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	<title>entertainment | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
	<lastBuildDate>Mon, 25 Apr 2022 14:56:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cinema, blockchain e NFT: seconda ondata</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/cinema-blockchain-e-nft-seconda-ondata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 14:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[NFT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nouvelle vague di piattaforme e progetti animano la scena cripto con il difficile obbiettivo di decentralizzare la filiera dell’audiovisivo.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/cinema-blockchain-e-nft-seconda-ondata/">Cinema, blockchain e NFT: seconda ondata</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="d510">Da diversi anni, il sogno ricorrente del cinema, soprattutto indie, è quello di sfruttare il web, i social media e altri strumenti della Rete per coinvolgere una community di utenti e potenziali spettatori attorno a un progetto cinematografico fin dalla fase creativa iniziale.</p>



<p id="9a8c">So che è un esercizio nostalgico ancorché sterile quello di ricordare la mia vecchia startup (si parla ormai di 12 anni fa) ma ogni tanto mi ritrovo a compierlo, se non altro per rivendicare almeno una certa capacità visionaria. Uno degli obbiettivi di <a href="https://www.slideshare.net/federico967/cineama-2010" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Cineama</a> era quello di creare, attraverso la nostra piattaforma, una community che valutasse soggetti e sceneggiature (magari in licenza Creative Commons), scegliesse i migliori, li finanziasse in tutto o in parte attraverso il crowdfunding, ne seguisse la fase produttiva e pubblicizzasse attraverso i nascenti social l’opera finita, magari auto-organizzando proiezioni <em>on demand</em> (avevamo sviluppato un’app Facebook).</p>



<p id="c11c">Perché ne parlo ancora?</p>



<p id="b63e">Perché <strong>prima le blockchain e poi i loro “sottoprodotti”, gli NFT, hanno rilanciato il sogno di prodotti audiovisivi (non solo film) creati e sostenuti da community, da utenti che selezionano, finanziano e promuovano il progetto</strong>.</p>



<p id="f350">Ormai quasi quattro anni fa <a href="https://medium.com/fraglie-digitali/cinema-entertainment-e-blockchain-un-panoramica-dei-progetti-internazionali-b3a9b1c311d7">avevo scritto della prima ondata di progetti e piattaforme nell’industria audiovisiva basata su blockchain</a>. Alcuni sono scomparsi, altri cambiato obbiettivi, pochi — come <a href="https://filmchain.co/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">FilmChain</a> — sono ancora operativi.</p>



<p id="ca0f"><strong>Ora una <em>nouvelle vague </em>di piattaforme si lancia sul mercato, sempre con l’esplicito intento di rendere più coinvolgente (e trasparente) la filiera produttiva di un’opera audiovisiva.</strong></p>



<p id="2e6e">Prendiamo ad esempio <a href="https://www.mogulproductions.com/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Mogul</a>. Fondata da un team di grossi produttori di Hollywood sembra esser ben lontana dal cinema indipendente ma il suo boss, Gagan Grewal, ne rivendica la natura innovativa. Il funzionamento è relativamente semplice: gli utenti in possesso di STAR, la criptovaluta Mogul, potranno scegliere e votare, da un catalogo di sceneggiature, quelle che si vorrebbero veder finanziate. In cambio questi utenti saranno “premiati” con altre STAR. Il 50% dei profitti del film prodotto saranno divisi tra i possessori di STAR. La piattaforma ospita anche un marketplace di NFT tematici.</p>



<p id="06c0">La DeFiFi (“<em>Decentralized Film Financing</em>”) affascina anche le dinastie cinematografiche. Insieme a Mike Musante, vicepresidente della American Zoetrope, la famiglia Coppola ha creato <a href="https://decentralized.pictures/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Decentralized Pictures</a>, una non profit per il “Democratic Film Financing and Production Support”. Il meccanismo di base della piattaforma, basata su Tezos, è molto simile a quello di Mogul: <strong>la community valuta progetti ricavandone FILMCredits</strong>, i token nativi di DCP. Va da sé che anche qui è presente un marketplace NFT.</p>



<p id="0ea9">Altra variazione sul tema è <a href="https://www.first-flights.com/ff3/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">FF3</a>, piattaforma basata su Polygon (sidechain Ethereum) che si definisce “A tokenised community-driven funding platform for films” (la fantasia nell’autodefinirsi è una costante dei progetti cripto). In pratica ogni progetto cinematografico ha un suo token specifico. <strong>Gli utenti che acquistano questi token diventano finanziatori</strong>, ricevono benefit vari (come l’accesso prioritario al contenuto finito e a NFT a esso legati) e possono scambiarli in un mercato secondario. Secondo i fondatori “ai titolari di token verrà assegnata anche la proprietà dei diritti di proprietà intellettuale sottostanti il progetto, con i ricavi divisi tra registi e mecenati.” Un sistema che consenta una condivisione trasparente, equa, efficiente e automatica dei guadagni è il sacro graal nel sogno di un’industria audiovisiva alternativa e decentralizzata (lo era anche per noi di Cineama) ma vi sono grandi ostacoli di natura legale e regolamentativa. Per citarne solo uno: si va diffondendo, tra gli organi regolatori, la tendenza a considerare token e NFT frazionabili alla stregua di azioni (<em>securities</em>), con molti vincoli e obblighi associati.</p>



<p id="8a68">Continuiamo a citare progetti. Niels Juul, produttore tra gli altri di Martin Scorsese, è uno dei fondatori di <a href="https://nftstudios.dev/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">NFTstudios</a> ovvero “<em>Web3 goes to Hollywood</em>”. Si definisce una DAO (Decentralized Autonomous Organization) ma lo scarno sito-vetrina (non dissimile dagli altri, per la verità) e i canali Twitter, Discord e Medium indicati ma non esistenti non lasciano sperare in qualcosa di serio.</p>



<p id="62b1">In Francia, la casa di produzione La DCF, sponsorizzata da Claude Lelouch, ha scelto di “tokenizzare” un intero catalogo di film per condividerne gli introiti (con i rischi legali prima citati).</p>



<p id="2604">Si potrebbero continuare a citare piattaforme, ma lo schema di fondo non cambia.</p>



<p id="1cf9">L’intreccio tra NFT e Hollywood passa anche attraverso altre due modalità: attori, registi e produttori più o meno famosi finanziano almeno parte dei loro progetti attraverso la vendita di NFT (e siamo sostanzialmente dalle parti del crowdfunding, come per il film indie <a href="https://www.calladitafilm.com/#/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Calladita</a>) o partono da una collezione di NFT come base per realizzare un film o una serie.</p>



<p id="3fcf">L’ormai famoso “Zero Contact”, film con Anthony Hopkins girato durante il lockdown, non solo ha raccolto 100.000 dollari attraverso la vendita di 11 NFT ma <a href="https://currencyworks.io/currencyworks-vuele-feature-film-nft-platform-unveils-zero-contact-starring-anthony-hopkins-exclusive-and-collectors-edition-drops/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">2.500 copie esclusive sono state vendute come NFT sulla piattaforma Vuele</a>.</p>



