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	<title>Esperienze | Federico Bo</title>
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	<description>Intelligenza Artificiale, Blockchain, NFT, metaverso e altre visioni</description>
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		<title>Il futuro delle sale cinematografiche. Tra esperienze tecno-immersive (aspettando il metaverso) e &#8220;boutique&#8221; intime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 07:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Metaverso]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[realtà aumentata]]></category>
		<category><![CDATA[realtà virtuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sale cinematografiche dovranno trasformarsi, per sopravvivere, in centri di attività esperienziali veicolate da socialità e alta tecnologia</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-futuro-delle-sale-cinematografiche-tra-esperienze-tecno-immersive-aspettando-il-metaverso-e-boutique-intime/">Il futuro delle sale cinematografiche. Tra esperienze tecno-immersive (aspettando il metaverso) e “boutique” intime</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si possono salvare le sale cinematografiche dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Distruzione_creativa" target="_blank" rel="noopener" title="">distruzione &#8220;creativa&#8221;</a> causata dalle piattaforme di streaming e dalle nuove forme di intrattenimento che il metaverso farà emergere? </p>



<p>La sala cinematografica ha più di centoventi anni. Sembra che mio nonno a Trieste ne aprì una insieme a James Joyce agli inizi del &#8216;900. </p>



<p>La struttura delle sale, ripresa dai teatri, è rimasta sostanzialmente invariata. Vi sono state innovazioni tecniche, il sonoro, il colore, il Dolby e alcune innovazioni architetturali passeggere o meno, come i drive-in e le multisale.</p>



<p>I cinema sono un luogo dove la socialità si manifesta in maniera discreta, anche attraverso il silenzio condiviso.</p>



<p>Su <a href="https://www.fastcompany.com/90809254/wakanda-forever-cannot-save-movie-theaters-but-this-plan-might?partner=rss&amp;utm_source=feedly&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=rss+fastcompany" target="_blank" rel="noopener" title="">un post di Fast Company</a> si legge:</p>



<p><em>I cinema non sono solo gigantesche scatole di cemento, un capannone con un proiettore, ma potenti contratti sociali. In quale altro posto le persone (generalmente) accettano di mettere via i loro telefoni e (generalmente) si siedono in silenzio per un paio d&#8217;ore se non, forse, in chiesa?</em></p>



<p><em>Le sale cinematografiche bilanciano lo spettacolo immersivo dell&#8217;arte e della tecnologia con la rete emotiva di una folla. Quando ci sediamo in un cinema, l&#8217;arte è in realtà plasmata dal luogo.</em></p>



<p>Andiamo alla ricerca di mondi virtuali per esperienze condivise e coinvolgenti (anzi, avvolgenti) ma i cinema sono già da molto tempo &#8220;<em>un&#8217;ancora in situ per altre realtà</em>.&#8221;</p>



<p>Come cercare di salvare queste agorà in cui l&#8217;intrattenimento si fa socialità?</p>



<p>Qualche tempo fa avevo immaginato che almeno alcuni cinema potessero trasformarsi in portali, hub di primo contatto con il metaverso. Una ridefinizione dello spazio, visori,<em> ledwall</em> e dispositivi aptici potrebbero creare esperienze in tempo reale tra le persone in loco e quelle distanti, in luoghi analoghi ma lontani, in altre città, paesi, continenti. Esperienze ludiche, culturali, artistiche. Ma anche lezioni universitarie aumentate, workshop evoluti, raduni religiosi metauniversali.</p>



<p>Mark Wilson, autore dell&#8217;articolo citato, individua una soluzione che si avvicina a quella descritta. Le multisale dovrebbero ridurre il numero&#8230;delle sale per far posto a megaschermi (PLF o Premium Large Format) tipo Imax che coinvolgano, magari, anche la visione periferica (come la <a href="https://www.icetheaters.com/discover-ice-experience/ice-theaters-glance" target="_blank" rel="noopener" title="">tecnologia <em>ICE IMMERSIVE</em>®</a> sviluppata in Francia). </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="800" src="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-1200x800.jpg" alt="" class="wp-image-4217" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-1200x800.jpg 1200w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-744x496.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-420x280.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-768x512.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-1536x1024.jpg 1536w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-2048x1365.jpg 2048w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-640x427.jpg 640w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/ICE-cinema-840x560.jpg 840w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.icetheaters.com/discover-ice-experience/ice-theaters-glance" target="_blank" rel="noopener" title=""><em>ICE IMMERSIVE</em>®</a></figcaption></figure>



<p>Negli Stati Uniti questa tipologia di sale è l&#8217;unica a essere tornata nel 2022, come ricavi, a livelli pre-pandemia. Tecnologie avanzate per il sonoro, <a href="https://www.d-box.com/en" target="_blank" rel="noopener" title="">poltrone aptiche (come le D-box</a>) e sistemi come il <a href="https://variety.com/2022/artisans/news/what-is-4dx-movie-theaters-moving-seats-1235333619/" target="_blank" rel="noopener" title="">4DX che introducono effetti fisici in sala</a> (macchine del vento, luci stroboscopiche, simulazione della neve (schiuma), odori di fumo e un dispositivo all&#8217;interno dei sedili che si spinge nelle spalle dei membri del pubblico) possono inoltre garantire un coinvolgimento propedeutico al metaverso. </p>



<p>Bisogna considerare, per inciso, che è in atto una &#8220;guerra&#8221; ideologica tra Hollywood e Silicon Valley su come saranno realizzati e fruiti i contenuti di prossima generazione, i successori dei film, non più visualizzati su uno schermo 2D ma inglobati in esperienze 3D fisico-virtuali (o 4D, come abbiamo visto).</p>



<p>Altre possibilità di sopravvivenza, soprattutto per i piccoli cinema, sono gli eventi in <em>live streaming</em>, come concerti, balletti, opere che attraggono nuovi tipi di pubblico. <a href="https://www.boxofficepro.com/to-the-rescue-technology-helps-cinemas-compete-in-a-post-pandemic-climate/" target="_blank" rel="noopener" title="">Anche un piccolo investimento nella tecnologia per conferenze in remoto può consentire di trasformare il cinema in uno spazio di presentazione con funzionalità di visualizzazione remota per riunioni e workshop</a>. Gli spazi dovrebbero essere divisibili e modulabili, permettendo per esempio di sostituire o eliminare temporaneamente le poltrone e aggiungere monitor per tornei di e-sport o installazioni artistiche (mostre di NFT?) e interattive.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event.jpg" alt="" class="wp-image-4211" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event.jpg 1024w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event-744x558.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event-420x315.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event-768x576.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event-640x480.jpg 640w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2022/11/Event-840x630.jpg 840w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://4work.co.nz/project/event-cinemas-newmarket/" target="_blank" rel="noopener" title="">Progetto di <sup>4</sup>WoRK</a> (Australia)</figcaption></figure>



<p>In Italia, diversi cinema, come <a href="https://cinematroisi.it/il-progetto/" target="_blank" rel="noopener" title="">il Troisi a Roma</a> (continuatore dell&#8217;esperienza del cinema America), fanno leva sulla comunità locale offrendole uno spazio multifunzionale tecnologicamente avanzato in grado di ospitare mostre ed eventi oltre che aula studio e foyer bar.</p>



<p>In Inghilterra, Australia e Asia stanno riscuotendo successo i <a href="https://cineguru.screenweek.it/2022/07/everyman-il-successo-dei-cinema-boutique-nel-regno-unito-34225/" target="_blank" rel="noopener" title="">cinema boutique</a>, piccole sale simili a salotti o club esclusivi in cui <a href="https://4work.co.nz/project/event-cinemas-newmarket/" target="_blank" rel="noopener" title="">arredamento e design assumono un ruolo determinante</a>. </p>



<p>Come sempre, sopravvivere significa evolvere: le sale cinematografiche dovranno trasformarsi in centri di attività esperienziali veicolate da socialità e alta tecnologia. </p>



