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	<title>digital champions | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
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		<title>Nessuno mi sa giudicare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2015 08:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo post è stato originariamente pubblicato su Pinguino Mag Uno dei maggiori problemi che riscontra chi opera nel digitale e in generale nel campo dell&#8217;innovazione tecnologica è quello di far comprendere il proprio lavoro, le opportunità (ma anche i rischi e le difficoltà) che offre, la necessità di adeguarsi a un mondo che &#8211; ormai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2714" aria-describedby="caption-attachment-2714" style="width: 580px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-2714" src="http://www.pinguinomag.it/wp-content/uploads/2014/12/computer-course.jpg" alt="Foto - Randy Adams via Flickr CC BY-SA 2.0" width="580" height="435" /><figcaption id="caption-attachment-2714" class="wp-caption-text"><em>Foto &#8211; Randy Adams via Flickr CC BY-SA 2.0</em></figcaption></figure>
<p><em>Questo post è stato originariamente pubblicato su <a title="Alfabetizzazione digitale e competenze" href="http://www.pinguinomag.it/alfabetizzazione-digitale-e-competenze" target="_blank">Pinguino Mag</a></em></p>
<p>Uno dei maggiori problemi che riscontra chi opera nel digitale e in generale nel campo dell&#8217;innovazione tecnologica è quello di far comprendere il proprio lavoro, le opportunità (ma anche i rischi e le difficoltà) che offre, la necessità di adeguarsi a un mondo che &#8211; ormai da anni &#8211; sta evolvendo rapidamente, cambiando il modo, i linguaggi e gli strumenti per competere in ogni settore. Questo a tutti i livelli: dal proprietario del piccolo esercizio commerciale al professionista, dal dirigente di una piccola e media azienda o di un ente pubblico, dal fondatore di un&#8217;associazione no profit al manager di una multinazionale.</p>
<p>È un <em>digital divide</em> culturale, barriere all&#8217;entrata costruite sull&#8217;ignoranza (intesa, nel migliore dei casi, come non conoscenza).</p>
<p>Come spesso ripeto ci sono tre tipologie di possibili clienti o di referenti di progetti legati all&#8217;innovazione tecnologica e in particolare alla Rete, al web, ai social media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Il cliente &#8220;Eh?</strong>&#8221; &#8211; Colui che quasi non conosce Internet, il web, i social media e li usa ad un livello men che basico. Per questa tipologia di cliente anche le email sono un oggetto semi-sconosciuto che crea ancora delle difficoltà. In questo caso, anche spiegando e rispiegando in maniera semplice e con esempi concetti e strategie l&#8217;interazione risulta difficilissima.</li>
<li><strong>Il cliente &#8220;Ci penso io&#8221;</strong> &#8211; Colui che utilizza il web e i social network in maniera superficiale; di solito il suo ingresso in Rete è coinciso con l&#8217;iscrizione a Facebook per cui l&#8217;utilizzo si riduce a ricerche, visione di foto e video e gestione del suo profilo. Se possibile, qui la situazione è ancora più complessa: il cliente crede di saperne molto, ha aperto persino il profilo (non la pagina&#8230;) Facebook per la sua azienda, ha un sito web statico fattogli dal figlio del vicino sette od otto anni fa, quindi immagina di non avere bisogno di altro.</li>
<li><strong>Il cliente &#8220;Dimmi qualcosa che io non so&#8221;</strong> &#8211; L&#8217;utente avanzato, che quindi DAVVERO non ha bisogno dei tuoi consigli. Si scherza, ovviamente rientra in questa categoria chi è consapevole di doversi affidare a professionisti per determinate strategie, attività, progetti così come lui fornisce al mercato le sue competenze, esperienze, prodotti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi lavora nel settore digitale legge e ascolta quotidianamente discorsi e appelli sull&#8217;urgenza di far aumentare consapevolezza e di conseguenza il livello di digitalizzazione in ogni livello e in ogni settore dell&#8217;economia e della società italiana; ma bisogna rendersi conto che la stragrande maggioranza degli italiani, giovani compresi, non legge, non ascolta, non vede e in fin dei conti non è interessato a questi argomenti, ai racconti di chi ci sta provando (<em>startup</em> in primis), alle sollecitazioni che provengono da più parti per &#8220;darsi da fare&#8221; nell&#8217;aggiornamento di se stessi, delle loro attività, del sistema Italia.</p>