<p id="e8d3"><a href="https://www.stonercats.com/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Stoner Cats</a>, prodotto tra gli altri da Mila Kunis, è una serie animata finanziata interamente dalla vendita di NTF che rappresentano i gatti protagonisti: questo dà la possibilità agli utenti di vedere il primo episodio e finanziare i successivi. I doppiatori (tra i quali Jane Fonda, Chris Rock (ops…) e Vitalik Buternin, co-creatore di Ethereum, presente in un cameo) e gli altri professionisti impegnati nella realizzazione saranno pagati in ether. Mila Kunis ci ha preso gusto, <a href="https://hypebeast.com/2022/3/mila-kunis-launches-new-solana-based-nft-animated-series-the-gimmicks" rel="noreferrer noopener" target="_blank">visto che sta per lanciare un’altra serie animata NFT based, The Gimmicks.</a></p>



<p id="da9c"><a href="https://gluefactoryshow.com/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">The Glue Factory,</a> un’altra serie animata, ha raccolto tre milioni di dollari vendendo 10.000 NFT. I proprietari dei token hanno anche potuto partecipare alla fase creativa incontrandosi su un server Discord. <strong>Il progetto è considerato un “<em>proof of concept</em>” di una comunità integrata e di un modello iterativo: la prima serie è un’istanza che può essere seguita da altre, magari su canali e piattaforme mainstream.</strong> I primi possessori di token potrebbero quindi essere ricompensati con “<a href="https://www.indiewire.com/2022/02/nfts-in-film-tv-what-they-are-1234696393/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">qualcosa di più tangibile del diritto di vantarsi</a>”.</p>



<p id="0f92">Un approccio simile è quello della AMM Global, una società di produzione da Asia Television di Hong Kong e Phoenix Waters Productions:<a href="https://variety.com/2021/digital/asia/crypto-keepers-nft-drama-series-amm-global-1235010481/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"> “Crypto Keepers” viene presentata come la prima serie drammatica NFT in Asia</a>. La community di possessori potrà, tra le altre cose, intervenire sulla <em>storyline</em> della seconda stagione.</p>



<p id="8b29"><a href="https://arabiancamels.io/about-us" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Arabian Camels</a> è una community che sta cercando di realizzare un film hollywoodiano, “<a href="https://arabiancamels.io/antara" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Antara</a>”, raccogliendo 50 milioni di dollari tramite NFT. I ricavi dovrebbero essere distribuiti tra i possessori.</p>



<p id="3037">Se Quentin Tarantino cerca di spremere ancora il suo Pulp Fiction creando NFT a esso collegati (<a href="https://www.theverge.com/2021/11/17/22787216/miramax-pulp-fiction-quentin-tarantino-nft-lawsuit" rel="noreferrer noopener" target="_blank">finendo per essere citato in tribunale dalla casa di produzione Miramax</a>) l’aspirante filmmaker Julie Pacino (sì, la figlia di Al Pacino) cerca di finanziare la sua opera prima <a href="https://opensea.io/collection/i-live-here-now" rel="noreferrer noopener" target="_blank">vendendo suoi NFT su Opensea</a>.</p>



<p id="f55c">Più originale Reese Whiterspoon che capovolge la prospettiva, prendendo una collezione di NTF come ispirazione per produrre film e serie tv: <a href="https://variety.com/2022/film/news/reese-witherspoon-hello-sunshine-world-of-women-partner-nft-movies-tv-shows-live-events-1235185212/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Hello Sunshine è una serie di 10.000 NFT realizzati dal collettivo femminile World of Women</a> e andati subito esauriti la scorsa estate.</p>



<p id="7784">Già lo scorso anno altre collezioni sono entrate nel mirino di Hollywood. Aku, il ragazzino di colore che sogna di diventare astronauta, opera dell’artista Micah Johnson sarà il protagonista di un film e/o di una serie, così come, probabilmente, gli iperfamosi CryptoPunks e Bored Ape Yacht Club. <a href="https://decrypt.co/93758/marvel-producer-arad-huxley-ethereum-nft-comics-film" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Huxley, una serie di fumetti di Ethereum NFT dell’artista Ben Mauro, sarà trasformata in un lungometraggio</a> prodotto da Ari Arad (Marvel).</p>



<p id="5cc3"><strong>Gli NFT sono più prosaicamente sfruttati dalle grandi case di produzione come mezzo per monetizzare la proprietà intellettuale dei film passati, presenti e futuri nonché fidelizzare gli spettatori</strong>: un merchandising di vecchio stampo riciclato, un NFT-washing. Warner Bros. con la saga di Matrix, Liongate con il franchise Saw, Disney con i “Golden Moments” della sua sterminata produzione, ViacomCBS con i personaggi delle mille serie passate sui suoi canali sono solo degli esempi di questa corsa all’oro (al token) di archivio.</p>



<p id="c2d1">Le piattaforme di streaming o i canali satellitari come Sky, ancor più banalmente, gli usano come gadget per lanciare nuove serie, <a href="https://it.cointelegraph.com/news/la-seconda-stagione-di-diavoli-e-alle-porte-sky-lancia-un-nft-per-celebrare-levento" rel="noreferrer noopener" target="_blank">come nel caso della seconda stagione di ”Diavoli”.</a></p>



<p id="f497">Riusciranno blockchain e NFT a decentralizzare il mercato cinematografico e dell’audiovisivo, rendendolo più trasparente e più equo nella ripartizione dei diritti e più coinvolgente per gli utenti futuri spettatori? Dopo ormai cinque o sei anni di sperimentazioni, progetti e startup non vi sono all’orizzonte cripto-Netflix o società di produzione DAO, cioè modelli vincenti diventati fenomeni di massa. L’e-commerce ha incominciato a diventare mainstream dopo circa dieci anni dagli esordi (metà anni ’90), la musica legale in streaming ha avuto successo con Apple e poi Spotify circa nello stesso periodo di tempo, Paypal per il web prima e i servizi di pagamento via app successivamente hanno avuto un periodo di incubazione fatto di esperimenti falliti più o meno di 10/12 anni.</p>



<p id="9e3b">Inoltre c’è da considerare che nessuno dei vincitori nella gara dell’innovazione è scaturito dalle grandi aziende padrone del mercato nell’era precedente: PayPal non è nata da un progetto delle società di carte di credito, Spotify non è una costola di una casa discografica e via dicendo. <strong>Ci sono voluti outsiders visionari ma dotati di spirito pratico, tenacia e molti investimenti di supporto per scardinare l’esistente. Forse anche per blockchain e NFT i progetti vista Hollywood non si tramuteranno in unicorni</strong>.</p>



<p id="728a">Comunque… aggiorniamoci al 2025 (o giù di lì).</p>



<p id="fad0"><em>Altre fonti e riferimenti</em></p>



<p id="471c">Stephen Greves, <a href="https://decrypt.co/90814/how-daos-nfts-and-defi-are-disrupting-hollywood" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>How DAOs, NFTs and DeFi are Disrupting Hollywood</em></a>, Decrypt</p>



<p id="355f">Nicolas Madelaine<em>, </em><a href="https://www.lesechos.fr/tech-medias/medias/cinema-series-les-nft-defrichent-un-nouveau-mode-de-financement-1375498" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>Cinéma, séries : les NFT défrichent un nouveau mode de financement</em></a><em>, Les Echos</em></p>



