio, famoso neuroscienziato autore di una trilogia molto apprezzata sulla relazione tra mente, cervello e corpo, sta per pubblicare su PNAS una ricerca in cui viene evidenziato come assimilare informazioni che abbiano a che fare con questioni etiche richieda un tempo minimo di elaborazione da parte del cervello, valutabile in 6/8 secondi.
Da questo presupposto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.filosofico.net/damasioantonio.htm" target="_blank">Antonio Damasio</a>, famoso neuroscienziato autore <a href="http://www.liberonweb.com/Adelphi/aut_damasio.asp" target="_blank">di una trilogia</a> molto apprezzata sulla relazione tra mente, cervello e corpo, <a href="http://www.physorg.com/news158864256.html" target="_blank">sta per pubblicare su PNAS</a> una ricerca in cui viene evidenziato come assimilare informazioni che abbiano a che fare con questioni etiche richieda un tempo minimo di elaborazione da parte del cervello, valutabile in 6/8 secondi.</p>
<p>Da questo presupposto, fin dal titolo della fonte originale, &#8220;<a href="http://www.physorg.com/news158864256.html" target="_blank">Tweet this: Rapid-fire media may confuse your moral compass&#8221;</a> si è fatta un&#8217;arbitraria associazione con i <em>digital media</em>, in particolare con i servizi di microblogging come Twitter o addirittura con i social network come Facebook, imputando loro una certa &#8220;cecità morale&#8221;.</p>
<p>Nella fonte originale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Castells" target="_blank">Manuel Castells</a>, commentando i risultati della ricerca, dice:</p>
<blockquote><p><em>he was less concerned about online social spaces, some of which can provide opportunities for reflection, than about &#8220;fast-moving television or virtual games.&#8221;[...]. In a media culture in which violence and suffering becomes an endless show, be it in fiction or in infotainment, indifference to the vision of human suffering gradually sets in</em></p></blockquote>
<p>Lo stesso <a href="http://www.filosofico.net/damasioantonio.htm">Damasio</a> punta il dito contro i mass media, non citando i <em>social media</em>.</p>
<p>Vi è stata una forzatura nell&#8217;interpretazione della ricerca che dalla fonte primaria si è diffusa ed amplificata attraverso le fonti secondarie; qui in Italia si possono citare il <a href="http://blog.debiase.com/2009/04/e-lo-abbiamo-fatto-studiare-ta.html" target="_blank">blog di De Biase</a> e soprattutto un articolo del <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_aprile_14/morale_tempi_twitter_afd2bd9a-28ea-11de-aa72-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera <em>online</em></a> che interpreta in modo del tutto originale i risultati di <a href="http://www.physorg.com/news158864256.html" target="_blank">Damasio</a>.</p>
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		<title>D&#039;Ottavi&#039;s Xpand3d Lecture</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 08:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[alberto d'ottavi]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[NABA]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Stasera a Milano Alberto (D&#8217;Ottavi) proporrà una Expanded Lecture, ovvero una lezione pubblica di presentazione del nuovo corso su &#8220;Distributed Social Media&#8221; che terrà nell&#8217;ambito del master in Digital Environment Design al NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano).
La lettura, dal titolo &#8220;Crossing digital borders. Dai media partecipativi alle performance collaborative&#8221; avrà luogo alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.master-naba.com/page.php?contentId=281" target="_blank">Stasera a Milano Alberto (D&#8217;Ottavi) proporrà una <em>Expanded Lecture</em></a>, ovvero una lezione pubblica di presentazione del nuovo corso su &#8220;Distributed Social Media&#8221; che terrà nell&#8217;ambito del<a href="http://www.master-naba.com/page.php?menuId=350&amp;menuLeft=18&amp;contentId=52" target="_blank"> master in Digital Environment Design</a> al <a href="http://www.naba.it/page.php?menuId=5&amp;menuLeft=4&amp;contentId=643" target="_blank">NABA (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano)</a>.</p>
<p>La lettura, dal titolo &#8220;Crossing digital borders. Dai media partecipativi alle performance collaborative&#8221; avrà luogo alle 18.00 alla NABA, <a href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=it&amp;msa=0&amp;ll=45.446824,9.175&amp;spn=0.017854,0.04549&amp;z=15&amp;msid=101720472183888122694.0004628c7a80d95678a20" target="_blank">Via C. Darwin</a>, 20 Aula 5 (Edificio Smeraldo).</p>
<p>Davvero un peccato, per me, non poterci essere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Samepoint: monitorare le conversazioni nei social media</title>
