Esperienze Progetti

Un questionario per il crowdfunding: dal progetto BeAtlas uno strumento per le comunità di migranti

Originariamente pubblicato su Medium (nell’immagine “SE fossimo alberi avremmo radici (If we were trees we would have roots)”. Opera di Vlady Art )

Straniero, se passando m’incontri e vorresti parlarmi, perché non dovresti parlarmi? E perché non dovrei io parlare a te? Walt Whitman

Le banche stanno attraversando un periodo di cambiamento obbligato dovuto a molti fattori: la crisi del 2008, gestioni malsane, la trasformazione imposta dal digitale, nuove forme di finanziamento, nuovi profili di clientela come quella rappresentata dagli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese.

Una delle banche che ha accettato la sfida del cambiamento è BPER Banca ; in particolare un suo progetto, BeAtlas, è un “unicum” nel panorama italiano:

BeAtlas è un progetto nato per ascoltare le comunità di stranieri in Italia, capirne i bisogni e dare vita a nuovi progetti. Sulla piattaforma di BeAtlas potrete raccontare piccole e grandi idee e collaborando farle diventare realtà.

Premiato nella sezione ‘Innovare Responsabilmente’ del Premio Nazionale per l’Innovazione 2015, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2008, BeAtlas si muove in più direzioni per offrire sostegno, consulenze e soluzioni alle comunità di “nuovi italiani” presenti sul territorio.

Tra i settori d’intervento quello del crowdfunding: grazie a un accordo si è creato un network dedicato sulla piattaforma Produzioni Dal Basso — una delle più attive e popolari in Italia — per campagne di raccolta fondi per comunità di migranti.

Federico Spazzoli, del Laboratorio prototipi di business di BPER Banca, mi ha contatto qualche settimana fa per raccontarmi cosa fosse BeAtlas e per chiedermi di collaborare allo sviluppo di uno strumento in grado di facilitare il lavoro di analisi dei progetti e delle comunità che intendano utilizzare il crowdfunding co-sviluppando la campagna con BeAtlas.

L’idea è stata quella di sviluppare un questionario che aiuti i social business manager di BeAtlas, specialisti di relazione con le comunità, a valutarne le esperienze e le competenze, con l’obiettivo di stimare le probabilità di successo del progetto e della campagna di crowdfunding: in pratica abbiamo voluto creare una sorta di KPI, un indice di performance legato al crowdfunding.

Ancor prima di iniziare a lavorare allo sviluppo del questionario — grazie alle discussioni e allo scambio di opinioni con Federico, con la sua collega Viola Brandini e con Lorenzo Zannini (Project director “Progetto BeAtlas”) -​ mi è sembrato che un approccio efficiente fosse quello di trasformare il questionario stesso in uno strumento di autovalutazione; la comunità, attraverso il suo rappresentante, può compilarlo online fornendo dati e informazioni. Le risposte concorreranno a determinare un punteggio finale in grado di fornire un’indicazione immediata sulla possibilità/opportunità di effettuare una campagna di crowdfunding.

Questo approccio presenta diversi vantaggi:

– il fatto stesso di dover compilare un questionario online costituisce un test (per il crowdfunding è necessario avere dimestichezza con il web)

– la ricerca dei dati e delle informazioni, l’attenzione richiesta per rispondere alle domande e la necessità di confrontarsi all’interno della comunità permettono di evidenziarne possibili risorse e competenze interne, non sempre immediatamente riconoscibili

– lato BeAtlas, il questionario online permette di gestire in maniera più efficace, in termini di tempo e di energie, il processo di valutazione dei bisogni e delle capacità della comunità; inoltre si raccolgono statistiche in grado di garantire consulenze sempre più mirate

Le domande del questionario sono state individuate attraverso un continuo dialogo con le persone coinvolte in BeAtlas e con un processo di ricerca su statistiche, studi e ricerche sul crowdfunding. Quando possibile, sono state associate a una domanda fonti e dati che corroborassero la scelta di quel particolare quesito.

