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	<title>film | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
	<lastBuildDate>Sat, 12 Aug 2023 09:37:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>“Il diario di Sisifo”, il primo film scritto da un’Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 09:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[#gpt]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due giovani filmmaker italiani realizzano un film a partire da una sceneggiatura scritta da una IA.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano-2/">“Il diario di Sisifo”, il primo film scritto da un’Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa trovo nella mia casella di posta LinkedIn un messaggio di Mateusz, che si presenta come produttore e regista cinematografico. Mi segnala un progetto a cui sta lavorando: “primo lungometraggio al mondo a essere stato scritto da un’Intelligenza Artificiale, interamente ideato e prodotto in Italia.”</p>



<p>Sono incuriosito ma anche sospettoso. Quando c’è euforia intorno a qualche tecnologia spuntano anche molti “dilettanti allo sbaraglio” che tentano di cavalcare l’onda. Mi lascia il link a un teaser. Il video mi intriga (è professionale). Vado a controllare il suo profilo e scopro che <a href="https://www.linkedin.com/in/mateuszmiroslawlis/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mateusz Miroslaw Lis</a> è anche studente di Ingegneria dell’Informazione all’Università di Padova. Ah. Ok, ora sono davvero curioso.</p>



<p>Gli chiedo se vogliamo fare una call. Accetta. Un pomeriggio di sabato mi siedo davanti al computer. Mateusz e Stefano Pellizzari, studente di Lettere, Comunicazione e Spettacolo all’Università di Trieste, insieme co-produttori del film “<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=yrAJLW8wLJg&amp;feature=youtu.be">Il diario di Sisifo</a></em>” (e soci nella società di produzione <a href="https://briefcasefilms.it/">Briefcase Films</a>), mi raccontano genesi e obbiettivi del loro progetto audiovisivo.</p>



<p>La loro è una propensione innata alla sperimentazione. Mateusz mi racconta che, fin dall’inizio della sua carriera universitaria, ha coniugato l’amore per il cinema con l’interesse per il settore dell’Intelligenza Artificiale. Uno dei primi cortometraggi realizzati con Stefano è stato “<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KSz13kQfXZA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Frammenti di anime meccaniche</a></em>”, circa un anno e mezzo fa. L’ispirazione per questo progetto è venuta, tra l’altro, da “<em>Sunspring</em>”, <a href="https://arstechnica.com/gaming/2021/05/an-ai-wrote-this-movie-and-its-strangely-moving/">un corto del regista Oscar Sharp scritto nel 2016 da un’intelligenza artificiale chiamata Benjamin</a> (più precisamente un algoritmo basato su una <em>LSTM recurrent neural network</em>).</p>



<p>La sceneggiatura di “<em>Frammenti di anime meccaniche</em>” è stata invece scritta grazie a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/GPT-2">GPT-2</a>, l’IA open source creata da OpenAI progenitrice dell’attuale ChatGPT. Le sono state date in pasto, per un’operazione di “<em>fine tuning</em>”, sceneggiature di vari autori non convenzionali come Charlie Kauffman (“<em>Essere</em> <em>John Malkovich</em>”), Alejandro González Iñárritu (“<em>Birdman</em>”), Spike Jonze (“<em>Her</em>”), Sofia Coppola (“<em>Lost in Translation</em>”)</p>



<p>Questo per ”<em>portare fin da subito al limite la comprensione linguistica dell’algoritmo</em>” mi spiega Mateusz. La sceneggiatura è stata generata sequenzialmente, scena dopo scena, dialogo dopo dialogo. Il risultato è stato accettabile, anche se rappresentava solo un primo passo nell’esplorazione del paesaggio creativo-cinematografico dell’IA.</p>



<p>Quando è arrivato il momento di girare, come parte integrante della performance artistica e del progetto scientifico, a cast e troupe non è stato detto che l’autore dello script era un “intelligenza alternativa”, non biologica. Il mistero è stato svelato solo nella proiezione privata, generando reazioni di spiazzamento e di curiosità.</p>



<p>La propensione a utilizzare strumenti e servizi di frontiera li ha portati a collaborare, per questo primo corto, con <a href="https://www.paus.tv/">Paus</a>, piattaforma inglese blockchain-based che permette il finanziamento di opere audiovisive tramite vendita di NFT.</p>



