Riflessioni

Piattaforme-unicorni, strumenti finanziari progettati da e per speculatori?

di Internetactu.net, esperto e voce critica del digitale francese, scrive un corposo post sulla sostenibilità a lungo termine del modello degli unicorni (liocorni in francese). Si tratta delle startup che in breve tempo raggiungono il successo, rivoluzionano il settore in cui operano e sono valutate più di un miliardo di dollari. Sono aziende distribuite in diversi paesi ma Stati Uniti e Cina fanno la parte del leone  con società come Uber, AirBnB, TouTiao. L’Europa ne ha circa 30 su 300, nessuna italiana.

Se il New York Times stila una lista di unicorni prossimi a dominare le proprie nicchie di mercato da altre parti si comincia a dubitare che il modello della crescita iper-veloce sia quello giusto, sia sotto l’aspetto economico che sociale.

Innanzitutto sembra che il bacino, il nido degli unicorni, si stia ridimensionando; le startup, almeno negli Stati Uniti, stanno diminuendo di numero così come il numero dei loro dipendenti. Tra le cause l’onda lunga della crisi, la concorrenza delle giovani aziende cinesi nella raccolta di investimenti e la capacità delle grandi, onnivore società come Apple o Google nel creare nuovi servizi e prodotti nel loro ecosistema.

C’è anche una certa schizofrenia riguardo al finanziamento attraverso capitali di rischio forniti da business angels e fondi di capital venture: viene criticato ma sempre più utilizzato. Però se si guarda bene spesso i i giovani imprenditori fanno affidamento sui loro capitali per iniziare le attività, magari raccogliendo altri finanziamenti con il crowdfunding, soprattutto nella versione equity, o con fondi che si “accontentano” di avere ritorni – dai profitti, dai dividendi o dai flussi di cassa – nell’ordine di qualche milione di dollari. Stiamo sempre parlando degli Stati Uniti, chiaramente…

Le critiche al modello “blitzscaling” sono incentrate sul fatto che “viene data priorità alla velocità rispetto all’efficienza di fronte all’incertezza”. “Fai o muori”, “prendi tutto o niente”. La reddittività come elemento più che secondario. I problemi con questo approccio sono diversi: è una strategia incredibilmente rischiosa e solo pochi sono quelli che ce la fanno. Si creano quindi dei monopoli, che distorcono il mercato e impediscono ad altre startup di crescere se non addirittura di germogliare, come mostruosi alberi giganti dalla crescita rapidissima che tolgono luce e nutrienti alle giovani piantine.

riporta alcuni pensieri di Tim O’Reilly molto interessanti: per lui questo tipo di imprese sono strumenti finanziari progettati da e per speculatori. Molte aziende che avrebbero potuto svilupparsi in modo più sostenibile e organico spariscono precocemente, danneggiando anche la società nel suo complesso. Alcuni diventano molto, molto ricchi, agli altri non resta nulla. Perfetto meccanismo di creazione di nuova disuguaglianza economica, come se non bastasse quella già ereditata e alimentata nei decenni passati.

Molti degli unicorni hanno sembianze di piattaforme; “una piattaforma è quando il valore economico di tutti coloro che lo usano supera il valore della società che lo ha creato” afferma Bill Gates citato dal venture capitalist Chamath Palihapitiya. Ma Reilly afferma:

La nostra intera economia sembra aver dimenticato che anche i lavoratori sono consumatori e che anche i fornitori sono clienti. Se le aziende usano l’automazione per mettere le persone fuori dal mercato del lavoro, queste non potranno più permettersi di essere consumatori. Quando le piattaforme estraggono tutto il valore e non ne lasciano ai loro fornitori (ndt gli utenti), compromettono le loro prospettive a lungo termine.

 

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