<p id="a48d">Todd Spangler, <a href="https://variety.com/2021/digital/news/hollywood-nft-entertainment-gold-rush-1235108296/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>Hollywood’s NFT Gold Rush: Behind the Hope and Hype</em></a>, Variety</p>



<p id="9eb4">Chris Lindahl<em>, </em><a href="https://www.indiewire.com/2022/02/nfts-in-film-tv-what-they-are-1234696393/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><em>If Snoop Dogg, Reese Witherspoon, and McDonald’s Can Do NFTs, So Will You</em></a><em>, </em>Indie Wire</p>



<p></p>



<p><em><a href="https://medium.com/@federicobo/cinema-blockchain-e-nft-seconda-ondata-60423a2db079" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Originariamente pubblicato su Medium</a></em></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/cinema-blockchain-e-nft-seconda-ondata/">Cinema, blockchain e NFT: seconda ondata</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NFT: e alla fine arrivò il cinema</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 16:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Evoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[NFT]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.federicobo.eu/?p=4162</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riusciranno i token non fungibili a far emergere il potenziale innovativo delle blockchain nell’arte, nella musica e nell’audiovisivo?</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/">NFT: e alla fine arrivò il cinema</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai tre anni fa, su queste pagine, abbiamo esplorato la tecnologia blockchain e i suoi possibili impatti nell’industria cinematografica e dell’audiovisivo.</p>



<p>Come forse ricorderete, le blockchain sono database universali, decentralizzati, crittografati e indelebili. Nate come ossatura delle criptovalute (Bitcoin <em>in primis)</em>, si sono evolute fino a poter rappresentare ogni sorta di asset, digitale o fisico, supportandone le transazioni. Gli smart contract sono il “braccio operativo” delle blockchain: contratti digitali che permettono l’esecuzione automatica di certe azioni in base a determinate condizioni.</p>



<p>Tramite gli smart contract possono essere creati token, criptovalute personalizzate associate a progetti, piattaforme, ecosistemi commerciali/finanziari.</p>



<p>Avevamo analizzato diverse startup che promettevano di rivoluzionare il settore cinematografico e audiovisivo e “di permettere decentralizzazione, disintermediazione e nuove modalità di finanziamento e ripartizione dei profitti.”</p>



<p>Com’è andata? La realtà dei fatti si è dimostrata, come sempre, più complicata ed esigente rispetto alle aspettative. Diversi progetti sono spariti, altri come Singular DTV (ora <a href="https://www.breaker.io/">Breaker</a>) si sono riplasmati cambiando nome e strategie, altri ancora come Filmchain continuano ad affinare e aggiornare modelli di business e funzionalità.</p>



<p>All’inizio di quest’anno, però, è diventata familiare al grande pubblico una sigla, NFT, che ha scompaginato il settore dell’arte, della musica, della moda e degli oggetti collezionabili.</p>



<p>Grazie agli NFT &#8211; ovvero token non fungibili (Non Fungible Token) &#8211; si sono viste vendite milionarie di oggetti digitali (e non solo). Un collage digitale dell’artista Peeble, “Everydays — The First 5000 Days”, venduto a un’asta di Christie’s a 69 milioni di dollari. Una semplice figura pixellata generata automaticamente venduta a circa 7,5 milioni di dollari (nella criptovaluta ether). La musicista e artista Grimes ha guadagnato centinaia di migliaia di dollari vendendo la sua collezione di opere digitali. Il CEO di Twitter Jack Dorsey ha messo all’asta il suo primo tweet, raggiungendo quotazioni da milioni di dollari. Carte collezionabili dei giocatori NBA basate su blockchain hanno generato ricavi per 230 milioni di dollari.</p>



<p>Nel primo semestre del 2021 il mercato degli NFT ha raggiunto un controvalore di 2,5 miliardi di dollari (nello stesso periodo del 2020 ammontava a meno di 14 milioni di dollari).</p>



<p>Per capire se e come questi token possano impattare anche nel settore cine-audiovisivo occorre comprenderne bene natura, potenzialità e limiti.</p>



<p>Partiamo da una considerazione: i bitcoin e gli ether (la criptovaluta di Ethereum, la seconda blockchain pubblica per importanza) sono beni fungibili, così come le altre valute tradizionali. Una moneta da un dollaro è indistinguibile da ogni altra moneta da un dollaro e un ether a ogni altro ether.</p>



<p>Anche gli oggetti digitali, in generale, sono per loro natura fungibili: ne possono facilmente essere fatte infinite copie identiche, a scapito dell’”unicità”.</p>



<p>Questo ha limitato l’espansione dell’arte digitale e del collezionismo di oggetti fatti di bit. Autenticazione, certificazione di proprietà, compravendita risultavano incerti e poco affidabili.</p>



<p>Nel 2017, la blockchain pubblica Ethereum ha visto nascere uno standard specifico e aperto, l’ERC721, che permette di creare token non fungibili ovvero NFT. Standard analoghi sono stati successivamente ideati per altre blockchain; Ethereum stessa sta allargando la tipologia di questi token con nuovi standard come l’ERC1155.</p>



<p>Possiamo immaginare uno di questo NFT come uno smart contract che implementa un certificato di autenticità e di proprietà associato a un certo bene digitale (o fisico).</p>



<p>Con questo sistema si riescono a creare unicità o scarsità anche per gli oggetti puramente digitali, rendendoli, tra l’altro, collezionabili.</p>



<p>La “scarsità artificiale” non è una novità: l’arte, il design, la moda, la musica, l’industria audiovisiva creano da tempo edizioni limitate o speciali per appassionati, fan, collezionisti o persone che vogliono “distinguersi”.</p>



<p>Nel caso degli NFT, si tratta di un differente esercizio di astrazione, sempre collegato al desiderio di molti di possedere qualcosa di raro. Non importa che quell’opera possa essere comunque duplicata e visibile da chiunque: l’importante è essere custodi della “matrice”, con ogni pixel autenticato grazie all’NFT.</p>



<p>Come viene creato un NFT? Un artista (o chiunque di noi, in realtà) può, in uno delle tante piattaforme e marketplace disponibili come OpenSea o Rarible, effettuare – a pagamento &#8211; l’operazione di “<em>minting</em>”: sceglie il numero di copie per la sua opera digitale, effettua l’upload del file e automaticamente vengono creati tanti NFT quante sono le copie. Ognuno di essi “punta” al file dell’opera, ovvero contiene il link all’indirizzo, l’URL, dove fisicamente risiede quel file. Eh sì, il file nella maggior parte dei casi non risiede nella blockchain ma all’esterno, “<em>off-chain”</em>. Questo perché memorizzare dati sulle blockchain, in particolare Ethereum, costa molto, anche centinaia di migliaia di euro per megabyte.</p>



<p>Questo disaccoppiamento tra certificato e opera può originare tutta una serie di problemi. Innanzitutto l’URL può cambiare, per i motivi più diversi. A chi tocca aggiornare il puntatore? Al creatore? All’attuale proprietario? Lo storage esterno può essere una cloud, un server centralizzato, un servizio come Google Drive o Dropbox o addirittura un server casalingo. Se succede qualcosa e il file con l’opera viene modificato o cancellato, cosa succede? Nel secondo caso rimane un NFT senza più un’opera associata, come un certificato di proprietà di un dipinto andato distrutto in un incendio. A chi tocca la responsabilità della custodia dell’opera? Qual è il controllo che il proprietario dell’NFT ha sull’opera, se questa risiede su un server centralizzato di proprietà di una società (come nel caso dei famosi Cryptokitties?) Praticamente nullo, secondo alcuni pareri. Domande e dubbi che terranno a lungo occupati avvocati e regolamentatori.</p>