<p>Mateusz ha poi voluto continuare le sperimentazioni. Questa volta utilizzando <a href="https://gpt3demo.com/apps/gpt-j-6b">GPT-J</a>, versione open di GPT-3, per scrivere le sceneggiature di due corti, uno dei quali, ”<em>Fehlleistung</em>”, è stato co-sceneggiato dallo stesso Mateusz: lui scriveva delle parti e le lasciava completare all’algoritmo.</p>



<p>Acquisite competenze tecniche e “relazionali” con queste tipologie di IA, Mateusz e Stefano hanno deciso di realizzare un lungometraggio (anche per una sana ambizione di essere i primi a farlo). Vista la rapida evoluzione degli algoritmi, è stato stavolta utilizzato <a href="https://huggingface.co/EleutherAI/gpt-neox-20b">GPT NeoX</a>, molto vicino a GPT-3 in quanto a performance e ampiezza dei dataset di <em>training</em>.</p>



<p>Il procedimento di creazione dello script è stato diverso rispetto agli altri lavori. Innanzitutto sono stati dati dei vincoli al modello: il tipo di <em>location</em> (il Friuli in questo caso), il budget a disposizione, le tipologie di attori del cast ecc. E già questo apre scenari enormi per le produzioni cinematografiche. A questo punto è stata generata una sinossi. Questa è diventata l’input per far generare un proto-soggetto con un’architettura di base della storia. Questo a sua volta è diventato l’input per la generazione di una sequenza di scene. Infine, per ciascuna scena, si è chiesto al modello di generare i dialoghi. Un metodo per raffinamenti successivi che ha portato, secondo Mateusz, un livello di coerenza della storia decisamente più alto.</p>



<p>Il risultato è stata la sceneggiatura di sessantaquattro pagine de “<em>Il diario di Sisifo</em>“, meno dello standard per un lungometraggio, ma comunque in grado di produrre un film di circa un’ora e cinquanta minuti.</p>



<p>Una riflessione nasce dal fatto che, essendo la sceneggiatura in inglese, ne è stata fatta una traduzione in italiano. Anche i film stranieri vengono tradotti ma in quel caso c’è un contesto linguistico e culturale che agevola l’opera di traslazione da una lingua all’altra. Qui il contesto non c’è, o, perlomeno, è privo di appigli immediatamente riconoscibili, con sfumature nascoste o deformate negli immensi <em>dataset </em>di addestramento del modello. Un’esperienza interessante sarebbe vedere il film con i sottotitoli in inglese, come suggerisce Mateusz.</p>



<p>Un quesito che mi è sorto riascoltando la nostra chiacchierata: Sapendo che una sceneggiatura è scritta da un’IA, si hanno più tentazioni di prendersi “libertà” registiche? Mateusz risponde con acute osservazioni che riporto quasi integralmente perché investono temi centrali nel rapporto di cooperazione tra umano e intelligenza artificiale (in qualsiasi campo, ancor più in quelli creativi).</p>



<p>“<em>Per propria natura la sceneggiatura cinematografica si presenta al tempo stesso molto specifica e incredibilmente generale. Anche in questo caso moltissime cose, alcune che potremmo definire sciocchezze (l’inquadratura specifica di una tazza, la pausa tra dialoghi in un dato momento, etc.), sono iniziative dell’IA, altre, immancabilmente, finiscono per essere scelte, per estetica o semplice necessità di produzione, dal regista. Diverte molto ripensare quante volte, specialmente nel rapporto con gli attori, mi sia sentito nell’obbligo di rispondere con frasi del tipo: “siamo sicuri che GPT-NeoX approverebbe questa iniziativa?”.</em></p>



<p><em>Detto ciò, sebbene alcune situazioni siano particolarmente affini con la mia visione, riguardando il film non posso che restare convinto che quest’ultimo non è un mio film. Immagino che registi diversi avrebbero prodotto film molto diversi,<strong> ma resto ugualmente sicuro sul fatto che l’atmosfera generale, che supera il semplice surreale, sia di una matrice specifica attribuibile a GPT-NeoX, magari non inteso come entità cosciente indipendente, ma sicuramente come agglomerato di “frammenti di umanità”, manifestati nella semplice forma del testo</strong>.</em></p>



<p><em>In sintesi, in questo specifico caso, con chiare intenzioni sperimentali, non mi sono sentito di prendermi troppe libertà, per mantenere un metodo il più possibile scientifico e poter contare sulla purezza del risultato.”</em></p>