Le domande sono state raggruppate in 5 sottosezioni, ciascuna delle quali fa emergere un aspetto particolare:

· struttura e attività, che consente di capire il grado di strutturazione della comunità e le loro attività sul territorio

· contatti, per stabilire l’estensione della rete di contatti (multicanale) della comunità e dei suoi membri (ricerche dimostrano che dal 20 al 50% dei fondi arrivano da contatti diretti e che il 30% dei fondi arriva da amici, famigliari e contatti di lavoro)

· crowdfunding/capacità social e di comunicazione, per avere informazioni sulla cifra da raccogliere, l’esperienza nel crowdfunding e la capacità di comunicazione online/offline della comunità

· capacità informatiche e audiovisive, per conoscere le competenze digitali e audiovisive della comunità

· mercato di riferimento, per conoscere l’”ecosistema” entro il quale si trova a muoversi la comunità

Le domande sono a risposta multipla (unica scelta, radio button) sia con valori binari sì/no sia con un range di valori (es. fascia di cifra in euro che si vuole raccogliere).

Un esempio del lavoro effettuato sulle singole domande è riportato di seguito.

La comunità possiede una pagina e/o un gruppo Facebook (da almeno un anno e aggiornata)?

Tipo risposta: sì/no

Punteggio: Sì=50

Note: avere una pagina o gestire un gruppo Facebook indica capacità di comunicazione e interazione social/online.

Informazioni a sostegno & link:

He said that “42 per cent of JustGiving’s current content is driven through Facebook,”

When Prof. Mollick looked into the data, he found that for every order of magnitude increase in Facebook friends: from 10 to 100 and from 100 to 1,000, the chance of a project succeeding increases hugely. (appsblogger.com, 2012)

For every increase in Facebook friends (10, 100, 1000), the probability of a crowdfunding campaign’s success increases drastically (from 9% to 20%, to 40%, respectively). The more Facebook friends a nonprofit has, the more likely that nonprofit’s crowdfunding page will be to be funded (mobilecause.com, 2015)

“Facebook is the most successful tool for converting exposure into donations.” (Harrison, 2015)

Funders also increasingly use Facebook and other large social networks such as Twitter vand Linkedin to validate user profiles when moral hazard is a concern. (Agrawal, Catalini, & Goldfarb, 2013)

Per chi fosse interessato, la bibliografia può essere consultata su questa pagina del mio blog.

La fase più delicata è stata determinare i punteggi da associare ad ogni risposta. Si è proceduto per raffinamenti successivi, impostando punteggi e facendo simulazioni attraverso un foglio di lavoro Google associato a un Google Form (servizio per creare surveys online).

Le ultime prove sono state fatte con dati di comunità conosciute bene da BeAtlas che già avevano effettuato una campagna di crowdfunding: l’esito del questionario e il punteggio ottenuto hanno rispecchiato molto bene la situazione reale.

Il punteggio possibile, da 0 al massimo ottenibile, è stato diviso in tre fasce: crowdfunding sconsigliato, possibile e consigliato.

Una possibilità interessante è quella di estrarre dal questionario altre informazioni utili per la comunità; per esempio, incrociando le risposte a determinate domande, si può suggerire che già all’interno della comunità potrebbero essere reperite le risorse necessarie al progetto, senza ricorrere al crowdfunding “esterno”.

Stiamo attualmente lavorando per progettare e implementare il servizio online attraverso il quale le comunità e i loro rappresentanti potranno compilare il questionario e, anche attraverso un elemento grafico tipo semaforo (“gauge indicator” in gergo tecnico), scoprire il loro punteggio e la loro possibilità di effettuare una campagna di crowdfunding di successo.

Ho voluto condividere questo progetto da un lato per documentare lo sforzo di una banca di auto-rinnovarsi introducendo servizi realmente innovativi, con uno sguardo attento alle tematiche sociali, dall’altro per evidenziare quanto possa e debba essere sperimentato nel giovane settore del crowdfunding allo scopo di aumentare negli utenti il grado di conoscenza di questo strumento.

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