<p></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-futuro-delle-sale-cinematografiche-tra-esperienze-tecno-immersive-aspettando-il-metaverso-e-boutique-intime/">Il futuro delle sale cinematografiche. Tra esperienze tecno-immersive (aspettando il metaverso) e “boutique” intime</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le BBS contro l&#8217;AIDS: la nascita dell&#8217;internet solidale negli anni &#8217;80</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2020 09:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[BBS]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ben Gardiner e Mark Pearson crearono, grazie all'Internet degli anni '80, una BBS per informare e sostenere la comunità queer di San Francisco alle prese con il flagello dell'AIDS.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/">Le BBS contro l’AIDS: la nascita dell’internet solidale negli anni ’80</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metà anni ’80. San Francisco. Una malattia sconosciuta colpisce i membri della comunità gay. È insidiosa, devastante, mortale. A differenza dell’attuale epidemia, questa passa praticamente sotto silenzio. Né i media né le autorità governative se ne occupano. Anche se si sta espandendo al fuori dalla Bay Area, sembra colpire solo gli omosessuali e questo costituisce fonte di stigma, non di preoccupazione. Non ci sono informazioni ufficiali e attendibili su come cercare di prevenirla, contrastarne la diffusione, curarne i sintomi. Il suo nome è Sindrome da Immunodeficienza Acquisita: AIDS.</p>
<p>Ben Gardiner è un musicista e compositore sessantenne. Ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, è stato sposato, ha avuto quattro figli. Si occupa delle persone ai margini della società, ex-detenuti, alcolisti, disadattati. È gay e partecipa come attivista alla campagna di Harvey Milk. Inoltre è un appassionato di tecnologia, in particolare di computer, che in quel periodo stavano appena cominciando ad affacciarsi al grande pubblico.</p>
<p>Da buon “<em>early adopters</em>”, Gardiner usa le BBS (“<em>Bulletin Board Systems</em>”), rudimentali forum online nati alla fine degli anni ’70 e usati dall’avanguardia tecno-progressista americana. Emblema del primo Internet decentralizzato, paritario, non commerciale, rappresentarono le prime comunità virtuali, organizzate per argomenti, dove si poteva chattare e scambiarsi file. Malgrado i costi piuttosto alti (solo il modem costava circa 700/1.000 dollari) e la lentezza di connessione migliaia di persone utilizzavano le BBS. Anche per scambiarsi immagini porno, ovviamente. Come Gardiner.</p>
<p>Ma nel 1985 un suo caro amico morì di AIDS. A quel punto Gardiner pensò che una bacheca online potesse essere uno strumento utile come fonte informativa per contrastare l’epidemia. Chiamò Mark Pearson, un informatico sieropositivo, e insieme crearono una AIDS BBS per informare e sostenere la comunità queer. Fu una mossa rivoluzionaria perché fu la prima volta che un forum online si dedicava a temi legati alla sanità pubblica.</p>
<p>Come scritto <a href="https://onezero.medium.com/the-long-forgotten-story-of-ben-gardiner-the-aids-activist-whose-network-transformed-the-internet-c14460a73165">nell’articolo su One Zero (fonte di questo post)</a>:</p>
<blockquote><p><em>In un momento di incertezza, sofferenza e perdita senza precedenti, Gardiner si sarebbe rivolto all&#8217;emergente Internet per proporre una visione utopica di come la tecnologia di rete avrebbe potuto aumentare la consapevolezza e salvare vite umane. Ha immaginato uno strumento di organizzazione della comunità per le persone emarginate, uno spazio in cui gli attivisti potevano raccogliere i suggerimenti cruciali per la sicurezza che il loro governo non era in grado di fornire.</em></p></blockquote>
<p>Questo social network ante-litteram nel 1987 veniva visitato da 500 persone ogni giorno, con una media di 100 messaggi postati. E questo malgrado l’accesso fosse possibile solo un utente alla volta!</p>
<p>Il lavoro di Gardiner come amministratore e moderatore era notevole, e si svolgeva per lo più dietro le quinte. La sua principale preoccupazione era quella di fare informazione in modo corretto, evitando che si diffondessero false notizie sulla malattia, sulla sua evoluzione, su cure, farmaci, protocolli. Ogni post non conforme a queste linee guida veniva cancellato. A differenza dei social media moderni, l’obbiettivo non era quello di avere sempre più utenti, ma di fornire un servizio utile alla comunità. I visitatori, in una sezione apposita, raccontavano anche le loro esperienze di malati o compagni di sieropositivi. Infermieri e dottori fornivano il loro contributo, creando il primo canale di comunicazione diretto tra gli esperti e le comunità alle prese con l’HIV.</p>
<p>Spesso, però, i post erano semplicemente l’occasione per sfogarsi, cercando di dare un senso a quello che stava succedendo.</p>
<p>La BBS di Gardiner divenne un punto di riferimento, spingendo molte persone lesbiche e omosessuali ad andare online e a frequentare i forum; in effetti, analizzando le BBS degli anni ’80 e ’90, la cultura <em>queer</em> era sovra-rappresentata. Successivamente, con la nascita del web, questi forum favorirono la nascita di siti web come gay.com, fondamentali per l’evoluzione della cultura LGBT.</p>
<p>Gardiner continuò ad essere un’attivista gay, on e offline, fino alla sua morte, nel 2010.</p>
<p>Nella sua conclusione <a href="https://onezero.medium.com/the-long-forgotten-story-of-ben-gardiner-the-aids-activist-whose-network-transformed-the-internet-c14460a73165">Michael Waters, autore dell’articolo originale</a>, scrive:</p>
<blockquote><p><em>La sua eredità vive in chiunque ora acceda a Internet in buona fede per fornire informazioni e sostegno ai sofferenti, nei milioni di persone che si sono spinte in avanti, mettendo a frutto le frontiere del web, trovando spazio in Facebook e Twitter per diffondere informazioni cruciali a chi ne ha bisogno.</em></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h6><em><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Renegade_BBS_Waiting_for_Caller_(WFC)_screen.png">Immagine: Renegadebbs, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons</a></em></h6>The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-bbs-contro-laids/">Le BBS contro l’AIDS: la nascita dell’internet solidale negli anni ’80</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le startup “tabula rasa”​</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 09:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti progetti nello stato iniziale si basano su scarse informazioni del contesto e degli strumenti che intendono utilizzare e che diverse startup si buttano in un settore senza averne una grande conoscenza.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/">Le startup “tabula rasa”​</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="508c" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Nove anni fa, di questi tempi, stavo lavorando al lancio della startup Cineama, fondata insieme ad altri soci.</p>
<p id="b8b5" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Prima di iniziare questa avventura, per almeno tre/quattro anni ho studiato la Rete, le sue filosofie come l’open, i <em class="ng">creative commons</em>, le community, la collaborazione e la condivisione. Ho letto libri e megabyte di documenti sul web 2.0. Ho frequentato eventi come i vari “<em class="ng">camp</em>” che allora andavano per la maggiore e mi sono confrontato con molte persone provenienti da diversi campi ma uniti dal desiderio di sperimentare <strong class="mu nh">le “infinite forme bellissime” del digitale.</strong> Ho iniziato a utilizzare in prima persona strumenti come i wiki e i blog. Sono sceso nel dettaglio delle piattaforme emergenti come Joomla e WordPress, progettando e programmando.</p>
<p id="10f8" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">In breve, ho studiato. Se aggiungiamo che, al di là del lavoro e della sfera professionale amavo (amo) leggere, guardare film, serie tv e documentari (che insieme possono dare un’idea dello “spirito del tempo”) direi che al momento di ideare la startup avevo ben chiaro l’ambito generale nel quale mi sarei mosso.</p>
<p id="069d" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">A quel punto ho (abbiamo) cominciato il lavoro di focalizzazione, documentandomi tantissimo sull’oggetto della startup, il cinema e l’audiovisivo, visto dalla prospettiva dell’innovazione di “processo” che il web 2.0 e i nascenti social media avrebbero potuto attivare in quel settore. Ho setacciato la rete cercando esperienze, startup, le sperimentazioni in atto e quelle fallite. Ho cercato competitor, punti di forza e debolezza del progetto (insomma, l’analisi SWOT), possibili alleati e partner, in Italia e all’estero. Abbiamo iniziato a partecipare a contest, a bussare alla porta di investitori, fondi di venture capital, <em class="ng">business angels</em> e via discorrendo.</p>
<p id="93ec" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Questa lunga e noiosa premessa mi serve per esprimere un mio dubbio: avessi sbagliato approccio?</p>