<p>Ora il giudizio passa al pubblico (nonché ai critici e agli addetti ai lavori, ai festival). Le prime reazioni sono state sospese tra incredulità, rifiuto, curiosità. Il film e i cortometraggi stanno per transitare nei festival. Nel frattempo, “<em>Frammenti di anime meccaniche</em>” è candidato ai David di Donatello 2023. Stefano, Mateusz e NeoX ne sono felici.</p>



<p><em><a href="https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano/" target="_blank" rel="noopener" title="">Originariamente pubblicato su federicobo.eu</a></em></p>

<p>Originariamente pubblicato sul sito di SophIA &#8211; Laboratorio cine-audiovisivo di Intelligenza Artificiale.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano-2/">“Il diario di Sisifo”, il primo film scritto da un’Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Il diario di Sisifo&#8221;, il primo film scritto da un&#8217;Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 16:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[filmmaking]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due giovani filmmaker italiani realizzano un film a partire da una sceneggiatura scritta da una IA.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano/">“Il diario di Sisifo”, il primo film scritto da un’Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa trovo nella mia casella di posta LinkedIn un messaggio di Mateusz, che si presenta come produttore e regista cinematografico. Mi segnala un progetto a cui sta lavorando: “primo lungometraggio al mondo a essere stato scritto da un’Intelligenza Artificiale, interamente ideato e prodotto in Italia.”</p>



<p>Sono incuriosito ma anche sospettoso. Quando c’è euforia intorno a qualche tecnologia spuntano anche molti “dilettanti allo sbaraglio” che tentano di cavalcare l’onda. Mi lascia il link a un teaser. Il video mi intriga (è professionale). Vado a controllare il suo profilo e scopro che <a href="https://www.linkedin.com/in/mateuszmiroslawlis/" target="_blank" rel="noopener" title="">Mateusz Miroslaw Lis</a> è anche studente di Ingegneria dell’Informazione all’Università di Padova. Ah. Ok, ora sono davvero curioso.</p>



<p>Gli chiedo se vogliamo fare una call. Accetta. Un pomeriggio di sabato mi siedo davanti al computer. Mateusz e Stefano Pellizzari, studente di Lettere, Comunicazione e Spettacolo all’Università di Trieste, insieme co-produttori del film “<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=yrAJLW8wLJg&amp;feature=youtu.be">Il diario di Sisifo</a></em>” (e soci nella società di produzione <a href="https://briefcasefilms.it/">Briefcase Films</a>), mi raccontano genesi e obbiettivi del loro progetto audiovisivo.</p>



<p>La loro è una propensione innata alla sperimentazione. Mateusz mi racconta che, fin dall’inizio della sua carriera universitaria, ha coniugato l’amore per il cinema con l’interesse per il settore dell’Intelligenza Artificiale. Uno dei primi cortometraggi realizzati con Stefano è stato “<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KSz13kQfXZA" target="_blank" rel="noopener" title="">Frammenti di anime meccaniche</a></em>”, circa un anno e mezzo fa. L’ispirazione per questo progetto è venuta, tra l’altro, da “<em>Sunspring</em>”, <a href="https://arstechnica.com/gaming/2021/05/an-ai-wrote-this-movie-and-its-strangely-moving/">un corto del regista Oscar Sharp scritto nel 2016 da un’intelligenza artificiale chiamata Benjamin</a> (più precisamente un algoritmo basato su una <em>LSTM recurrent neural network</em>).</p>



<p>La sceneggiatura di “<em>Frammenti di anime meccaniche</em>” è stata invece scritta grazie a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/GPT-2">GPT-2</a>, l’IA open source creata da OpenAI progenitrice dell&#8217;attuale ChatGPT. Le sono state date in pasto, per un’operazione di “<em>fine tuning</em>”, sceneggiature di vari autori non convenzionali come Charlie Kauffman (“<em>Essere</em> <em>John Malkovich</em>”), Alejandro González Iñárritu (“<em>Birdman</em>”), Spike Jonze (“<em>Her</em>”), Sofia Coppola (“<em>Lost in Translation</em>”)</p>



<p>Questo per ”<em>portare fin da subito al limite la comprensione linguistica dell’algoritmo</em>” mi spiega Mateusz. La sceneggiatura è stata generata sequenzialmente, scena dopo scena, dialogo dopo dialogo. Il risultato è stato accettabile, anche se rappresentava solo un primo passo nell’esplorazione del paesaggio creativo-cinematografico dell’IA.</p>



