Un romecamp in facoltà: e gli studenti?
23/11/2008

Di ritorno dalla mia puntata di venerdì al romecamp – un evento decisamente interessante e stimolante – non posso non rilevare un’anomalia: la quasi totale mancanza, tra il pubblico, di studenti della facoltà di Economia di Roma Tre, nella cui sede si svolgeva la manifestazione. Sembravano del tutto indifferenti alla strana fauna netbook-addicted temporaneamente loro ospite, alla bacheca con il calendario degli interventi, al mini-studio televisivo allestito da Il Cannocchiale. Eppure i temi trattati erano molti, di stretta attualità, originali, pieni di spunti, innovativi. Bastava fare due passi ed affacciarsi, dopo le lezioni,  nell’aula accanto per sentire parole, idee, proposte con le quali necessariamente i ragazzi si dovranno confrontare una volta usciti dall’università.

Preoccupante, questa mancanza di curiosità intellettuale, di propensione all’esplorazione di nuovi territori, di capacità di cogliere opportunità di arricchimento culturale, anche quando sono a portata di mano e a costo zero.

Non so se ci sia stato un problema di comunicazione, di linguaggio: cosa sia un barcamp pochi lo sanno al di fuori di un’èlite digitale, lo slogan “idee per il futuro: ambiente, tecnologia, società” forse troppo generico e di vago sapore “istituzionale”, nessun riferimento esplicito ad Internet, al Web, al “social”.

Quale che sia stata la causa, la sensazione è stata spiacevole, due tribù rigidamente distinte nello stesso territorio, due reti non connesse, due realtà alternative che viaggiano nello stesso spaziotempo ma su brane diverse, distanti un infinito centimetro di troppo.

Spero che nella giornata di sabato la situazione sia migliorata

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