<p id="d023" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Sia da discussioni private che da quel che leggo in rete mi sono accorto che molti progetti nello stato iniziale si basano su scarse informazioni del contesto e degli strumenti che si intendono utilizzare (per esempio AI, blockchain, IoT ma anche social media o app) e che diverse startup si buttano in un settore senza averne una grande conoscenza. Questo fa loro affermare, sui loro siti (a volte anche sciatti e sgrammaticati) o nelle interviste di avere un progetto “innovativo”, “rivoluzionario”, unico ecc. La sensazione è che non abbiano fatto ricerche serie ma solo abbozzato un’idea “in vitro” e con quella siano partite in quarta, abbaglòiati dall’<strong class="mu nh">illusione del “<em class="ng">first mover</em>”</strong>. Inoltre non sembrano avere coscienza del meta-ambiente del digitale e dell’innovazione. Per la verità molte volte mi sembra di trovarmi di fronte progetti copia-incolla (l’uber di x, la blockchain per y, deliveroo per z). La cosa che ancor più mi lascia perplesso è che alcune di queste startup vengono “incubate” o supportate da acceleratori di impresa, <em class="ng">factory</em> e simili; in questo caso mi chiedo: “ma chi e come ha valutato il progetto?”.</p>
<p id="7709" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Voglio essere chiaro: io con il mio approccio ho fallito, quindi non posso certo dare lezioni. Forse buttarsi nell’arena della competizione senza preconcetti e con una forte dose d’incoscienza è una buona strategia (meno con una forte dose di impreparazione, forse…).</p>
<p id="e425" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">D’altro canto riconosco subito un progetto costruito con professionalità, umiltà, lavoro di ricerca e approfondimento, cura dei dettagli: <strong class="mu nh">trasuda impegno e fatica da ogni bit (non byte)</strong>.</p>
<p id="9b3f" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">La domanda che mi pongo — non retorica e non ironica — è questa: <strong class="mu nh">dato che fisiologicamente il tasso di successo delle startup è comunque bassissimo, esiste un discrimine a favore di quelle “secchione” rispetto al modello “tabula rasa” (o quasi)</strong>?</p>
<p id="4597" class="ms mt ck ba mu b mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf" data-selectable-paragraph="">Mi piacerebbe molto avere un riscontro, un commento da parte di chi bazzica oggi il frenetico mondo delle startup.</p>
<p data-selectable-paragraph=""><a href="https://medium.com/fraglie-digitali/le-startup-tabula-rasa-503c3faafef3"><em>Originariamente pubblicato su Medium</em></a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/le-startup-tabula-rasa%e2%80%8b/">Le startup “tabula rasa”​</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>blockchain chronicles #1 &#8211; Un aiuto per i rifugiati, Simplicity e contatori intelligenti</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/blockchain-chronicles-1-un-aiuto-per-i-rifugiati-simplicity-e-contatori-intelligenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2017 10:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[ethereum]]></category>
		<category><![CDATA[IoT]]></category>
		<category><![CDATA[smart contracts]]></category>
		<category><![CDATA[smart grid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il World Food Programme delle Nazioni Unite sta sperimentando la tecnologia blockchain (Ethereum) per gestire in maniera efficiente e a costi ridotti la distribuzione di generi alimentari ai profughi. Simplicity è un nuovo linguaggio di programmazione blockchain. Contatori intelligenti IoT.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/blockchain-chronicles-1-un-aiuto-per-i-rifugiati-simplicity-e-contatori-intelligenti/">blockchain chronicles #1 – Un aiuto per i rifugiati, Simplicity e contatori intelligenti</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il World Food Programme delle Nazioni Unite sta sperimentando la tecnologia blockchain (Ethereum) per gestire in maniera efficiente e a costi ridotti la distribuzione di generi alimentari ai profughi.</h3>
<p>In particolare con il progetto pilota <strong>Building Blocks</strong> si spera di gestire inizialmente i voucher in quattro campi di rifigiati siriani in Giordania per un totale di 100.000 persone.</p>
<p>I vantaggi sono costituiti da maggiore privacy per i beneficiari e soprattutto la riduzione dei costi per i servizi di intermediazione finanziaria. La grande sfida è inserire questo approccio all&#8217;interno della macchina burocratica delle Nazioni Unite.</p>
<p>Fonte: <a href="https://qz.com/1118743/world-food-programmes-ethereum-based-blockchain-for-syrian-refugees-in-jordan/">Quartz</a></p>
<hr />
<h3>Simplicity è un nuovo, semplice linguaggio di programmazione creato per gestire gli smart contracts.</h3>
<p>In particolare il suo creatore, Russell O&#8217;Connor, Infrastructure Tech Developer presso <a href="https://blockstream.com/">Blockstream</a> afferma che il linguaggio <span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">supporta l&#8217;analisi statica per pre-determinare le risorse di calcolo che un programma richiederà e filtrare contratti troppo costosi e cicli infiniti.</span></span></p>
<p><a href="https://blockstream.com/simplicity.pdf">Il white paper è disponibile qui.</a></p>
<p>Attualmente il progetto è ancora in sviluppo nel settore Ricerca &amp; Sviluppo Blockstream.</p>
<p>Fonte: <a href="https://bitcoinmagazine.com/articles/introducing-programming-language-so-simple-it-fits-t-shirt/#1509739899">bitcoinmagazine.com</a></p>
<hr />
<h3 class="article_intro_sign firma no-margin">Francesco Pirro, dirigente AgID responsabile area innovazione della PA spiega come i contatori smart possano essere inseriti in un&#8217;architettura blockchain e IoT.</h3>
<p>Nel post, molto interessante, viene citato il vantaggio della flessibilità nella fornitura (di acqua,elettricità, gas o WEG) con contratti non più basati su livelli standard (es. 3 kW) ma sul consumo in <em>real time</em>.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/i-contatori-smart-del-futuro-unificati-virtuali-e-con-blockchain/?utm_content=buffer1ba8e&amp;utm_medium=social&amp;utm_source=twitter.com&amp;utm_campaign=buffer">agendadigitale.it</a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/blockchain-chronicles-1-un-aiuto-per-i-rifugiati-simplicity-e-contatori-intelligenti/">blockchain chronicles #1 – Un aiuto per i rifugiati, Simplicity e contatori intelligenti</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’essenza digitale e la sua assenza.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/lessenza-digitale-e-la-sua-assenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 15:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.federicobo.eu/?p=3057</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le solitudini possono essere alleviate dai social a patto di forzare, attraverso un loro continuo utilizzo, la nostra visibilità.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/lessenza-digitale-e-la-sua-assenza/">L’essenza digitale e la sua assenza.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://medium.com/@federicobo/lessenza-digitale-e-la-sua-assenza-753a1e4c9a6f"><em>Originariamente postato su Medium</em></a>.</p>
<p id="01e9" class="graf graf--p graf-after--h3">Per più di due mesi non ho postato nulla sul mio profilo Facebook. Ho messo solo qualche like in questo periodo. L’esperimento consisteva nell’osservare se e quando qualcuno si fosse accorto dell’assenza. In teoria avrei anche potuto essere morto.</p>
<p id="4012" class="graf graf--p graf-after--p">Nessuno se n’è accorto. Era un risultato atteso.</p>
<p id="e1d0" class="graf graf--p graf-after--p">Esclusi i pochissimi contatti che hanno visto i miei like o la mia attività su Twitter e LinkedIn, per gli altri avevo sostanzialmente cessato di esistere, senza un perché, senza un accenno di interesse. In pratica, ero (siamo) tenuti in vita (online) da una notifica.</p>
<p id="0965" class="graf graf--p graf-after--p">Alcune considerazioni.</p>
<p id="c378" class="graf graf--p graf-after--p">La rete sociale online è molto fragile. Se non si ha una vita fatta di contatti personali, telefonici o comunque attraverso canali di comunicazione più diretta (per esempio sistemi di <em class="markup--em markup--p-em">instant messaging</em> come Whatsapp) il nostro “essere digitale” si rivela fatuo, cioè privo di consistenza.</p>
<p id="a36b" class="graf graf--p graf-after--p"><span class="markup--quote markup--p-quote is-other" data-creator-ids="452c0445f9d5">Nei social network come Facebook la presenza costante, anche di anni, non preserva la memoria di noi; preserva le nostre “memorie” ma non il nostro ricordo, anche occasionale.</span></p>
<p id="3d81" class="graf graf--p graf-after--p">Le solitudini possono essere alleviate dai social a patto di forzare, attraverso un loro continuo utilizzo, la nostra visibilità.</p>
<p id="8b83" class="graf graf--p graf-after--p">Questo non è dissimile da ciò che accadeva o accade tuttora nel contesto sociale classico: la prova della nostra esistenza in vita è a nostro carico.</p>
<p id="c7ff" class="graf graf--p graf-after--p">Tuttavia le cerchie digitali, anche quelle più a noi vicine, possono amplificare la sensazione di isolamento, anche se questo è, in parte, auto-imposto.</p>
<p id="c315" class="graf graf--p graf-after--p graf--trailing">C’è un altro aspetto che risalta. Sembra più difficile reinserirsi nel flusso online che in quello offline. Essere “fuori dal giro” ha le sue conseguenze sempre e dovunque. Ma nel dominio digitale, forse proprio perché sfuma la differenza tra noi e il nostro evanescente <strong class="markup--strong markup--p-strong"><em class="markup--em markup--p-em">doppelgänger</em></strong>, recuperare sostanza, voce e identità risulta maggiormente arduo.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/lessenza-digitale-e-la-sua-assenza/">L’essenza digitale e la sua assenza.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Exosphere, l&#8217;accademia che vuole &#8220;disturbare&#8221; il mondo</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/exosphere-laccademia-che-vuole-disturbare-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 07:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.federicobo.eu/?p=2958</guid>