<p>Quando è arrivato il momento di girare, come parte integrante della performance artistica e del progetto scientifico, a cast e troupe non è stato detto che l’autore dello script era un “intelligenza alternativa”, non biologica. Il mistero è stato svelato solo nella proiezione privata, generando reazioni di spiazzamento e di curiosità.</p>



<p>La propensione a utilizzare strumenti e servizi di frontiera li ha portati a collaborare, per questo primo corto, con <a href="https://www.paus.tv/">Paus</a>, piattaforma inglese blockchain-based che permette il finanziamento di opere audiovisive tramite vendita di NFT.</p>



<p>Mateusz ha poi voluto continuare le sperimentazioni. Questa volta utilizzando <a href="https://gpt3demo.com/apps/gpt-j-6b">GPT-J</a>, versione open di GPT-3, per scrivere le sceneggiature di due corti, uno dei quali, ”<em>Fehlleistung</em>”, è stato co-sceneggiato dallo stesso Mateusz: lui scriveva delle parti e le lasciava completare all’algoritmo.</p>



<p>Acquisite competenze tecniche e “relazionali” con queste tipologie di IA, Mateusz e Stefano hanno deciso di realizzare un lungometraggio (anche per una sana ambizione di essere i primi a farlo). Vista la rapida evoluzione degli algoritmi, è stato stavolta utilizzato <a href="https://huggingface.co/EleutherAI/gpt-neox-20b">GPT NeoX</a>, molto vicino a GPT-3 in quanto a performance e ampiezza dei dataset di <em>training</em>.</p>



<p>Il procedimento di creazione dello script è stato diverso rispetto agli altri lavori. Innanzitutto sono stati dati dei vincoli al modello: il tipo di <em>location</em> (il Friuli in questo caso), il budget a disposizione, le tipologie di attori del cast ecc. E già questo apre scenari enormi per le produzioni cinematografiche. A questo punto è stata generata una sinossi. Questa è diventata l’input per far generare un proto-soggetto con un’architettura di base della storia. Questo a sua volta è diventato l&#8217;input per la generazione di una sequenza di scene. Infine, per ciascuna scena, si è chiesto al modello di generare i dialoghi. Un metodo per raffinamenti successivi che ha portato, secondo Mateusz, un livello di coerenza della storia decisamente più alto.</p>



<p>Il risultato è stata la sceneggiatura di sessantaquattro pagine de &#8220;<em>Il diario di Sisifo</em>&#8220;, meno dello standard per un lungometraggio, ma comunque in grado di produrre un film di circa un’ora e cinquanta minuti.</p>



<p>Una riflessione nasce dal fatto che, essendo la sceneggiatura in inglese, ne è stata fatta una traduzione in italiano. Anche i film stranieri vengono tradotti ma in quel caso c’è un contesto linguistico e culturale che agevola l’opera di traslazione da una lingua all’altra. Qui il contesto non c’è, o, perlomeno, è privo di appigli immediatamente riconoscibili, con sfumature nascoste o deformate negli immensi <em>dataset </em>di addestramento del modello. Un’esperienza interessante sarebbe vedere il film con i sottotitoli in inglese, come suggerisce Mateusz.</p>



<p>Un quesito che mi è sorto riascoltando la nostra chiacchierata: Sapendo che una sceneggiatura è scritta da un&#8217;IA, si hanno più tentazioni di prendersi &#8220;libertà&#8221; registiche? Mateusz risponde con acute osservazioni che riporto quasi integralmente perché investono temi centrali nel rapporto di cooperazione tra umano e intelligenza artificiale (in qualsiasi campo, ancor più in quelli creativi).</p>



<p>“<em>Per propria natura la sceneggiatura cinematografica si presenta al tempo stesso molto specifica e incredibilmente generale. Anche in questo caso moltissime cose, alcune che potremmo definire sciocchezze (l&#8217;inquadratura specifica di una tazza, la pausa tra dialoghi in un dato momento, etc.), sono iniziative dell&#8217;IA, altre, immancabilmente, finiscono per essere scelte, per estetica o semplice necessità di produzione, dal regista. Diverte molto ripensare quante volte, specialmente nel rapporto con gli attori, mi sia sentito nell&#8217;obbligo di rispondere con frasi del tipo: &#8220;siamo sicuri che GPT-NeoX approverebbe questa iniziativa?&#8221;.</em></p>



