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	<title>crowd-economy | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
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		<title>Conversazione con Angelo Rindone (Produzioni dal Basso) &#8211; Seconda parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 18:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[angelo rindone]]></category>
		<category><![CDATA[crowd-economy]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[produzioni dal basso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Riprendiamo la conversazione con Angelo Rindone di Produzioni dal Basso sui temi del crowdfunding (qui la prima parte). &#160; Negli ultimi tempi si stanno diffondendo alcuni rilievi critici al crowdfunding; se la discussione sull’equity crowdfunding – rischi per imprenditori e investitori – è particolarmente vivace negli States qui in Italia la discussione sembra muoversi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/crowd1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-366" alt="Crowd" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/crowd1-1024x635.jpg" width="1024" height="635" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/crowd1-1024x635.jpg 1024w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/crowd1-300x186.jpg 300w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2014/06/crowd1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>Riprendiamo la conversazione con <strong>Angelo Rindone</strong> di <a href="zionidalbasso.com/" target="_blank">Produzioni dal Basso</a> sui temi del <em>crowdfunding</em> (<a title="prima parte" href="http://www.federicobo.eu/?p=330" target="_blank">qui la prima parte</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Negli ultimi tempi si stanno diffondendo <strong>alcuni rilievi critici al crowdfunding</strong>; se la discussione sull’equity crowdfunding – rischi per imprenditori e investitori – è particolarmente vivace negli States qui in Italia la discussione sembra muoversi verso un altro aspetto, non legato all’equity. Una delle critiche &#8211; se ne è parlato un annetto fa <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-06-22/dittatura-spettatore-173208.shtml?uuid=AbLdqY7H" target="_blank">qui sul Sole 24 Ore</a> e più recentemente <a href="http://www.giuliocavalli.net/2014/06/02/sempre-sulla-produzione-sociale-de-lamico-degli-eroi/" target="_blank">in un post di Giulio Cavalli</a>) è che <strong>non conterebbe la qualità dei progetti</strong> – soprattutto di quelli in ambito culturale e sociale &#8211; <strong>ma solo la capacità di fare “marketing”</strong> (specialmente online) dei proponenti. </em></p>
<p><em>Progetti sperimentali, fuori dagli schemi o che parlano di tematiche difficili e sgradevoli non sarebbero apprezzati e quindi finanziati da un Rete sempre più omologata e mainstream (anche lei?). Personalmente non sono d’accordo, anzi penso che il crowdfunding sia uno strumento in più (e particolarmente indicato) per progetti di confine, visionari e non necessariamente popolari. </em></p>
<p><em>Certo, occorre raccontare se stessi e la propria idea, condividerla, accettare il confronto e le critiche anche “ex ante”, raccogliere interesse; ma ogni forma di sostegno e di coinvolgimento su un progetto (artistico, sociale, industriale ma anche religioso o politico) richiede non solo passione e slancio “ideali” ma anche duro lavoro e uno sforzo di comunicazione utilizzando gli strumenti e le modalità che il nostro tempo mette a disposizione. </em></p>
<p><em>Tu cosa ne pensi?</em></p>
<p>La questione è tutt’altro che semplice, per niente banale e alza di un po’ l’asticella della discussione sul <em>crowdfunding</em> che si sta facendo un po&#8217; noiosa e ripetitiva.</p>
<p><b>Di cosa di tratta?</b></p>
<p>Dunque: il <b><em>crowdfunding</em> per progetti culturali</b>, pur con tutte le buone intenzioni da cui è mosso e di cui nessuno dubita, porterebbe con se alcune istanze “pericolose” e che alcuni <i>intellettuali</i>, <i>artisti o</i> <i>osservatori del mondo delle cultura</i> cominciano a far emergere&#8230;</p>
<p><b>Ecco alcuni argomenti:</b></p>
<p><b>1</b> &#8211; Con il <em><strong>crowdfunding</strong></em> gli artisti, per garantirsi l’accettazione da parte della <i>crowd,</i> saranno <b>costretti a fare progetti facili, ruffiani, comprensibili e non sperimentali</b>. Insomma visto che a finanziare è il pubblico chi propone un progetto artistico in <em>crowdfunding</em> dovrà in qualche modo subirne il diktat di gusto.</p>