					<description><![CDATA[<p>Exosphere, un'accademia e una comunità per un apprendimento non convenzionale, transdisciplinare, internazionale, con un approccio all’insegnamento centrato sulle persone e non sulle nozioni.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/exosphere-laccademia-che-vuole-disturbare-il-mondo/">Exosphere, l’accademia che vuole “disturbare” il mondo</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, su un social network, ho ricevuto una richiesta di contatto da <a href="https://cl.linkedin.com/in/antoniomanno">Antonio Manno</a>. Ne ricevo spesso, non sempre le accetto. Sono selettivo. Antonio mi ha scritto di essere il co-fondatore di <a href="https://exosphe.re/">Exosphere</a>, di aver letto su Medium <a href="https://medium.com/@federicobo/blockchain-criptovalute-e-il-futuro-del-crowdfunding-5122d8c25d0">un mio articolo su <em>blockchain</em> e crowdfunding</a> e di voler fare una chiacchierata via skype con me.</p>
<p>Incuriosito, sono andato sul sito di Exosphere per capire di cosa si trattasse; una veloce lettura mi ha rivelato la natura del progetto, <strong>un’”accademia”/comunità non convenzionale con sede a Florianopolis (Brasile), transdisciplinare, internazionale, con nuovo approccio all’insegnamento centrato sulle persone e non sulle nozioni.</strong></p>
<p>Il mio interesse è andato crescendo. Durante la call, Antonio mi ha parlato con passione ed entusiasmo di questa esperienza iniziata qualche anno fa, dopo una vita dedicata a dar forma concreta all’innovazione superando ostacoli e vicissitudini (potete leggere questo <a href="https://walterlitty.wordpress.com/2017/04/10/imprenditori-oggi-litalia-delle-startup-la-storia-di-exosphere/">bel post di Walter Litty</a> e i link proposti per conoscere la storia di Antonio e <a href="https://medium.com/@antoniomannocap/la-metafora-della-cucina-693c23f26490">questo articolo su Medium</a> per scoprire la sua idea dell’”essere imprenditori”).</p>
<p>Exosphere è stata fondata nel 2012 da imprenditori in vari campi provenienti da diversi paesi ed è costituita da tre “colonne”, l’Academy, la Fondazione e gli Exosphere Labs.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2960" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem.png" alt="" width="879" height="502" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem.png 879w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem-420x240.png 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem-744x425.png 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem-768x439.png 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem-300x171.png 300w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-ecosystem-840x480.png 840w" sizes="(max-width: 879px) 100vw, 879px" /></p>
<p>Il fulcro di questo ecosistema è il fattore umano; traendo spunto da una frase di Ralph Waldo Emerson viene affermato che:</p>
<blockquote><p>Our central doctrine is <em>the belief in the infinitude of private man.</em></p></blockquote>
<p>La crescita costante dell’essere umano, sia personale che professionale, è dunque l&#8217;obbiettivo primario.</p>
<p><strong>Viene posta particolare attenzione allo sviluppo dello spirito critico e della resilienza, a far tesoro degli errori e a relazionarsi con gli altri, tutte qualità necessarie soprattutto per i futuri imprenditori.</strong></p>
<p>Una constatazione inoltre contribuisce a delineare il programma: i modelli tradizionali che governano l’istruzione prima e il mondo del lavoro e dell’impresa dopo sono obsoleti. Un sistema di apprendimento sequenziale, legato a programmi rigidi e tappe obbligate nato in contesti molto diversi da quelli attuali non garantisce e non permette ai singoli individui di far emergere le loro potenzialità e di coltivare i loro talenti, tendendo piuttosto a metterli in (malsana) competizione tra di loro.</p>
<p><strong>Exosphere si propone &#8211; ambiziosamente – di rivoluzionare questo modello statico e competitivo con un approccio fluido, centrato sugli individui e sulle loro capacità in cui scienza, tecnologia e cultura umanistica si ibridino, dosando opportunamente insegnamenti “generalisti” e “specialistici”.</strong></p>
<p>“Imparare ad imparare” è il mantra che Antonio mi ripete, convinto dell’importanza di fornire agli studenti gli strumenti e le metodologie per creare i propri percorsi di studio.</p>
<p>La tecnologia evolve rapidamente, così come il suo impatto sulla società; non si può più confinare agli anni giovanili la fase di apprendimento ma deve essere estesa, in una sorta di percorso di studi permanente. Del resto Kevin Kelly, esperto di cultura digitale, afferma nel suo ultimo libro <a href="https://www.amazon.it/Inevitable-Understanding-Technological-Forces-Future/dp/0525428089/ref=tmm_hrd_swatch_0?_encoding=UTF8&amp;qid=&amp;sr=">“The Inevitable” (Viking, 2016):</a></p>
<blockquote><p><em>Endless Newbie is the new default for everyone, no matter your age or experience.</em></p></blockquote>
<p>Per questo l’accademia apre le sue porte a studenti di ogni età: ai giovani ricchi di entusiasmo, passione e ambizione e ai meno giovani, portatori anche di esperienze, positive o negative.</p>
<p>Ora, tutti questi propositi potrebbero rivelarsi l’ennesimo bouquet di parole fumose e di obbiettivi irrealistici che, soprattutto in Italia, identificano i promotori di un cambiamento superficiale e senza sostanza anche nel campo dell’innovazione e delle startup.</p>
<p>Ma basta porre l’attenzione su tre punti per intuire la serietà del progetto.</p>
<p>I fondatori, i membri del team e dell’<em>advisor network </em>hanno curriculum ed esperienze di alto profilo nel mondo dell’imprenditoria, della finanza, della comunicazione e della ricerca a livello internazionale.</p>
<p>Stessa cosa si può affermare dei vari curatori e docenti che coordinano e insegnano nelle varie sessioni annuali.</p>
<p>E, ancor più significativi, ci sono i numeri, le statistiche e le storie riguardanti chi ha già frequentato i corsi (237 studenti del campus di Florianopolis) e i workshop (più di 1.000 in giro per il mondo). Per esempio, l’82% di loro, dopo l’esperienza Exosphere, ha fondato startup o comunque intrapreso nuovi progetti.</p>
<p><a href="https://walterlitty.wordpress.com/2017/04/10/exosphere-il-fattor-comune-e-imparare-ad-imparare/">È interessante e illuminante leggere, sempre dal blog di Walter Litty</a>, l’intervista a due studenti italiani che ultimamente hanno frequentato l’Academy, uno dei quali, Felice Rocchitelli ha fondato una startup legata alla tecnologia <em>blockchain</em><strong>. </strong>Ma in giro per il mondo vi sono numerosi esempi di ex alunni che hanno creato nuove imprese di ogni tipo dall&#8217;agenzia turistica virtuale in 3D, all&#8217;agenzia di lusso in Colombia, alla residenza per libertari in Cile, al portale per scrittori in Brasile.</p>
<p>L’evoluzione di Exosphere prevede, tramite Exosphere Labs, di diventare essa stessa un “incubatore di startup” (termine non amato da Antonio) perché coltivare talenti e aspiranti imprenditori <em>in situ</em> ne permette una conoscenza e una valutazione approfondita, impossibile per un tradizionali <em>venture capitalist.</em></p>
<p><figure id="attachment_2959" aria-describedby="caption-attachment-2959" style="width: 1903px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2959" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere.jpg" alt="" width="1903" height="649" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere.jpg 1903w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-420x143.jpg 420w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-744x254.jpg 744w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-768x262.jpg 768w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-1200x409.jpg 1200w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-300x102.jpg 300w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2017/04/exosphere-840x286.jpg 840w" sizes="auto, (max-width: 1903px) 100vw, 1903px" /><figcaption id="caption-attachment-2959" class="wp-caption-text">Immagine tratta dal sito exosphe.re</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diamo una rapida occhiata a come si sviluppano le sessioni, invitando chi fosse interessato <a href="https://exosphe.re/">a visitare il sito per ogni approfondimento</a>.</p>
<p>Ogni sessione (la prossima dal 3 luglio all’11 agosto) prevede quattro aree di interesse:</p>
<ul>
<li>Intelligenza artificiale e <em>machine learning</em></li>
<li><em>Blockchain</em></li>
<li><em>Biohacking</em></li>
<li>Cultura imprenditoriale</li>
</ul>
<p>Di ognuna di esse è responsabile un docente che organizza liberamente i corsi; sono previsti prestigiosi docenti in visita.</p>
<p><strong>La didattica è incentrata sul modello dell’autovalutazione e sul “<em>project-based learning</em>” con una <em>full immersion</em> nelle tecnologie emergenti.</strong></p>
<p>Il costo per la sessione è di 2.950 dollari. Il team di Exosphere aiuta gli studenti a trovare una sistemazione (es. via AirBnb) possibilmente insieme ad altri studenti; considerando che Florianopolis è una meta turistica con bellissime spiagge non vi sono problemi a trovare un alloggio adatto alle proprie esigenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non avessi dei vincoli personali sarei partito per affrontare questa esperienza e per verificare di persona l’efficacia di questo modello psico-socio-didattico; aspetterò che arrivino anche in Italia (o almeno in Europa) nuovi centri, visto che l’obbiettivo a medio termine di Exosphere è quello di creare una rete distribuita di accademie in tutto il mondo. In questo modo, a mio parere, si potrà arricchire l’interazione creativa globale con le specificità del territorio, con quella “<em>location awareness</em>” che il sociologo <a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/smart/">Frédéric Martel</a> individua come un elemento determinante per gli hub dell’innovazione.</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/exosphere-laccademia-che-vuole-disturbare-il-mondo/">Exosphere, l’accademia che vuole “disturbare” il mondo</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il crowdfunding nel mondo. Cina.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-cina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 10:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.federicobo.eu/?p=2939</guid>