<p><em>Detto ciò, sebbene alcune situazioni siano particolarmente affini con la mia visione, riguardando il film non posso che restare convinto che quest&#8217;ultimo non è un mio film. Immagino che registi diversi avrebbero prodotto film molto diversi,<strong> ma resto ugualmente sicuro sul fatto che l&#8217;atmosfera generale, che supera il semplice surreale, sia di una matrice specifica attribuibile a GPT-NeoX, magari non inteso come entità cosciente indipendente, ma sicuramente come agglomerato di &#8220;frammenti di umanità&#8221;, manifestati nella semplice forma del test</strong>o.</em></p>



<p><em>In sintesi, in questo specifico caso, con chiare intenzioni sperimentali, non mi sono sentito di prendermi troppe libertà, per mantenere un metodo il più possibile scientifico e poter contare sulla purezza del risultato.”</em></p>



<p>Ora il giudizio passa al pubblico (nonché ai critici e agli addetti ai lavori, ai festival). Le prime reazioni sono state sospese tra incredulità, rifiuto, curiosità. Il film e i cortometraggi stanno per transitare nei festival. Nel frattempo, “<em>Frammenti di anime meccaniche</em>” è candidato ai David di Donatello 2023. Stefano, Mateusz e NeoX ne sono felici.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-diario-di-sisifo-il-primo-film-scritto-da-unintelligenza-artificiale-ed-e-italiano/">“Il diario di Sisifo”, il primo film scritto da un’Intelligenza Artificiale. Ed è italiano.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>NFT: e alla fine arrivò il cinema</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 16:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[NFT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riusciranno i token non fungibili a far emergere il potenziale innovativo delle blockchain nell’arte, nella musica e nell’audiovisivo?</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/">NFT: e alla fine arrivò il cinema</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai tre anni fa, su queste pagine, abbiamo esplorato la tecnologia blockchain e i suoi possibili impatti nell’industria cinematografica e dell’audiovisivo.</p>



<p>Come forse ricorderete, le blockchain sono database universali, decentralizzati, crittografati e indelebili. Nate come ossatura delle criptovalute (Bitcoin <em>in primis)</em>, si sono evolute fino a poter rappresentare ogni sorta di asset, digitale o fisico, supportandone le transazioni. Gli smart contract sono il “braccio operativo” delle blockchain: contratti digitali che permettono l’esecuzione automatica di certe azioni in base a determinate condizioni.</p>



<p>Tramite gli smart contract possono essere creati token, criptovalute personalizzate associate a progetti, piattaforme, ecosistemi commerciali/finanziari.</p>



<p>Avevamo analizzato diverse startup che promettevano di rivoluzionare il settore cinematografico e audiovisivo e “di permettere decentralizzazione, disintermediazione e nuove modalità di finanziamento e ripartizione dei profitti.”</p>



<p>Com’è andata? La realtà dei fatti si è dimostrata, come sempre, più complicata ed esigente rispetto alle aspettative. Diversi progetti sono spariti, altri come Singular DTV (ora <a href="https://www.breaker.io/">Breaker</a>) si sono riplasmati cambiando nome e strategie, altri ancora come Filmchain continuano ad affinare e aggiornare modelli di business e funzionalità.</p>



<p>All’inizio di quest’anno, però, è diventata familiare al grande pubblico una sigla, NFT, che ha scompaginato il settore dell’arte, della musica, della moda e degli oggetti collezionabili.</p>



<p>Grazie agli NFT &#8211; ovvero token non fungibili (Non Fungible Token) &#8211; si sono viste vendite milionarie di oggetti digitali (e non solo). Un collage digitale dell’artista Peeble, “Everydays — The First 5000 Days”, venduto a un’asta di Christie’s a 69 milioni di dollari. Una semplice figura pixellata generata automaticamente venduta a circa 7,5 milioni di dollari (nella criptovaluta ether). La musicista e artista Grimes ha guadagnato centinaia di migliaia di dollari vendendo la sua collezione di opere digitali. Il CEO di Twitter Jack Dorsey ha messo all’asta il suo primo tweet, raggiungendo quotazioni da milioni di dollari. Carte collezionabili dei giocatori NBA basate su blockchain hanno generato ricavi per 230 milioni di dollari.</p>



<p>Nel primo semestre del 2021 il mercato degli NFT ha raggiunto un controvalore di 2,5 miliardi di dollari (nello stesso periodo del 2020 ammontava a meno di 14 milioni di dollari).</p>



<p>Per capire se e come questi token possano impattare anche nel settore cine-audiovisivo occorre comprenderne bene natura, potenzialità e limiti.</p>