<p>Questi sono solo alcuni degli aspetti critici emersi. Ho parlato fino ad ora di “opera digitale” come se i milioni di NFT venduti fossero tutte creazioni artistiche; in realtà chiunque può associare un NFT a qualunque file digitale, sia esso una foto del gattino di casa, un mp3 con un fruscio statico, una tesina di scuola e via immaginando. Solo alcune piattaforme hanno sezioni con artisti selezionati; quel che è peggio c’è chi fa il copia-incolla di un’opera altrui e la mette in vendita in maniera fraudolenta.</p>



<p>La parossistica corsa all’NFT ha portato però, oltre alla bolla sui prezzi, anche il desiderio di sperimentare. Molti artisti digitali hanno salutato con entusiasmo le possibilità offerte dai token, sentendosi finalmente liberati da una condizione di inferiorità rispetto ai colleghi che operano con pennelli e scalpelli. Ciò che conferisce “sostanza” al movimento è la sua comunità, formata da giovani criptonativi che riconoscono un valore a tutto ciò che aderisce ai loro interessi e ai loro gusti: gli NFT sono simboli di una generazione rimasta confinata d’improvviso in un angusto spazio fisico (e prima ancora sociale ed economico) ma libratasi insieme nell’universo digitale. Ma anche famosi artisti come Damien Hirst e prestigiose case d’asta come Sotheby’s si sono lanciati in questo mercato. Prestigiosi musei italiani hanno venduto riproduzioni digitali in alta qualità, certificate grazie agli NFT, delle opere possedute per auto-finanziarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="675" src="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1200x675.jpg" alt="" class="wp-image-4163" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1200x675.jpg 1200w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-744x419.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-420x236.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-768x432.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-2048x1152.jpg 2048w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-640x360.jpg 640w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/04/sentieri-selvaggi-nft-1-840x473.jpg 840w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></figure>



<p>In altri settori si assiste a un dilagare di utilizzi, in parte per cavalcare l’onda e in parte per trovare utilizzi realmente efficaci di questi strumenti. Nella moda, diversi marchi hanno associato NFT a vestiti, borse, accessori, magari certificando insieme al bene fisico un suo gemello digitale oppure gli schizzi preparatori dei designers. In un incrocio promettente, case di moda e stilisti indipendenti sperimentano la creazione di serie limitate di oggetti, accessori e vestiti per il mondo degli e-games e dei metaversi virtuali come Fortnite, tra i più attivi nell’utilizzo di NFT.</p>



<p>Per ovvie ragioni, il mondo delle figurine e di tutti gli artefatti digitali collezionabili rappresenta un segmento importante per i token non fungibili: comprare, collezionare e rivendere nei mercati secondari card certificate di giocatori di calcio, basket, cryptopunk o cryptokitties muove un enorme giro di affari.</p>



<p>La decentralizzazione della produzione dei contenuti, grazie agli NFT, viene accompagnata da sperimentazioni su modelli di autogestione, finanziamento e monetizzazione nel giornalismo e sui social media.</p>



<p>Una caratteristica attraente, seppur non ancora diffusa e codificata in uno standard ufficiale, è la possibilità, per il creatore di un NFT, di ricevere delle percentuali dalle vendite successive alla prima; questo potrebbe garantire un flusso di ricavi continuativo seppur incerto.</p>



<p>Anche per questa caratteristica, il mondo della musica si è buttato a capofitto nella mischia. Tra i primi, Mike Shinoda dei Linkin Park ha messo un suo pezzo in asta tramite NFT vendendolo a circa 30.000 dollari. Da notare che chiunque può ascoltarlo andando sul marketplace nell’account di Shinoda, ma il proprietario ora possiede i diritti sul file (che può rivendere). I Kings of Leon hanno pubblicato il loro nuovo album &#8220;When You See Yourself&#8221; come: le varie “edizioni” contenevano anche pass a vita per i loro concerti e hanno fruttato complessivamente quasi 1 milione e mezzo di dollari. Anche artisti italiani come Morgan, Mahmood, Sferaebbasta, Achille Lauro e altri si sono impegnati in progetti più o meno articolati riguardanti gli NFT. Da questi esempi si nota come i token siano usati per creare edizioni limitate, offrire bonus esclusivi e per integrare l’aspetto musicale con altre manifestazioni di creatività come l’arte digitale.</p>



<p>Una prospettiva più interessante ma più complessa, legalmente parlando, è quella di usare gli NTF come “<em>stock options</em>”: i diritti di una canzone (o di un album o addirittura di un intero catalogo) vengono frazionati in NFT: chi li acquista potrà ricevere le royalties corrispondenti sulle vendite. Piattaforme come Bluebox e Vetz si muovono in tal senso. Con un meccanismo analogo si può anche finanziare, con un crowdfunding evoluto, la produzione di nuove canzoni.</p>



<p>Niente di nuovo sotto il sole, visto che avevamo segnalato già tre anni fa come la ricerca di nuove modalità di condivisione dei profitti fosse un obbiettivo dei progetti legati alle blockchain.</p>



<p>Arriviamo infine al mondo del cinema e dell’audiovisivo. Come in un giorno della crypto-marmotta, si ripetono slogan e promesse. Innumerevoli sono i film che si autoproclamano essere i primi “in NFT”, qualunque cosa voglia dire e le piattaforme che “rivoluzioneranno” l’entertainment.</p>



<p>In realtà, come per la musica, i token vengono al momento usati soprattutto per rilasciare edizioni speciali e memorabilia certificati legati a film. Il nuovo film di Anthony Hopkins, “Zero Contact”, affida alla neonata piattaforma Vuele il rilascio di un’edizione limitata associata a un NFT. Allo stesso modo la 20th Century Fox vende poster digitali del film “Deadpool 2” e Joe Dante figurine legate ai suoi film. Questa tendenza porterà film e prodotti seriali a legare i token a ogni genere di contenuti e artefatti, estrapolati dalle varie fasi di produzione (per esempio le sceneggiature o le note del regista) o creati ad hoc per legare gli spettatori alle storie e ai personaggi. “Space Jam: A New Legacy” adotterà questa strategia, cercando nel contempo di rilanciare un marketplace di token come Niftys. Ma questo è semplice marketing, neanche troppo evoluto, utile per lanciare nuove produzioni o per riutilizzare &#8211; in forma di merchandising digitale &#8211; materiale derivante da opere datate di cui si possiedono i diritti.</p>



<p>Più ambizioso il regista di “Clerks”, Kevin Smith. Chi acquisterà l’NFT associato al suo film (ai file originali) “Killroy Was Here” potrà distribuirlo e venderlo, per esempio a Netflix. Un azzardo non si sa quanto consapevole.</p>



