Blockchain

IOTA: oltre la blockchain, tra speranze e opacità

Ho incontrato IOTA per la prima volta qualche giorno fa. Non è un mentore Jedi fratello di quello con l’abitudine di usare una lingua di tipo OSV.

È un nome (forse un acronimo per Internet Of Things Asset ma non vi è certezza) di un progetto e di una criptovaluta di nuova generazione NON basata su blockchain.

Robert Küfner, CEO di nakamo.to lo ha menzionato in un’intervista sostenendo che in un futuro prossimo renderà obsolete le blockchain.

Incuriosito, sono andato a cercare in Rete altre informazioni.

Su Wikipedia IOTA viene definita come “un progetto open-source, che consiste in un token crittografico, di nuova generazione, già distribuito, quindi non minabile. È una criptovaluta focalizzata a fornire comunicazioni e forme di pagamento sicure tra le macchine nel contesto dell’internet delle cose. […] Il progetto IOTA è in partnership con Ubuntu/Canonical, Innogy, Microsoft, Cisco, Foxconn, Bosch e altre aziende.”

Il sito internazionale di riferimento è iota.org mentre quello italiano è iotaitalia.com.

Da quest’ultimo sito — in cui non c’è nessun nome e cognome di referenti o gestori ma solo un contatto Telegram (@olloman) — si legge:

IOTA usa il Tangle, che è un protocollo software basato su grafici aciclici diretti e visceralmente diverso dal protocollo blockchain. L’innovazione del Tangle è che le transazioni vengono processate in parallelo, il che permette a IOTA di scalare in maniera direttamente proporzionale alla crescita del network.

[…] in IOTA non esiste il mining e i blocchi, quindi le transazioni del Tangle vengono confermate in maniera asincrona. Il Tangle è programmato ternariamente, ed è quindi molto più efficiente delle applicazioni binarie.

Sempre secondo le informazioni riportate dal sito italiano, IOTA è stato ideato da Serguei Popov, matematico, Sergey Ivancheglo e Dominik Schiener, sviluppatori. Il direttore del progetto è David Sønstebø, iI team ha sede a Berlino ed è stata creata la IOTA Foundation sostenuta dalle donazioni degli utenti.

Tra le caratteristiche chiave della tecnologia (che la renderebbero migliore rispetto alle blockchain) vengono citate l’infinità scalabilità, le transazioni “pressoché istantanee” (a regime), l’offerta di moneta fissa (token pari a 2.7 PetaIOTA), la Quantum-resistant e la mancanza di costi di transazione perché

[…] per inviare una transazione IOTA, il dispositivo del mittente deve semplicemente verificare due transazioni precedenti nel Tangle, effettuando Proof of Work con difficoltà molto bassa. Nessun costo di transazione, nessuna separazione fra miners e utenti.

Tutti i token sono stati distribuiti in una ICO svoltasi nel 2015 che ha raccolto 1337 BTC.

Sul sito internazionale non ci sono molte altre informazioni. Vi è una scarna sezione dedicata agli sviluppatori, un blog e un white paper aggiornato a ottobre 2017.

In questo documento vengono analizzati i fondamenti matematici di IOTA e possibili strategie di attacco al network (e relative difese).

Si afferma che

l’idea principale del “tangle” (così viene definito il grafo aciclico diretto che costituisce il sistema ndt) è la seguente: per emettere una transazione, gli utenti devono lavorare per approvare altre transazioni. Pertanto, gli utenti che emettono una transazione contribuiscono alla sicurezza della rete. Si suppone che i nodi controllino se le transazioni approvate non sono in conflitto. Se un nodo rileva che una transazione è in conflitto con la cronologia del tangle, il nodo non approverà la transazione in conflitto in modo diretto o indiretto. […]

Per effettuare una transazione, un nodo effettua quanto segue:
• Il nodo sceglie altre due transazioni da approvare secondo un algoritmo.
In generale, queste due transazioni potrebbero coincidere.
• Il nodo controlla se le due transazioni non sono in conflitto e non approva
transazioni in conflitto.
• Affinché un nodo emetta una transazione valida, il nodo deve risolvere una crittografia puzzle simile a quelli della blockchain Bitcoin. […]

(traduzione mia)

Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici.

A mio avviso — e non solo — il problema principale del progetto è la sua opacità. Non avere un referente italiano con nome e cognome non aiuta. Facendo altre ricerche sono incappato in questo forum dove una discussione piuttosto accesa verte su accuse riguardo la trasparenza della ICO.

In più a settembre vi è stato un serio problema di sicurezza individuato da ricercatori del MIT e della Boston University. Se ne parla in questo articolo di Forbes, in cui viene dato spazio alla replica del team IOTA; uno degli sviluppatori ne parla in modo dettagliato qui.

Al di là della riuscita o della credibilità di questo progetto, si può affermare che quello introdotto dalle blockchain non è tanto un avanzamento tecnologico creato dall’utilizzo di strumenti esistenti quanto un salto concettuale: il consenso (inteso come un processo di decision making collettivo) distribuito senza necessità di intermediazione sia per gli umani che per le macchine.

Questa è la vera novità, al di là delle tecniche matematiche e delle architetture utilizzate.

 

Originariamente pubblicato su Medium

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