<p>Partiamo da una considerazione: i bitcoin e gli ether (la criptovaluta di Ethereum, la seconda blockchain pubblica per importanza) sono beni fungibili, così come le altre valute tradizionali. Una moneta da un dollaro è indistinguibile da ogni altra moneta da un dollaro e un ether a ogni altro ether.</p>



<p>Anche gli oggetti digitali, in generale, sono per loro natura fungibili: ne possono facilmente essere fatte infinite copie identiche, a scapito dell’”unicità”.</p>



<p>Questo ha limitato l’espansione dell’arte digitale e del collezionismo di oggetti fatti di bit. Autenticazione, certificazione di proprietà, compravendita risultavano incerti e poco affidabili.</p>



<p>Nel 2017, la blockchain pubblica Ethereum ha visto nascere uno standard specifico e aperto, l’ERC721, che permette di creare token non fungibili ovvero NFT. Standard analoghi sono stati successivamente ideati per altre blockchain; Ethereum stessa sta allargando la tipologia di questi token con nuovi standard come l’ERC1155.</p>



<p>Possiamo immaginare uno di questo NFT come uno smart contract che implementa un certificato di autenticità e di proprietà associato a un certo bene digitale (o fisico).</p>



<p>Con questo sistema si riescono a creare unicità o scarsità anche per gli oggetti puramente digitali, rendendoli, tra l’altro, collezionabili.</p>



<p>La “scarsità artificiale” non è una novità: l’arte, il design, la moda, la musica, l’industria audiovisiva creano da tempo edizioni limitate o speciali per appassionati, fan, collezionisti o persone che vogliono “distinguersi”.</p>



<p>Nel caso degli NFT, si tratta di un differente esercizio di astrazione, sempre collegato al desiderio di molti di possedere qualcosa di raro. Non importa che quell’opera possa essere comunque duplicata e visibile da chiunque: l’importante è essere custodi della “matrice”, con ogni pixel autenticato grazie all’NFT.</p>



<p>Come viene creato un NFT? Un artista (o chiunque di noi, in realtà) può, in uno delle tante piattaforme e marketplace disponibili come OpenSea o Rarible, effettuare – a pagamento &#8211; l’operazione di “<em>minting</em>”: sceglie il numero di copie per la sua opera digitale, effettua l’upload del file e automaticamente vengono creati tanti NFT quante sono le copie. Ognuno di essi “punta” al file dell’opera, ovvero contiene il link all’indirizzo, l’URL, dove fisicamente risiede quel file. Eh sì, il file nella maggior parte dei casi non risiede nella blockchain ma all’esterno, “<em>off-chain”</em>. Questo perché memorizzare dati sulle blockchain, in particolare Ethereum, costa molto, anche centinaia di migliaia di euro per megabyte.</p>



<p>Questo disaccoppiamento tra certificato e opera può originare tutta una serie di problemi. Innanzitutto l’URL può cambiare, per i motivi più diversi. A chi tocca aggiornare il puntatore? Al creatore? All’attuale proprietario? Lo storage esterno può essere una cloud, un server centralizzato, un servizio come Google Drive o Dropbox o addirittura un server casalingo. Se succede qualcosa e il file con l’opera viene modificato o cancellato, cosa succede? Nel secondo caso rimane un NFT senza più un’opera associata, come un certificato di proprietà di un dipinto andato distrutto in un incendio. A chi tocca la responsabilità della custodia dell’opera? Qual è il controllo che il proprietario dell’NFT ha sull’opera, se questa risiede su un server centralizzato di proprietà di una società (come nel caso dei famosi Cryptokitties?) Praticamente nullo, secondo alcuni pareri. Domande e dubbi che terranno a lungo occupati avvocati e regolamentatori.</p>



<p>Questi sono solo alcuni degli aspetti critici emersi. Ho parlato fino ad ora di “opera digitale” come se i milioni di NFT venduti fossero tutte creazioni artistiche; in realtà chiunque può associare un NFT a qualunque file digitale, sia esso una foto del gattino di casa, un mp3 con un fruscio statico, una tesina di scuola e via immaginando. Solo alcune piattaforme hanno sezioni con artisti selezionati; quel che è peggio c’è chi fa il copia-incolla di un’opera altrui e la mette in vendita in maniera fraudolenta.</p>