<p>Il progetto che vede protagonista Aku, il giovane astronauta nero ideato dall’artista ed ex giocatore di baseball Micah Johnson, è tra i più intriganti. Aku è un nativo NTF, nel senso che il personaggio, o meglio la sua immagine, è nata per essere venduta associata a un token: nel febbraio di quest’anno ha fruttato al suo creatore un paio di milioni di dollari. La Anonymous Content &#8211; casa di produzione di film come “The Revenant” e di serie come “True Detective” e “Mr. Robot” &#8211; ha deciso di sviluppare il personaggio costruendoci attorno un universo narrativo.</p>



<p>Una delle prospettive che gli NFT aprono è in effetti quella di generare nuovi personaggi e storie da far espandere in franchise multimediali (film, serie, videogiochi, graphic novel e così via) grazie anche alle community che si sviluppano nel mondo crypto. Qualcosa di comunque già visto, per esempio con il media franchise dei Pokemon lanciato come videogame ormai più di venticinque anni fa e poi espanso in ogni sorta di medium.</p>



<p>In Italia ci sono, al momento, un paio di esperienze interessanti. I Licaoni, Francesca Detti e Alessandro Izzo, nel 2005 erano stati pionieri della distribuzione sul web del loro film “Kiss Me Lorena”. Ora effettuano un crowdfunding per il nuovo film “Twinky doo’s Magic World” utilizzando gli NFT per certificare 50 copie.</p>



<p>Blue Film, con la collaborazione di EY e della startup Cinetech venderanno frame certificati da NFT del loro film cult “La leggenda Kaspar Hauser” per finanziare un documentario…sugli NFT.</p>



<p>La vendita di frame di un film potrebbe essere un trend accattivante. Ancor più se si potesse depositare un intero film su blockchain. In questo modo quella sarebbe la sorgente ufficiale di ogni streaming. La possibilità di redistribuzione degli utili a coloro che hanno contribuito al film e ai micro-investitori possessori di frame diverrebbe fattibile, problemi di regolamentazioni nazionali e internazionali a parte.</p>



<p>Due progetti, Videocoin e Theta, si muovono in questa direzione costruendo infrastrutture decentralizzate per lo storage e lo streaming video basate su blockchain.</p>



<p>È possibile quindi che la strada intrapresa prima con blockchain e poi con gli NFT sia davvero destinata, se non a rivoluzionare, a far emergere soluzioni alternative ai modelli imposti dalle attuali mega-piattaforme di streaming. O forse anche questi tentativi saranno fagocitati da unicorni agglomeranti e famelici.</p>