					<description><![CDATA[<p>Molti soldi in giro, ottima percentuale di connessi, abitudine all’ecommerce e ai pagamenti online: queste sono ottime premesse per il settore del crowdfunding cinese.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-cina/">Il crowdfunding nel mondo. Cina.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="graf graf--p graf-after--h3"><a href="https://medium.com/produzioni-dal-basso/il-crowdfunding-nel-mondo-cina-1f3b972114ba#.oajw5m1ce"><em>Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso</em></a></p>
<p id="99fb" class="graf graf--p graf-after--h3">La Cina è un paese enorme: quasi 1,4 miliardi di persone distribuito in poco meno di 10 milioni di km²; ha 668 milioni di utenti Internet (l’86% dell’utilizzo con gli smartphone) con un tasso di penetrazione di oltre il 50%.</p>
<p id="f632" class="graf graf--p graf-after--p">Il suo peculiare sistema politico, un regime comunista pragmatico orientato al capitalismo, ha permesso alla sua economia di crescere in maniera esponenziale negli ultimissimi decenni.</p>
<p id="ef40" class="graf graf--p graf-after--p">Molti soldi in giro, ottima percentuale di connessi, abitudine all’ecommerce e ai pagamenti online: queste sono ottime premesse per il settore del crowdfunding cinese che, in effetti, dopo qualche anno di lenta crescita — dovuta principalmente a mancanza di regolamentazione e numerosi casi di frodi — sta accelerando.</p>
<p id="0b24" class="graf graf--p graf-after--p">Andiamo a vedere qualche numero ricavato principalmente da report — più volte citati in Rete — divulgati da <strong class="markup--strong markup--p-strong">wzdjy.com</strong>, un portale di P2P <em class="markup--em markup--p-em">lending</em>: Q<a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.scribd.com/document/329447675/The-Development-of-Crowdfunding-in-China#from_embed" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.scribd.com/document/329447675/The-Development-of-Crowdfunding-in-China#from_embed">ui è possibile leggere il report più recente</a>.</p>
<h4 id="e153" class="graf graf--h4 graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--h4-strong">Numeri</strong></h4>
<blockquote id="a418" class="graf graf--pullquote graf-after--h4"><p><em>Nel 2015 sono stati raccolti da 49.242 progetti distribuiti su 238 piattaforme cinesi di crowdfunding l’equivalente di 1,7 miliardi di dollari, con un incremento del 400% rispetto all’anno precedente.</em></p></blockquote>
<p id="383d" class="graf graf--p graf-after--pullquote">Ma già nei primi mesi del 2016 si è registrata un ulteriore impennata, visto che fino ad agosto si è già raggiunto il 92% della raccolta del 2015, con <strong class="markup--strong markup--p-strong">una previsione finale di 2,24 miliardi di dollari (con un numero di piattaforme vicino a 400) per il 2016</strong>.</p>
<p id="ea55" class="graf graf--p graf-after--p">La maggior parte delle piattaforme, 165, sono <em class="markup--em markup--p-em">reward-based</em> seguite dalle <em class="markup--em markup--p-em">equity-based</em>, 131 e <em class="markup--em markup--p-em">donations-based</em>, 12. Le prime hanno raccolto circa 864 milioni di dollari, l’<em class="markup--em markup--p-em">equity</em> 665 e le <em class="markup--em markup--p-em">donations</em> 42 (sempre nei primi 8 mesi del 2016).</p>
<p id="0a13" class="graf graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">La cifra che più dimostra la forza, in prospettiva, del crowdfunding cinese è il numero di donatori: più di 75 milioni!</strong></p>
<figure id="f43a" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked"></div>
</figure>
<figure id="f43a" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked">
<div class="progressiveMedia js-progressiveMedia graf-image is-canvasLoaded is-imageLoaded" data-image-id="1*-rEdFOIj-FSaaPuB_ioh3g.png" data-width="674" data-height="345" data-scroll="native">
<p><figure style="width: 674px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="progressiveMedia-image js-progressiveMedia-image" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*-rEdFOIj-FSaaPuB_ioh3g.png" alt="" width="674" height="345" data-src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*-rEdFOIj-FSaaPuB_ioh3g.png" /><figcaption class="wp-caption-text"><em>Grafico tratto dal report “The Development of Crowdfunding in China”</em></figcaption></figure></p>
</div>
</div><figcaption class="imageCaption"></figcaption></figure>
<p id="9c52" class="graf graf--p graf-after--figure">Tra le piattaforme più grandi citiamo <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.demohour.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.demohour.com/">DemoHour</a>, <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://angelcrunch.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://angelcrunch.com/">AngelCrunch (equity)</a>, <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.dajiatou.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.dajiatou.com/">Dajiatou (equity)</a>, Yule Bao (dedicata al cinema, emanazione di Alibaba), <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.dreamore.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.dreamore.com/">Dreamore</a></p>
<h4 id="12f6" class="graf graf--h4 graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--h4-strong">Riflessioni</strong></h4>
<p id="14d3" class="graf graf--p graf-after--h4">La prima piattaforma di crowdfunding, la già citata DemoHour, è stata lanciata nel 2011; dal 2013 sono cominciati a scendere in campo gli “unicorni” cinesi, a partire da AliBaba con Yule Bao.</p>
<p id="cd1d" class="graf graf--p graf-after--p">I primissimi anni sono stati contraddistinti da una specie di far west, senza regole e senza tutele per gli attori in gioco. Ufficialmente era anche illegale richiedere soldi agli utenti. Moltissimi sono stati i casi di truffe e imbrogli che sono culminati nel 2016 con lo scandalo della piattaforma di <em class="markup--em markup--p-em">p2p lending</em> E’zu Bao che ha provocato7 miliardi di dollari di perdite per 900.000 investitori a causa di uno “<a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://it.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi">schema Ponzi</a>”).</p>
<p id="eb20" class="graf graf--p graf-after--p">Il governo ci ha messo un po’, ma dal 2015 sta operando per “ripulire” attraverso regolamentazioni e linee guida il settore del crowdfunding, in particolare l’<em class="markup--em markup--p-em">equity</em>.</p>
<p id="9554" class="graf graf--p graf-after--p">Tuttavia la prima “era” avventurosa del crowdfunding cinese ha creato anche alcune differenze di approccio alle raccolte fondi rispetto a paesi come gli Stati Uniti. Come rilevato in un articolo su <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.paristechreview.com/2016/04/18/e-commerce-crowdfunding-china/" target="_blank" rel="noopener nofollow" data-href="http://www.paristechreview.com/2016/04/18/e-commerce-crowdfunding-china/">paristechreview.com</a>, la diffidenza nei confronti dei progettisti e delle loro idee ha portato quest’ultimi a puntare su prodotti già in avanzato stato di progettazione: <strong class="markup--strong markup--p-strong">le piattaforme sono usate come una sorta di “canale di prevendita”, in cui sostanzialmente gli utenti comprano il prodotto prima che sia stato prodotto, condividendone costi e rischi di produzione. Questo modello è stato definito <em class="markup--em markup--p-em">sale-oriented crowdfunding.</em></strong></p>
<p id="49a6" class="graf graf--p graf-after--p">Per quanto riguarda <em class="markup--em markup--p-em">l’equity crowdfunding</em> occorre tenere presente le peculiarità del sistema finanziari cinese e l’assenza di tutele della proprietà intellettuale.</p>