<p>La parossistica corsa all’NFT ha portato però, oltre alla bolla sui prezzi, anche il desiderio di sperimentare. Molti artisti digitali hanno salutato con entusiasmo le possibilità offerte dai token, sentendosi finalmente liberati da una condizione di inferiorità rispetto ai colleghi che operano con pennelli e scalpelli. Ciò che conferisce “sostanza” al movimento è la sua comunità, formata da giovani criptonativi che riconoscono un valore a tutto ciò che aderisce ai loro interessi e ai loro gusti: gli NFT sono simboli di una generazione rimasta confinata d’improvviso in un angusto spazio fisico (e prima ancora sociale ed economico) ma libratasi insieme nell’universo digitale. Ma anche famosi artisti come Damien Hirst e prestigiose case d’asta come Sotheby’s si sono lanciati in questo mercato. Prestigiosi musei italiani hanno venduto riproduzioni digitali in alta qualità, certificate grazie agli NFT, delle opere possedute per auto-finanziarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="675" src="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1200x675.jpg" alt="" class="wp-image-4163" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1200x675.jpg 1200w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-744x419.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-420x236.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-768x432.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-2048x1152.jpg 2048w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-640x360.jpg 640w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-840x473.jpg 840w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></figure>



<p>In altri settori si assiste a un dilagare di utilizzi, in parte per cavalcare l’onda e in parte per trovare utilizzi realmente efficaci di questi strumenti. Nella moda, diversi marchi hanno associato NFT a vestiti, borse, accessori, magari certificando insieme al bene fisico un suo gemello digitale oppure gli schizzi preparatori dei designers. In un incrocio promettente, case di moda e stilisti indipendenti sperimentano la creazione di serie limitate di oggetti, accessori e vestiti per il mondo degli e-games e dei metaversi virtuali come Fortnite, tra i più attivi nell’utilizzo di NFT.</p>



<p>Per ovvie ragioni, il mondo delle figurine e di tutti gli artefatti digitali collezionabili rappresenta un segmento importante per i token non fungibili: comprare, collezionare e rivendere nei mercati secondari card certificate di giocatori di calcio, basket, cryptopunk o cryptokitties muove un enorme giro di affari.</p>



<p>La decentralizzazione della produzione dei contenuti, grazie agli NFT, viene accompagnata da sperimentazioni su modelli di autogestione, finanziamento e monetizzazione nel giornalismo e sui social media.</p>



<p>Una caratteristica attraente, seppur non ancora diffusa e codificata in uno standard ufficiale, è la possibilità, per il creatore di un NFT, di ricevere delle percentuali dalle vendite successive alla prima; questo potrebbe garantire un flusso di ricavi continuativo seppur incerto.</p>



<p>Anche per questa caratteristica, il mondo della musica si è buttato a capofitto nella mischia. Tra i primi, Mike Shinoda dei Linkin Park ha messo un suo pezzo in asta tramite NFT vendendolo a circa 30.000 dollari. Da notare che chiunque può ascoltarlo andando sul marketplace nell’account di Shinoda, ma il proprietario ora possiede i diritti sul file (che può rivendere). I Kings of Leon hanno pubblicato il loro nuovo album &#8220;When You See Yourself&#8221; come: le varie “edizioni” contenevano anche pass a vita per i loro concerti e hanno fruttato complessivamente quasi 1 milione e mezzo di dollari. Anche artisti italiani come Morgan, Mahmood, Sferaebbasta, Achille Lauro e altri si sono impegnati in progetti più o meno articolati riguardanti gli NFT. Da questi esempi si nota come i token siano usati per creare edizioni limitate, offrire bonus esclusivi e per integrare l’aspetto musicale con altre manifestazioni di creatività come l’arte digitale.</p>



<p>Una prospettiva più interessante ma più complessa, legalmente parlando, è quella di usare gli NTF come “<em>stock options</em>”: i diritti di una canzone (o di un album o addirittura di un intero catalogo) vengono frazionati in NFT: chi li acquista potrà ricevere le royalties corrispondenti sulle vendite. Piattaforme come Bluebox e Vetz si muovono in tal senso. Con un meccanismo analogo si può anche finanziare, con un crowdfunding evoluto, la produzione di nuove canzoni.</p>



<p>Niente di nuovo sotto il sole, visto che avevamo segnalato già tre anni fa come la ricerca di nuove modalità di condivisione dei profitti fosse un obbiettivo dei progetti legati alle blockchain.</p>



