Il giardino zen della lettura
29/08/2009

zen garden by euart

zen garden by euart

Durante una conversazione su Friendfeed su Wired nel quale è intervenuto anche il direttore Riccardo Luna mi sono chiesto: cosa differenzia l’esperienza della lettura da quella della navigazione in Rete? E cosa chiediamo (o pretendiamo addirittura) quando sfogliamo una rivista, un magazine nell’epoca di Internet?

La navigazione è contraddistinta da una sorta di frenesia cognitiva che frammenta e miscela i contenuti: schegge informative competono per la nostra attenzione, i percorsi non sono lineari, i flussi di parole, immagini, suoni si trasformano in turbini infrangendosi nei nostri “click”.

Il momento della lettura ci riporta in un universo meno complicato e veloce, più newtoniano che quantistico. Dall’ iperestesia di Times Square alla quiete di un giardino zen. Un momento di ricomposizione tra informazione e riflessione. Un momento in cui a un’informazione possa seguire una riflessione e non un’altra informazione.

Quindi da una rivista come Wired non voglio una replica nella forma e nella sostanza della navigazione in Rete, costruita anche attraverso una grafica che schiavizza i contenuti; quel che vorrei è che aumentasse il numero pagine “dense” , quelle degli approfondimenti, delle inchieste, delle storie disegnate, anzi affrescate, con i colori delle parole e le sfumature delle frasi.

Dai giornali, dai magazine ma anche dai libri voglio qualcosa che riempia i vuoti e il senso di incompletezza che i frammenti del discorso tumultuoso della Rete mi lasciano addosso.

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Tracking tag
12/11/2008

Roldano mi ha ricordato oggi che in febbraio dovrebbe uscire (condizionale d’obbligo vista la confusa situazione economica della casa madre) l’edizione italiana di Wired.

Nel “manifesto” viene ricordato che, per partecipare alla nascita della nuova rivista, basta etichettare i propri contenuti con “Wired Italia”. Non è chiaro se ci si riferisca a contributi direttamente legati allo specifico evento o a contenuti che possano rientrare nei temi che verranno trattati da Wired Italia. Personalmente propendo per la prima ipotesi.

Comunque sono sempre più i tag specifici che occorre inserire nei propri post per dare la possibilità a servizi, siti di citizen journalism, social network, eventi ecc. di monitorare i contributi degli utenti. LinkedIn, per esempio, richiede il tag omonimo per inserire nel proprio profilo i post desiderati.

Forse bisognerà pensare ad un sistema che divida i tag “di servizio” (tracking tag?) da quelli che servono a specificare i temi trattatati in ogni post, soprattutto per non inquinare le clouds.

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