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	<title>banca etica | Federico Bo</title>
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		<title>Conversazione con Angelo Rindone (Produzioni dal Basso) &#8211; Prima parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2014 08:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[banca etica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è la prima parte di una conversazione con Angelo Rindone, fondatore di Produzioni dal Basso, la più &#8220;anziana&#8221; piattaforma di crowdfunding italiana (e non solo&#8230;). &#160; Angelo, ci conosciamo da diversi anni e ho seguito l’evoluzione del progetto Produzioni dal Basso piuttosto da vicino. Il sito è stato messo online nel lontano 2005, assai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.produzionidalbasso.com"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-334" alt="pdb2" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/pdb2.png" width="800" height="300" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/pdb2.png 800w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/pdb2-300x112.png 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>Questa è la prima parte di una conversazione con <strong>Angelo Rindone</strong>, fondatore di <a title="Produzioni dal Basso" href="https://www.produzionidalbasso.com/" target="_blank">Produzioni dal Basso</a>, la più &#8220;anziana&#8221; piattaforma di <em>crowdfunding</em> italiana (e non solo&#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Angelo, ci conosciamo da diversi anni e ho seguito l’evoluzione del progetto <strong>Produzioni dal Basso</strong> piuttosto da vicino. Il sito è stato messo online nel lontano 2005, assai prima di piattaforme internazionali famose come <strong>Kickstarter</strong> (2009) e <strong>Indiegogo</strong> (2008) (l</i><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdfunding" target="_blank"><i>o stesso termine “crowdfunding” sembra che compaia per la prima volta nell’agosto di quell’anno)</i></a><i>. I numeri raggiunti da <strong>PdB</strong>, soprattutto negli ultimi due anni, sono stati impressionanti: </i><i><strong>50.000 iscritti</strong>, <strong>520 progetti finanziati</strong>, <strong>1.200.000 euro in transazioni</strong>.</i><i> </i></p>
<p><i>Dal 2005 molto è cambiato: il crowdfunding ha preso piede  (</i><a href="http://craigconnects.org/2014/03/crowdfunding-infographic.html" target="_blank"><i>stime di 5 miliardi di dollari a livello globale per il 2013</i></a><i>, </i><a href="http://www.pbs.org/mediashift/2013/12/world-bank-crowdfunding-investment-market-to-hit-93-billion-by-2025/" target="_blank"><i>93  miliardi di dollari per il 2025 secondo la Banca Mondiale</i></a><i>), anche in Italia, con numeri in continua crescita (</i><a href="http://www.slideshare.net/italiancrowdfunding/analisi-delle-piattaforme-italiane-di-crowdfunding-ottobre-2013" target="_blank"><i>23 milioni di euro raccolti tra ottobre 2012 e ottobre 2013</i></a><i> e con una proliferazione di siti e piattaforme dedicate. Nel nostro paese c’è stato un intervento legislativo che, tra i primi a livello mondiale, ha regolamentato il settore (almeno in parte).</i></p>
<p><i>Da marzo di quest’anno è online la nuova versione della piattaforma. Quali sono state le considerazioni e le valutazioni che vi hanno guidato nella riprogettazione? Quali i nuovi obbiettivi? Da una nostra discussione di qualche settimana fa mi è sembrato che l’intenzione fosse quella di<strong> superare il concetto di “sito per crowdfunding” per passare a quello di un hub incentrato sullo “storytelling” dei progetti</strong> che consentisse loro di essere “propagati” e condivisi facilmente  sui canali web e social.</i></p>
<p>Il <em>crowdfunding</em>, da quando è nato <strong>Produzioni dal Basso</strong>, è cambiato soprattutto nella percezione delle sue potenzialità e nella capacità di farsi strumento in ambiti sempre più estesi, per progettualità diversissime tra loro. Tutto sommato però il principio di fondo, “il <b>layer economico del social networking</b>”, è rimasto uguale e non credo che cambierà più di tanto. L’evoluzione futura sarà quindi nelle code di utilizzo, nei metodi, negli strumenti a disposizione, nelle verticalizzazioni di genere, ma sopratutto <b>nella capacità del <em>crowdfunding</em> di uscire dall’idea di essere una moda per tecno-ottimisti e diventare una modalità comprensibile</b> come oggi è l’<em>e-commerce</em> o la condivisione delle foto sui social.</p>
<p>L’evoluzione del <em>crowdfunding</em> passa per progetti ben strutturati da centinaia di migliaia di euro, ma porta ad una miriade di <b>micro progetti</b> <b>organizzati in pochi minuti </b>per rispondere ad <b>esigenze immediate</b> di un gruppo di persone che magari agisce in <b>prossimità.<br />
</b>Quando questo flusso di micro-progettualità si succederà in modo <b>continuato ed incontrollabile </b>avremo la certezza che il <em>crowdfunding</em> è una <b>modalità</b> <b>economica consolidata.</b></p>
