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	<title>Moto Browniano &#187; the edge</title>
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	<description>&#34;Le nostre idee migliori sono spesso quelle che collegano due mondi diversi&#34; - Marvin Minsky</description>
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		<title>Era dei petabyte: fine della teorie?</title>
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		<comments>http://www.federicobo.eu/cineamaclone//2008/07/11/era-dei-petabyte-fine-della-teorie/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 10:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
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La discussione su Edge vista da Wordle
La capacità di memorizzare e processare enormi quantità di dati da parte di &#8220;nuvole&#8221; di computer renderà obsoleta le necessità di formulare ipotesi e teorie? La forza bruta del DISC (Data Intensive Scalable Computation) potrà individuare nell&#8217;oceano di dati a disposizione pattern e correlazioni così significative da consentire previsioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://motobrowniano.files.wordpress.com/2008/07/edge_anderson1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-239" src="http://motobrowniano.files.wordpress.com/2008/07/edge_anderson1.png?w=300" alt="" width="379" height="157" /></a></p>
<h5><em>La discussione su Edge vista da <a href="http://wordle.net/" target="_blank">Wordle</a></em></h5>
<p>La capacità di memorizzare e processare enormi quantità di dati da parte di &#8220;nuvole&#8221; di computer renderà obsoleta le necessità di formulare ipotesi e teorie? La forza bruta del <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;ct=res&amp;cd=5&amp;url=http%3A%2F%2Fresearch.yahoo.com%2Ffiles%2FBryantDISC.pdf&amp;ei=4Sh3SKeQL5Cy1gbX9KGeBg&amp;usg=AFQjCNEsgR-iur0BvUJTwYdq1VmWUYvd7Q&amp;sig2=RnLATSx2Y9DhQ3cfHhU9xw" target="_blank">DISC (Data Intensive Scalable Computation)</a> potrà individuare nell&#8217;oceano di dati a disposizione <em>pattern</em> e correlazioni così significative da consentire previsioni attendibili sul mondo senza dover ricorrere a sofisticate modellizzazioni?</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_(The_Long_Tail)" target="_blank">Chris</a> <a href="http://www.thelongtail.com/" target="_blank">&#8220;coda lunga&#8221;</a> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_(The_Long_Tail)" target="_blank">Anderson</a> ha lanciato questa provocazione dalle pagine digitali di <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/anderson08/anderson08_index.html" target="_blank"><em>The Edge</em></a> nelle scorse settimane.</p>
<p>Alla scala dei Petabyte, sostiene Anderson,  la gestione e l’utilizzo dell’informazione richiede un approccio diverso. Potendo visualizzare miliardi di dati nella loro totalità, è possibile “vedere” matematicamente i dati prima e solo dopo assegnarli un contesto.</p>
<p>Per secoli gli scienziati hanno applicato il metodo scientifico: costruzione del modello su date ipotesi, verifica sperimentale del modello tramite raccolta di dati, conferma o confutazione di quel modello.<br />
Dati senza modelli sono considerati solo rumore ed eventuali correlazioni tra i dati stessi sono solo coincidenze senza un modello entro il quale inserirle.</p>
<p>Fino ad adesso, aggiunge Anderson.</p>
<p>Con una tale quantità di dati l’approccio classico alla scienza – ipotesi, modello, test – potrebbe essere diventato obsoleto.</p>
<p>Possiamo inserire i dati in un cluster di computer e lasciare che algoritmi statistici scoprano <em>pattern</em> e schemi immediatamente utilizzabili senza che la scienza ne spieghi l&#8217;origine o li inserisca in un contesto teorico.</p>
<p>Anderson fa notare che questo nuovo approccio è tipico di <a href="http://www.google.it/">Google</a>: per esempio <a href="http://www.google.it/" target="_blank">Google</a> non ha avuto bisogno di conoscere a fondo il mondo e le convenzioni della pubblicità né di sviluppare sofisticati modelli economici e statistici per ottenere grandi successi. Sono bastati un po’ di matematica applicata, ottimi strumenti analitici ed un’enorme quantità di dati a disposizione.</p>
<p>Il direttore di <a href="http://www.wired.com/" target="_blank"><em>Wired</em></a> conclude così:</p>