<p><em><a href="https://shop.sentieriselvaggi.it/prodotto/sentieriselvaggi21st-n-10-copia-cartacea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Originariamente pubblicato sulla rivista Sentieri Selvaggi 21st</a></em></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/nft-e-alla-fine-arrivo-il-cinema/">NFT: e alla fine arrivò il cinema</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La strada della blockchain privata per l’industria audiovisiva parte dal Canada</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/la-strada-della-blockchain-privata-per-lindustria-audiovisiva-parte-dal-canada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 15:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[documentari]]></category>
		<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[industria cinematografica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TFO Media Group e StonePaper sperimentano un prototipo basato su Hyperledger Fabric.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p id="7dcc" class="graf graf--p graf-after--h3">Abbiamo visto nei precedenti post come le sperimentazioni della tecnologia blockchain nel settore <em class="markup--em markup--p-em">entertainment</em> sembrino passare solo attraverso Ethereum, la rete pubblica che per prima ha implementato gli <em class="markup--em markup--p-em">smart contract</em>.</p>
<p id="42ee" class="graf graf--p graf-after--p">Ma esiste anche un altro percorso, quello legato all’utilizzo di blockchain private, o “<em class="markup--em markup--p-em">permissioned</em>”. Anche gli scopi possono essere diversi. Forse all’inizio meno rivoluzionari ma più pragmatici, come quello di avere a disposizione uno strumento attraverso il quale semplificare drasticamente i processi legati alla produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi.</p>
<p id="8364" class="graf graf--p graf-after--p"><a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.groupemediatfo.org" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.groupemediatfo.org">Groupe Média TFO</a> (Canada) realizza contenuti multimediali legati soprattutto al settore culturale ed educativo.</p>
<p id="0c1d" class="graf graf--p graf-after--p">Eric Minoli, vice presidente e CTO del gruppo, <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.mediakwest.com/services/item/blockchain-et-medias-premiers-retours-d-experimentations-broadcast.html" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.mediakwest.com/services/item/blockchain-et-medias-premiers-retours-d-experimentations-broadcast.html">è partito da una considerazione</a>: per produrre questi contenuti è necessario redigere un gran numero di contratti con diversi interlocutori e, successivamente, gestire diverse tipologie di pagamenti (con tempistiche e modalità differenti). Anche per la distribuzione il discorso non cambia, avendo a che fare con molteplici soggetti come piattaforme OTT (tipo Netflix), televisioni di tutto il mondo, fabbricanti di DVD ecc.</p>
<p id="361e" class="graf graf--p graf-after--p">Ridurre la complessità di questi processi consente di ridurre tempi e costi, rendendoli più efficienti.</p>
<p id="f470" class="graf graf--p graf-after--p">Dopo aver esplorato varie possibilità, TFO ha deciso di sperimentare una blockchain privata attraverso la collaborazione dell’azienda canadese <em class="markup--em markup--p-em">Three Lefts</em>, che ha sviluppato un sistema basato su blockchain per redigere contratti digitali, <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://stonepaper.io/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://stonepaper.io/">StonePaper.io</a>. Più precisamente nel <em class="markup--em markup--p-em">white paper </em>(<a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.ibc.org/tech-advances/using-blockchain-to-manage-production-and-distribution/3349.article" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.ibc.org/tech-advances/using-blockchain-to-manage-production-and-distribution/3349.article">disponibile su ibc.org</a> previa registrazione), scritto da Minoli insieme a Ulrich Dessouassi, si spiega che la scelta è caduta su Hyperledger Fabric.</p>
<p id="a85a" class="graf graf--p graf-after--p"><a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://medium.com/fraglie-digitali/come-parlare-a-unazienda-di-blockchain-l-esempio-hyperledger-ibm-2-2-b6659382f664" target="_blank" rel="noopener" data-href="https://medium.com/fraglie-digitali/come-parlare-a-unazienda-di-blockchain-l-esempio-hyperledger-ibm-2-2-b6659382f664">Di questa DLT ne abbiamo già parlato in un post di qualche mese fa</a>; si tratta della versione IBM del meta-progetto open source <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.hyperledger.org/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.hyperledger.org/">Hyperledger lanciato dalla Linux Foundation</a>. Per ricapitolare brevemente: si crea un modello logico partendo da una rete di business e dagli asset che vengono scambiati al suo interno attraverso transazioni; questo modello viene implementato in una blockchain, sostanzialmente un <em class="markup--em markup--p-em">ledger</em> (libro mastro delle transazioni) distribuito e condiviso tra i partecipanti alla business network. Tra le funzionalità chiave vi sono la gestione delle identità, degli accessi e dei ruoli (che garantiscono privacy e confidenzialità), un meccanismo di consenso che permette di avere sempre transazioni valide nonché dati coerenti e sincronizzati, il processamento efficiente delle transazioni stesse grazie alla <em class="markup--em markup--p-em">chaincode</em> (equivalente agli <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts</em> di Ethereum).</p>
<p id="104d" class="graf graf--p graf-after--p">Il requisito fondamentale del progetto sviluppato da TFO è la semplicità di accesso e gestione, ottenuta attraverso un’interfaccia web (client) utilizzabile via browser.</p>
<p id="3f82" class="graf graf--p graf-after--p">Il progetto TFO si può dividere in due step successivi:</p>
<p id="4a08" class="graf graf--p graf-after--p">1. la creazione, grazie alla DLT, di uno sistema per la gestione dei contratti nella business network TFO. In questo primo step i token Rai di StonePaper sono usati come pseudo-valuta per facilitare le transazioni, la compravendita di contenuti audiovisivi, i pagamenti “tradizionali”. Questo primo step serve anche per invogliare e stimolare i partner a partecipare alla sperimentazione (oltre che essere un progetto con molte potenzialità anche in questa prima versione).</p>
<p id="54ca" class="graf graf--p graf-after--p">2. la successiva realizzazione di uno strumento evoluto per nuovi modelli di business, di finanziamento, di pagamenti e <em class="markup--em markup--p-em">revenues sharing</em>, di crowdfunding ecc., seguendo la tendenza già esaminata con altre iniziative come <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://medium.com/fraglie-digitali/singulardtv-major-entertainment-studio-futuro-f11c1c281115" target="_blank" rel="noopener" data-href="https://medium.com/fraglie-digitali/singulardtv-major-entertainment-studio-futuro-f11c1c281115">SingularDTV</a> e <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://medium.com/fraglie-digitali/moviecoin-tokenizza-hollywood-o-almeno-ci-prova-48301abb8ee2" target="_blank" rel="noopener" data-href="https://medium.com/fraglie-digitali/moviecoin-tokenizza-hollywood-o-almeno-ci-prova-48301abb8ee2">MovieCoin</a>. Qui entra in gioco la tokenizzazione che come ormai sappiamo è il processo di conversione dei diritti di un asset (intangibile nel caso di contenuti audiovisivi) in un token digitale. Più precisamente i diritti vengono suddivisi, “frammentati”, in un certo numero di token che permettono ai possessori di partecipare — in primo luogo — alla suddivisione dei profitti generati dall’asset in proporzione al numero di token posseduti. <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://enriqueciendoexperiencias.betosayavedra.com/otraescuela/wp-content/uploads/2018/06/ValorEnTokens.pdf" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://enriqueciendoexperiencias.betosayavedra.com/otraescuela/wp-content/uploads/2018/06/ValorEnTokens.pdf">C’è da sottolineare che qui come in altri casi il token non rappresenti una quota di proprietà dell’asset ma del valore dell’asset stesso.</a></p>
<p id="d1d7" class="graf graf--p graf-after--p">Gli <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts</em> sono i custodi e gli esecutori automatici delle clausole che ne stabiliscono l’utilizzo.</p>
<p id="dc52" class="graf graf--p graf-after--p">La versatilità dei contratti intelligenti unita al controllo degli accessi ne permette, allo stesso tempo, la standardizzazione e la personalizzazione. È possibile creare clausole molto particolareggiate che gestiscano, per esempio, la vendita di singole puntate di una serie con vincoli territoriali e temporali per la visione. E queste clausole potranno essere modificate solo con un accordo tra le parti in causa e non unilateralmente.</p>
<p id="f279" class="graf graf--p graf-after--p">Nella blockchain TFO si possono creare utenti “ospiti”, che possono solo visualizzare le informazioni che li riguardano: un attore assunto tramite un’agenzia può controllare i dettagli del contratto e i pagamenti di royalties.</p>
<p id="f6c1" class="graf graf--p graf-after--p">C’è un punto importante da sottolineare. Utilizzare blockchain e <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts </em>ha, potenzialmente, un altro grande vantaggio. Visto che contratti, informazioni e dati sono embeddati nei nodi dei partecipanti alla business network, qualora uno dei soggetti esca dal business (una società di produzione, un distributore), il meccanismo dei pagamenti e delle <em class="markup--em markup--p-em">revenues sharing</em> non si interromperebbe.</p>