<p>In base a queste considerazioni abbiamo cominciato un percorso che durerà un anno e che porterà <strong>Pdb</strong> a modificare alcune delle sue caratteristiche principali, in questo percorso vogliamo anche implementare sistemi di pagamento diversi e diverse modalità di <em>crowdfunding</em>, di <em>fundraising</em>, di pre-ordine e di distribuzione.</p>
<p>Lo <b>storytelling</b> invece è una esigenza sempre crescente e quindi stiamo sviluppando pezzi di software per permettere di <b>portare nelle pagine dei progetti non solo l’idea</b> <b>ma anche il modo con cui viene raccontata e condivisa</b>.</p>
<p><i>Negli anni avete creato un rete di partner in vari settori, dal cinema all’editoria al settore non profit. Ci illustri brevemente questa volontà di “fare rete” ?</i></p>
<p>Il fatto di essere una piattaforma orizzontale e senza filtri facilità usi sperimentali, autogestiti, autogeneranti… ma ad essere sinceri questa cosa non dipende da noi, è il <em>crowdfunding</em> che porta a “fare rete”, aggrega e fa nascere quelle che chiamiamo le <b>nuove comunità economiche</b>.<br />
Da questo punto di vista possiamo solo ringraziare i gruppi, le case editrici e le associazioni che in questi anni hanno dato fiducia a <strong>Pdb</strong> verticalizzando le loro community e proponendo progetti sempre più interessanti.</p>
<p><i>Notizia delle ultime settimane è l’accordo con <a title="Banca Etica" href="http://www.bancaetica.it/" target="_blank">Banca Etica</a>. Ci puoi accennare gli obbiettivi di tale partnership?</i></p>
<p>Tante banche italiane si stanno avvicinando al <em>crowdfunding</em> ma nessuna banca è più vicina al <em>crowdfunding</em> di <strong>Banca Etica</strong> che nasce guardando ad un uso responsabile del denaro e alle esperienze del microcredito, una visione che condividiamo e che in parte ha ispirato la nascita della nostra piattaforma.<br />
Quello con <strong>Banca Etica</strong> è quindi <b>un accordo che ci rende orgogliosi</b>, lo abbiamo cercato con grande forza e convinzione. Prima di tutto è una <b>convergenza di intenti</b>: vogliamo provare a lavorare insieme sul tema del <em>crowdfunding</em> per trovare soluzioni, idee, tecnologia e innovazione. Appena nato il <b>network di Banca Etica</b> su <strong>Pdb</strong> ospita già due bellissimi progetti, ma in tanti si stanno avvicinando e stanno chiedendo di aggregarsi… siamo solo agli inizi e noi siamo fiduciosi che questo percorso poterà buoni frutti per il <em>crowdfunding</em> italiano.</p>
<p><i>Abbiamo prima citato il proliferare di piattaforme e siti dedicati al crowdfunding, anche in Italia, spesso con un approccio “verticale” e tematico. Qual è il tuo pensiero in merito?  Una moda, una naturale esplorazione delle possibilità di un nuovo meccanismo economico/finanziari? Per le piattaforme meglio essere specializzati o “generalisti”? </i></p>
<p>La nascita di tante piattaforme è dovuta al momento, all’entusiasmo che si sta generando intorno a questo fenomeno e alla voglia di provarci. Non lo vedo quindi come una cosa negativa ma come una fase di passaggio necessario che avrà il suo assestamento.</p>
<p>Le piattaforma verticali come <a title="MusicRaiser" href="https://www.musicraiser.com/" target="_blank">MusicRaiser</a>, territoriali com <a href="http://www.ideaginger.it/" target="_blank">IdeaGinger</a> o gli approcci B2B alla <a title="Starteed" href="http://www.starteed.com/" target="_blank">Starteed </a> stanno funzionando e sono il segnale che ci sono tanti spazi nei quali muoversi e creare opportunità e chissà quante altre opportunità e verticalizzazioni saranno possibili in futuro anche con l’ingresso dell’<em>equity</em>.<br />
Insomma <b>non condivido l’atteggiamento <i>snob</i> di chi dice che &#8220;in Italia ci sono più piattaforme che utenti&#8221;, anche se in parte è vero</b>…  mettiamoci l’anima in pace, questo è il momento della sperimentazione ed è naturale che sia così.</p>
<p>Rimane un tema, nella <a href="http://www.slideshare.net/italiancrowdfunding/2014-analisidelle-piattaformeitalianedicrowdfundingcastrataropais" target="_blank">loro ultima relazione Ivana Pais e Daniela Castrataro</a> mettono in guardia sulla eccessiva polverizzazione del mercato e spingono ad una maggiore collaborazione tra le piattaforme: è vero <b>c’è poca collaborazione tra le piattaforme del <em>crowdfunding</em> italiano e visto che si parla di economie collaborative sembra quasi un paradosso</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra qualche giorno la seconda parte della conversazione.</p>
<p>update: <a href="http://www.federicobo.eu/?p=357" target="_blank">qui la seconda parte</a>.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/conversazione-con-angelo-rindone-produzioni-dal-basso-prima-parte/">Conversazione con Angelo Rindone (Produzioni dal Basso) – Prima parte</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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