<p><b>2</b> &#8211; L’approccio di comunicazione, marketing e reputazione come parametri vincenti nel <em>crowdfunding</em> <b>porterà l’arena culturale ad assomigliare ad un grande gioco <em>social</em> in stile <em>talent</em></b>.</p>
<p><b>Che dire?</b></p>
<p>Sono affermazioni di buon senso ma parlare di queste cose pensando solo al <em>crowdfunding</em> è una imprecisione che non permette di fotografare e quindi comprendere il fenomeno nel suo insieme. <b>Il rischio è di fare quello che stanno facendo i tassisti nella loro battaglia contro Uber</b>.</p>
<p>I nuovi strumenti di <b>disintermediazione</b> (o meglio di re-intermediazione) e di <b>condivisione</b> digitale stanno cambiando radicalmente i rapporti di forza. Vivendo questa trasformazione in “diretta&#8221; ci sono certamente delle cose che ci sfuggono ma mi pare che il centro della questione stia nel fatto che <b>le persone si possano scambiare informazioni digitali con la sola mediazione dell’accesso tecnologico</b>, da qui in poi le sovrastrutture e le verticalizzazioni portate dai <em>social network</em> prima e dalle <em>crowd-economy</em> adesso, rendono semplicemente il processo più chiaro, più veloce e irreversibile.</p>
<p>Prendersela con gli embrionali vagiti di <b>democratizzazione economica dal basso </b>è abbastanza facile, molto più difficile parlare dei modelli di business come<em> S</em><i>potify</i> o <em>N</em><i>etflix </i>che (nei fatti) radono economicamente al suolo un intera generazione di musicisti, registi… sintomatico <a href="http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2013/08/la-legge-universale-dei-contenuti-digitali-il-contenuto-e-gratis-e-adesso-come-si-fa.html" target="_blank">un post sul blog di Antonio Tombolini (Simplicissimus)</a> che titola: LA LEGGE UNIVERSALE DEI CONTENUTI DIGITALI: IL CONTENUTO È GRATIS. E ADESSO COME SI FA e chiude provocatoriamente (ma non troppo) scrivendo &#8220;<b>Se vuoi fare qualche soldo coi contenuti digitali, concentrati sul <em>packaging</em>, e non sul contenuto.</b>&#8221;</p>
<p>Il concetto stesso di <em>crowd</em>, se letto come &#8220;folla&#8221;, è fuorviante. <b>Il tramonto dei <i>mercati di massa</i> apre la strada a <i>masse di mercati</i></b> in cui le persone transitano in modo veloce e spesso obbligatoriamente poco approfondito e a tal proposito uno sguardo a quello che succede nei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fab_lab" target="_blank"><em>fab-lab</em></a> di mezzo mondo può chiarire ulteriormente le idee di come attraverso open design e stampanti 3d si stanno ridisegnando gli scenari della produzione prossima ventura.</p>
<p><b>Tornando alla cultura&#8230;</b></p>
<p>Di fronte a questo mi sembra che salti il concetto stesso di <i>cultura alta</i> vs <i>cultura bassa</i>, saltano i parametri con cui concepiamo la qualità, saltano ovviamente gran parte dei mediatori culturali e forse salta anche il l&#8217;idea stessa che abbiamo di artista.</p>
<div>Posso poi dire, in base alla mia esperienza, che <b>in crowdfunding è facile che vivano (e bene) progetti trasversali, non mainstream</b>, idee poco “potabili” per il mass market, quindi paradossalmente la &#8220;<i>dittatura del telespettatore</i>” (come l’ha definita <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-06-22/dittatura-spettatore-173208.shtml3" target="_blank">Stefano Pistolini nel suo articolo sul Sole 24ore</a>) ci restituisce uno scenario di contenuti completamente nuovi oppure che ci sono sempre stati ma che fino a qualche anno fa erano semplicemente sommersi e non visibili.</div>
<p>Scriveva Pier Paolo Pasolini 40 anni fa:</p>
<p><i></i>[themify_quote]<i>Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la </i><i>«</i><i>cultura</i><i>» </i><i>con la nostra cultura e l’ideologia con la nostra ideologia. questo significa 1) che non usiamo la parola </i><i>«</i><i>cultura</i><i>» </i><i>nel senso scientifico 2) che esprimiamo con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura.</i>[/themify_quote]<i></i></p>
<p>Ecco, qui parliamo esattamente di un’altra cultura.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/conversazione-con-angelo-rindone-produzioni-dal-basso-seconda-parte/">Conversazione con Angelo Rindone (Produzioni dal Basso) – Seconda parte</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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