		<link>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2009/01/29/samepoint-monitorare-le-conversazioni-nei-social-media/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 18:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[conversazioni]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[samepoint]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[
Forte questo servizio, Samepoint, che permette di monitorare le conversazioni nei social media. Inserendo parole chiave &#8211; come il proprio nome, tanto per dire&#8230; &#8211; si attiva una ricerca i cui risultati vengono suddivisi per categorie/servizi come &#8220;social mentions&#8220;, &#8220;discussion points&#8220;, &#8220;bookmarks&#8220;, &#8220;microblogs&#8220;, &#8220;networks&#8220;, &#8220;wikis&#8220;, &#8220;reviews&#8220;, &#8220;video&#8220;, &#8220;images&#8221; ed altre ancora. Ogni risultato è accompagnato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-835" title="samepoint" src="http://motobrowniano.files.wordpress.com/2009/01/samepoint.jpg" alt="samepoint" width="176" height="69" /></p>
<p>Forte questo servizio, <a href="http://www.samepoint.com/" target="_blank">Samepoint</a>, che permette di monitorare le conversazioni nei <em>social media</em>. Inserendo parole chiave &#8211; come il proprio nome, tanto per dire&#8230; &#8211; si attiva una ricerca i cui risultati vengono suddivisi per categorie/servizi come &#8220;<em>social mentions</em>&#8220;, &#8220;<em>discussion points</em>&#8220;, &#8220;<em>bookmarks</em>&#8220;, &#8220;<em>microblogs</em>&#8220;, &#8220;<em>networks</em>&#8220;, &#8220;<em>wikis</em>&#8220;, &#8220;<em>reviews</em>&#8220;, &#8220;<em>video</em>&#8220;, &#8220;<em>images</em>&#8221; ed altre ancora. Ogni risultato è accompagnato, tra l&#8217;altro, dall&#8217;icona del servizio da cui è stato estratto e dalle parole &#8220;positive/negative&#8221; associate (in inglese).</p>
<p>E&#8217; possibile abbonarsi ad un feed RSS  ed installare un plugin di ricerca per <a href="http://www.mozilla-europe.org/it/firefox/">Firefox</a>.</p>
<p>I risultati delle ricerche sono, in media, soddisfacenti: ottimi per alcuni servizi, meno buoni per altri.</p>
<p>[via<a href=" Social Mentions Discussion Points Bookmarks Wikis Networks B2B Networks Groups Life Casting MicroBlogs Reviews Podcasts Documents Video Images News Web  "> 2.0 TaskForceItaly</a>]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cultura convergente: appunti per una recensione 3/3</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 11:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni "a mano libera"]]></category>
		<category><![CDATA[cinema 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[commons-based peer production]]></category>
		<category><![CDATA[cultura convergente]]></category>
		<category><![CDATA[economia informazione in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[fan culture]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia),  è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la fan culture che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">La cultura folk (o popolare nel senso che le diamo qui in Italia),<span>  </span>è stata lentamente ma inesorabilmente spinta ai margini dall’ascesa, nel ventesimo secolo, della cultura di massa. E’ comunque sopravvissuta in diverse forme, come la <em>fan culture</em> che rielaborando temi e soggetti della cultura di massa ha creato una forma di circuito alternativo della creatività, privato ed amatoriale. Filmini, <em>fan club</em>, nastri registrati non hanno mai costituito una minaccia per le <em>corporation</em>. Ma una volta che, grazie alle nuove tecnologie audiovisive a basso costo (videocamere, editing digitale, software grafici) e ad internet,<span>  </span>produzione e distribuzione delle opere amatoriali sono diventate processi alla portata di tutti la situazione è cambiata.</p>
<p class="MsoNormal">La <em>fan culture</em>, le <em>community, </em>i <em>social network </em><span> </span>sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura <em>mainstream</em> ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.</p>
<p class="MsoNormal">La creazione delle <em>fan fiction</em>, spesso di ottima qualità, ha prodotto reazioni di vario genere da parte delle <em>major</em>: il caso di studio del rapporto tribolato tra la LucasFilm ed i fan della serie che realizzano<span>  </span><em>spin-off</em> di vario genere della saga di Guerre Stellari mostra come sia difficile trovare un equilibrio tra:</p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->concorrenza commerciale ed appropriazione amatoriale</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->logica del profitto ed economia dello scambio</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->pirateria e rielaborazione creativa</li>
</ul>
<p><span id="more-96"></span>Le<em> corporation</em> devono scegliere se attuare strategie “protezionistiche” o promuovere politiche collaborative coinvolgendo i fan nella filiera produttiva dell’intrattenimento. Anche perché è già visibile un circolo (virtuoso?) in cui i materiali dei media <em>mainstream</em> vengono rielaborati dalla produzione amatoriale che a sua volta diventa fonte di ispirazione (o di riappropriazione) per gli stessi media <em>mainstream.</em></p>