<p id="adca" class="graf graf--p graf-after--p">Anche se può sembrare strano visto lo “shopping” che le aziende cinesi fanno in giro per il mondo le startup cinesi faticano a trovare finanziamenti dai canali tradizionali come le banche; ricorrere al crowdfunding per progettisti ai primissimi stadi della loro idea imprenditoriale può altresì essere rischioso sia per il pericolo di “furti” sia perché il fallimento, soprattutto pubblico, è considerato generalmente un’onta nella società cinese.</p>
<p id="1f3a" class="graf graf--p graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--p-strong">Prospettive</strong></p>
<p id="d883" class="graf graf--p graf-after--p">Le stime della Banca Mondiale per il crowdfunding in Cina sono rosee: si prevede che <strong class="markup--strong markup--p-strong">la raccolta arrivi a 50 miliardi di dollari nel 2025</strong>, spinta dall’attenzione del governo verso il settore e dalla sempre maggiore fiducia degli utenti in questa forma di autofinanziamento.</p>
<p id="75cb" class="graf graf--p graf-after--p"><em class="markup--em markup--p-em">Altre schede<br />
</em></p>
<p id="1b49" class="graf graf--p graf-after--p graf--trailing"><a href="http://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-africa/">Il crowdfunding in Africa</a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-cina/">Il crowdfunding nel mondo. Cina.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Il crowdfunding nel mondo. Africa.</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-africa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 17:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima “scheda” è dedicata all’Africa, un continente estremamente diversificato ma in cui la cultura della “raccolta fondi” tra famigliari e amici è ben radicata; questo farebbe pensare supporre che il crowdfunding abbia la strada spianata versomil successo ma nella realtà esistono dei fattori che ne stanno rallentando — non fermando — la crescita.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-africa/">Il crowdfunding nel mondo. Africa.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="graf graf--h3 graf-after--figure graf--title"><a href="https://medium.com/produzioni-dal-basso/il-crowdfunding-nel-mondo-africa-b9251d9a4cd5#.2qiyhijhi"><em>Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso</em></a></p>
<p id="687e" class="graf graf--h3 graf-after--figure graf--title">Cominciamo con oggi una serie di articoli che illustrano brevemente lo stato del crowdfunding in varie parti del mondo.</p>
<p id="a27c" class="graf graf--p graf-after--p">Come sostenuto da Frédéric Martel nel suo saggio “<a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.ibs.it/smart-inchiesta-sulle-reti-libro-frederic-martel/e/9788807172960" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.ibs.it/smart-inchiesta-sulle-reti-libro-frederic-martel/e/9788807172960">Smart. Inchiesta sulle ret</a>i” (Feltrinelli, 2015) “le reti e la cultura digitale sono frammentate in funzione delle culture, delle lingue, delle regioni.” Quindi, anche se la filosofia di base del crowdfunding è la stessa, vi sono differenze e peculiarità che ne guidano lo sviluppo nelle varie realtà.</p>
<h4 id="320b" class="graf graf--h4 graf-after--p">Africa</h4>
<p id="4dce" class="graf graf--p graf-after--h4">La prima “scheda” è dedicata all’Africa, un continente estremamente diversificato ma in cui la cultura della “raccolta fondi” tra famigliari e amici è ben radicata; questo farebbe pensare supporre che il crowdfunding abbia la strada spianata versomil successo ma nella realtà esistono dei fattori che ne stanno rallentando — non fermando — la crescita. Diversi segnali fanno pensare che il crowdfunding sarà uno degli strumenti chiave di quell’ “africapitalismo” teorizzato dall’economista, imprenditore e filantropo <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Elumelu" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Elumelu">Tony Elumelu</a>.</p>
<h4 id="57f1" class="graf graf--h4 graf-after--p">I numeri</h4>
<p id="b5a0" class="graf graf--p graf-after--h4">La fonte più importante per avere un quadro chiaro del settore nel continente è la ricerca del 2015 “<a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://afrikstart.com/report/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://afrikstart.com/report/">Fundraising goes Digital in Africa: The Emergence of Africa-Based Crowdfunding Platforms.” condotta lo scorso anno dalla piattaforma Afrikstart</a><strong class="markup--strong markup--p-strong">.</strong></p>
<figure id="0dae" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked"></div>
</figure>
<figure id="0dae" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked">
<div class="progressiveMedia js-progressiveMedia graf-image is-canvasLoaded is-imageLoaded" data-image-id="1*rjmStB87ZidzpcA2x-UMaQ.png" data-width="569" data-height="455" data-scroll="native">
<p><figure style="width: 569px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://afrikstart.com/report/"><img loading="lazy" decoding="async" class="progressiveMedia-image js-progressiveMedia-image" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*rjmStB87ZidzpcA2x-UMaQ.png" alt="" width="569" height="455" data-src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*rjmStB87ZidzpcA2x-UMaQ.png" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Immagine tratta dal report “Fundraising goes Digital in Africa: The Emergence of Africa-Based Crowdfunding Platforms.”</figcaption></figure></p>
</div>
</div>
</figure>
<p id="868f" class="graf graf--p graf-after--figure">Al momento della ricerca vi erano 57 piattaforme di crowdfunding attive con sede nel continente, la maggior parte in Sud Africa (21) e Nigeria (9). Il nord e l’ovest dell’Africa sono le zone meno coinvolte nella crescita del crowdfunding.</p>
<blockquote id="2d9d" class="graf graf--pullquote graf-after--p"><p>Nel 2015<strong class="markup--strong markup--pullquote-strong"> sono stati raccolti 32,3 milioni dollari</strong>, una cifra molto bassa rispetto alla raccolta globale nello stesso periodo (ne rappresenta lo 0.1%) e questo indica che si è ancora in una fase iniziale nell’uso di questo strumento finanziario.</p></blockquote>
<p id="b407" class="graf graf--p graf-after--pullquote">A questa cifra occorre comunque aggiungere <strong class="markup--strong markup--p-strong">96,4 milioni di dollari raccolti da piattaforme extra-continentali</strong> su progetti basati in Africa. In questo contesto fa la parte del leonela piattaforma di micro-lending <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.kiva.org/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.kiva.org/">Kiva</a> con 35,9 milioni di dollari.</p>
<p id="9e8a" class="graf graf--p graf-after--p">Inoltre <strong class="markup--strong markup--p-strong">la proiezione per il 2016 è di 190 milioni di dollari mentre per il 2025 la Banca Mondiale prevede un ordine di grandezza di almeno 2,5 miliardi di dollari.</strong></p>
<p id="f781" class="graf graf--p graf-after--p">I portali dedicati al modello “<em class="markup--em markup--p-em">donations based</em>” e all<em class="markup--em markup--p-em">’equity</em> sono la maggioranza; i più finanziati sono i progetti di piccole medie imprese (17.7 milioni di dollari) e legati al settore immobiliare (13.6 milioni di dollari). Per numero di progetti la categoria principale è quella dei progetti “sociali” che però raccolgono poco più di 300.000 dollari; questo si spiega sia con le piccole cifre richieste per questo genere di campagne sia per l’abitudine radicata di richiedere soldi alla cerchia famigliare e di amici che non prevede donazioni verso “estranei”.</p>