<p>Arriviamo infine al mondo del cinema e dell’audiovisivo. Come in un giorno della crypto-marmotta, si ripetono slogan e promesse. Innumerevoli sono i film che si autoproclamano essere i primi “in NFT”, qualunque cosa voglia dire e le piattaforme che “rivoluzioneranno” l’entertainment.</p>



<p>In realtà, come per la musica, i token vengono al momento usati soprattutto per rilasciare edizioni speciali e memorabilia certificati legati a film. Il nuovo film di Anthony Hopkins, “Zero Contact”, affida alla neonata piattaforma Vuele il rilascio di un’edizione limitata associata a un NFT. Allo stesso modo la 20th Century Fox vende poster digitali del film “Deadpool 2” e Joe Dante figurine legate ai suoi film. Questa tendenza porterà film e prodotti seriali a legare i token a ogni genere di contenuti e artefatti, estrapolati dalle varie fasi di produzione (per esempio le sceneggiature o le note del regista) o creati ad hoc per legare gli spettatori alle storie e ai personaggi. “Space Jam: A New Legacy” adotterà questa strategia, cercando nel contempo di rilanciare un marketplace di token come Niftys. Ma questo è semplice marketing, neanche troppo evoluto, utile per lanciare nuove produzioni o per riutilizzare &#8211; in forma di merchandising digitale &#8211; materiale derivante da opere datate di cui si possiedono i diritti.</p>



<p>Più ambizioso il regista di “Clerks”, Kevin Smith. Chi acquisterà l’NFT associato al suo film (ai file originali) “Killroy Was Here” potrà distribuirlo e venderlo, per esempio a Netflix. Un azzardo non si sa quanto consapevole.</p>



<p>Il progetto che vede protagonista Aku, il giovane astronauta nero ideato dall’artista ed ex giocatore di baseball Micah Johnson, è tra i più intriganti. Aku è un nativo NTF, nel senso che il personaggio, o meglio la sua immagine, è nata per essere venduta associata a un token: nel febbraio di quest’anno ha fruttato al suo creatore un paio di milioni di dollari. La Anonymous Content &#8211; casa di produzione di film come “The Revenant” e di serie come “True Detective” e “Mr. Robot” &#8211; ha deciso di sviluppare il personaggio costruendoci attorno un universo narrativo.</p>



<p>Una delle prospettive che gli NFT aprono è in effetti quella di generare nuovi personaggi e storie da far espandere in franchise multimediali (film, serie, videogiochi, graphic novel e così via) grazie anche alle community che si sviluppano nel mondo crypto. Qualcosa di comunque già visto, per esempio con il media franchise dei Pokemon lanciato come videogame ormai più di venticinque anni fa e poi espanso in ogni sorta di medium.</p>



<p>In Italia ci sono, al momento, un paio di esperienze interessanti. I Licaoni, Francesca Detti e Alessandro Izzo, nel 2005 erano stati pionieri della distribuzione sul web del loro film “Kiss Me Lorena”. Ora effettuano un crowdfunding per il nuovo film “Twinky doo’s Magic World” utilizzando gli NFT per certificare 50 copie.</p>



<p>Blue Film, con la collaborazione di EY e della startup Cinetech venderanno frame certificati da NFT del loro film cult “La leggenda Kaspar Hauser” per finanziare un documentario…sugli NFT.</p>



<p>La vendita di frame di un film potrebbe essere un trend accattivante. Ancor più se si potesse depositare un intero film su blockchain. In questo modo quella sarebbe la sorgente ufficiale di ogni streaming. La possibilità di redistribuzione degli utili a coloro che hanno contribuito al film e ai micro-investitori possessori di frame diverrebbe fattibile, problemi di regolamentazioni nazionali e internazionali a parte.</p>



<p>Due progetti, Videocoin e Theta, si muovono in questa direzione costruendo infrastrutture decentralizzate per lo storage e lo streaming video basate su blockchain.</p>



<p>È possibile quindi che la strada intrapresa prima con blockchain e poi con gli NFT sia davvero destinata, se non a rivoluzionare, a far emergere soluzioni alternative ai modelli imposti dalle attuali mega-piattaforme di streaming. O forse anche questi tentativi saranno fagocitati da unicorni agglomeranti e famelici.</p>



<p><em><a href="https://shop.sentieriselvaggi.it/prodotto/sentieriselvaggi21st-n-10-copia-cartacea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Originariamente pubblicato sulla rivista Sentieri Selvaggi 21st</a></em></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/">NFT: e alla fine arrivò il cinema</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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