<p id="d18d" class="graf graf--p graf-after--p graf--trailing">TFO sta attualmente sperimentando un prototipo con partner canadesi e francesi; l’infrastruttura blockchain, compreso il client, potrebbe essere successivamente commercializzata a beneficio di altri <em class="markup--em markup--p-em">media groups</em>.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/la-strada-della-blockchain-privata-per-lindustria-audiovisiva-parte-dal-canada/">La strada della blockchain privata per l’industria audiovisiva parte dal Canada</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cinema, entertainment e blockchain: una panoramica dei progetti internazionali</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/cinema-entertainment-e-blockchain-una-panoramica-dei-progetti-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 07:35:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[filmmaker]]></category>
		<category><![CDATA[token ethereum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disintermediazione, nuove opportunità di finanziamento e di redistribuzione dei profitti alla base dell'interesse per la nuova tecnologia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://medium.com/swlh/cinema-entertainment-and-blockchain-an-international-projects-overview-e9ca7a8d1798"><em class="markup--em markup--p-em">English version on The Startup</em></a></p>
<p id="02cd" class="graf graf--p graf-after--h3">Il settore cinematografico e più in generale quello dell’industria audiovisiva sta scoprendo la tecnologia blockchain attraverso la quale si propone di trovare soluzione a diversi problemi del mercato quali</p>
<ul class="postList">
<li id="866e" class="graf graf--li graf-after--p">limitato o difficile accesso ai finanziamenti</li>
<li id="fd28" class="graf graf--li graf-after--li">scarsa trasparenza</li>
<li id="501d" class="graf graf--li graf-after--li">costi di intermediazione e lungaggini nella catena di pagamenti</li>
<li id="5113" class="graf graf--li graf-after--li">difficoltà nella corretta redistribuzione degli utili</li>
<li id="2dc2" class="graf graf--li graf-after--li">mancanza di liquidità (nessun mercato secondario)</li>
</ul>
<p id="983d" class="graf graf--p graf-after--li">Le produzioni indipendenti sono quelle che più risentono dei cambiamenti in atto nel settore (per esempio la distribuzione attraverso le piattaforme di VoD tipo <em class="markup--em markup--p-em">Netflix</em>) e quindi le più interessate a sperimentare le blockchain ma anche l’industria hollywoodiana è attenta a questa realtà emergente.</p>
<p id="271a" class="graf graf--p graf-after--p">Per capire quali siano le linee guida e le strategie che stanno mettendo in atto i “<em class="markup--em markup--p-em">first mover</em>” dell’ “<em class="markup--em markup--p-em">entertainment</em> a blocchi” (esclusa l’industria musicale) ho analizzato 10 startup e progetti: <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://singulardtv.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://singulardtv.com/"><em class="markup--em markup--p-em">SingularDTV</em></a> (US), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://filmchain.co/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://filmchain.co/"><em class="markup--em markup--p-em">FilmChain Big Couch</em></a> (UK), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://cinezen.io/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://cinezen.io/"><em class="markup--em markup--p-em">Cinezen Blockchained Entertainment</em></a> (SVE), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://slate.io/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://slate.io/"><em class="markup--em markup--p-em">Slate Entertainment Group — SEG</em></a> (US Canada), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://movie.io/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://movie.io/"><em class="markup--em markup--p-em">MovieCoin</em></a> (US), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://secure.livetree.com/#!/seed/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://secure.livetree.com/#!/seed/"><em class="markup--em markup--p-em">LiveTree ADEPT</em></a> (UK), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://treeti.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://treeti.com/"><em class="markup--em markup--p-em">Treeti </em></a>(US), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.stream.space/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.stream.space/"><em class="markup--em markup--p-em">StreamSpace</em></a> (US), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://emovieventure.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://emovieventure.com/"><em class="markup--em markup--p-em">Ethereum Movie Venture</em></a> (CH), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://lino.network/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://lino.network/"><em class="markup--em markup--p-em">LINO</em></a> (CHN).</p>
<p id="0026" class="graf graf--p graf-after--p">Basandomi sui <em class="markup--em markup--p-em">white paper</em> (quando presenti), su altre informazioni disponibili sui siti di riferimento e su interviste rilasciate in rete ho potuto farmi un’idea dell’approccio — simile — che si sta sviluppando.</p>
<p id="f5f0" class="graf graf--p graf-after--p">Nessuno di questi progetti è pienamente operativo, anzi per la maggior parte sono in fase di sviluppo e/o di raccolta fondi, spesso con <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.investiresicuro.com/finanza/criptovalute/initial-coin-offering/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.investiresicuro.com/finanza/criptovalute/initial-coin-offering/">ICO</a> (<em class="markup--em markup--p-em">Initial Coin Offering</em>) che si propongono di raccogliere milioni di dollari. Li accomuna la visione ottimistica di diventare i “distruttori” dell’attuale mercato cinematografico e audiovisivo internazionale innovando tutta la filiera, dall’ideazione alla produzione, dalla distribuzione al marketing. <strong class="markup--strong markup--p-strong">La promessa delle blockchain e delle criptovalute di permettere decentralizzazione, disintermediazione e nuove modalità di finanziamento e ripartizione dei profitti le rende attraenti e promettenti facendone la spina dorsale dell’infrastruttura tecnologica e dei modelli di business analizzati.</strong></p>
<p id="0270" class="graf graf--p graf-after--p">I team sono per lo più internazionali e formati da professionalità provenienti dal mondo delle criptovalute e delle blockchain (in particolare gli sviluppatori), della finanza, dei media e dell’<em class="markup--em markup--p-em">entertainment</em>.</p>
<h4 id="c8a2" class="graf graf--h4 graf-after--p">L’ ”economia dei token”</h4>
<p id="8541" class="graf graf--p graf-after--h4"><strong class="markup--strong markup--p-strong">Il punto chiave verso cui convergono tutti è la trasformazione del prodotto audiovisivo (film, documentario, serie) in uno <em class="markup--em markup--p-em">smart asset</em> digitale attraverso il processo di “tokenizzazione”</strong>. È un brutto termine, ma serve a chiarire il meccanismo: le varie piattaforme creano propri token, cioè criptovalute personalizzate da far circolare nel proprio ecosistema. Sono come gettoni o fiches che valgono all’interno di un parco giochi o di un casino e che possono essere convertiti in altre valute, digitali e non. A loro volta questi token possono generare altri tipi di gettoni personalizzati, legati per esempio a un singolo film.</p>
<p id="ca16" class="graf graf--p graf-after--p">In pratica tutte le piattaforme analizzate si appoggiano alla criptovaluta <em class="markup--em markup--p-em">Ethereum</em>, la seconda per capitalizzazione dopo i bitcoin (circa 50 miliardi di dollari di controvalore nel giugno 2018). Ma soprattutto è la blockchain pubblica (<em class="markup--em markup--p-em">permissionless</em>) che per prima, nel 2014, ha implementato gli <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts </em>e la possibilità di creare token personalizzati attraverso lo standard ERC20. Attualmente esistono quasi 800 “sub-monete” basate su questo standard.</p>
<p id="1820" class="graf graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">I token digitalizzano il valore di un progetto (di un film, di un documentario, di una serie)</strong> e questo permette di effettuare varie operazioni.</p>
<p id="7d4d" class="graf graf--p graf-after--p">· Finanziamento, attraverso un crowdfunding evoluto: si vendono token (come dicevamo anche creati appositamente per quel progetto) agli utenti/finanziatori; possono essere fissati “<em class="markup--em markup--p-em">milestones</em>” che se non conseguiti determinano il blocco o la restituzione dei fondi ai finanziatori.</p>
<p id="cad8" class="graf graf--p graf-after--p">· Si possono anche distribuire token ai contributori dell’opera (cast, troupe, musicisti, sceneggiatori ecc.) come quote di partecipazione (agli utili).</p>
<p id="cbf6" class="graf graf--p graf-after--p">· Redistribuzione degli utili. <strong class="markup--strong markup--p-strong">I token servono per la <em class="markup--em markup--p-em">revenue sharing</em></strong>: saranno i terminali grazie e in base ai quali gli utili saranno distribuiti. Si possono pensare come azioni, nelle quali confluisce il valore creato dall’opera attraverso la sua distribuzione multicanale.</p>