<p>La loro refrattarietà è dovuta a più cause; a mio avviso è <strong>un&#8217;insieme di mancanza di cultura (anche di base), di scarsissima inclinazione all&#8217;aggiornamento delle proprie conoscenze professionali e non (spesso ferme all&#8217;università o alla scuola superiore), di pigrizie mentali, di interesse nel far sì che tutto rimanga bloccato e stagnante</strong> (perché mettere il POS o addirittura possibilità di pagare i miei prodotti/servizi online se poi tutto diventa &#8220;tracciabile&#8221; e mi è impossibile fare evasione fiscale? Meglio contanti, no?).</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che ho notato è una <strong>limitata capacità di riconoscere la competenza altrui</strong> e di conseguenza del suo &#8220;valore economico&#8221;: ammesso che l&#8217;interlocutore sia competente nel suo lavoro (e non sempre capita), al di fuori del suo orticello &#8211; o della sua zona di sicurezza se volete &#8211; non è in grado di fare valutazioni anche sommarie su quanto gli viene proposto e quindi non può comprendere né i benefici né i costi necessari per mettere in piedi progetti anche semplici come un sito web.</p>
<p>Accade in tutti settori, ma in quello del digitale questa incapacità è una specie di pandemia.</p>
<p>Se ne parla spesso tra addetti ai lavori di questa &#8220;cecità&#8221;, per esempio in questi post di <a title="Luca Orlandini" href="http://www.webhouseit.com/prezzi-nel-web-perche-la-fuffa-vince-quasi-sempre/" target="_blank">Luca Orlandini</a> e di <a title="skande" href="http://www.skande.com/costo-e-commerce-201411.html" target="_blank">Riccardo &#8220;Skande&#8221; Scandellari</a>; si sottolinea che <strong>la conseguenza diretta è un gara al ribasso, di prezzi e di qualità </strong>(e conseguentemente un&#8217;escalation di sciatteria e improvvisazione). Però <strong>è anche vero che il cliente inconsapevole può esser disposto a pagare prezzi molto alti, sovrastimati rispetto all&#8217;entità e agli obbiettivi del progetto</strong>, solo perché chi glieli propone promette miracoli (in un lampo&#8230;) oppure è una grande società riconosciuta come &#8220;famosa&#8221; (non importa quale sia l&#8217;effettiva qualità e rapporto costi/benefici che propone per le sue offerte standardizzate).</p>
<p>Finita la <em>pars destruens</em>, cerchiamo di capire come migliorare questa situazione.</p>
<p>Ho sempre pensato che chi si occupa di innovazione non può prescindere dal compiere un&#8217;opera educativa (o, se par troppo paternalistica, di informazione e divulgazione) che vada oltre l&#8217;aspetto puramente economico della propria attività. Far sì che il racconto del mondo digitale circoli nella propria rete sociale (famigliari, amici, conoscenti, colleghi), nel proprio territorio, online e offline aiuta in due modi: direttamente, facendosi riconoscere come esperto e come possibile risorsa e contribuendo a formare un ambiente fertile, o, almeno, ricettivo.</p>
<p>Parlare, far discutere, diffondere informazioni sulla cultura digitale è chiaramente l&#8217;unico mezzo per recuperare un gap pesante (tra i tanti): solo per citare un dato, l&#8217;analfabetismo digitale &#8211; <a title="DataMediaHub" href="http://www.datamediahub.it/2014/12/06/analfabeti-digitali/#axzz3LIJ3AGVl" target="_blank">secondo un rapporto Censis citato da DataMediaHub</a>, tocca punte del 48% nelle regioni italiane (e comprende una bella fetta di coloro che dovrebbero essere nativi digitali&#8230;).</p>
<p>Non tutti, ma molti degli eventi e degli incontri legati all&#8217;innovazione, alle startup, ai nuovi media sono spesso autoreferenziali ed interessano sempre le stesse persone (me compreso). Partire più dal basso (espressione abusata, lo so&#8230;), dai territori può essere una strada da percorrere con più decisione. Per questo guardo con interesse all&#8217;iniziativa dei &#8220;<a title="Digital Champions" href="http://digitalchampions.it" target="_blank">Digital champions</a>&#8220;, iniziativa dell&#8217;Unione Europea e rilanciata in Italia <a title="Wired" href="http://www.wired.it/attualita/tech/2014/09/23/luna-digital-champion-voglio-campione-digitale-in-ogni-comune-ditalia/" target="_blank">dalla nomina di Riccardo Luna</a>: trovo interessante e teoricamente efficace <strong>l&#8217;idea di una squadra di &#8220;agenti&#8221; volontari, indipendenti e distribuiti sul territorio per accelerare l&#8217;opera di alfabetizzazione digitale, in contatto tra di loro, con i cittadini e con gli amministratori pubblici</strong>. <a title="We Are The Champions" href="http://www.cottica.net/2014/11/25/we-are-the-champions-italian-journalist-hacks-the-eus-digital-champion-appointment/" target="_blank">Come dice Alberto Cottica</a>, un&#8217;opera capillare di sensibilizzazione e di &#8220;<em>moral suasion</em>&#8220;, un &#8220;piano Marshall&#8221; digitale di cui l&#8217;Italia ha davvero bisogno.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/nessuno-mi-sa-giudicare/">Nessuno mi sa giudicare</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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