<p class="MsoNormal">L’utilizzo di universi cinematografici o letterari, come quello di Henry Potter, da parte dei bambine e dei ragazzi può essere una delle strade può essere una delle strade per combattere il <em>medianalfabetismo</em>, la possibilità cioè di consumare passivamente ma non di esercitare la propria creatività ed il proprio diritto di espressione. La creazione di contenuti che si basino su questi mondi alternativi può aiutare i ragazzi a migliorare la propria capacità di scrittura, la propria capacità di interagire con gli altri, ad esercitare i proprio spirito critico, a trovare un modo autonomo di comunicare ed esorcizzare paure ed insicurezze.</p>
<p class="MsoNormal">La <em>fan culture</em>, le <em>community, </em>i <em>social network </em><span> </span>sono strumenti per verificare i mutamenti e le innovazioni che avvengono ai margini dei media e della cultura <em>mainstream</em> ma anche mezzi per osservare come un nuovo civismo digitale possa emergere grazie al Web ed alla cultura partecipativa e collaborativa da esso incentivata.</p>
<p class="MsoNormal">Mi piace l’idea del cittadino monitorante di Schudson: un cittadino impegnato più nel controllo dell’ambiente informazionale che nella raccolta di informazioni. Sembra passivo e distratto, ma è pronto ad attivarsi quando il suo radar coglie notizie, informazioni, temi critici che emergono dall’oceano informativo. Lévy (Jenkins lo cita continuamente…) lo descrive come un membro della comunità del sapere esperto in qualche settore, discretamente informato su altri, operante in un contesto di reciproca fiducia e di risorse condivise.</p>
<p class="MsoNormal">Dice Jenkins: “Quando saremo in grado di partecipare al processo democratico con lo stesso agio con cui partecipiamo ai regni immaginari eretti dalla cultura popolare?”</p>
<p class="MsoNormal">Uno dei pericoli della democrazia digitale è quello della frammentazione in comunità, in nicchie comunicative in cui avviene una esasperazione del consenso interno con conseguente estremizzazione <span> </span>delle opinioni. Il vaccino contro questo virus può essere il fatto che le comunità, in genere, sono entità culturali e non ideologiche. Inoltre la partecipazione di ogni individuo a molteplici <em>communities</em> dovrebbe permettere un rimescolamento ed una sovrapposizione in grado di<span>  </span>scongiurare la creazione di troppe “popolazioni isolate”.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Qualche mia considerazione finale:</strong></p>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->Diverse sono le convergenze (non programmatiche direi…) in atto: quella dei “piani alti” tra produzione, marketing, distribuzione, sponsor, quella <em>grassroots </em>tra spettatore ed autore, quella tecnologica tra i diversi dispositivi (computer, palmari, smartphone, <em>consolle</em>, video/audio/lettori, ecc), quella tra i diversi tipi di contenuti (testo, video, suono), quella tra i diversi mondi dell’intrattenimento (cinema, tv, musica, videogiochi). Tutte queste convergenze, queste “miscellanee”, questi ibridi sono esperimenti in divenire. Siamo nella fase di apprendistato, in una transizione di fase: fenomeni da osservare ma anche da analizzare con molta attenzione e spirito critico.</li>
</ul>
<ul>
<li><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span style="font-family:'Times New Roman';font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;">         </span></span></span><!--[endif]-->La tendenza è verso una maggiore complessità delle opere audiovisive: la <em>transmedialità</em>, le strutture narrative aperte e a più livelli costringono ad un’attenzione e ad una maggiore capacità di interpretazione e “lettura” del contenuto. Necessità di nuovi criteri di valutazione estetica (ma penso che alcuni criteri “classici” debbano sempre essere presi in considerazione).</li>
</ul>
<ul>
<li><span>Se nel contesto del Web e della produzione di contenuti generata dagli utenti uniamo Pareto (solo il 20% &#8211;molto meno in realtà &#8212; degli utenti è attivo)e Sturgeon (<em>“Il 90% di qualsiasi cosa è spazzatura”</em>) non rimane né<span>  </span>molta quantità né molta qualità. Ma la produzione di contenuti è da considerarsi anche una forma di apprendimento per superare il <em>medianalfabetismo</em> <span> </span>e per affinare la capacità di giudizio e di critica dello spett-autore. Del resto Moretti di aver visto moltissimi brutti film e di aver imparato tanto da loro…E per la quantità, beh l&#8217;obbiettivo prioritario è l&#8217;abbattimento del <em>digital divide</em> culturale, generazionale, geografico e &#8220;inerziale&#8221; oltre che tecnologico.<br />
</span></li>
</ul>
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