<blockquote><p><em>La recente disponibilità di grandi quantità di dati unita a strumenti statistici per setacciare questi numeri, offre un’intera nuova strada per comprendere il mondo. La correlazione rimpiazza la causalità,e la scienza può ora avanzare anche senza modelli coerenti, teorie unificate o spiegazioni meccanicistiche</em></p></blockquote>
<p>Numerosi scienziati, filosofi ed addetti ai lavori <a href="http://www.edge.org/discourse/the_end_of_theory.html" target="_blank">hanno replicato</a> mettendo in evidenza come il ragionamento di Anderson appaia confuso e le sue ipotesi piuttosto deboli.</p>
<p><span id="more-237"></span></p>
<p>La scienza ha sempre utilizzato i dati per compiere previsioni: basti pensare alle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_di_Keplero" target="_blank">leggi di Keplero</a> sul movimento dei pianeti, elaborate dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_di_Keplero" target="_blank">astronomo tedesco</a> sulla base dell&#8217;impressionante mole di dati ed osservazioni compiute dal collega olandese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tycho_Brahe" target="_blank">Tycho Brahe</a>.</p>
<p>Del resto strumenti matematici come le equazioni differenziali o la statistica sono stati creati proprio per maneggiare grandi quantità di dati.</p>
<p>I dati sono però solo un punto di partenza: permettono di stabilire delle ipotesi iniziali, sulle quali costruire modelli che, come <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/hillis.html" target="_blank">W. Daniel Hillis</a> sottolinea, possono portarci oltre i dati, verso previsioni più generali che si applicano a contesti che ampliano quelli iniziali.</p>
<p>La grande forza delle teorie consiste, tra l&#8217;altro, proprio nell&#8217;inglobare in poche brevi formule una gran quantità di dati. Le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equazioni_di_Maxwell" target="_blank">equazioni di Maxwell</a> ne sono il più elegante esempio.</p>
<p>La scienza non esaurisce il suo compito nella capacità di effettuare predizioni: anzi si potrebbe dire che questo è un effetto collaterale della sua più profonda missione, che consiste nel conoscere e nel comprendere la realtà.</p>
<p>L&#8217;Analisi Correlativa, come la battezza <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/kelly.html" target="_blank">Kevin Kelly</a>, è uno strumento potente, un processo di pura induzione che determina però una conoscenza meccanica, algoritmica, tipica appunto dei computer. Una scienza senza ricerca di teorie è una scienza senza umani, constata <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/lanier.html" target="_blank">Jaron Lainer</a>. Si può trasferire parte del &#8220;contesto della scoperta&#8221; alle macchine, ma, dice <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/origgi.html" target="_blank">Gloria Origgi</a>, il &#8220;contesto della spiegazione&#8221; non può che rimanere di pertinenza degli esseri umani.</p>
<p>Sottolinea <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/garreau.html" target="_blank">Joel Garreau</a> che, comunque, anche la semplice scelta dei dati da inserire in un calcolatore per l&#8217;elaborazione è una selezione artificiale che sottintende un&#8217;ipotesi e quindi una teoria da verificare o confutare.</p>
<p>L&#8217;analisi di miliardi di dati attraverso l&#8217;utilizzo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grid_computing" target="_blank"><em>grid computing</em></a> alla ricerca di schemi nascosti, di correlazioni o di eventi unici è una metodologia di lavoro che sta producendo ottimi risultati in fisica, in biologia, nella genetica, nelle scienze sociali ed in economia. Ma i risultati producono spesso nuove domande e quindi la necessità di nuove ipotesi, di nuove teorie, di nuove spiegazioni. Da valutare attraverso nuovi esperimenti che producono nuovi dati. E così via. I dati sono solo un anello della catena.</p>
<p>Quello che forse si può osservare &#8211; <a href="http://motobrowniano.wordpress.com/2008/01/05/il-baule-nella-soffitta-digitale/" target="_blank">come avevo ipotizzato anch&#8217;io tempo fa</a> &#8211; è che quel gigantesco archivio condiviso nonché elaboratore distribuito qual&#8217; è Internet potrà produrre una generazione di scienziati &#8211; o di moderni filosofi naturali secondo <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/bios/dysong.html" target="_blank">George Dyson</a> &#8211; che non leggerano più la Natura direttamente ma tramite la sua rappresentazione digitale proiettata nella Rete.</p>
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