p2p social networks
23/03/2009

Come incontrarsi con il proprio gruppo di amici? Uscire e darsi appuntamento in un locale o invitarli a casa propria?

Per ora, quando si parla di amicizie online, l’unica possibilità è la prima, cioè iscriversi ad un servizio di social networking fornito da un determinato provider. Questa architettura centralizzata, client-server, domina l’offerta nel settore delle comunità virtuali.

Qualcuno si sta chiedendo perché un’altra soluzione, quella di reti sociali decentralizzate che si avvalgano di tecnologie peer to peer, non possa essere presa in considerazione.

Le reti p2p sono tradizionalmente utilizzate per il file-sharing e gli utenti interagiscono tra loro essenzialmente a basso livello, tramite la condivisione di risorse hardware come CPU, banda, spazio su disco e nella gestione del sistema. D’altro canto i membri dei social network online interagiscono ad un livello più alto, scambiandosi informazioni,contenuti, idee, stati d’animo.

E’ possibile realizzare reti sociali auto-organizzate ad ogni livello, con un’infrastruttura p2p che consenta connessioni mobili ed anche indipendenti dall’acceso Internet? E quali vantaggi si avrebbero utilizzando questa soluzione?

da Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems

da Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems

Diciamo subito che in realtà il modello centralizzato ha dimostrato di funzionare piuttosto bene; uno dei limiti che in passato potevano esserci, quello della scalabilità, è stato risolto grazie ad architetture come quella del cloud computing, anche se questa soluzione non è certo a basso costo.

Il punto centrale è quello della proprietà dei dati: riversare i propri profili ed i propri contenuti in un unico database centralizzato vuol dire fornire ai proprietari della piattaforma la possibilità di svolgere un’efficiente e remunerativa operazione di data mining per scopi commerciali. Inoltre regole e termini di utilizzo sono fissati anch’essi dall’alto.

In una rete p2p i dati ed i contenuti rimarrebbero saldamente nelle mani degli utenti, che li condividerebbero in maniera sicura (criptata) solo con i loro contatti o adottando standard aperti e/o licenze tipo Creative Commons.

Un altro vantaggio sarebbe quello di potersi agganciare alla propria rete sociale online anche attraverso altre reti, diverse da Internet: reti mobili, wireless mesh networks ma anche comunicazione diretta (per esempio via Bluetooth) tra dispositivi (PDA, smartphon, netbook).

In sintesi i possibili benefici potrebbero riguardare:

  • Nessun repository centralizzato di terze parti
  • Dati sotto il controllo dell’utente
  • ubiquitous access, anche via rete mobile, wireless mesh networks, Bluetooth
  • Accessibile attraverso molteplici devices, utilizzando anche lo scambio diretto di dati
  • Piattaforma aperta e modulare, con possibilità di creare ed aggiungere applicazioni

Esistono però anche una serie di problemi, sia dal lato tecnico che da quello dell’utente.

Adattare una rete p2p alle nuove esigenze significa prima di tutto individuare le criticità:

  • Dove immagazzinare i dati? Solo nei computer degli amici? In nodi casuali? Come assicurare che vi siano un numero sufficiente di copie di ogni contenuto in modo da garantire la loro disponibilità e la loro efficiente distribuzione?
  • Come gestire l’update dei contenuti – lo status, per esempio – visto che le tradizionali reti p2p di solito non comprendono il versioning?
  • Che topologia utilizzare?
  • Come risolvere il problema della ricerca – degli amici, non dei contenuti – e quindi dell’identificazione degli utenti?

Inoltre far accettare all’utente il fatto che la sua “immagine sociale” debba essere costituita, oltre che dalla sua presenza, anche dalla sua disponibilità a mettere in comune parte del suo hardware e della sua banda richiede una ridefinizione dei classici meccanismi di incentivazione, già noti ai progettisti di social software.

E’ chiaro che architetture di questo genere non si porrebbero in alternativa ai consolidati modelli centralizzati ma ne costituirebbero un complemento ed un completamento.

Si possono immaginare sottoinsiemi di membri di social network globali che costruiscono un social network locale p2p, sfruttando, per esempio, relazioni di fiducia già stabilite e relazioni di prossimità geografica.