<p id="d810" class="graf graf--p graf-after--p">· I token potranno essere convertiti in altre criptovalute (es. bitcoin) o in valute a corso legale come dollari o euro.</p>
<p id="bfb1" class="graf graf--p graf-after--p">· I token potranno essere scambiati in un mercato secondario, come le azioni.</p>
<p id="0453" class="graf graf--p graf-after--p">· I contenuti e i servizi all’interno dell’ecosistema della piattaforma (che potrà estendersi anche al di fuori, per esempio cinema convenzionati) saranno pagati in token</p>
<p id="5234" class="graf graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">Una caratteristica importante è che molte di queste operazioni &#8211; in particolare la redistribuzione dei profitti &#8211; saranno automatizzate proprio grazie ai token e agli <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts</em>.</strong> Ricordiamo che questi sono frammenti di codice “embeddati” in una blockchain che consentono di effettuare transazioni automatiche in base a condizioni stabilite: semplificando, traducono in linguaggio macchina i termini legali di un contratto che si auto-esegue. Poniamo che il mio film sia disponibile in streaming sulla piattaforma: a ogni visione una frazione di token sarà direttamente accreditata nel mio portafoglio digitale e nello stesso tempo, in proporzione, saranno trasferite altre frazioni di token agli altri contributori o finanziatori del film.</p>
<p id="33b2" class="graf graf--p graf-after--p">Grazie agli <em class="markup--em markup--p-em">smart contracts</em> la gestione dei diritti potrà essere semplificata da un lato e resa più efficiente dall’altro con vincoli tradizionali (per territorio, per episodio, per periodo di licenza) o di nuovo tipo.</p>
<p id="e9e7" class="graf graf--p graf-after--p">Così come nel mondo del crowdfunding, in questi modelli di business è particolarmente importante la community. Nell’”economia dei token”, con un processo di “<em class="markup--em markup--p-em">gamification</em>” <strong class="markup--strong markup--p-strong">le azioni degli utenti — come pubblicizzare il film sui social, scrivere recensioni o comunque svolgere un ruolo attivo— possono generare punti da trasformare in token, permettendo un guadagno</strong>.</p>
<p id="85e3" class="graf graf--p graf-after--p">La natura decentralizzata delle piattaforme, infine, significa che non ci sarà alcun <em class="markup--em markup--p-em">geoblocking.</em></p>
<h4 id="bfd6" class="graf graf--h4 graf-after--p">Non solo online</h4>
<p id="e07b" class="graf graf--p graf-after--h4"><strong class="markup--strong markup--p-strong">L’obbiettivo finale è rendere ogni canale di distribuzione “agganciato” al meccanismo automatico di redistribuzione degli utili permesso dai token: </strong>cinema, televisioni,altre piattaforme di VoD, proiezioni ad eventi e rassegne. È già previsto che le visualizzazioni su piattaforme terze come YouTube o Vimeo possano con relativa facilità trasformarsi in frazioni di token. Un altro passo che su cui punta in particolare <em class="markup--em markup--p-em">Slate</em> con il suo servizio SLATIX<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> (<em class="markup--em markup--p-em">tokenized ticketing application</em>) è quello della vendita di biglietti attraverso i token: in questa maniera gli incassi delle sale cinematografiche e di qualsiasi tipo di evento potranno essere ripartiti e distribuiti facilmente e quasi in tempo reale. A proposito di biglietti, avere una blockchain che registra in modo indelebile i dati a loro associati permette anche di costruire un sistema efficace per combattere le frodi e il “<em class="markup--em markup--p-em">secondary ticketing</em>”.</p>
<p id="21e9" class="graf graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">La tecnologia blockchain è anche indicata per creare servizi in stile <em class="markup--em markup--p-em">sharing economy</em></strong>; <em class="markup--em markup--p-em">SingularDTV</em> ha creato <em class="markup--em markup--p-em">Rentalist</em>, piattaforma di noleggio di attrezzature in stile Airbnb <em class="markup--em markup--p-em">peer-to-peer</em>, attualmente in versione beta a New York.</p>
<h4 id="5a19" class="graf graf--h4 graf-after--p">La rete distribuita di content delivery</h4>
<p id="a0c5" class="graf graf--p graf-after--h4">I token sono utili anche in un altro contesto. Diverse piattaforme intendono costruire il loro servizio di VoD (anzi, di BVoD, Blockchain Video on Demand) attraverso una rete distribuita, peer to peer, che permetta di abbattere i costi dei tradizionali servizi di <em class="markup--em markup--p-em">content delivery</em>. <strong class="markup--strong markup--p-strong">Gli utenti potranno gestire un nodo della rete di <em class="markup--em markup--p-em">storage</em> e <em class="markup--em markup--p-em">delivery</em>, garantendo dei requisiti minimi di performance, per esempio in termini di capacità di memorizzazione e velocità di banda: in cambio guadagneranno — in token -proporzionalmente alle risorse messe a disposizione. </strong>Algoritmi particolari calcoleranno questi guadagni secondo parametri tecnici e non, come l’utilizzo di CPU, la disponibilità a conservare per un certo periodo i frammenti dei file (ogni contenuto è suddiviso in piccoli blocchi) o a contribuire alla distribuzione dei contenuti più popolari (e quindi con file più richiesti dagli utenti).</p>
<h4 id="2a9f" class="graf graf--h4 graf-after--p">Dati a disposizione dei filmmakers e dei creatori di opere</h4>
<p id="0908" class="graf graf--p graf-after--h4">Un altro elemento comune a diversi progetti è quello di voler fornire ai creatori dei contenuti audiovisivi, sempre grazie alle caratteristiche della tecnologia blockchain, un sofisticato sistema di analisi delle performance dell’opera (magari integrato con sistemi di <em class="markup--em markup--p-em">machine learning</em>) con metriche utili per decidere sequel o progetti futuri; di solito questi sistemi sono disponibili solo ai gestori di piattaforme come Netflix, che su queste si basa per decidere i propri contenuti da produrre.</p>
<h4 id="557b" class="graf graf--h4 graf-after--p">Criticità</h4>
<p id="3250" class="graf graf--p graf-after--h4">Analizzando i progetti, quel che salta all’occhio è la volontà di creare un ecosistema evoluto, in cui la creazione delle opere, la loro produzione, la loro distribuzione e la distribuzione dei profitti avvenga attraverso meccanismi il più possibile automatici e interconnessi. Questo rende il sistema “a regime” piuttosto complesso. I primi passi sono i più difficili, perché bisogna far produrre le prime opere con un meccanismo semplificato che dimostri la fattibilità dell’intera architettura teorico-tecnica. Convincere alcuni autori e produttori a sperimentare può non essere difficile tanto che diversi lavori sono già stati prodotti o sono in fase di produzione. Più difficile sarà raggiungere la massa critica di utenti. Le criptovalute in genere sono sempre più usate ma non sono certo ancora <em class="markup--em markup--p-em">mainstream</em> e sono ancora avvolte da un alone di scetticismo. Inoltre il loro utilizzo, anche all’interno delle piattaforme analizzate, non ha un sufficiente livello di semplicità per un utente medio.</p>
<p id="aa4c" class="graf graf--p graf-after--p">Altre criticità riguardano, in generale, anche le criptovalute, le blockchain e le ICO: si possono citare le incertezze sulle regolamentazioni nazionali e internazionali in fase di studio, possibili tassazione dei token, problemi di sicurezza e di <em class="markup--em markup--p-em">governance</em>, nello specifico di Ethereum.</p>
<h4 id="0153" class="graf graf--h4 graf-after--p">Potenzialità</h4>
<p id="04a5" class="graf graf--p graf-after--h4">Disintermediazione, nuovi processi di contabilità, di finanziamento e di ripartizione dei profitti sono le ragioni principali per l’interesse che l’industria del cinema e dell’audiovisivo hanno per le tecnologie blockchain. Da non sottovalutare la possibilità di micropagamenti, anche dell’ordine di millesimi di euro, che possono rendere più vantaggiosi per i creatori di contenuti le remunerazioni ottenuto attraverso i servizi di streaming.</p>
<p id="0d44" class="graf graf--p graf-after--p">È possibile che in Italia e in paesi in cui vi siano finanziamenti pubblici (per esempio tramite <em class="markup--em markup--p-em">tax credit</em>) l’interesse risieda anche in una gestione innovativa dei meccanismi di erogazione e di controllo di tali finanziamenti.</p>
<p id="73c3" class="graf graf--p graf-after--p graf--trailing">Anche se si punta fin da subito a ecosistemi complessi una mossa vincente potrebbe quella di implementare un nucleo base di funzionalità (un MVP, <em class="markup--em markup--p-em">Minimum Viable Product</em>) che convinca sia gli operatori del settore sia i potenziali fruitori delle potenzialità della nuova tecnologia e dei vantaggi che ne possono derivare. Allo stato attuale delle sperimentazioni, infatti, questi sistemi sembrano poter essere promettenti per remunerare efficacemente i creatori, meno come un sistema utilizzato dai consumatori di contenuti audiovisivi.</p>
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<p><a href="https://medium.com/fraglie-digitali/cinema-entertainment-e-blockchain-un-panoramica-dei-progetti-internazionali-b3a9b1c311d7"><em>Originariamente pubblicato su Medium</em></a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/cinema-entertainment-e-blockchain-una-panoramica-dei-progetti-internazionali/">Cinema, entertainment e blockchain: una panoramica dei progetti internazionali</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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