<p id="97a5" class="graf graf--p graf-after--p">Ma il nuovo trend per questo tipo di progetti è quello di piattaforme estere — soprattutto europee — specializzate nella raccolta fondi per progetti in Africa.</p>
<p id="0dd2" class="graf graf--p graf-after--p">I portali africani tendono ad essere locali, pochi per il momento quelli panafricani.</p>
<p id="ee18" class="graf graf--p graf-after--p">I progetti lanciati sono stati quasi 5.000 ma togliendo quelli relativi al <em class="markup--em markup--p-em">peer-to-peer landing </em>ne rimangono solo 618.</p>
<figure id="171c" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked"></div>
</figure>
<figure id="171c" class="graf graf--figure graf-after--p">
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<div class="progressiveMedia js-progressiveMedia graf-image is-canvasLoaded is-imageLoaded" data-image-id="1*YFsN1uwAGCnKJCfng0_zuA.png" data-width="399" data-height="237" data-scroll="native">
<p><figure style="width: 399px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://afrikstart.com/report/"><img loading="lazy" decoding="async" class="progressiveMedia-image js-progressiveMedia-image" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*YFsN1uwAGCnKJCfng0_zuA.png" alt="" width="399" height="237" data-src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*YFsN1uwAGCnKJCfng0_zuA.png" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Immagine tratta dal report “Fundraising goes Digital in Africa: The Emergence of Africa-Based Crowdfunding Platforms.”</figcaption></figure></p>
</div>
</div><figcaption class="imageCaption"></figcaption></figure>
<p id="637d" class="graf graf--p graf-after--figure">Si ha inoltre un basso tasso di successo delle campagne (13% nel 2014, in crescita comunque nel 2015), dovuto principalmente alla modalità “Raccogli tutto” che la maggior parte dei progettisti sceglie: come nel resto del mondo questo approccio penalizza la fiducia nei progetti e in chi li propone rispetto alla modalità “Tutto o niente.”</p>
<p id="386f" class="graf graf--p graf-after--p">Le campagne di successo sono spesso create o supportate da ONG che operano sul territorio oppure sostenute da comunità locali preesistenti, come parrocchie e biblioteche.</p>
<p id="e213" class="graf graf--p graf-after--p">Nella classifica per raccolta fondi le prime posizioni sono occupate da <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://rainfin.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://rainfin.com/">RainFin</a>, <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.wealthmigrate.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.wealthmigrate.com/">Wealth Migrate</a> e <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.aqarfunder.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.aqarfunder.com/">Aqarfunder</a>; <strong class="markup--strong markup--p-strong">questi portali sono caratterizzati dall’essere focalizzati su un settore o una nicchia e dall’avere validi programmi di <em class="markup--em markup--p-em">mentoring</em> </strong>che aiutano i progettisti nel creare e gestire le proprie campagne.</p>
<p id="ce73" class="graf graf--p graf-after--p">Una lista di alcune piattaforme africane con una loro sintetica descrizione può essere trovata in questo post di <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.crowdfundingbuzz.it/lo-sviluppo-del-crowdfunding-africa-unopportunita-anche-per-investire/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.crowdfundingbuzz.it/lo-sviluppo-del-crowdfunding-africa-unopportunita-anche-per-investire/">crowdfundingbuzz.it</a></p>
<h4 id="9257" class="graf graf--h4 graf-after--p"><strong class="markup--strong markup--h4-strong">Criticità</strong></h4>
<p id="1e1a" class="graf graf--p graf-after--h4">Tra le ragioni che rallentano la diffusione del crowdfunding in Africa possiamo citare:</p>
<ul class="postList">
<li id="5bbf" class="graf graf--li graf-after--p">l‘insufficiente penetrazione di Internet e, di conseguenza, del web e dei social media nel continente africano (rispetto a zone come l’Europa, l’Asia e l’America). Non è un caso se i paesi con il maggior numero di utenti Internet (e Facebook) siano tra quelli leader nel continente nel settore del crowdfunding;</li>
<li id="ffad" class="graf graf--li graf-after--li">la scarsità dei metodi di pagamento disponibili e utilizzati; le carte di credito non sono molto diffuse, PayPal non è presente in tutti i paesi, la fiducia nei pagmenti online è ancora bassa. D’altro canto sono molto utilizzati i metodi di pagamento via cellulare/sms e alcune piattaforme come <a class="markup--anchor markup--li-anchor" href="http://changa.co.ke/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://changa.co.ke/">M-Changa</a> ne permettono l’uso. Ci si muove anche nella direzione di permettere donazioni “cash” attraverso, per esempio, i <em class="markup--em markup--li-em">money tranfer;</em></li>
<li id="2af0" class="graf graf--li graf-after--li">l’assenza di regolamentazione e legislazione del settore che non aumenta il livello di fiducia in questa forma di finanziamento. Nel 2015 è stata creata la <a class="markup--anchor markup--li-anchor" href="http://africancrowd.org/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://africancrowd.org/">African Crowdfunding Association</a> che si propone di fare attività di lobbying per spingere gli stati ad adottare legislazioni sul crowdfunding semplici, chiare e omogenee.</li>
</ul>
<h4 id="bf30" class="graf graf--h4 graf-after--li"><strong class="markup--strong markup--h4-strong">Prospettive</strong></h4>
<p id="3506" class="graf graf--p graf-after--h4">Malgrado queste criticità, le prospettive per il decollo del crowdfunding in Africa sono decisamente positive, come abbiamo visto dalle proiezioni della Banca Mondiale sulla raccolta prevista nel 2025.</p>
<p id="4cec" class="graf graf--p graf-after--p">Al netto di questioni tecnologiche e infrastrutturali c’è da considerare <strong class="markup--strong markup--p-strong">l’emergere di una solida classe media</strong> (si parla di quasi 350 milioni di persone) e soprattutto <strong class="markup--strong markup--p-strong">dal contributo che il settore può ricevere dall’African Diaspora</strong>, vale a dire da tutti gli africani che sono emigrati in altri continenti e che già alimentano con le loro rimesse famiglie ed economie dei loro paesi d’origine.</p>
<p id="9e18" class="graf graf--p graf-after--p">Non è solo una questione di soldi (anche se intercettare solo una parte dei 35 miliardi di dollari di rimesse annuali — al 2015 &#8211; innescherebbe una crescita esponenziale del crowdfunding); <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://www.bbc.com/news/business-33100535" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.bbc.com/news/business-33100535">investitori provenienti dalla diaspora africana giocano un ruolo chiave nel “normalizzare” la percezione del rischio di questo tipo di finaziamento in tutto il continente.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Altre schede</em></p>
<p><a href="http://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-cina/">Il crowdfunding in Cina</a></p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-crowdfunding-nel-mondo-africa/">Il crowdfunding nel mondo. Africa.</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il “cerchio della fiducia” del crowdfunding (ovvero parenti e amici come risorsa strategica)</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/il-cerchio-della-fiducia-del-crowdfunding-ovvero-parenti-e-amici-come-risorsa-strategica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 16:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.federicobo.eu/?p=2887</guid>