Per chi volesse saperne di più:

Self-organized Virtual Communities: Bridging the Gap between Web-based Communities and P2P Systems (pdf)

A Case for P2P Infrastructure for Social Networks – Opportunities & Challenges (pdf)

Community Building over Neighbourhood Wireless Mesh Networks (pdf)

PeerSon.net – un sito di ricercatori attivi nel campo dei p2p social network

Categoria Ricerche | Tags: , , , , | 3 Commenti »

Buddypress, il Wordpress sociale
13/02/2009

bp-homepage1

Approfitto dell’uscita, in queste ore, della prima release candidate di BuddyPress per parlarvi di questa piattaforma per il social networking che sto testando da qualche giorno.

BuddyPress è un giovane progetto open source che si propone di sviluppare un pacchetto software gratuito da utilizzare per creare social networks; esso si basa sulla famosa piattaforma di blogging Wordpress, o meglio, sulla sua versione multiutente Wordpress MU già utilizzata come base da Wordpress.com oltre che da molti giornali online, dal New York Times a Le Monde, da università come Harvard e da grandi compagnie come Yahoo!

BuddyPress è costituito sostanzialmente da un set di plugin – scritti in PHP – per Wordpress MU che, aggiungendo tutta una serie di funzionalità specifiche, trasforma il network di blog in una vera piattaforma di social networking (qui una demo online).

Ogni plugin è indipendente: si può quindi scegliere di caricarne un determinato sotto-insieme.

Esiste un core-plugin che permette di integrare i differenti plugin tra di loro e di apportare le necessarie modifiche all’interfaccia Wordpress MU. Le caratteristiche di modularità ed apertura ne fanno una piattaforma dalle grandi potenzialità.

E’ già attiva una comunità di sviluppatori che presumibilmente si allargherà di pari passo con la popolarità della piattaforma stessa.

Le funzionalità già implementate sono quelle classiche di una piattaforma per il social networking: creazione di profili utente, messaggistica interna, amicizie, gruppi con forum di discussione integrato (basato su bbpress), wire – l’equivalente del “wall” di Facebook, flusso di attività; in più dai progetti originali viene ereditata la possibilità per ogni utente di creare il proprio blog , indipendente ma nello stesso tempo integrato nella comunità online (ogni nuovo post viene segnalato nel social network).

Esiste un sistema di notifiche via email (personalizzabili dall’utente) che invia informazioni sulle attività del social network di interesse per l’utente. Per tenersi aggiornati sul flusso informativo è possibile anche utilizzare i feed RSS.

Di facile installazione BuddyPress colpisce per la sua stabilità (io ho testato la beta 2), la sua leggerezza e per l’ottima disposizione delle informazioni. La homepage può essere facilmente “montata” dall’amministratore della piattaforma attivando e disponendo tutta una serie di widget. La grafica, già molto pulita e rilassante nel template base, è modificabile tramite i fogli di stile associati ad ogni modulo. Efficace la gestione del social network attraverso un apposito menu nella sezione di back-office, per il resto simile a quella di ogni blog Wordpress.

Certo, le funzionalità sono per il momento limitate ed esistono alcune imperfezioni ma credo che “Buddy” abbia buone potenzialità, soprattutto se attrarrà una massa critica di utenti e di sviluppatori in grado di richiedere ed implementare nuove funzioni, come le già progettate integrazioni con Facebook Connect, OpenSocial ed OpenID, la presenza dello status utente, l’album fotografica e via dicendo.

Trovo che BuddyPress sia una buona alternativa a soluzione SaaS come KickApps e TamTamy, tenendo presente i vantaggi e gli svantaggi associati ad ogni scelta: un pacchetto software da installare su un proprio host (o server virtuale o dedicato) permette di avere il massimo controllo, sia sui dati che sull’applicazione e consente una personalizzazione spinta. D’altro canto occorre preoccuparsi di questioni come la scelta dell’ambiente su cui installarlo, la larghezza di banda, il backup.

update: arturo mi suggerisce giustamente di citare il sito italiano dedicato a BuddyPress.

ps sto scrivendo una panoramica più completa che metterò online tra qualche giorno; nel frattempo per chi fosse interessato lascio il link per un piccolo documento che ho scritto su KickApps, piattaforma web-based “white label” per la costruzione e gestione di social network.

Categoria Contributi, Pensieri | Tags: , , , , , , | 6 Commenti »