Evoluzioni

La campagna “Aziz vs Trump” fa scoprire il crowdfunding per casi legali di pubblico interesse

Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso

Negli Stati Uniti, la “resistenza” (per ora tra virgolette…) al nuovo Presidente Trump passa anche attraverso il crowdfunding.

La piattaforma britannica CrowdJustice permette ai cittadini di unirsi e finanziare le spese legali di casi di pubblico interesse; pochi giorni fa è sbarcata negli Stati Uniti ed è subito diventata famosa — come riferisce il magazine qz.com — per aver ospitato come primo caso quello di due fratelli yemeniti finiti nella rete del decreto presidenziale anti-immigrati. La campagna “Aziz vs Trump” ha già superato il primo target previsto di 15.000$ e con 35.000$ è lanciata verso il nuovo obbiettivo di 60.000$

Questa vicenda ha fatto conoscere la piattaforma che nel Regno Unito opera da qualche anno. Il suo motto è semplice:

La giustizia deve essere accessibile da chiunque.

Il funzionamento lo è altrettanto. Un caso, già patrocinato da un legale, può essere sottoposto a CrowdJustice che deciderà se può essere idoneo per la raccolta fondi. In caso di risposta positiva la campagna inizia; la somma raccolta verrà versata sul conto del cliente. La piattaforma trattiene il 6%.

Questo tipo di crowdfunding è stato accolto favorevolmente da esperti di legge americani, che sottolineano come negli Stati Uniti esista un rapporto di 1 a 10.000 tra avvocati che si occupano di assistenza legale gratuita e cittadini e questo pone di fatto delle barriere per l’accesso alla giustizia alle fasce più povere della popolazione.

Anche piattaforme generaliste dedicano sezioni speciali al crowdfunding in ambito legale. In Gran Bretagna Crowdfunder ha il suo canale per le cause legali, negli Stati Uniti FundRazr ha il suo spazio “legal” attraverso cui, per esempio, si finanzia lo staff di avvocati di Julian Assange.

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