					<description><![CDATA[<p>Parenti e amici dovrebbero donare al massimo nei primi due/tre giorni di crowdfunding almeno il 30% dell’obiettivo di finanziamento.</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-cerchio-della-fiducia-del-crowdfunding-ovvero-parenti-e-amici-come-risorsa-strategica/">Il “cerchio della fiducia” del crowdfunding (ovvero parenti e amici come risorsa strategica)</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="graf graf--h3 graf-after--figure graf--title"><em><a href="https://medium.com/produzioni-dal-basso/il-cerchio-della-fiducia-del-crowdfunding-ovvero-parenti-e-amici-come-risorsa-strategica-d4eac23f1953#.mdbshilwe" target="_blank">Pubblicato originariamente sul blog di Produzioni dal Basso</a></em></p>
<p id="4ae1" class="graf graf--h3 graf-after--figure graf--title">Non c’è dubbio che il crowdfunding stia diventato una delle fonti di finanziamento più “attraenti”; la sua aura di democraticità e trasparenza, la semplicità con cui si può accedere ai suoi canali e strumenti (le piattaforme come <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.produzionidalbasso.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.produzionidalbasso.com/">Produzioni dal Basso</a>) e le notizie su raccolte di migliaia se non milioni di euro andate a buon fine spingono molti a buttarsi e a sperare di essere “coperti di soldi” da estranei che si appassionano alle loro idee.</p>
<p id="381f" class="graf graf--p graf-after--p">Ma le cose non stanno esattamente così. <strong class="markup--strong markup--p-strong">Una campagna di crowdfunding è un progetto in sé e richiede applicazione, lavoro (molto!), determinazione. E bisogna comprendere e sfruttare le peculiarità di questa forma di finanziamento.</strong></p>
<p id="c658" class="graf graf--p graf-after--p">Ricordate quando si organizzava la festa dei 100 giorni l’ultimo anno di scuola? Per raccogliere i fondi si organizzavano collette (crowdfunding ante-litteram…), cominciando a chiedere soldi ai propri genitori, ai parenti, agli amici. E alla fine, era proprio da questa cerchia ristretta che si otteneva una buona parte del “malloppo”.</p>
<p id="c22a" class="graf graf--p graf-after--p">Una campagna di crowdfunding funziona in modo molto simile. Diverse ricerche, come <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="https://www.symbid.com/articles/152-the-scientific-approach-to-crowdfunding-part-2-8-use-your-friends-family" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="https://www.symbid.com/articles/152-the-scientific-approach-to-crowdfunding-part-2-8-use-your-friends-family">quella di Laurs, Leeuwen &amp; Loggies della Erasmus University di Rotterdam</a>, indicano che dal 20% al 50% dei fondi arrivano da contatti diretti e che queste donazioni avvengono nei primi e negli ultimi giorni di una campagna.</p>
<p id="d4c8" class="graf graf--p graf-after--p">È fondamentale soffermarsi su questo punto. Uno dei segnali più attendibili sulla riuscita di una raccolta è vedere quanto un progetto genera attenzione e raccoglie fondi nei primi giorni: se vi sono fin da subito molti donatori, l’effetto trascinamento porta altri potenziali donatori innescando un circolo virtuoso.</p>
<p id="9431" class="graf graf--p graf-after--p">Come scrivono <a class="markup--anchor markup--p-anchor" href="http://static1.squarespace.com/static/532383d3e4b00a718e33e1da/t/53d91d46e4b00b8c0a643b6f/1406737734913/Some+Simple+Economics+of+Crowdfunding.pdf" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://static1.squarespace.com/static/532383d3e4b00a718e33e1da/t/53d91d46e4b00b8c0a643b6f/1406737734913/Some+Simple+Economics+of+Crowdfunding.pdf">Agrawal, Catalini, &amp; Goldfarb</a>:</p>
<blockquote id="d056" class="graf graf--blockquote graf--startsWithDoubleQuote graf-after--p"><p><em class="markup--em markup--blockquote-em">“Amici e parenti investono in modo massiccio nelle prime fasi del ciclo di finanziamento, generando un segnale per i finanziatori successivi attraverso il capitale accumulato. L’asimmetria tra gli amici e la famiglia e gli altri in termini di comportamento riguardo al finanziamento è più forte per la prima decisione di investimento, ma poi svanisce perché i finanziatori sono in grado di monitorare i progressi della campagna direttamente sulla piattaforma di crowdfunding.”</em></p></blockquote>
<p id="7917" class="graf graf--p graf-after--pullquote"><strong class="markup--strong markup--pullquote-strong">Poche donazioni e pochi soldi raccolti all’inizio aumentano drasticamente le probabilità di fallimento della campagna.</strong></p>
<p class="graf graf--p graf-after--pullquote">Pensiamo ai possibili donatori raggruppati in cerchi concentrici:</p>
<p id="52e0" class="graf graf--p graf-after--p">· Il primo, cruciale, è costituito da amici stretti, parenti, colleghi di lavoro.</p>
<p id="42e8" class="graf graf--p graf-after--p">· Il secondo da contatti meno stretti (come amici di amici o contatti di lavoro), comunque raggiungibili ancora direttamente soprattutto attraverso email di gruppo.</p>
<p id="276b" class="graf graf--p graf-after--p">· Il terzo, numericamente prevalente, rappresenta tutti i possibili donatori a noi sconosciuti che sono “là fuori” e che occorrerà raggiungere attraverso una campagna di comunicazione e di social media management.</p>
<figure id="2926" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked"></div>
</figure>
<figure id="2926" class="graf graf--figure graf-after--p">
<div class="aspectRatioPlaceholder is-locked">
<div class="progressiveMedia js-progressiveMedia graf-image is-canvasLoaded is-imageLoaded" data-image-id="1*U5SzQCJb2rsG50u6Tf1Avw.png" data-width="638" data-height="376" data-scroll="native"><img decoding="async" class="progressiveMedia-image js-progressiveMedia-image" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*U5SzQCJb2rsG50u6Tf1Avw.png" alt="" data-src="https://cdn-images-1.medium.com/max/716/1*U5SzQCJb2rsG50u6Tf1Avw.png" /></div>
</div><figcaption class="imageCaption">Le “cerchie” del crowdfunding</figcaption></figure>
<p id="e698" class="graf graf--p graf-after--figure">Durante la fase di preparazione della campagna è necessario essere molto intraprendenti per coinvolgere la prima cerchia.</p>
<p><strong class="markup--strong markup--pullquote-strong">Bisogna assicurarsi in tutti i modi (leciti…) che parenti e amici donino nelle prime ore o al massimo nei primi due/tre giorni di crowdfunding </strong><a class="markup--anchor markup--pullquote-anchor" href="http://www.howtocrowdfund.org/crowdfunding-metrics-30-rule/" target="_blank" rel="nofollow noopener" data-href="http://www.howtocrowdfund.org/crowdfunding-metrics-30-rule/"><strong class="markup--strong markup--pullquote-strong">raggiungendo almeno il 30% dell’obiettivo di finanziamento</strong></a><strong class="markup--strong markup--pullquote-strong">.</strong></p>
<p id="8627" class="graf graf--p graf-after--pullquote">Per far questo è consigliabile contattarli direttamente, qualche giorno prima dell’apertura della campagna e poi ricordargli l’impegno preso con telefonate, sms, whatsapp, o, più sfacciatamente, di persona. Senza diventare <em class="markup--em markup--p-em">stalker</em>, mi raccomando, ma con quella che definirei delicata ma decisa determinazione…</p>
<p id="20e8" class="graf graf--p graf-after--p">Ci sono altre ragioni per coinvolgere in modo deciso la prima cerchia. Raccontare il vostro progetto a parenti e amici è come presentarlo a dei <em class="markup--em markup--p-em">venture capitalist</em>: se non riuscite a convincerli a finanziarvi c’è forse qualcosa che non va nella vostra idea o nella maniera in cui la esponete.</p>
<p><em><strong class="markup--strong markup--pullquote-strong">I feedback pre-campagna, quelli sulla pagina che avete creato sulla piattaforma di crowdfunding e più in generale i giudizi sul “tone of voice” della comunicazione risulteranno molto utili </strong>permettendo di correggere errori, anticipare eventuali problemi e raggiungere un’audience più ampia.</em></p>
<p id="a908" class="graf graf--p graf-after--pullquote graf--trailing">E voi? Quali tattiche originali mettereste (o avete messo) in atto per far diventare contributori del vostro progetto genitori, zii, cugini, colleghe d‘ufficio e partner di tango, amici d’infanzia e compari di bevute?</p>The post <a href="https://www.federicobo.eu/il-cerchio-della-fiducia-del-crowdfunding-ovvero-parenti-e-amici-come-risorsa-strategica/">Il “cerchio della fiducia” del crowdfunding (ovvero parenti e amici come risorsa strategica)</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Noia, silenzio</title>
		<link>https://www.federicobo.eu/noia_silenzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Bo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2016 08:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[noia]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.federicobo.eu/?p=2863</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160;</p>
The post <a href="https://www.federicobo.eu/noia_silenzio/">Noia, silenzio</a> first appeared on <a href="https://www.federicobo.eu">Federico Bo</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2865" aria-describedby="caption-attachment-2865" style="width: 595px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2016/11/dali_noia_finestra.jpg" rel="attachment wp-att-2865"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2865" src="http://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2016/11/dali_noia_finestra.jpg" alt="&quot;Ragazza alla finestra&quot;, Salvador Dalì, 1925" width="595" height="832" srcset="https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2016/11/dali_noia_finestra.jpg 595w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2016/11/dali_noia_finestra-215x300.jpg 215w, https://www.federicobo.eu/wp-content/uploads/2016/11/dali_noia_finestra-300x419.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 595px) 100vw, 595px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2865" class="wp-caption-text">&#8220;Ragazza alla finestra&#8221;, Salvador Dalì, 1925</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
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